Categoria contente tutte le informazioni circa la formazione: dalla scuola dell’obbligo all’università, dai corsi di formazione professionale alle nuove opportunità di formazione. Non solo occasioni e annunci ma anche la descrizione di scenari e tendenze future, la promozione di nuove modalità formative, le possibilità di fare formazione online, le risrose utili per frequentarla.

Master: le differenti tipologie

Una volta conseguita la laurea gli studenti sono di nuovo di fronte ad una scelta per individuare la strada giusta per il proprio futuro.

Alcuni decidono di entrare nel mondo del lavoro, altri scelgono di continuare gli studi all’estero o in Italia. Una buona parte di laureati continuano gli studi iscrivendosi ad un corso di laurea magistrale, altri valutano l’iscrizione ad un master o ad un corso di perfezionamento. In tal caso la scelta è dettata dalla volontà di acquisire competenze più specifiche e settoriali di quante non siano già state fornite nel corso di laurea, dando la priorità alle attitudini maturate nel corso degli anni e che potrebbero essere decisive nella futura carriera professionale.

Infatti un master è un percorso di perfezionamento che arricchisce la formazione universitaria e non solo e rappresenta un ideale accesso al mondo del lavoro.

Per scegliere un master è fondamentale analizzare le proprie attitudini, conoscenze, competenze, capire i punti di forza e di debolezza in cui voler investire, confrontarsi con le figure professionali incontrate durante il percorso di studi, tenere conto dell’evoluzione del mercato del lavoro e raccogliere quante più informazioni possibili sull’ente promotore, sul piano di studio, sui docenti del master e sui potenziali contatti con le realtà lavorative per lo stage.

Esistono diverse forme e tipi di master: universitari e non, master executive, master post experience, post-laurea delle Business School; master full time, part time, formula week end o master a distanza.

master universitari sono soggetti a disposizioni di legge e sono parte integrante del sistema universitario. Sono suddivisi in due precise tipologie: i master di primo e di secondo livello. Ai primi si accede dopo un corso di laurea triennale ed hanno un approccio multidisciplinare. Mentre per accedere ai master di secondo livello bisogna possedere una laurea specialistica e sono indirizzati a fornire una massima specializzazione.

Entrambi i tipi di master prevedono un periodo di stage obbligatorio. Hanno una durata di almeno un anno e attribuisco almeno 60 crediti formativi universitari. Il titolo conseguito è un titolo post laurea di perfezionamento come riportato anche nel link del Ministero Università e Ricerca. Chi avesse una laurea quadriennali, conseguite prima della riforma, può accedere ad entrambe le tipologie di master universitari.

master non universitari sono organizzati da enti formativi privati, che ne definiscono autonomamente le caratteristiche presupponendo il possesso di una solida preparazione di base. Sono rivolti a laureati o laureandi sia della triennale sia della specialistica.

I master post-experience ed i master executive sono dedicati in modo particolare a chi già lavora ed ha la necessità di affinare e rendere più fruibili competenze già acquisite.

Al fine di sostenere la formazione post laurea la Regione Marche eroga voucher per l’iscrizione a master universitari e corsi di perfezionamento post laurea destinati a giovani disoccupati, inoccupati residenti da almeno 6 mesi in Regione, in possesso di una laurea con età inferiore a 36 anni.

Il contributo concorre alla copertura delle spese sostenute per l’iscrizione al Master come dettagliato nel bando che linkiamo. La domanda va presentata on line, non vengono formulate graduatorie ma sono ammesse a finanziamento le domande che ottengono un punteggio di almeno 60/100, valutate in ordine di arrivo. Tale voucher può essere richiesto fino ad esaurimento fondi e comunque non oltre il 31 dicembre 2020.

Gli studenti interessati a valutare i master dei quattro atenei presenti in Regione possono reperire informazioni e aggiornamenti qui: Università Politecnica delle Marche,  Università di Macerata, Università di Camerino, Università di Urbino

Oggi un master è quasi un must visto che il mercato del lavoro è sempre più competitivo, non sono sufficienti professionalità acquisite solo attraverso l’apprendimento delle conoscenze specifiche, è fondamentale il periodo di stage che può concretizzarsi in una possibilità in più per entrare nell’organico dell’azienda ospitante.

 

Diplomati agli Open day universitari

Conclusi gli esami di maturità i neodiplomati avranno un’estate più o meno di relax, in base alle decisioni prese per il proprio futuro professionale.

Alcuni studenti continuano gli studi iscrivendosi ad un percorso di laurea, molti decidono prima di concludere le scuole superiori, altri attendono per effettuare o perfezionare la scelta.

Chi ha deciso di iscriversi ad un corso di laurea a numero chiuso, dopo una breve pausa, deve necessariamente riprendere gli studi per prepararsi ad affrontare il test di ingresso, le cui date sono stabilite a livello nazionale e disponibili nel sito del Miur.

Alcuni gruppi di studenti diplomandi o diplomati, guidati da tutor delle associazioni studentesche universitarie, hanno approfittato della sala conferenze dell’Informagiovani per prepararsi insieme ad affrontare i test d’ingresso. Chiunque voglia può utilizzare la sala gratuitamente, chiediamo di comunicare il giorno e il numero di persone presenti per organizzare al meglio gli spazi e non sovrapporre le iniziative.

Chi ha scelto di iscriversi ad un percorso di laurea non a numero chiuso, spesso pensa prima alla vacanza estiva, rimandando a dopo ferragosto le incombenze per l’immatricolazione. Suggeriamo comunque di tenere sotto controllo i siti delle università visto che nei mesi estivi escono i bandi per le borse studio, le comunicazioni relative alla possibilità di sostenere, per chi non lo avesse già fatto, il test di conoscenze, obbligatorio per tutti i corsi di laurea ma non vincolante ai fini dell’iscrizione.

Veniamo infine a chi si trova in alto mare con la scelta universitaria, nulla è perduto! Basta informarsi ed approfittare degli open day promossi dalle singole università organizzati anche nei mesi estivi. Sono occasioni da sfruttare per scegliere e reperire quante più informazioni possibili sul percorso di studi futuro.

Ad esempio l’Università Politecnica delle Marche organizza appuntamenti in cui viene presentata l’offerta formativa dell’Ateneo e le modalità di partecipazione al test di verifica delle conoscenze. La partecipazione agli open day (quest’anno on line) è gratuita, ma è richiesta la registrazione partendo dal sito dedicato all’orientamento.

L’Università di Camerino propone gli open day denominati “Studente universitario per un giorno”.

A Macerata l’Università programma vari eventi per far conoscere l’offerta formativa, incontrando docenti e tutor dei vari corsi di laurea. Le proposte sono consultabili on line alla pagina orientamento.

Infine l’Università di Urbino propone eventi e open day on line per la presentazione dell’offerta formativa e le novità.

Per conoscere gli open days delle università, fuori dalla regione Marche, potete contattarci via mail o venire a trovarci all’Infomagiovani dove, con piacere, i nostri operatori saranno in grado di orientarvi per la futura scelta.

Come si diventa insegnante di lingua italiana per stranieri

L’insegnante di italiano a stranieri è una figura sempre più diffusa e richiesta, e non solo a scuola.

Il crescente flusso di immigrazione verso il nostro paese e il conseguente aumento di alunni stranieri o residenti di altre lingue, ha fatto aumentare l’esigenza di formare delle figure professionali in grado di insegnare la lingua italiana agli stranieri.

