Nuove professioni: scegli il tuo futuro per pianificare domani

Giovedì 13 Settembre alle ore 18,00 presso l’Informagiovani di Ancona abbiamo organizzato l’evento “Nuove professioni: scegli il tuo futuro per pianificare il domani! in collaborazione con Masterandskills, la Business School del dipartimento di Metodi e Modelli per il territorio, l’economia e la Finanza della Sapienza Università di Roma.

L’evento è rivolto a ragazzi laureati del territorio marchigiano ed ha come obiettivo il dialogo tra esperti dell’attuale mercato del lavoro ed i giovani per valutare come rendere spendibile il proprio titolo di studio sul territorio.

Manager, Imprenditori, psicologi del lavoro, la Business School Masterandskills  interverranno per presentare una fotografia dinamica dei bisogni del mercato e delle figure professionali nuove o tradizionali ma ripensate in funzione di nuovi bisogni del mercato dei giovani e del loro futuro professionale.

L’evento prevede una tavola rotonda con domande aperte da parte dei partecipanti  alle quali gli esperti offriranno risposte e soluzioni realistiche per avere un orientamento concreto al proprio futuro. Inoltre per la MasterandSkills sarà l’occasione per presentare un Master Executive: “Management per nuove strategie di crescita delle PMI”.

La MasteranSkills è una Business School nata con l’obiettivo di offrire una forte specializzazione a laureati, laureandi e professionisti provenienti dal settore economico-giuridico. Ha come mission l’erogazione di servizi formativi di alto profilo specialistico professionale ma progettati con un taglio decisamente pragmatico.

La dott.ssa Cristina Menichelli, co-fondatrice e direttrice di Masterandskills chiarisce la mission con questo intervento: “Le nostre iniziative, spesso innovative, sono concepite come una sorta di palestra formativa che si pone l’obiettivo di potenziare e massimizzare Ie performance dei singoli: i rilevanti risultati di placement dei giovani sono il frutto di un articolato lavoro complessivo, tailored (costruito su misura) sui ragazzi. La MasteranSkills non è un’agenzia per il lavoro, non offre solo la possibilità di incontro di domanda ed offerta ma è soprattutto una struttura formativa all’interno della quale i ragazzi che utilizzano al meglio l’allenamento della palestra ottengono un placement, un esito occupazionale di alto profilo. Questa è la caratteristica che ci contraddistingue”.

Se diamo uno sguardo ai numeri vediamo che MasterandSkills ogni anno forma 500 giovani, di cui l’80% trova collocamento nelle aziende nazionali, il restante ottiene una posizione lavorativa all’estero o dà vita ad un proprio progetto di imprenditoriale.

Per restare aggiornati e partecipare all’evento è necessario prenotare il proprio posto gratuito cliccando qui.

Conquistare i clienti

Venditore, consulente commerciale, rappresentante, sales manager, account, key account: lo potete chiamare come volete ma questo lavoro è uno di quelli che non vuole fare quasi nessuno. Perché? Da questa domanda siamo partiti quando abbiamo immaginato un percorso dedicato alle figure commerciali in azienda con Filotea.

La risposta che ci siamo dati riguarda soprattutto l’idea generale, l’opinione comune del venditore (utilizziamo questo termine per adesso, poi ci torneremo) che si è maturata nel tempo di questa professione: un lavoro senza uno stipendio certo e fisso, con un sacco di grane, in condizioni di precarietà e improvvisazione molto lontane dalla professionalità. Questa è una rappresentazione parziale della realtà: anche se è vero che ci sono offerte di lavoro come venditore “drammatiche” nella loro proposta, ne esistono anche molte altre che possono davvero essere delle ottime occasioni di lavoro e carriera. In buona sostanza esiste un problema di brand del venditore ed è anche per questo che nell’immaginare un titolo per un evento dedicato a questa professione abbiamo scelto “Diventare bravi a conquistare clienti“.

Diventare bravi a conquistare clienti” è un format di tre appuntamenti per la formazione di figure professionali nel settore commerciale, della comunicazione, del marketing che abbiamo immaginato, progettato e realizzato con Filotea, un’azienda artigiana del nostro territorio. Saranno tre giornate formative che gestiremo con Filotea e con il contributo di Synergie, agenzia di lavoro che opera da anni nel territorio. Avranno come obiettivo quello di formare persone che vogliono avventurarsi nel mondo del lavoro mettendosi in prima linea nella conquista e nella gestione dei clienti. L’intento è quello di sviluppare professionalità che siano in grado di acquisire, gestire e trattare i clienti in modi diversi: attraverso il web, la gestione delle relazioni, l’incontro commerciale, la costruzione di un network. Il percorso verrà presentato il prossimo 11 settembre alle ore 17 nello store di Filotea, in via 1° maggio ad Ancona

Il percorso non è fine a se stesso: al termine, Filotea sceglierà una persona da inserire all’interno del proprio organico, inizialmente con un tirocinio di tre mesi al quale potrà seguire un’assunzione nell’area commerciale che comprende non solo la vendita pura e semplice ma più in generale l’acquisizione e la gestione dei clienti anche attraverso tecniche e strategie digitali. A questo evento abbiamo invitato anche altre aziende che potranno, se lo vogliono, conoscere il profilo dei partecipanti al percorso e contattarli per le proprie esigenze. In sintesi si tratta di un’occasione vera per mettere in contatto chi cera e chi offre lavoro in una dinamica che non è solo quella del mercato (“cosa mi offri?” contro “cosa sai fare?”), ma di maggiore conoscenza reciproca e di incontro fondato sulla condivisione di competenze, visioni e aspettative.

Tutte le informazioni per partecipare al percorso (l’evento dell’11 settembre è libero, gratuito e senza prenotazione) le trovate in questa nostra pagina dedicata, ma il consiglio è quello di venire martedì 11 settembre da Filotea (scopri dov’èper avere la possibilità di chiarire tutti gli aspetti del percorso, le modalità di partecipazione, i temi della formazione e fare tutte le domande che volete per chiarire ogni dubbio. 

 

I nostri laboratori per gli stranieri

Prende il via domani la serie di laboratori che l’Informagiovani di Ancona organizza in collaborazione con il Progetto SPRAR “Ancona Città d’Asilo”, rivolti agli stranieri.

Lo SPRAR è il Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rigugiati istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale ed è affidato all’Anci (l’associazione dei comuni italiani).

ll Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che vanno oltre la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Quando lo SPRAR di Ancona ci ha chiesto una collaborazione in questo senso, noi abbiamo accettato senza esitazioni, perché siamo fermamente convinti che il modo migliore per “aiutare” queste persone sia quello di renderli consapevoli nella scelta e autonomi nella vita di tutti i giorni e nella ricerca del lavoro.

Per questo abbiamo ideato una serie di incontri a cadenza mensile rivolti alle persone rifugiate seguite dal servizio SPRAR che mirano a fornire loro orientamento ai servizi e al lavoro.

Partendo da una breve presentazione del servizio Informagiovani, illustreremo ai partecipanti come muoversi sul mercato del lavoro, spiegando quali sono i servizi a cui rivolgersi nella fase di ricerca e come procedere nella fase successiva. Tutto questo aiutadoci con una semplice simulazione che li aiuti a capire come rivolgersi ad un ufficio, come chiedere informazioni. Con domande relative a info molto semplici cercheremo insieme la risposta scoprendo i servizi dell’Informagiovani e come funzionano.

Certamente questa è solo una parte del grande lavoro di integrazione di cui le persone rifugiate necessitano ma è fondamentale per dare loro gli strumenti per iniziare a muoversi in autonomia e con cognizione di causa.

Che lingua stiamo parlando?

Il nostro rapporto con la lingua è quantomai controverso, soprattutto da qualche tempo a questa parte. Riduciamo da qualche anno la numerosità di vocaboli, sbagliamo sempre più spesso l’utilizzo di alcune proposizioni (accidenti al “piuttosto che” utilizzato come disgiuntivo), incespichiamo sempre più spesso nella scelta dei tempi verbali (congiuntivo o condizionale?).

Insomma, come direbbe Paolo Villaggio interpretando il personaggio di Fantozzi (che peraltro con l’uso distorto dell’italiano ha giocato parecchio), pare siamo immersi in dubbi atroci ogni volta che parliamo, scriviamo o comunque ci esprimiamo in italiano. A questo bisogna aggiungere che ci facciamo troppo spesso condizionare (non so se sia il termine giusto) dall’inglese o, meglio, dal suo utilizzo mescolato ed errato con l’italiano come spiega Annamaria Testa nello speech (ops, ci sono cascato anche io!) che potete vedere anche in fondo a questo articolo.

Qual è il problema di noi italiani con la lingua? Che lingua stiamo parlando? e come, per quello che ci interessa, questa cosa influenza e determina anche le nostre scelte professionali? La risposta a queste domande non è facile. Anche perché, la faccenda si potrebbe affrontare anche da un altro lato come fa Anna Momigliano in questo articolo comparso su Rivista Studio ad aprile scorso: noi italiani, in genere e nella media, conosciamo poco la lingua inglese che preferiamo imparare e praticare con pressapochismo, poca scioltezza e molta improvvisazione (che, a volte, è davvero l’arma vincente). Però capita che molti bandi di lavoro, anche pubblici, richiedano la conoscenza di questa lingua ma capita anche che la scuola dell’obbligo non lo insegni quanto serve. Il fatto che in alcune conferenze, relatori con titoli altisonanti non facciano altro che innondare i propri discorsi con parole come trust, score, shift, book, reputation, dis-trust (solo per citare alcuni termini che ho sentito con le mie orecchie) è dovuto proprio alla mancata conoscenza della lingua. e direi pure della lingua italiana prima ancora di quella inglese.

Come dovremmo comportarci? Scrivo la mia, con la forte convinzione che è solo un’opinione e non una regola o un insegnamento. Non utilizzare le giuste congiunzioni o sbagliare i congiuntivi (oppure sostituirli con tempi verbali più semplici) non ci fa fare una bella figura anche se non ce ne accorgiamo e, ahimè, anche se non sempre se ne accorge chi ci ascolta. Usare l’inglese per sembrare belli e importanti non fa “figo” (chissà, è un neologismo o una bruttura questo termine?) ma solo sciatti, impreparati e, se mi passate il termine, un po’ coatti. Quando ci proponiamo nel mondo del lavoro e dobbiamo o vogliamo raccontare le nostre competenze sarebbe bene che lo facessimo nella lingua più consona a chi ci ascolta o a chi indirizziamo i nostri scritti (che siano mail, lettere motivazionali, relazioni, ecc.): l’italiano con gli italiani, l’inglese con i gli anglosassoni e via discorrendo. Se non siamo sicuri di quel che scriviamo (e, lasciatemelo dire, fatevi venire più dubbi del normale, è conveniente!) possiamo sempre farci aiutare (per esempio, all’Informagiovani, una mano ve la possiamo dare in un paio di lingue almeno).

Il tema poi è ampio e diversificato tanto che ci torneremo anche con la nostra iniziativa BeSmart, nel suo secondo appuntamento del prossimo 26 ottobre (e questa notizia è un’anteprima assoluta!): uno dei temi che affronteremo sarà proprio quello della lingua, perché ci sembra che questa rappresenti una di quelle competenze da curare e valorizzare. La lingua che parliamo (nel senso più ampio di questo termine) non racconta soltanto quello che vogliamo dire quando la utilizziamo, ma parla anche di noi, della nostra storia, della nostra cultura: abbiamone cura!

PS: l’immagine di questo post non ha nulla a che fare (credo) con la lingua, ma ci serve per segnalarvi che questo blog va in vacanza fino alla fine di agosto, buona estate!

Tirocini all’estero di agosto

Con questo caldo?? Eh, sì, anche con questo caldo stiamo qua a proporvi di prendere in considerazione un tirocinio all’estero, anche e soprattutto perché questo è il momento di fare progetti per l’autunno!

Ecco qualche buona opportunità di stage all’estero per studenti e laureati. Buona ricerca e buona estate!

Per studenti o laureati – tirocinio all’ OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa – Foca (Bosnia Herzegovina)
Durata: fino a 6 mesi
Requisiti: due anni di studi universitari o laurea in una delle aree di interesse dell’OSCE, ottima conoscenza dell’inglese, di Microsoft Office e piattaforme di videoconferenza. Preferibile esperienza in raccolta fondi e
Retribuzione: previsto un rimborso spese
Scadenza: 5 agosto

Per laureati – tirocini in settori vari presso Commissione Europea – Bruxelles (Belgio), Grange (Irlanda), Lussemburgo (Lussemburgo)
Durata: 5 mesi, con inizio a marzo 2019
Requisiti: laurea e conoscenza di due lingue ufficiali dell’UE
Retribuzione: 1176 euro mensili e rimborso delle spese di viaggio.
Scadenza: 31 agosto

Per laureandi e laureati presso il JRC – Joint Research Centre – sedi varie
Durata: da 3 a 5 mesi
Requisiti: studi relativi al tirocinio richiesto, conoscenza di due lingue ufficiali dell’UE di cui una deve essere inglese, francese o tedesco (livello B2)
Retribuzione: prevista una retribuzione mensile pari al 25% di quella di un dipendente di grado AD5/1 e un rimborso viaggio
Scadenza: scadenze varie tra fine agosto e primi settembre

Per laureati – tirocini presso il Centro Europeo di Lingue Moderne – Graz (Austria)
Durata: 6 mesi
Requisiti: studi e preparazione adeguata ai vari tirocini (settori amministrativo e finanziario, comunicazione web, gestione eventi, ricerca e documentazione), conoscenza di inglese o francese.
Retribuzione: 720 euro mensili
Scadenza: 31 agosto

Per studenti – Graphic Designer Intenship con ESPA presso azienda di Bath (UK)
Durata: 6 mesi
Requisiti: conoscenza dell’inglese a livello B2, essere studenti di una facoltà attinente, conoscenza di Illustrator, Photoshop e InDesign
Retribuzione: previsto alloggio con utenze pagate e trasporto locale
Scadenza: non indicata

Per studenti – Machine Learning & 3D Image Processing Internship con ESPA presso azienda di Belfast (IE)
Durata: 6 mesi
Requisiti: conoscenza dell’inglese a livello B2, essere studenti di una facoltà attinente
Retribuzione: previsto alloggio con utenze pagate e trasporto locale
Scadenza: non indicata

Offerta di lavoro congrua

L’offerta di lavoro congrua è quella che viene fatta ai percettori dell’Assegno di Ricollocazione all’interno del progetto personalizzato per il reinserimento nel mondo del lavoro e che non può essere rifiutata dal lavoratore, pena la perdita dello stato di disoccupazione e dell’eventuale indennità che percepisce (come la NASPI).