Inizialmente i docenti di italiano a stranieri non avevano una formazione specifica; spesso la loro formazione era affidata alla personale buona volontà e all’interesse dei singoli che svolgevano questo lavoro più per passione, o per arrotondare le proprie entrate, che come regolare attività lavorativa.

Oggi la situazione è decisamente cambiata: i corsi e le specializzazioni per l’insegnamento dell’italiano sono aumentati  e di pari passo anche le certificazioni didattiche riconosciute per l’insegnamento dell’italiano.

Un riconoscimento ufficiale della professione del docente di italiano a stranieri è giunto nel 2016 con la creazione della A023, una nuova classe di concorso per l’insegnamento dell’italiano a stranieri nella scuola pubblica rivolto ad apprendenti alloglotti.

Nonostante l’istituzione della classe di concorso specifica per l’insegnamento dell’italiano a stranieri nella scuola pubblica (classe di concorso A023), non c’è ancora un percorso prestabilito da seguire per  insegnare italiano a stranieri.

A seconda dell’ente o dell’istituto presso cui si viene assunti, i titoli richiesti per insegnare italiano come lingua straniera possono variare. Nei contesti privati anche un diploma di scuola media superiore, corredato da una specifica formazione, è sufficiente per intraprendere questa carriera.

Ma saper parlare italiano non significa saperlo insegnare; occorrono metodi innovativi per rendere la didattica sempre più coinvolgente e divertente. Le competenze specifiche che un insegnante della scuola pubblica deve possedere, infatti, per gestire al meglio una classe che abbia un numero, anche esiguo, di studenti stranieri, sono competenze trasversali per eccellenza.

Chi ha sostenuto solo esami universitari di glottodidattica in genere rimane confinato su un piano troppo teorico. Questi studi, infatti, pur costituendo una buona base di partenza per diventare docente di italiano per stranieri, spesso non sono sufficienti in quanto non forniscono le molteplici competenze che un docente di italiano per stranieri dovrebbe possedere.

Vediamo allora quali titoli servono per diventare insegnante di italiano per stranieri.

Sarebbe bene possedere una laurea in letteratura o un titolo affine. Una volta terminata l’università è necessario frequentare i corsi organizzati da enti certificati oppure da istituto specializzati. La certificazione necessaria per insegnare italiano è il Ditals; senza non è possibile diventare insegnanti di italiano per stranieri.

In alternativa al Ditals, rilasciato dall’Università per stranieri di Siena,  è possibile conseguire il Cedils, certificazione rilasciata dal laboratorio Itals dell’Università Cà Foscari di Venezia. L’esame può essere sostenuto nella sede di Venezia o, eventualmente, anche in altre sedi convenzionate sia in Italia che all’estero.

Oltre al Ditals è possibile ottenere la certificazione per lavorare come insegnanti di italiano per stranieri anche con il DILS-PG, una specifica certificazione, rilasciata dall’Università per stranieri di Perugia, per l’accertamento delle competenze e delle conoscenze glottodidattiche che sono necessarie per lavorare in maniera efficace come docente di italiano per stranieri.

I laureati possono inoltre frequentare Master in didattica dell’italiano per l’insegnamento a stranieri in molti atenei italiani: Roma, Verona, Venezia, Siena, Perugia.

Le certificazioni di lingua italiana per stranieri sono il punto di arrivo di un percorso in mezzo al quale ci sono le esperienze formative svolte durante la vostra carriera.

Le esperienze formative, prima ancora delle varie certificazioni sono il punto di partenza per insegnare l’italiano agli stranieri visto che prima ancora della teoria ciò che conta è la comunicazione e per insegnare agli stranieri ad imparare l’italiano è fondamentale fare esperienza.

La maturità al tempo del Covid-19

Il particolare periodo storico che stiamo vivendo da marzo scorso, con l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid-19, ci ha insegnato, e continua a farlo, che ormai dovremo essere pronti a rivedere le nostre abitudini quotidiane e a uscire dalla nostra zona di confort.

In questo periodo infatti tutti, dai bambini agli adulti, siamo stati “costretti” a rivedere e a trasformare la nostra vita quotidiana, in tutti gli aspetti che la caratterizzano, dal lavoro allo studio, al tempo libero, alla vita sociale.

Quello che fino alla pandemia ci sembrava normale e irrinunciabile, tutto d’un tratto è diventato impossibile e vietato portare avanti con le stesse modalità.

Ecco quindi che ci siamo dovuti adattare allo smart working o lavoro agile, alla didattica a distanza, alla vita relazionale solo tramite i social.

All’inizio tutto ciò sembrava impossibile ma poi col trascorrere dei giorni siamo riusciti ad affinare la tecnica e a superare le difficoltà iniziali. Certo non sempre tutto ha funzionato alla perfezione ma per lo meno ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile.

Questo è l’aspetto che mi preme sottolineare in riferimento a tutti gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado e in particolare ai futuri maturandi che il 17 giugno si appresteranno ad affrontare il tanto temuto Esame di Stato in una forma “ridotta” e del tutto nuova.

Agli studenti va infatti riconosciuto il merito di essere riusciti ad adattarsi a una nuova modalità di didattica e a portare avanti con impegno lo studio – certo sempre parlando non in assoluto – viste le difficoltà oggettive e il digital divide.

Se agli inizi dell’anno, come scritto in questo nostro precedente articolo, la cosa più temuta dagli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado era l’assegnazione delle materie specifiche di indirizzo a commissari esterni, oggi, a distanza di tre mesi, tutto è cambiato.

Fino a qualche settimana fa non si sapeva nemmeno se e come si sarebbe potuto svolgere l’Esame.

Due giorni fa, il 16 maggio, finalmente, il MIUR ha pubblicato l’Ordinanza relativa all’Esame di Stato 2020 che, vista la situazione di emergenza sanitaria, ha stabilito che l’Esame si svolgerà in presenza (a meno che le condizioni epidemiologiche non lo consentano e con specifiche deroghe per casi particolari) e solo in forma orale.

Facile da immaginare l’ansia che possa accompagnare i ragazzi, in particolare chi ha sempre sofferto maggiormente le interrogazioni rispetto alle verifiche scritte.

L’Esame di Stato 2020 consisterà in un colloquio più lungo del solito, che, comunque, ricalcherà a grandi linee la struttura dell’orale tradizionale. Ma, a causa della cancellazione degli scritti, prevederà alcune integrazioni rispetto agli anni precedenti.

La commissione, composta eccezionalmente da membri solo interni al Consiglio di classe e da un Presidente esterno (per permettere agli studenti di essere a proprio agio viste le difficoltà degli ultimi mesi), esaminerà infatti i candidati per circa un’ora e tra le domande ci sarà spazio anche per l’analisi di un testo di letteratura italiana e per quesiti su un elaborato incentrato sulle materie di indirizzo; sarà quest’ultimo l’apertura del colloquio.

Tale elaborato sarà su un argomento scelto dagli studenti insieme ai loro professori sulle materie di indirizzo, quelle che sarebbero dovute essere oggetto della seconda prova ma non si tratterà della tesina del vecchio esame. La commissione assegnerà un argomento a candidato entro il 1 giugno, gli studenti dovranno poi inviare l’elaborato entro il 13 giugno ai docenti.

Gli studenti esporranno anche l’esperienza di Alternanza Scuola Lavoro svolta nel triennio, indipendentemente dalle ore effettivamente totalizzate.

L’Esame si concluderà con cittadinanza e costituzione. Il ministro Azzolina, nella diretta video, ha chiesto poi ai docenti che questo momento di confronto con i maturandi riguardi l’esperienza della quarantena; ma si tratta solo di una richiesta, non di un’obbligo, e infatti non è scritto nell’ordinanza.