Quando un’offerta di lavoro si può considerare congrua?

A questa domanda ha risposto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il Decreto 10 aprile 2018 che stabilisce i parametri di congruità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 162 del 14 luglio 2018, in ottemperanza a quanto previsto dagli articoli 3 e 25 del Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, che contiene le “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive’.

Il punto di partenza della normativa è lo stato di disoccupazione: “sono considerati disoccupati i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.

Lo stato di disoccupazione, e la contestuale iscrizione al Centro per l’impiego (CIOF), del lavoratore licenziato, dimesso o inoccupato, serve ai fini del riconoscimento dello stato di disoccupazione NASPI, DIS coll, ASDI o per l’assegno di ricollocazione.

L’iscrizione al Centro per l’impiego è quindi determinante per ottenere i trattamenti economici di disoccupazione. Al Centro per l’Impiego si può iscrivere chiunque abbia compiuto 16 anni (o 15 se ha terminato le scuole dell’obbligo) e se è in stato di disoccupazione o inoccupazione purché si sia residenti o domiciliati in una provincia italiana.

Per accedere alle prestazioni a sostegno della disoccupazione, finalizzate principalmente a favorire il reinserimento lavorativo dei soggetti interessati, i disoccupati devono sottoscrivere un patto di servizio personalizzato presso il Centro per l’Impiego di riferimento. Questo contratto contiene una serie di condizioni che il disoccupato deve rispettare per mantenere lo stato di disoccupazione e le prestazioni a suo favore, che comprendono la responsabilità di accettare congrue offerte di lavoro che dovessero presentarsi durante il periodo di disoccupazione.

I principi utilizzati per definire un’offerta di lavoro congrua sono:

  • la coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate;
  • la distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
  • la durata dello stato di disoccupazione.

Tenete quindi presenti questi parametri quando vi propongono un’offerta di lavoro.

Sostegno finanziario per formazione post laurea all’estero

La formazione è, e dovrebbe essere, continua, lo diciamo sempre, e specializzarsi è una buona mossa per migliorare la possibilità di ottenere un buon lavoro. Ma non sempre è facile seguire questo percorso di miglioramento personale e professionale, spesso a causa dei costi da sostenere.

Per favorire la formazione post laurea dei giovani marchigiani e potenziare le loro competenze, la Regione Marche ha deciso di destinare dei fondi, di cui il 50% viene da fondi europei, al sostegno finanziario di quelli che vogliono frequentare un master o un corso di perfezionamento post laurea (inclusi i percorsi AFAM – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), anche presso università all’estero.
E’ infatti attivo un bando per l’assegnazione di questi fondi a giovani laureati under 36, residenti nelle Marche da almeno sei mesi, e che sono al momento disoccupati o inoccupati.

Vediamo come funziona il bando nel dettaglio.
La Regione indica dei settori prioritari di interesse (ma si può fare domanda anche per altri) che sono: moda, legno, agroalimentare, turismo e beni culturali, green economy, distretto del mare, meccanica,
domotica e assisted living, biotecnologie, internazionalizzazione, salvaguardia e valorizzazione del
paesaggio e del territorio.
Il contributo, o voucher, che si può richiedere è pari all’80% del costo di iscrizione del master o del corso che volete frequentare: questo significa che se per iscrivervi al master ci vogliono 5000 euro, il massimo che vi potrà essere finanziato è 4000 euro, e non sono previsti vitto, alloggio e altri costi relativi.
E’ possibile la copertura del 100% del costo di iscrizione se il vostro ISEE è inferiore a 21.000 euro.
Fin qui, tutto molto bene, direi.

Attenzione però, che il finanziamento vi verrà riconosciuto, con un versamento unico, solo dopo la conclusione del master o del corso e il conseguimento del titolo previsto, per cui dovrete prima sostenere tutte le spese autonomamente. Finito il corso e sostenuto l’esame finale, avete 15 giorni di tempo per presentare alla Regione i documenti che lo certificano, per poter poi ottenere il contributo.

Vediamo come si fa domanda, perché qui cominciano le difficoltà.
Intanto la domanda va presentata a iscrizione già effettuata, e, nel caso di iscrizione a master all’estero, dovrete presentare un documento che dimostra che avete già pagato l’iscrizione.
L’inizio del master o del corso deve essere entro 90 giorni dalla vostra richiesta di voucher (attenzione quindi nel caso di corsi, soprattutto all’estero, che aprono le iscrizioni con buon anticipo), e la durata prevista è di un anno.
L’assegnazione del contributo non è automatica, ma viene fatta una valutazione della vostra domanda, che dovrà raggiungere un punteggio di almeno 60 su 100: ottengono più punti le domande che dimostrano la coerenza del percorso di studi scelto con la formazione già fatta e gli obiettivi professionali che si vogliono raggiungere. A parità di punteggio vengono favorite le donne e gli over 30.
Se volete fare domanda per un corso o un master all’estero, tenete presente che dovrete presentare una traduzione asseverata o giurata del percorso di studi scelto, a meno che la lingua usata nei documenti non sia l’inglese o il francese.
Avrete la risposta della valutazione della vostra domanda entro 30 giorni dall’invio, che deve essere fatto online attraverso la piattaforma SIFORM (se non l’avete mai usata, avrete bisogno di un po’ di pazienza per ottenere l’accesso: dovrete andare di persona in uno degli uffici indicati con un documento di identità, per farvi “riconoscere” e ottenere un codice personale).

Questo è naturalmente un riassunto delle istruzioni per poter fare domanda, ricordatevi di leggere attentamente il bando e, per eventuali domande e dubbi, potete rivolgervi a noi (possiamo aiutarvi a capire cosa c’è scritto) o alle referenti regionali del bando (per tutto quello che non c’è scritto o non è chiaramente specificato) di cui trovate i nomi e i contatti nel bando stesso.

I fondi disponibili per i master all’estero (contributo massimo di 8000 euro) copriranno circa 20 richieste, e quelli destinati ai corsi di perfezionamento all’estero (contributo massimo 3000 euro) qualcuna in più.

Il bando scade alla fine del 2019 e, nonostante sia aperto dal 2017, al momento ci hanno detto che non sono state assegnate molte borse, quindi avete ancora buone possibilità di ottenere un finanziamento.

E’ evidente che l’intento, pure molto valido, alla base della decisione di aprire questo bando, si scontra con difficoltà pratiche non solo legate alla presentazione della documentazione ma anche con la necessità, di fatto, di avere già disponibili i fondi per cui si fa domanda.
A maggio la possibilità di richiedere questi voucher è stata aperta anche per la partecipazione a summer school e corsi post laurea che durassero meno di 120 ore, ma non abbiamo maggiori dettagli oltre al comunicato.

Se volete iscrivervi ad un master o un corso di perfezionamento per cui non avete tutti i soldi che vi servono, un consiglio che possiamo darvi per cominciare è quello di fare crowdfunding tra parenti e amici: dovrete essere motivati e convincenti per raccogliere quello che vi serve, ma sempre meglio tentare!

Vacanze bagnate vacanze rovinate?

Siete venuti in vacanza sulla riviera del Conero per godervi un po’ di mare ma il tempo non vi permette di farlo? Certo sarete dispiaciuti di non poter praticare i vostri sport d’acqua preferiti o stare sdraiati al sole ma avrete la possibilità di trascorrere una vacanza ugualmente interessante.

Un’idea potrebbe essere fare un tour delle attrazioni delle città, visitare musei, mostre ed immergervi nelle tradizioni del luogo in cui soggiornate.

La città di Ancona, ad esempio, offre un’ampia scelta di attrazioni culturali: musei, Chiese, pinacoteche, monumenti, ecc., che potete trovare elencati a questo link.

In base al tempo che avrete a disposizione per visitare la città, potrete scegliere quali di queste attrazioni visitare.

Di sicuro non rinuncerei a visitare la Cattedrale di San Ciriaco, il Duomo di Ancona: è una chiesa medievale in stile romanico con influssi bizantini e gotici, che sorge sulla sommità del colle Guasco; è il simbolo anconetano situato su un’altura sovrastante il porto raggiungibile a piedi partendo dal centro storico con passeggiata in lieve salita ma facile e panoramica.

Poco distante dalla cattedrale avrete la possibilità di visitare il Palazzo del Senato, che si affaccia sull’omonima piazza, a due passi dall’anfiteatro romano, è un palazzo in stile romanico. ll palazzo è oggi sede della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Marche.

Scendendo ancora un po’ e avvicinandosi al centro storico della città, raggiungerete la splendida Piazza del Plebiscito, nota anche come Piazza del Papa per la presenza della statua Clemente XII. È una piazza dalla singolare forma rettangolare e molto allungata nella quale l’elemento caratteristico è la scalinata, sormontata dalla Chiesa San Domenico, che avvolge la statua Clemente XII, benefattore della città per la concessione del porto franco.

A pochi passi da questa piazza avrete modo di vedere il Teatro delle Muse, il più grande teatro delle Marche. Si trova nel centro della città, nei pressi di uno degli ingressi principali del porto. Vi si svolge una stagione operistica e di balletto, una di musica sinfonica, una concertistica, una di prosa, oltre ad una rassegna jazz.

Scendendo verso il porto avrete poi modo di ammirare altre bellezze storiche di Ancona, come l’Arco di Traiano, l’Arco Clementino, la Mole Vanvitelliana.

Da non perdere assolutamente la spettacolare veduta panoramica sul mare e sulle rupi che si può ammirare dal Passetto, la più nota spiaggia rocciosa di Ancona. Con questo nome si indica anche il rione della città che ha al centro il Monumento ai Caduti.

Ci sono ancora tanti altri posti da visitare nella città di Ancona, li potete trovare qui.

Se poi volete spingervi oltre Ancona, a pochi minuti di macchina, potrete raggiungere le Grotte di Camerano: sorprendenti grotte sotterranee, tutte comunicanti tra loro, corrono lungo il sottosuolo del paese creando una vera e propria città sotterranea.

Se poi volete andare un po’ più lontano vi consiglio di raggiungere Genga, dove si trovano le incredibili Grotte di Frasassi, considerate uno degli spettacoli più affascinanti di tutto il nostro Paese, al loro interno scoprirete sculture naturali di rara bellezza.

Sono grotte carsiche sotterranee che ricadono all’interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Questi ovviamente sono solo alcuni degli itinerari turistico culturali che vi offre la nostra splendida provincia; ce ne sono molti altri. Se volete saperne di più o volete semplicemente qualche mappa o consiglio potete chiedere all’Informagiovani anche inviandoci un a mail a info@informagiovaniancona.com.

Studio estivo per test universitari

Concluso l’esame di maturità molti studenti non hanno finito di studiare, dopo un breve riposo o una meritata vacanza, pensano al futuro e all’iscrizione ad un corso di laurea universitario.

Chi sceglie un corso di laurea ad accesso programmato nazionale deve studiare per affrontare il test d’ingresso, una vera e propria prova di ammissione organizzata dal MIur per accedere a Medicina e Odontoiatria, Medicina in inglese (IMAT), Veterinaria, Architettura, Professioni Sanitarie e Scienze della Formazione primaria.

Le prove si svolgono in contemporanea in tutte le università statati italiane, nel giorno stabilito dal Ministero dell’Istruzione  e reso pubblico  con un decreto ministeriale  già dal 1 marzo, consultabile alla seguente pagina.

Sono disponibili i bandi con gli argomenti dei test, le domande per iscriversi al concorso per l’iscrizione, i posti disponibili nelle facoltà.

Per superare questi test è necessaria una preparazione ad hoc che richiede tempo e dedizione anche durante le vacanze estive. Ad esempio qui all’Informagiovani di Ancona abbiamo ospitato gruppi di studio gestiti dalle associazioni di studenti per le future matricole che si preparano simulando il test d’ingresso.

Per l‘accesso ai corsi di laurea dell’Università Politecnica delle Marche, a parte quelli che hanno l’accesso programmato a livello nazionale, non ci sono prove di selezione, ma è previsto un test di verifica delle conoscenze. Questo è uno strumento di auto-valutazione per gli studenti non vincolante per la futura immatricolazione. La frequenza dei corsi di laurea richiede il possesso di un’adeguata preparazione iniziale costituita dalle competenze linguistiche e dalle conoscenze culturali comuni alle scuole secondarie superiori, nonché dalle conoscenze matematiche di base relative ad argomenti precisi.

La legge prevede una verifica delle conoscenze in ingresso effettuata tramite test la cui partecipazione è obbligatoria e l’eventuale esito negativo non preclude la possibilità di immatricolazione. I test possono essere sostenuti anche in un momento successivo all’immatricolazione, ma il superamento è requisito indispensabile per l’iscrizione agli appelli d’esame del secondo anno di corso. I test possono essere ripetuti. Si consiglia di sostenere i test iscrivendosi con l’apposito modulo. Qualora non venisse superato il test con esito positivo l’università prevede delle attività per colmare il debito formativo e poter accedere agli esami del secondo anno.

Infine completamente diversi sono i corsi di laurea a numero chiuso in cui è la singola università che stabilisce di inserire una prova di ammissione per valutare la preparazione dello studente ed il superamento è vincolante all’immatricolazione.

In questo caso per sapere quando si svolge il test di ingresso, cosa studiare e per trovare le informazioni utili si deve far riferimento alle decisioni prese dall’università di interesse, queste informazioni sono disponibili sulla pagina web del corso di laurea a cui si vuole accedere.

 Non ci resta che augurare un in bocca al lupo a tutti gli studenti che studieranno anche durante le vacanze estive per accedere al proprio futuro!

 

Al cinema d’estate

L’estate è ricca di cose da fare soprattutto all’aperto, per godersi l’aria, il sole, ma anche il fresco la sera. Tra queste una delle più piacevoli a mio avviso è la possibilità di vedere, o rivedere, alcuni tra i migliori film usciti durante l’anno. Tante città offrono rassegne estive di cinema all’aperto e Ancona ne ha due, ormai ben consolidate e che danno non una ma più occasioni di vedere quel bel film che ci eravamo persi durante l’inverno.
Si può scegliere se godersi la visione del film dentro la Mole Vanvitelliana, con la rassegna Lazzabaretto cinema, e così rivedere anche qualche vecchio cult, o allontanarsi un po’ dal centro e andare all’Arena Italia per Tropicittà, in corso Carlo Alberto, e magari concedersi un gelato subito dopo il film.