Certo la maturità 2020 non è come gli studenti se la sarebbero immaginata ma di sicuro i maturandi di quest’anno potranno dire di essere stati in grado di affrontarla nonostante tutto.

E allora forza ragazzi!

Corsi MOOC, una risorsa anche per te!

In questi mesi si sono moltiplicate le occasioni di formazione online, a seguito dell’impossibilità di incontrarsi e di partecipare ad eventi e incontri di alcun genere. Molte delle tradizionali aule formative si sono spostate sul web, utilizzando varie piattaforme e a volte rimodulando contenuti e metodi per adattarsi alla nuova situazione. Anche noi abbiamo cominciato a segnalarvi opportunità di apprendimento online attraverso la nostra newsletter.

La formazione online ha già una lunga storia, visto che i primi corsi MOOC, offerti inizialmente dalle università, risalgono al 2011, e nascono proprio nelle università americane. L’obiettivo era democratizzare il sapere, cioè renderlo accessibile a tutti, e al tempo stesso seguire il principio dell’apprendimento centrato sulle esigenze dello studente (learner- centred experience). Da allora il settore si è molto ampliato e diversificato, e oggi abbiamo una scelta vastissima di corsi online, di ogni genere, durata e argomento.

Ma cosa sono esattamente i corsi MOOC? E in cosa si differenziano dagli altri corsi online?
L’acronimo sta per Massive Open Online Courses, cioè corsi aperti a tutti, senza limitazioni di requisiti di accesso (come invece succede all’università), gratuiti e accessibili attraverso una connessione da qualsiasi luogo.

I corsi MOOC si caratterizzano per la specializzazione dei contenuti, creati da soggetti autorevoli nella materia, spesso gli stessi insegnanti delle università. Possono avere una durata notevole, o essere brevi corsi introduttivi, e prevedono un test finale, di solito a scelta multipla. Alla fine del corso, una volta superato il test, rilasciano un attestato di partecipazione, un badge, in alcuni casi dei crediti universitari, e comunque un documento che attesta che cosa avete imparato.
Altra caratteristica interessante è che i materiali (video, documenti) rimangono disponibili e accessibili per un tempo molto lungo, così da permettere a molte persone di frequentare il corso quando vogliono e completarlo con i propri tempi. Molti corsi sono in inglese, ma ce ne sono tantissimi anche in altre lingue e in italiano.

Più sotto indichiamo dove trovare le numerose piattaforme di corsi MOOC, per cominciare a a vedere quale varietà e vastità di possibilità abbiamo per approfondire gli argomenti che ci interessano o imparare quello che ci serve. Ci sembra fondamentale anche capire quali possono essere le motivazioni per decidere di cercare un corso online e magari di frequentarlo, fino alla fine. Sì, perché teoricamente, e anche in pratica di fatto, conoscenze di ogni tipo sono alla nostra portata, ma non possiamo certo dire di essere tutti istruiti su tante cose.

Partiamo dall’interesse, la curiosità o la passione per un argomento di cui non ci stanchiamo mai di saperne di più. Può anche succedere che questo interesse diventi una opportunità di lavoro, una professione, ma certo perché sia così dobbiamo veramente avere una conoscenza approfondita e strutturata, e i corsi MOOC potrebbero essere la soluzione.

Se invece siete tra quelli che non hanno ancora trovato la propria strada, e non sai bene in che cosa vi piacerebbe specializzarvi, i corsi MOOC sono una buona occasione per sperimentare qualcosa da vicino. In questo senso potrebbero essere anche usati come una forma di orientamento alla scelta universitaria o post universitaria.

Poi ci possono essere altre ragioni per iscriversi a un corso online: la necessità di imparare qualcosa di nuovo per avere migliori risultati al lavoro, o per cambiarlo del tutto, per aggiornarsi, esercitarsi o esplorare nuove possibilità di sviluppo. Anche approfondire o ripassare un argomento scolastico, in vista dell’esame di maturità, per scrivere una tesina o preparare un elaborato, è una buona motivazione per considerare i corsi MOOC.

Segnaliamo alcune delle piattaforme per i corsi MOOC, mentre vi rimandiamo ad altre pagine per un elenco esaustivo.
Diverse università italiane hanno una loro piattaforma, come il Politecnico di Milano o la Federco II di Napoli, mentre altre si appoggiano a piattaforme internazionali, come l’Università di Roma con la piattaforma Coursera, o nazionali, come la Ca’ Foscari di Venezia con EduOpen.

Segnaliamo poi EMMA – European Multiple MOOC Aggregator, un progetto pilota supportato dall’Unione Europea, che offre diversi corsi (settori ambiente, alimentare, umanistico, tecnologia, scienza e salute) in varie lingue, tra cui l’italiano.

EduOpen è il progetto finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, finalizzato alla realizzazione di una piattaforma per la diffusione di corsi Mooc creati da un network di atenei Italiani e altri partner.

Weschool è una piattaforma dedicata alla scuola e agli student, si trovano brevi sorsi di poche ore su tantissimi argomenti scolastici.

Qui e qui potete trovare un elenco piuttosto esaustivo delle piattaforme di corsi MOOC disponibili, a seconda delle lingue in cui sono tenuti i corsi, degli ambiti di formazione offerti e dalla possibilità di accesso gratuito o con abbonamento.

Iscriversi a un corso MOOC può essere anche una bella sfida per provare a migliorare la vostra gestione del tempo ed esercitare costanza e determinazione. Buon apprendimento a tutti!

#iorestoacasa: e la scuola?

Di fronte all’emergenza sanitaria che ci vede tutti (o quasi) costretti alla reclusione in casa propria, la routine quotidiana delle persone ha subìto un netto cambiamento.

A parte le persone che, svolgendo attività essenziali, continuano a recarsi sul posto di lavoro e a mantenere gli stessi orari, gli altri sono stati chiamati a modificare poco o tanto il loro modo di lavorare e in generale di vivere.

E lo stesso vale anche per gli studenti che da un giorno all’altro hanno visto cambiare il mondo della scuola e la modalità didattica.

Con la sospensione dell’attività scolastica, infatti, sia i professori sia i ragazzi hanno dovuto mettere in campo la flessibilità necessaria ad affrontare situazioni difficili come l’attuale.

Ecco allora che le scuole, in modo particolare quelle superiori di primo e secondo grado, da diversi giorni hanno attivato modalità di didattica on line, che consentono di condividere videolezioni interattive, tenute dagli insegnanti direttamente da casa loro durante le quali spiegano e interrogano, e di scambiarsi il materiale didattico e la restituzione dei compiti svolti dai ragazzi.

Le nuove generazioni sono, infatti, prontissime a imparare dai contenuti digitali e pertanto stanno vivendo questa nuova modalità di didattica nella maggior parte dei casi con entusiasmo, interesse e curiosità.

Senza però negare l’importanza della relazione diretta insegnante/studente nella quale si insegna più quel che si è che quel che si dice.

Certo che questa nuova modalità di didattica ha creato preoccupazione e confusione tra i genitori che si sono sentiti chiedere dai figli da un giorno all’altro l’installazione di programmi e applicazioni necessari per seguire la didattica on line. E così i primi giorni di sospensione delle lezioni sono stati un po’ caotici per tutti, famiglie ma anche insegnanti.