I film che vorrei consigliare sono molti, ognuno per motivi un po’ diversi.
Tra tanti, sicuramente da vedere è Lady Bird, film d’esordio di una regista dell’83: un racconto sul passaggio dal liceo all’università di una ragazza americana, e fin qui niente di nuovo. Ma Lady Bird è più di un film sul tema della crescita e delle scelte, è un film sull’ascolto e l’attenzione, sul percorso che facciamo nella definizione e la ricerca di noi stessi e di quello che vorremo essere. E’ anche un racconto sulla realtà della difficile scelta dell’università in un paese in cui la mobilità sociale, in maniera tristemente simile all’Italia, è scarsa e difficile, e il valore delle persone viene spesso identificato col valore monetario della scuola che ci si può permettere di frequentare.
Un altro film da non perdere è La forma dell’acqua. C’è tutto quello che potremmo chiedere a un buon film: una storia d’amore, un mostro, un cattivo, un’atmosfera un po’ thriller e un po’ romantica, ma combinate in un mix che rende il film un unico e speciale.

Sempre in tema romantico, e tanto per ricordarci che l’amore tra le persone non solo ha tante forme e tanti colori, ma soprattutto ha la stessa forza e sempre scatena la stessa meraviglia, vi raccomando Chiamami col tuo nome. L’ambientazione principale in un casolare di campagna, con i suoi silenzi e le stanze fresche, il tavolo da colazione all’aperto, le piscine naturali da scoprire e in cui nuotare, ci fa amare l’Italia come se fossimo turisti mai stati qui, e il film è in se’ anche una vacanza estiva di quelle sognate e forse, in passato, vissute. A me è piaciuta molto anche la colonna sonora.
Poi non mancate di vedere Tre manifesti a Ebbing, Missouri per la strepitosa protagonista che, sì, a volte è un po’ sboccata, ma è un personaggio che mostra tutta la fatica, il dolore e le tensioni che si porta addosso, nella ricerca, almeno, di un po’ di giustizia.

Ella & John è un simpatico road movie con protagonisti anziani, in una proiezione ironica ma molto realista di quella che potrà essere la degenerazione della nostra memoria, e non solo, quando gli anni avanzano: è un ottimo esercizio di pazienza da fare con la protagonista.

Al cinema d’estate ce n’è per tutti i gusti, potete decidere di dedicare una serata alle migliori animazioni, che sempre più spesso sono pensate anche per gli adulti e no solo per bambini, o esplorare un po’ di storia, scoprendo episodi e personaggi di cui vagamente avete sentito parlare quando si studiava a scuola, ma anche storie sconosciute ma interessanti (L’ora più buia, Il Post).

Qualunque sia il vostro genere preferito, e anche di più se non ne avete perché di solito non frequentate le sale cinematografiche, il consiglio è di andare e lasciarsi sorprendere dalla magia sempre nuova del cinema!

Assistente di studio odontoiatrico: una nuova figura professionale

L’A.S.O., acronimo di Assistente allo studio odontoiatrico, è la nuova figura professionale che va a sostituire quella di assistente alla poltrona in base alla Conferenza 209/2017.

Dal 6 febbraio 2018 questo profilo professionale è riconosciuto dalla legge con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.R. che istituisce questa nuova figura come operatore di interesse sanitario in possesso dell’Attestato conseguito a seguito della frequenza di specifico corso di formazione.

L’A.S.O. è una figura professionale che ricopre un ruolo fondamentale all’interno di uno studio dentistico svolgendo attività finalizzate all’assistenza dell’odontoiatra e dei professionisti sanitari del settore durante la prestazione clinica, alla predisposizione dell’ambiente e dello strumentario, all’accoglimento dei pazienti e alla gestione della segreteria e dei rapporti con i fornitori. Non può né deve, invece, intervenire direttamente sul paziente anche in presenza dell’odontoiatra e dei professionisti sanitari del settore. La sua attività prevede quindi una collaborazione fattiva con tutta l’equipe.

L’assistente di studio odontoiatrico può svolgere la propria attività negli studi odontoiatrici e nelle strutture sanitarie che erogano prestazioni odontostomatologiche.

A fronte di tutte queste mansioni che si trova a ricoprire, è chiaro che chi aspira a diventare assistente allo studio odontoiatrico dovrà possedere alcune caratteristiche personali, come capacità di relazionarsi con il pubblico, empatia, precisione, capacità organizzative e di gestione logistica dello studio, capacità di lavorare in autonomia ma allo stesso tempo di lavorare in team e scarsa impressionabilità.

Oltre a queste doti personali dovrà ovviamente possedere anche caratteristiche professionali acquisibili attraverso la frequentazione di un apposito percorso formativo.

Per diventare assistente allo studio odontoiatrico è, infatti, necessario seguire corsi di formazione, autorizzati o finanziati dalle Regioni o dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, della durata complessiva non inferiore a 700 ore suddivise in 300 di teoria ed esercitazioni e 400 di tirocinio. La durata del corso non può comunque superare i 12 mesi.

Per accedere a questi corsi sono sufficienti l’assolvimento dell’obbligo scolastico e la conoscenza della lingua italiana (parlata e scritta).

Al termine del corso e previo superamento dell’esame finale si ottiene la qualifica di Assistente di studio odontoiatrico, valida su tutto il territorio nazionale.

Sono esonerati dall’obbligo di frequenza del corso di 700 ore e di superamento dell’esame finale e quindi dal conseguimento della qualifica coloro che hanno avuto un inquadramento contrattuale di assistente alla poltrona e abbiano lavorato, anche come apprendistato, per un periodo di minimo 36 mesi, anche non consecutivi, negli ultimi 5 anni antecedenti all’entrata in vigore della conferenza 209/2017.

I lavoratori già in possesso di titoli o crediti formativi inerenti alla professione di ASO, potranno pertanto ottenere una riduzione parziale o totale della durata del corso di formazione.

Per avere informazioni su questi ed altri corsi in ambito regionale, potete consultare gli elenchi sul nostro sito alla pagina formazione oppure scrivere a formazione@informagiovaniancona.com.

Tirocini all’estero di luglio

Ecco la nostra rassegna mensile di tirocini all’estero per studenti e laureati!