Per fortuna molti docenti già usano strumenti che consentono di condividere videolezioni e compiti, il tutto è facilitato dalla mail di istituto che consente di gestire gruppi classe, materiali su drive, classi virtuali su classroom; per i ragazzi sono necessari pc/tablet o smarthphone, connessione a internet e microfono (altrimenti è possibile solo la chat) e webcam (facoltativa).

Certo per le famiglie coi ragazzi già alle superiori la situazione è meno complicata perché sono già abbastanza autonomi nel gestire i vari programmi e le difficoltà che si possono presentare nel loro utilizzo.

Per le famiglie coi ragazzi alla scuola di istruzione secondaria di primo grado ancora spesso sono i genitori chiamati a risolvere questo tipo di problemi e quindi questo genera ansia per la paura di non riuscire a stare dietro ai compiti assegnati. Ecco quindi che ogni giorno nei gruppi wapp dei genitori arrivano messaggi preoccupati sia per la mole dei compiti che per le difficoltà di utilizzo di certe applicazioni.

Credo che la scuola abbia dimostrato di saper gestire, anche se con comprensibili difficoltà iniziali, questa situazione cercando di continuare a portare avanti il programma. Questo è molto importante per tutti ma soprattutto per i futuri maturandi che altrimenti si sarebbero visti arrivare alla fatidica data dell’Esame di Stato con tante ansie in più.

Questa non deve essere solo una vacanza forzata: se gli insegnanti raggiungono i ragazzi per organizzare le prossime settimane, per condividere contenuti e proporre esercitazioni è un dovere esserci, anche e soprattutto perché il prossimo rientro non sia fonte di ansia o stress da recupero.

A fronte di queste difficoltà, comunque tutti, genitori e figli, ci stiamo adoperando per vivere al meglio questi cambiamenti.

Da genitore di figli in età scolare noto con gioia come siamo tutti, genitori e figli, solidarizzati per affrontare meglio la situazione aiutandoci a vicenda a risolvere i molteplici dubbi che questa situazione genera inevitabilmente.

I ragazzi tramite i loro gruppi wapp non solo si aiutano nei compiti ma si fanno anche compagnia raccontandosi come trascorrono le giornate. E i genitori con dubbi chiedono agli altri consigli.

Prima dicevamo incontratevi e mettete giù quei cellulari, parlatevi di persona, ora invece proprio questi strumenti, finora considerati quasi come il demonio, diventano la loro “salvezza” per trascorrere giornate intere a casa.

Allora continuiamo a comportarci in maniera responsabile: #iorestoacasa così #andratuttobene.

Esame di Stato 2020

Conclusosi ormai in tutte le scuole il trimestre o quadrimestre, se per tutti gli studenti questi giorni sono fonte di ansia per l’uscita delle tante agognate pagelle, per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado l’ansia è ancora maggiore perché solo da pochi giorni (il 30 gennaio scorso) il MIUR ha pubblicato le materie della seconda prova scritta dell’Esame di Stato.

L’Esame di Stato è un traguardo fondamentale del percorso scolastico dello studente ed è finalizzato a valutare le competenze acquisite dagli studenti al termine del ciclo.

Prevede due prove scritte e una prova orale. La prima prova scritta (prevista per il 17 giugno 2020) è comune a tutti gli indirizzi di studi, mentre la seconda (prevista peril 18 giugno 20209) è specifica per l’indirizzo frequentato. Dallo scorso anno scolastico però lo scritto è diventato multidisciplinare per tutti gli indirizzi che hanno più di una materia caratterizzante.

Quello che più preoccupa i futuri maturandi non sono tanto le materie uscite, molte delle quali erano prevedibili, quanto invece la scelta di assegnare le materie fondamentali di ciascun indirizzo ai commissari esterni, ovvero a professori che non si conoscono. Al Classico i commissari sono esterni sia per Latino che per Greco, allo Scientifico sono esterni per Matematica e Fisica.

Ormai il dado è tratto e quindi agli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado non resta che esercitarsi sulle prove scritte, sia con le simulazioni del MIUR sia con le tracce della maturità dell’anno scorso.

Agli scritti segue un colloquio che si svolge sulla base degli obiettivi specifici di apprendimento del corso ed in relazione alle discipline che caratterizzano il percorso di studi. La prova orale inizia con il materiale proposto dalla commissione (non ci saranno quindi più le buste), continua con la relazione sui percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (ex alternanza), e le domande su Cittadinanza e Costituzione.

Al momento dell’inizio della prova, la commissione sottoporrà uno spunto al candidato, che rappresenterà, comunque, solo un momento di avvio del colloquio.

L’ansia che accompagna e caratterizza l’attesa dell’Esame di Stato riguarda nono solo gli aspetti oggettivi dello stesso ma anche quelli soggettivi dei ragazzi che si rendono conto che questo esame rappresenta l’ultima prova, quella che sancisce un passaggio importante, la chiusura di una fase adolescenziale e l’apertura di un altro ciclo che non si conosce, che spaventa perché non si è più imboccati come prima quando si andava a scuola.

A questo punto, infatti, i ragazzi sono chiamati a fare una scelta di vita e spesso non si sentono pronti. Grava il peso della decisione, dell’ignoto e soprattutto di deludere le aspettative dei genitori che direttamente o indirettamente spesso pressano il figlio senza a volte neanche rendersene conto.

In questo senso l’Informagiovani può aiutarvi a fare chiarezza sui possibili percorsi futuri, con attività di orientamento individuale.

Al via gli open day delle scuole

Tra novembre e gennaio ormai da qualche anno si tengono i c.d. OPEN DAY delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Le denominazioni abbondano: chi lo chiama appunto “open day”, chi lo chiama “scuola aperta“, chi ancora “orientamento scolastico in entrata“. Gira e rigira, si tratta della stessa cosa: la scuola apre le porte a genitori e futuri alunni per farsi conoscere e dunque scegliere, in vista dell’anno scolastico successivo.

In occasione degli open day alunni, docenti, personale della scuola sono a disposizione per accogliere genitori, ragazze e ragazzi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado che vogliono rendersi conto di persona di cosa offre la scuola, quali corsi si possono frequentare e quali sono i relativi piani di studio oltre che per illustrare le attivita’ integrative e complementari e visitare aule, laboratori, attrezzature, ecc.

In generale gli open day cominciano con una introduzione del dirigente scolastico che presenta la scuola, la sua utenza, l’offerta formativa in generale. Al dirigente scolastico si affiancano, poi, alcuni docenti che illustrano più nel dettaglio programmi e progetti.

In molti casi, la giornata prosegue con la possibilità di visitare la scuola. Se l’open day è tenuto durante una giornata infrasettimanale, i ragazzi possono assistere ad alcune lezioni. Talvolta, infatti, nelle scuole superiori si organizzano open day apposta per i soli futuri studenti, in cui a questi è data la possibilità di partecipare alle lezioni, sedendosi in classe durante spiegazioni ed interrogazioni.

 “Studente per un giorno” è forse la modalità migliore per far capire ai ragazzi la vera sostanza delle lezioni e delle materie caratteristiche di un indirizzo di studi piuttosto che un altro.

Ogni scuola, ovviamente, mira a presentarsi al massimo delle proprie potenzialità cercando di fidelizzare famiglie sempre più attente ed esigenti. È fondamentale perché dalla organizzazione e dai contenuti che si trasmetteranno, i genitori e i loro figli potranno sentirsi accolti,  e questa è l’aspettativa di ogni famiglia.

Più spesso, tuttavia, l’open day è tenuto fuori dall’orario di lezione, nel pomeriggio o il sabato mattina o addirittura la domenica e famiglie e aspiranti alunni possono visitare la scuola, le aule, la palestra, eventuali laboratori e così via.