Per laureati – Internship settore cultura presso Eurocities – Brussels (BE)
Durata: 6 mesi a partire da settembre
Requisiti: conoscenze di base delle politiche culturali europee e locali, flessibilità, buone capacità organizzative, ottima conoscenza dell’inglese
Retribuzione: 300 euro di retribuzione, rimborso dei costi di trasporto locale, scheda telefonica per chiamate e internet, pasti a prezzi agevolati, rimborso di un viaggio durante il periodo di stage
Scadenza: 17 luglio

Per studenti – Mechanical Engineering Internship_CNC Programmer con ESPA – Newry, Northern Ireland (UK)
Durata: 6 mesi
Requisiti: conoscenza dell’inglese livello B2, essere studenti di ingegneria
Retribuzione: previsto alloggio con utenze pagate e trasporto locale
Scadenza: non indicata

Per laureati – tirocini presso l’ERA – Agenzia Ferroviaria Europea – Valenciennes (FR)
Durata: dai 3 ai 5 mesi, con inizio a ottobre
Requisiti: buona conoscenza dell’inglese e di un’altra lingua europea
Retribuzione: 1.200 euro mensili
Scadenza: 31 luglio

Per studenti – Techincal Student programme presso il CERN – European Organization for Nuclear Research– Ginevra (CH)
Durata: tra i 4 e i 12 mesi
Requisiti: studenti di ingegneria, matematica, fisica applicata, robotica; conoscenza dell’inglese o del francese
Retribuzione: prevista retribuzione mensile, rimborso spese di viaggio e assicurazione
Scadenza: 22 ottobre

Per studenti o neolaureati presso ECML – European Centre for Modern Languages of the Council of Europe –  Graz (AU)
Durata: 6 mesi, con partenza a gennaio
Requisiti: studi attinenti all’area scelta per il tirocinio (amministrazione, logistica, documentazione o comunicazione), ottima conoscenza dell’inglese o del francese, attenzione ai dettagli, flessibilità, motivazione ed efficienza.
Retribuzione: previsto un rimborso spese di 700 euro
Scadenza: 31 agosto

Altri tirocini e opportunità in Europa seguendo il nostro broadcast Eurodesk su Whatsapp e Telegram!

I mestieri dello spettacolo dal vivo

Lavorare nel mondo dello spettacolo dal vivo è per molti un sogno molto lontano, irrealizzabile per i più.

Quando si parla di spettacolo dal vivo si intendono teatro di prosa, lirico, balletto, concerto, musical, cabaret, o qualsiasi intrattenimento che preveda la presenza di uno o più artisti che si esibiscano davanti a un pubblico.

Ogni spettacolo presuppone lo sforzo realizzativo e il concorso di molte e differenti professionalità, ognuna delle quali è indispensabile al conseguimento dell’obiettivo finale che è sempre la creazione di un prodotto artistico di livello, capace di riscuotere il consenso del pubblico.

La realizzazione di uno spettacolo dal vivo è, dunque, un lavoro di gruppo, nel quale le competenze di coloro che non appaiono al pubblico sono importanti tanto quanto il talento di coloro che si esibiscono davanti allo spettatore.

Tante sono quindi le professioni che riguardano il mondo dello spettacolo dal vivo: dalle quelle prettamente artistiche a quelle organizzative per arrivare infine a quelle tecniche.

Quelle artistiche sono svolte da professionisti che partecipano all’ideazione e alla realizzazione dello spettacolo fornendo il loro contributo artistico: regista, costumista, direttore d’orchestra, coreografo, attore, ballerino, cantante, ecc.

Il personale organizzativo è quello che si occupa dell’organizzazione generale dello spettacolo dal punto di vista economico, del casting e della comunicazione.

Infine i mestieri tecnici il cui apporto è fondamentale anche in fase progettuale. Si pensi ad esempio al light designer o all’ingegnere del suono, il direttore di scena, il direttore dell’allestimento, gli elettricisti, i fonici, le sarte, i suggeritori, ecc.

I ruoli per poter lavorare in teatro sono quindi diversi ma la domanda è: come si impara?

Ogni ruolo richiede una formazione ad hoc. A questo scopo rispondono i corsi di formazione finanziati dalla Regione Marche nell’ambito del Progetto SIPARIO BIS BIS (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo).

Oltre a quelli menzionati nell’articolo di cui sopra, sono stati finanziati anche altri corsi volti a formare professionalità artistiche, tecniche e organizzative. Si tratta dei corsi per:

Tutti questi corsi sono ad occupazione garantita per almeno il 40% degli allievi disoccupati.

Come sempre le informazioni sui corsi le trovate nell’elenco corsi consultabile sul nostro sito.

Tutta questione di pubbliche relazioni

Come si trova lavoro? Risposta facile: grazie alle conoscenze. E poi, come ripetiamo senza mai stancarci, rircordiamo sempre che questo non vuol dire farsi raccomandare, bensì avere una rete di contatti attraverso i quali possiamo scoprire opportunità e occasioni che vanno oltre gli annunci di lavoro. Eh sì, ci sono anche le raccomandazioni, ma su quelle non possiamo fare niente se non dire che il più delle volte danno vita a posti di lavoro discutibili e sperare che con il tempo scompaiano del tutto.

A questo punto la domanda diventa: come si costruisce una rete? Ci sono due strade da percorrere (con molte cose in comune). La prima e forse oggi più facile riguarda i social network. Le piattaforme che ci permettono di metterci in contatto con altre persone, anche lontane hanno un duplice vantaggio: il primo, appunto, è quello di tenere rapporti con persone che altrimenti sarebbero pressoché irraggiungibili (magari anche solo perché non avremmo tempo di affrontare la distanza che ci separa da loro). Il secondo riguarda la costanza o il mantenimento della relazione (anche se spesso è un legame debole): l’abitudine di scrollare con il dito la timeline di un social network con una certa frequenza (ossessiva a volte) ci garantisce un costante aggiornamento su quello che fanno gli altri, le loro attività, i loro pensieri, le eventuali discussioni in comune. Utilizzare i social network (meglio se quelli dedicati alla vita professionale, come Linkedin) ci permette di mantenere attiva una rete di contatti che potrebbero esserci utili nello sviluppo della nostra vita professionale.

C’è anche una seconda strada da percorrere dicevo poco sopra. Quella dei contatti personali e diretti, fisici che possiamo (e dovremmo) mantenere vivi partecipando a eventi, mostre, fiere, congressi e qualsivoglia altra forma di aggregazione di persone per motivi professionali. A volte, a dir la verità, vale anche l’aperitivo; che peraltro è il modo con cui diverse organizzazioni che si occupano di networking utilizzano per far incontrare persone che poi discutono di affari (nel senso più lato del termine). Questi appuntamenti spesso sono importanti perché, anche nell’era dei social media e della relazione digitale, una stretta di mano unita ad un sorriso marcano in maniera molto più evidente una conoscenza, un rapporto, una relazione a cui potremmo dare l’etichetta di “business”.

Le due strade che ho indicato per la costruzione di un network (quella digitale e quella fisica) hanno entrambe un comune denominatore: hanno bisogno di una buona attività di pubbliche relazioni. Un’attività che è sempre stata decisiva ma che lo è ancora di più quando i mercati e i contesti sono più competitivi (leggi: quando, per esempio, i soggetti che cercano un lavoro sono in aumento). Fare le PR (pi-àr, come pronunciano quelli che, stoltamente, scadono in un appariscente quanto inutile inglesismo), significa avere la capacità di intrattenere buoni rapporti con gli altri; riuscire a portare avanti (qualche volta ad iniziare) una buona conversazione su un tema comune ai partecipanti; saper parlare in pubblico in maniera decorosa se non elegante; conoscere modi e maniere per chiedere un numero di telefono, fissare un appuntamento, distribuire biglietti da visita, contattare senza disturbare, farsi conoscere senza essere invadenti, farsi ricordare ma nel modo giusto. Sembra quasi un manuale di bon ton (buono tono) e di fatto lo è. Prendo a prestito una definizione che trovato in questo post per spiegare un ultimo punto: “Le pubbliche relazioni consistono nell’attività comunicativa non commerciale dell’azienda verso il pubblico e verso soggetti influenti con finalità di miglioramento della reputazione aziendale”. Qui si parla di aziende (le PR le fanno anche loro!) ma credo che, mutatis mutandis (anche se c’è davvero poco da cambiare), sia una definizione che contiene un giusto suggerimento anche per chi si sta muovendo nel mercato del lavoro. Quando fate pubbliche relazioni, sui social o fisicamente, non vi state vendendo. Ma costruite, un poco alla volta, la vostra reputazione. E quella sì, che vi servirà per venedervi.

Education Hackathon: innovare l’educazione!

Società, economia, tecnologie, informazione, tutto sta evolvendo a un ritmo sempre più veloce rispetto al passato.

E l’educazione? Può un settore così importante rimanere indietro e continuare a basarsi su metodi e contenuti del secolo scorso?
La risposta è certamente no, ma cambiare non sempre è facile, e di sicuro non è un processo immediato. E comunque, da qualche parte bisogna cominciare: l’educazione (sia formale che non formale) dovrà rinnovarsi per svolgere la sua funzione e permettere ad ognuno di sviluppare le proprie potenzialità e prepararsi a costruire il proprio futuro (anche se non sappiamo esattamente come evolverà, ad esempio, il mondo del lavoro).

L’Education Hackathon proposto da Cocoon Projects , a cui abbiamo partecipato come ospiti, è stato pensato proprio per offrire all’ecosistema dell’educazione degli spunti e delle idee per evolvere e innovarsi, partendo da quello che già si sta facendo e immaginando proposte attuabili.

Ma cos’è un hackathon? E come funziona? L’hackathon è nato come evento di pochi giorni a cui partecipano principalmente esperti di un settore, che si riuniscono per cercare e progettare soluzioni a problemi e sfide, tradizionalmente di tipo informatico. I partecipanti si dividono in squadre e avviano una competizione che si conclude con un vincitore e di solito un premio, in denaro ma non solo.

All’Education Hackathon hanno partecipato team di giovani tra i 18 e i 35 anni da diversi paesi, che si sono incontrati e confrontati sui bisogni, i problemi e le potenzialità del sistema educativo attuale, per proporre soluzioni innovative attuabili a partire da subito.

La sfida proposta all’Education Hackathon è stata quella di elaborare un’idea, studiarne la fattibilità e definire i contorni e gli attori della proposta (contesto, persone coinvolte, motivazioni, obiettivi da raggiungere) attivando le capacità creative di tutti i partecipanti. I due principi alla base dell’hackathon, solo apparentemente opposti, sono stati competizione e cooperazione. Il team risultato vincitore alla fine dell’evento non  ha solamente elaborato un’idea innovativa, brillante e sostenibile, ma è stato quello che ha messo in circolo le proprie idee e competenze aiutando e facendosi aiutare dagli altri, integrando parti di idee degli altri team nel proprio progetto e contaminandosi a vicenda.

Le idee emerse e il focus dei progetti su cui hanno lavorato i team offrono, a chi si occupa di questo settore, una quantità di interessanti punti di vista e feedback sull’educazione (formale e non formale), sui metodi, sulle premesse su cui si costruisce, e sugli obiettivi che dovrebbe porsi.

I partecipanti hanno espresso la necessità di maggiori e migliori opportunità di incontro e avvicinamento al reale mondo del lavoro, di esperienze collegate alle vecchie e nuove professioni (tipo job shadowing) per capire come si applicano le conoscenze apprese in classe, di attività che sviluppino il pensiero critico, di spazi per progettare attività che li riguardano e di essere coinvolti già nella fase di individuazione dei bisogni e dei risultati da raggiungere.

Parte delle riflessioni e della progettazione ha riguardato anche i rapporti tra studenti e insegnanti, di cui si percepisce spesso una scarsa motivazione (dovuta anche al fatto di far parte di un sistema rigido e poco stimolante), povere risorse nell’approccio all’insegnamento, e l’incapacità di dimostrare, e sviluppare, fiducia nelle capacità e intuizioni dei ragazzi. Si sente anche la mancanza di chiarezza e condivisione dei criteri di valutazione, e di uno spazio educativo non giudicante, di ascolto delle esigenze, che valorizzi le qualità di ogni studente e lo aiuti a capire chi è e chi vorrà essere nel prossimo futuro.

Una vera miniera d’oro di idee che abbiamo a disposizione, se solo diventiamo capaci di chiedere, ascoltare, coinvolgere. Non facile, ma possibile!

Terza prova addio: ecco come cambierà l’Esame di Stato

La tanto temuta terza prova scritta (o quizzone) ha le ore contate. Gli ultimi a sostenerla sono proprio i 500mila studenti maturandi che questa mattina erano sui banchi di scuola.

Viene elaborata specificatamente da ciascuna commissione di ogni scuola (quindi commissari sia interni che esterni) che sceglie la tipologia di prova e gli argomenti in base allo specifico percorso di studi e viene pensata e predisposta a ridosso delle altre prove.

Perché è tanto temuta dagli studenti? Perché ha carattere multidisciplinare; infatti consiste in test a risposta aperta, a risposta multipla o nella forma mista su ben 4 o 5 discipline (ad esclusione di quelle oggetto delle due prime prove scritte). La terza prova è quindi diversa da scuola a scuola.

Ha lo scopo di verificare il grado di conoscenze acquisite dagli studenti nelle varie materie svolte durante l’ultimo anno di superiori.

Gli studenti devono, quindi, ripassare tutti i programmi di tutte le materie poiché, fino al giorno dello scritto non conosceranno le tracce.

Dal 2019, in base alle novità introdotte dalla Buona scuola bis nel 2017 dal governo Renzi, la terza prova scritta sarà abolita – con grande gioia degli studenti – e lascerà il posto ad un test Invalsi per saggiare le competenze dei maturandi in Italiano, Matematica e Inglese che si svolgerà (al computer) un paio di mesi prima degli esami.

Il test INVALSI costituirà requisito necessario per accedere agli esami, assieme alla sufficienza in tutte le discipline – condotta compresa – e all’avere svolto le 200/400 ore di Alternanza scuola – lavoro previste dalla legge 107. Il voto della prova INVALSI non peserà comunque sul voto finale d’esame.

Rimarranno in gioco la prima prova di italiano e la seconda prova su una della materie caratterizzanti per ogni scuola.

Quindi l’Esame di Stato 2019 sarà composto in tutto di tre prove: due scritti più l’orale.

L’orale, cioè la fase finale dell’esame, cambierà un po’: accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. Il colloquio darà quindi rilevanza all’esperienza di alternanza Scuola-Lavoro che diventerà un requisito necessario per accedere all’esame.

Per essere ammessi all’esame occorrerà infine avere il 6 in tutte le materie anche se al riguardo è prevista l’eccezione di una materia ma in questo caso il maturando verrà ammesso all’esame con un numero di crediti inferiore.

Nessuna eccezione, ai fini dell’ammissione, invece per il voto di condotta che deve raggiungere almeno la sufficienza; aspetto questo importante e deciso per contrastare i fenomeni di bullismo a scuola. Una battaglia di civiltà che vuole trasmettere un messaggio importante e insegnare ai ragazzi regole di civiltà e convivenza.