Per far sì che l’open day non sia uno spreco di tempo, ma un utile strumento per acquisire informazioni e farsi un’idea, consigliamo di non limitare la visita all’open day della sola scuola cui si è interessati ma visitare più scuole in modo da avere termini di paragone.

Tenete presente, comunque, che il giorno dell’open day è il giorno in cui la scuola si fa bella, mostra il suo lato migliore, dunque è bene arrivare con qualche domanda da porre a dirigenti e docenti alla fine dei loro discorsi, altrimenti finirà che racconteranno quello che vogliono e genitori e ragazzi potrebbero avere un’idea molto edulcorata della realtà.

Infine, se ci sono allievi di quella scuola coinvolti nell’organizzazione dell’open day, come ormai succede in tutte le scuole, è meglio cercare di parlarci. Ovviamente qualsiasi scuola avrà scelto alcuni dei suoi allievi migliori per presentarsi, ma, pur tenendo conto di questo, è bene scambiarci due chiacchiere e chiedere loro quali sono i punti di forza e quelli di debolezza della loro scuola

A questi open day è importante, in modo particolare nel caso di scelta di una scuola superiore, che siano presenti non solo o meglio non tanto i genitori ma soprattutto i figli.

La scelta della scuola superiore, infatti, è una scelta importante e impegnativa perché di durata quinquennale e spesso determina la direzione successiva degli studi, o il futuro settore lavorativo.

Con questi piccoli consigli siete pronti per iniziare il giro delle scuole di Ancona, tenendo presente che la scelta deve comunque e sempre partire dal ragazzo/a  e non prescindere dai suoi interessi e aspirazioni.

Se vi può essere di aiuto, all’Informagiovani troverete le informazioni non solo sugli open day delle scuole di Ancona ma anche sull’offerta formativa delle stesse.

Botteghe scuola: a scuola dal Maestro artigiano

Botteghe scuola è il bando, approvato dalla Giunta Regionale e rivolto ai disoccupati marchigiani, che prevede la realizzazione di 40 percorsi integrati di addestramento e riqualificazione, con il coinvolgimento attivo delle imprese artigiane.

Grazie al progetto regionale, la bottega torna ad essere luogo di formazione per i giovani che possono trovare nell’artigianato di qualità una concreta prospettiva professionale oltre raccogliere così il testimone di una cultura materiale che altrimenti rischia di perdersi e che arricchisce il territorio marchigiano anche da un punto di vista turistico.

L’Artigianato, tra i primi mestieri che l’uomo ha imparato e tramandato, ha affrontato cambiamenti e rivoluzioni politico-culturali e quindi non può certo essere fermato dall’industrializzazione, dalla globalizzazione o dalla digitalizzazione.

L’artigianato Italiano, poi, è tra i più antichi e rinomati nel Mondo; conosciuto e ricercato da tutti per le sue caratteristiche di “bello e ben fatto”, va ben oltre un semplice lavoro, perché da sempre è parte stessa del tessuto sociale di ogni città e paese, di cui custodisce tradizioni e usanze tipiche.

La crisi degli ultimi anni ha reso necessaria una seria riconsiderazione dei valori alla base delle scelte professionali dei giovani. In un mondo del lavoro caratterizzato da precarietà e insicurezza è necessario intraprendere percorsi più coerenti con i propri sogni, i propri talenti e le proprie passioni. In questo contesto i mestieri artigianali tradizionali hanno riacquistato la loro forza attrattiva.

Il bando Botteghe Scuola si inserisce, quindi, nell’ambito delle iniziative mirate all’attuazione dell’istruzione e addestramento artigiano e ha l’obiettivo di recuperare i mestieri della tradizione, coniugando le lavorazioni tipiche del territorio con le nuove tecnologie.

Si configurano, infatti, come laboratori delle imprese artigiane di cui è titolare o socio lavoratore un “Maestro Artigiano” che svolge compiti di addestramento e formazione.

Le Botteghe Scuola sono imprese appartenenti all’artigianato artistico, tipico e tradizionale, che hanno una sede operativa nelle Marche, presso la quale si svolgerà il percorso integrato.

I destinatari/beneficiari del percorso integrato sono le persone disoccupate, iscritte al Centro per l’Impiego, residenti nelle Marche e in possesso almeno del diploma di scuola secondaria di primo grado.

Chi parteciperà al percorso riceverà un’indennità mensile di 700 euro lordi per un massimo di 12 mensilità ciascuno.

La durata massima del percorso, infatti, è di 12 mesi, con un impegno settimanale minimo di presenza in Bottega di 25 ore settimanali fino ad un massimo di 35 ore.

C’è un compenso anche per i Maestri artigiani del valore individuale di 600 euro mensili.

Il progetto è fortemente personalizzato e mira a una riqualificazione delle competenze professionali cercando di facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro e incentivando la capacità autoimprenditoriale.

Per partecipare al bando occorre presentare domanda, esclusivamente on line, entro il 31/12/2020.

Study abroad: la scuola all’estero

Study abroad è il secondo degli appuntamenti organizzati dall’Informagiovani di Ancona in occasione della settimana della mobilità all’estero, Time to move 2019. Del primo abbiamo già parlato nell’articolo della scorsa settimana.

Study abroad è l’appuntamento informativo gratuito in cui verranno presentate le opportunità di studio all’estero, rivolto ai ragazzi/e dai 14 ai 18 anni.

Studiare all’estero rappresenta siauna sfida che una conquista.

Una sida perché studiare all’estero comporta di dover lasciare il proprio Paese e le proprie abitudini per trasferirsi in un Paese straniero dove le certezze vengono sostituite dall’urgenza di mettersi in discussione tutti i giorni a migliaia di chilometri da casa.

I ragazzi che scelgono di provare l’esperienza di exchange student si trovano completamente fuori dalla famiglia, dove sono troppo protetti e assistiti, imparano una lingua straniera nella vita quotidiana più che sui libri e infine si confrontano con metodi di studio molto diversi da quelli cui erano abituati.

Le famiglie di questi ragazzi temono che il proprio figlio/a non sia in grado di affrontare da solo un cambiamento così importante.

Dall’altro lato, però, una conquista perché la possibilità di frequentare una scuola superiore in un paese estero è certamente una delle esperienze più significative e indimenticabili che un ragazzo/a possa fare nella propria vita.

Studiare all’estero per un periodo che può andare da un intero anno a un semestre o un trimestre è senz’altro un’opportunità unica di confrontarsi con un’altra cultura, imparare una lingua straniera e immergersi nella vita quotidiana di un Paese straniero, aprendo così la mente, insegnando a guardare il mondo da prospettive diverse, facendo crescere e maturare, con enormi vantaggi per il proprio futuro, sia a livello umano che professionale.

Un’altra preoccupazione è senz’altro per quello che aspetta l’exchange student al rientro, dopo un periodo più o meno lungo di assenza dalla scuola italiana.

È bene quindi sapere che il programma di studio all’estero, detto High School Program, è è riconosciuto dal MIUR. ll Ministero riconosce questo tipo di esperienze come parte integrante del percorso di studio in Italia e non come un’interruzione dello stesso. Pertanto chi lo sceglie non dovrà sostenere esami di idoneità (esami a settembre) e, al termine dell’esperienza all’estero, sarà riammesso nella sua classe di appartenenza in Italia.

Tuttavia la riammissione e il passaggio al semestre o all’anno scolastico successivo non è automatica. Occorre quindi concordare, prima della partenza, con i professori e con il dirigente scolastico le modalità di riammissione.

È consigliabile affrontare questo tipo di esperienza al terzo o quarto anno della scuola superiore, quando già i ragazzi/e hanno raggiunto un certo livello di autonomia e non sono impegnati con l’esame di maturità.

Il primo passo da compiere è quello di scegliere l’agenzia con cui partire. Le agenzie, riconosciute dal MIUR, si occupano di seguire tutte le varie fasi del programma: dalle selezioni degli aspiranti partecipanti, al percorso di formazione, al soggiorno all’estero, fino al rientro in Italia.

Occorre muoversi con grande anticipo perché la domanda va presentata diversi mesi prima della partenza (addirittura un anno prima per l’anno scolastico); la partenza avviene in genere a luglio dato il diverso inizio dell’anno scolastico negli altri Paesi e la necessità di arrivare nel Paese di destinazione con un certo anticipo in modo da iniziare ad ambientarsi.

I costi sono in genere abbastanza elevati e variano da Paese a Paese e in base alla durata del programma ma esiste anche la possibilità di ottenere delle borse di studio a copertura almeno parziale.

Per capire come funziona e come si può realizzare il sogno di fare questo tipo di esperienza, vi invitiamo a partecipare all’incontro informativo “Study abroad” dove avrete la possibilità non solo di conoscere ben 13 agenzie, confrontare le loro proposte, fare domande direttamente ai referenti delle stesse ma anche ascoltare la testimonianza di un ospite su come le sue esperienze di studio all’estero hanno influito sul suo futuro professionale e contribuito alla sua crescita personale.

La partecipazione all’evento è gratuita e aperta a tutti. Basta iscriversi!

Vi aspettiamo martedì 15 ottobre alle ore 16.00 all’Informagiovani.

Alternanza scuola lavoro: tutte le novità

Oggi, primo giorno di scuola per gli studenti marchigiani (e non solo), vogliamo affrontare alcune novità che riguardano il mondo della scuola, nello specifico la procedura di Alternanza Scuola Lavoro, novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 e che entrano quindi in vigore dal corrente a.s.

La prima grande novità riguarda il NOME: non più alternanza scuola – lavoro ma “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, a chiarire da subito i propri obiettivi.

COS’È

L’alternanza scuola lavoro (ASL) è un progetto, promosso dal MIUR, che permette agli studenti di liceo, istituti tecnici e professionali, di trascorrere un periodo di tempo a diretto contatto con la realtà lavorativa, grazie a un tirocinio ad hoc presso aziende o enti della Pubblica Amministrazione.

L’alternanza scuola lavoro deve la propria introduzione alla legge 107/2015 meglio nota come Buona Scuola, che ha reso obbligatoria questa nuova modalità didattica come esperienza utile agli studenti per la ricerca del futuro lavoro.

L’ASL è, infatti, un momento di preparazione che unisce studio teorico a esperienza pratica in azienda, allo scopo di arricchire le competenze acquisite sui libri con un’esperienza extrascolastica e aumentare il senso di responsabilità del ragazzo.

A CHI È RIVOLTA

L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, licei compresi.

QUANDO SVOLGERLA

I progetti di alternanza possono essere svolti sia durante l’anno scolastico, nell’orario di lezioni o nel pomeriggio, sia nei periodi di vacanza.

Le scuole sono incoraggiate a inserire nel calcolo delle ore dedicate all’alternanza scuola lavoro anche le eventuali esperienze lavorative svolte dallo studente all’estero.

DOVE SVOLGERLA

I progetti di alternanza possono essere svolti presso imprese, aziende, associazioni sportive e di volontariato, enti culturali, ordini professionali e istituzioni.

Gli studenti potranno contare sulla figura di un tutor interno, cioè un docente che li guiderà nella scelta del percorso più conforme alle proprie attitudini e ambizioni e che verificherà che l’esperienza si svolga in maniera corretta. Al di fuori della scuola gli studenti saranno invece coadiuvati dal tutor esterno, appartenente all’azienda prescelta.

Una volta scelto il soggetto ospitante, lo studente dovrà accettare firmando il Patto Formativo, ossia le norme vigenti in quello specifico luogo di lavoro. A questo proposito è stata istituita una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti nell’alternanza,  con l’obiettivo di tutelare i ragazzi e per garantire la giusta sicurezza nello svolgimento della pratica. Questa carta è composta di sette articoli dettagliati che raccolgono tutto quello cui lo studente ha diritto (dal tipo di formazione alla presenza di un tutor a un corso di formazione sulla sicurezza sul lavoro) e le norme comportamentali da rispettare in azienda per non incorrere in provvedimenti disciplinari.

Una volta terminata l’esperienza pratica in azienda lo studente compilerà un modulo di valutazione per rendere conto della propria esperienza. Allo stesso tempo riceverà un Certificato delle competenze acquisite, che riconosce quali livelli di apprendimento ha raggiunto rispetto a quelli indicati nel Piano formativo.

Un’altra novità ancora è che lo svolgimento di questo percorso non è più condizione sine qua non per l’ammissione all’Esame di maturità anche se rimane in ogni caso obbligatorio, tanto è vero che all’orale della nuova maturità ne sarà richiesto un resoconto.

MONTE ORE

Anche su questo punto ci sono importanti novità: cambia, diminuendo, il monte ore minimo previsto per questo tipo di esperienza nei vari istituti passando a 180 ore negli istituti professionali (contro le 400 ore di prima), 150 ore in quelli tecnici (contro le 400 ore di prima) e 80 nei licei (contro le 200 ore di prima). Le scuole comunque potranno essere autonome nella scelta dell’aumento o meno del monte ore dedicato all’alternanza.

Per concludere un augurio per un anno scolastico ricco di emozioni positive e perché no di gratificazioni personali, sia dal punto di vista del profitto sia dal punto di vista dell’interesse ed entusiasmo che la scuola speriamo vi trasmetta.

Crescere in digitale: opportunità per giovani e aziende

Nel mese di settembre riparte Crescere in digitale, il Progetto attuato da Unioncamere in partnership con Google e promosso da ANPAL, volto a promuovere, attraverso l’acquisizione di competenze digitali, l’occupabilità di giovani che non studiano e non lavorano (c.d. NEET) e investire sulle loro competenze per accompagnare le imprese nel mondo di Internet.

Crescere in Digitale offre ai ragazzi tra i 16 e i 29 anni (fuori da percorsi di studio e mondo del lavoro) iscritti al programma Garanzia Giovani corsi formativi, laboratori e tirocini aziendali retribuiti. I giovani saranno coinvolti in percorsi formativi per acquisire competenze digitali e in tirocini in cui affiancheranno gli imprenditori nello sviluppo della propria azienda su web.

I giovani potranno seguire un training on line di 50 ore, offerto da Google, sulle tematiche del web per il business, alla fine del quale dovranno sostenere un test volto a verificare le conoscenze acquisite e per il quale sarà rilasciata una certificazione.

I giovani che supereranno il test finale saranno convocati ai laboratori di formazione e di orientamento dove incontreranno le imprese del territorio. Durante questi laboratori i giovani sosterranno uno o più colloqui di lavoro con le imprese selezionate.

I laboratori prevedono delle sessioni di formazione di gruppo organizzate mensilmente presso le sedi provinciali delle Camere di Commercio delle Marche e volte a migliorare le conoscenze tecniche e relazionali e delle sessioni di formazione individuale, volte a favorire il matching fra giovane e impresa.