Cambiano anche i punti per le prove scritte e per quella orale.

Continueremo a tenervi aggiornati sull’argomento.

Au pair, come funziona?

Partire come au pair è un sogno di molte ragazze: è infatti un’ottima soluzione per fare una esperienza all’estero (spesso in un paese anglosassone, dove è molto diffusa come abitudine) e migliorare la conoscenza dell’inglese, senza dover investire molti soldi e con la convenienza di avere una famiglia di appoggio, e quindi una sistemazione sicura ed economica.

Inoltre è una esperienza piacevole e divertente, durante la quale si stringono importanti legami affettivi e amicizie che possono durare a lungo.

Attenzione però, perché scegliere con leggerezza la famiglia che vi ospiterà, senza informarvi bene prima di tutte condizioni che regolano questo tipo di lavoro, risulta spesso in una esperienza deludente, quando non addirittura negativa.

La prima cosa da sapere sull’au pair è che si tratta di una esperienza di scambio culturale regolamentata in ambito europeo dall’Accordo di Strasburgo. Nel documento si definiscono diritti e doveri dell’au pair ma anche della famiglia ospitante, e si raccomanda concordare insieme prima della partenza tutti i dettagli e di includerli nell’accordo scritto.

In breve, l’au pair è detta anche ragazza alla pari, cioè una persona giovane (di solito tra 17 e 27 anni), che si occupa principalmente dei bambini della famiglia, per esempio aiutandoli a prepararsi per andare a scuola, accompagnandoli in palestra o alle attività pomeridiane, stando con loro nelle ore in cui i genitori sono al lavoro o escono per una serata.

L’au pair si occupa anche di piccoli lavori domestici e della pulizia della propria stanza. Può essere impegnata per poche ore a settimana (15 o 20) o per più tempo (25 o 30 ore, ma mai più di 40), e ha diritto ad almeno un giorno libero a settimana, serate libere e tempo per poter frequentare un corso di lingua. Tutto questo va concordato prima di partire in base alle esigenze sia dell’au pair che della famiglia.

Il grande vantaggio di partire come au pair è quello di avere alloggio e vitto pagati, oltre a ricevere una piccola paga settimanale, il pocket money, a seconda delle ore di impegno concordate. Inoltre si fa parte della famiglia a pieno titolo, quindi si partecipa alle vacanze con loro, e a tutte le attività del tempo libero.

Anche per questo la scelta della famiglia è importante, e nel momento in cui ci si vuole proporre come au pair sarà importante dare una descrizione di se’ più completa possibile, descrivendo i propri gusti, le abitudini, che cosa ci piace e cosa ci interessa. Un buon matching, cioè l’accoppiamento au pair/famiglia, è determinato non solo dalla reciproca disponibilità del periodo e della durata dell’esperienza, ma anche dall’affinità di gusti e di interessi per una migliore riuscita dello scambio culturale.

Per questo sarà importante sapere se avete intolleranze o abitudini alimentari particolari, se siete abituate ad avere animali in casa, se nel tempo libero preferite andare allo stadio, a teatro, al cinema, in palestra, se vi piacciono le attività sportive all’aria aperta o preferite visitare palazzi e musei.

Due ultime note per chi sta pensando di partire per questa bella avventura. In genere come au pair sono richieste ragazze, ma ci sono rari casi in cui vengono accettati anche ragazzi (per tutti è richiesto un minimo di esperienza con bambini, e una conoscenza almeno base della lingua del paese di destinazione). I fumatori non sono graditi, per ovvi motivi, come au pair: se avete questa brutta abitudine, sfruttate questa come una buona occasione per smettere una volta per tutte, non ve ne pentirete!

E quindi, da dove cominciare per partire come au pair? In generale consiglio di rivolgersi ad agenzie accreditate e specializzate, che si occuperanno di seguire tutta la parte di definizione della vostra candidatura e di ricerca della famiglia adatta. L’utilizzo di portali internet in cui registrarsi e trovare contatti lo consiglio solo se siete già molto autonome e avete esperienza di vita all’estero, in quanto è più difficile essere certe delle informazioni che ci si scambiano e valutare tutti gli aspetti da concordare prima della partenza.

ICDL o EIPASS: quale scegliere?

ICDL o EIPASS: quale scegliere?

ICDL ed EIPASS sono due certificazioni informatiche che dimostrano le proprie competenze digitali.

In una realtà, come quella attuale e come sarà sempre più quella futura, dove le tecnologie digitali sono sempre più diffuse e rendono tutto più veloce, non si può più prescindere dalle tecnologie digitali sia nella scuola che nel mondo del lavoro, dal saper usare in modo appropriato il PC, i dispositivi mobili e il web.

Molti credono di saperli usare ma in effetti hanno solo una conoscenza superficiale di ciò che veramente serve, come ha dimostrato ampiamente il periodo di pandemia COVID-19 che stiamo ancora vivendo.

Secondo gli studi effettuati dalla Commissione Europea, 9 posti di lavoro su 10 richiedono oggi competenze d’uso di queste tecnologie, almeno a livello basilare.

Certamente è possibile autocertificare la propria competenza digitale ma sicuramente riportare sul proprio curriculum vitae il possesso di certificazioni (siano esse informatiche, linguistiche, ecc.) ha sempre un certo valore aggiunto.

Quanto alle certificazioni informatiche, molti si chiedono quale sia meglio conseguire tra l’ICDL e l’EIPASS.

L’ICDL (International Certification of Digital Literacy), che ha sostituito la nota ECDL (European Computer Driving Licence), è un attestato che “certifica il possesso di competenze informatiche e digitali sino al raggiungimento della piena padronanza d’uso nonché dell’utilizzo consapevole e adeguato degli strumenti digitali e delle loro applicazioni.”

La certificazione ICDL ha carattere internazionale ed è disponibile in più di cento Paesi in tutto il mondo, non solo in Europa ma anche in America, Asia e Africa e viene erogata tramite una rete di oltre 20mila Test center.

Per conseguire l’ICDL si deve essere in possesso della “skills card“, che non ha scadenza, e sostenere un esame in uno dei test center accreditati da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico), membro dell’organismo internazionale ECDL Foundation, e garante per l’Italia del programma ICDL.

L’EIPASS (European Informatics Passport), ovvero Passaporto Europeo d’Informatica, è una certificazione che si può conseguire soltanto presso gli Ei-center accreditati e che è ufficialmente riconosciuta a livello europeo. Le competenze informatiche certificate con questo Passaporto possono essere utilizzate sia nel campo lavorativo che didattico.

Entrambe le certificazioni possono essere conseguite dagli studenti per aumentare i loro crediti formativi, da chi vuole accedere a concorsi pubblici, ma anche da docenti che vogliono incrementare la loro professionalità; infatti il MIUR, con il D.M. n. 59 del 26 giugno 2008 Prot. 10834, ha riconosciuto sia l’ECDL (ora ICDL) sia l’EIPASS come attestati di addestramento professionale.

Sia l’ICDL che l’EIPASS sono ufficialmente riconosciute dall’Unione Europea.

In conclusione, ICDL ed EIPASS sono certificazioni entrambe valide e quindi non resta che scegliere in base alle proprie esigenze.

 

(articolo aggiornato in data 28/06/2021)