In caso di esito positivo dei colloqui, la Camera di Commercio attiverà tirocini formativi extracurricolari della durata di 6 mesi, rimborsati 500,00 euro al mese, con i fondi del Programma Garanzia Giovani.

Attraverso i tirocini, il giovane NEET potrà sperimentare le nozioni acquisite nel corso “Crescere in digitale” nel contesto operativo dell’impresa ospitante. Il tirocinante può supportare l’azienda nell’analisi della presenza on line, nell’implementazione e aggiornamento del posizionamento on line, nell’implementazione e aggiornamento della promozione on line, nell’analisi dei risultati e nell’utilizzo dei social media.

Le imprese potranno ospitare uno o più tirocinanti, senza dover coprire alcun costo di rimborso ai giovani. Per ogni tirocinante le uniche spese a carico dell’impresa saranno quelle legate al costo delle assicurazioni obbligatorie (INAIL e Responsabilità civile contro terzi).

Per iscriversi al progetto, i giovani NEET e le aziende dovranno collegarsi alla piattaforma crescere in digitale.

Nelle Marche i primi a iniziare con i laboratori di gruppo saranno i giovani della provincia di Ancona, il 25 settembre, e a seguire le altre province secondo il calendario stabilito dalla Camera di Commercio e consultabile a questo link.

Cosa fare dopo il diploma

Molto spesso ragazzi/e neodiplomati/e vengono all’Informagiovani chiedendo di essere aiutati nella scelta del loro futuro professionale.

La domanda che gli operatori Informagiovani si sentono rivolgere sempre più spesso da parte di questo target di utenti è senz’altro quella di cosa fare dopo il diploma di istruzione secondaria di secondo grado.

Molti diplomati, i.p. i liceali, scelgono di proseguire gli studi iscrivendosi all’Università ma questa non è l’unica scelta possibile; infatti in Italia il sistema di istruzione superiore comprende, oltre e/o in alternativa al sistema universitario, anche quello non universitario che viene impartito attraverso Scuole o Istituti che offrono una formazione di alto livello in vari settori.

Stiamo parlando dei corsi ITS e IFTS, percorsi formativi gratuiti rivolti appunto ai diplomati.

Se degli IFTS abbiamo già parlato in un precedente articolo, anche gli ITS sono stati argomento di precedenti articoli su questo blog ma ci preme tornarci sopra dal momento che in questo periodo sono usciti i bandi dei corsi ITS relativi alla Regione Marche, come potete vedere dall’elenco dei corsi gratuiti sul nostro sito alla pagina dedicata.

ITS – acronimo di Istituti Tecnici Superiori sono delle “scuole” ad alta tecnologia nate allo scopo di formare tecnici superiori in aree tecnologiche strategiche del sistema economico-produttivo del Paese, quali la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, il made in Italy, le nuove tecnologie per i beni culturali e il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste scuole sono costituite nella forma di fondazioni formate da scuole, università e imprese per dare vita a un’autentica integrazione tra istruzione, formazione e lavoro.

Gli ITS ( come già spiegato in questo nostro articolo) sono percorsi formativi gratuiti (prevedono una compartecipazione alle spese didattiche),  hanno una durata biennale per un totale di 1800 ore, suddivise tra ore di attività in aula e in laboratorio e ore di stage in azienda; lo stage è obbligatorio per almeno il 30% del monte ore complessivo ed è prevista la possibilità di effettuare il tirocinio anche all’estero. Il 50% dei docenti proviene dal mondo del lavoro e delle professioni.

Il titolo rilasciato è un Diploma di tecnico superiore con l’indicazione dell’area tecnologica e della figura nazionale di riferimento, corrispondente al V livello del Quadro Europeo delle qualifiche – EQF.

Sono rivolti ai giovani in possesso del diploma di istruzione tecnica (scuola secondaria superiore), coerente con l’area tecnologica di riferimento; è consentito l’accesso ai candidati in possesso di altri tipi di diploma, previa frequenza di moduli di specifica preparazione, finalizzati a “riallineare” le competenze tecniche specifiche mancanti. Requisiti indispensabili sono una buona conoscenza in informatica e dell’inglese.

Garantiscono una soluzione professionale di eccellenza, sono equiparabili all’università, vanno a braccetto con il mondo del lavoro e offrono sbocchi professionali qualificati e in linea con i parametri europei, oltre agarantire un più rapido inserimento lavorativo.

Rispetto ai percorsi accademici, sono più brevi, più operativi, più tecnici e più economici e comunque rilasciano crediti formativi per un’eventuale iscrizione all’università.

Potete reperire i bandi dei corsi ITS in ambito regionale dal nostro sito alla pagina corsi di formazione cliccando sul titolo del corso oppure passare allo sportello a ritirarne una copia cartacea o inviando una mail a: formazione@informagiovaniancona.com.

Corsi di formazione: scegliere con consapevolezza

Scegliere un corso di formazione è spesso fonte di dubbi e incertezze sulla validità dello stesso e sulla spendibilità del titolo che può essere rilasciato. Dubbi più che legittimi se si pensa che seguire un corso di formazione implica certamente un dispendio di energie, tempo e non ultimo soldi se si tratta di un corso a pagamento.

Come spiegato in un nostro precedente articolo, nella scelta di un percorso formativo incidono sicuramente diversi fattori: va bene partire dall’individuare le professioni che il mercato richiede maggiormente ma senza prescindere dai propri interessi, dalle proprie inclinazioni, dalle ambizioni personali e dalla passione che farà da filo conduttore a tutta la carriera professionale.

Una volta individuati i propri interessi, è necessario scegliere anche in base alla tipologia di corso, alle caratteristiche dell’ente organizzatore e alla durata del corso stesso.

Quanto alla tipologia di corso, è sufficiente dare una scorsa anche veloce agli elenchi di corsi caricati sul nostro sito alla pagina corsi di formazione, per vedere innanzitutto che i corsi si dividono in due macrocategorie: gratuiti e a pagamento.

Quelli gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE), quelli a pagamento possono essere autorizzati dalla Regione. Per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione, i corsi vengono sottoposti a valutazione da parte della Regione sulla base di criteri di qualità.

Anche gli enti di formazione devono sottostare a criteri di qualità per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione del proprio corso. Solo gli enti che rispondono a questi criteri vengono accreditati e inseriti in un elenco aggiornato trimestralmente dalla Regione (per saperne di più potete leggere qui).

All’interno delle due macrocategorie di cui sopra, poi, sono presenti ulteriori distinzioni e classificazioni.

CORSI GRATUITI

I corsi gratuiti, come dice il nome stesso, sono corsi che non comportano spese di partecipazione per il corsista, perché ricevono il finanziamento del Fondo Sociale Europeo (FSE), lo strumento finanziario attraverso cui l’Unione Europea sostiene e promuove le opportunità occupazionali, la mobilità geografica e professionale dei lavoratori e favorisce l’adeguamento alle trasformazioni industriali.

Tra i corsi FSE esistono ulteriori classificazioni e distinzioni: ITS, IFTS, corsi per giovani in età di obbligo formativo.

ITS

ITS è l’acronimo di Istituti Tecnici Superiori che sono delle “scuole” ad alta tecnologia che hanno lo scopo di formare tecnici superiori in aree tecnologiche strategiche del sistema economico-produttivo del Paese, quali la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, il made in Italy, le nuove tecnologie per i beni culturali e il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste scuole sono costituite nella forma di fondazioni formate da scuole, università e imprese per dare vita a un’autentica integrazione tra istruzione, formazione e lavoro.

I corsi ITS sono percorsi formativi gratuiti, della durata di due anni (1800 ore), che prevedono l’alternarsi di ore di lezione in aula a ore di laboratorio e a periodi di stage in azienda. Per accedere a questo tipo di corsi occorrE essere in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore e poi anche di competenze di base tecniche e tecnologiche, buona conoscenza della lingua inglese e una competenza informatica avanzata.

Il titolo di studio rilasciato da questi corsi, Diploma di tecnico superiore, consente di entrare velocemente nel mondo del lavoro.

IFTS

IFTS, acronino di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, sono percorsi formativi a livello post-secondario di tipo non universitario, rispondenti alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riguardo al sistema dei servizi, degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati secondo priorità indicate dalla programmazione economica regionale.

Hanno lo scopo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo di facilitare anche l’eventuale prosecuzione degli studi all’interno di percorsi formativi successivi anche universitari. Rilasciano infatti crediti formativi spendibili nel sistema universitario per l’iscrizione a corsi di laurea.

Sono sono rivolti ai giovani in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e hanno una durata di due semestri (800 ore).

CORSI A PAGAMENTO

I corsi a pagamento sono quei corsi che prevedono un costo di partecipazione a carico del corsista.

Tra questi corsi ci possono essere quelli autorizzati e inseriti nel CATALOGO FORM.I.C.A.

Anche questi corsi come quelli FSE possono essere organizzati solo da enti accreditati dalla Regione.

Per questi corsi, la Regione Marche ha messo a disposizione voucher formativi grazie ai quali è quindi possibile frequentare i corsi presenti in Catalogo in maniera del tutto gratuita.

Solo i corsi di formazione organizzati da enti accreditati  possono rilasciare qualifiche professionali o diplomi di specializzazione e quindi titoli riconosciuti sul mercato del lavoro.

Sulla scelta di un corso inciderà quindi anche il titolo rilasciato dal corso stesso. In base alla durata del corso, i titoli che si possono ottenere sono: attestato di partecipazione (durata corso: almeno 36 ore), qualifica professionale (durata corso: almeno  400 ore) e diploma di specializzazione (durata corso: almeno 300 ore).

Nella speranza che questi consigli possano aiutarvi a scegliere in maniera consapevole, vi invito a consultare gli elenchi dei corsi sul nostro sito alla pagina dedicata.

Alla scoperta dei mestieri di una volta: il maniscalco

In un’epoca dove il lavoro manuale viene gradualmente ma velocemente sostituito dal lavoro automatizzato, sembra quasi impossibile riuscire a pensare a delle professioni artigiane svolte ancora dall’uomo.

La tecnologia odierna, di fatto, è in grado di fare cose che fino poco tempo fa sembravano impensabili in moltissimi settori, come per esempio nel campo della salute, delle stampe 3D, della logistica o dei beni di consumo, in cui i “robot” hanno comportato e stanno comportando sempre più una drastica riduzione del fabbisogno di manodopera.

A questa inesorabile scomparsa della mano dell’uomo, sopravvivono però alcuni mestieri artigiani tipici della nostra tradizione marchigiana, alla riscoperta dei quali punta il bando regionale che finanzia numerosi corsi di formazione nel settore agroalimentare (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo).

Si tratta di corsi rivolti a persone disoccupate e finalizzati a formare figure professionali specifiche che che tutelino e tramandino l’arte del saoer fare degli antichi mestieri marchigiani.

Vero è che ci sia il timore che i robot e l’intelligenza artificiale un giorno possano prendere il sopravvento e sostituirsi totalmente all’uomo. Sicuramente molte delle operazioni e dei lavori che prima si effettuavano manualmente hanno avuto un apporto considerevole dalle nuove tecnologie, ma, pensando al futuro, è sbagliato credere che l’intelligenza artificiale possa rimpiazzare il lavoro umano, soprattutto se si svolgono alcuni mestieri.

Tra questi c’è il mestiere del maniscalco, ossia  l’artigiano che esercita l’arte della mascalcia, ossia del pareggio e ferraturadel cavallo e degli altri equini domestici (asino e mulo). Nel suo lavoro, collabora strettamente con il proprietario (che gli fornisce tutte le informazioni sull’uso abituale del cavallo, su eventuali esigenze particolari, su eventuali problemi dell’andatura) e con il veterinario (con il quale concorda gli accorgimenti opportuni in caso di patologie della zampa o delle articolazioni degli arti).

Fino a qualche anno fa, il manoscalco provvedeva del tutto alla cura del cavallo e confezionava personalmente i ferri secondo le caratteristiche e le necessità di ciascun cavallo.

Oggi la produzione industriale rende inutile la realizzazione artigianale di ferri da cavallo. Rimane tuttavia necessario per il maniscalco conoscere e saper lavorare il ferro a caldo o a freddo per riuscire ad adattare le verghe e le piastre metalliche agli zoccoli dei cavalli.

Il lavoro di maniscalco è un lavoro che prevede un grande sforzo fisico dovendo stare per ore piegato sulle zampe dei cavalli, sostenendone il peso sulle gambe. Ma soprattutto deve possedere sensibilità e riflessi pronti. Egli deve riconoscere gli stati d’animo dei cavalli. comprenderne le intenzioni e quindi prevederne scatti improvvisi.

Alla necessaria abilità manuale, il maniscalco deve associare anche conoscenze di anatomia degli arti ed in modo particolare delle sue estremità, conoscerne le andature e gli appiombi del cavallo, perché è suo compito realizzare una ferratura che tenga conto della conformazione individuale dell’animale, facendo attenzione anche alla scelta del ferro, che va fatta in funzione dell’impiego dell’animale.

Nonostante la diffusione della pratica del “cavallo scalzo” la ferratura continua ad essere necessaria per molti tipi di sport in cui i cavalli, e quindi gli zoccoli, sono sottoposti a ritmi non naturali. Anzi, questa tendenza ha dato nuovi impulsi all’elaborazione di moderne e più naturali tecniche di pareggio dello zoccolo e di recupero dei cavalli sferrati.

Grazie all’utilizzo di nuovi materiali, come ferri incollabili e scarpe allacciabili da impiegare in situazioni particolari, la mascalcia diventa un’arte al passo con l’evoluzione della scienza veterinaria e dei moderni ritrovati della tecnologia.

COME SI DIVENTA MANISCALCO?

Per diventare maniscalco occorre seguire dei percorsi professionali specifici che variano da scuole professionali a corsi di formazione professionale. Tra questi ultimi nella nostra regione in questo periodo potete trovare un corso gratuito, dal titolo Il maniscalco: l’artigiano della ferratura (addetto di scuderia) che mira a traferire competenze teoriche e pratiche per il raggiungimento di una qualifica professionale fortemente legata ai mestieri tradizionali del nostro territorio e che oggi torna a essere una reale opportunità occupazionale per coloro che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro.

Questo tipo di lavoro, una volta pensato solo strettamente rivolto agli uomini, oggi viene considerato eseguibile anche dalle donne; tanto è vero che per questo corso i termini di iscrizione sono riaperti fino al 1° luglio solo per 5 donne.

Tuttavia possono uscire nuovi corsi in questo ambito e quindi per tenervi aggiornati sui corsi in partenza in ambito regionale, potete consultare gli elenchi dei corsi, gratuiti e a pagamento, sul nostro sito alla pagina dedicata oppure passare allo sportello Informagiovani per riceverne una copia cartacea.

Studenti alla ricerca alloggio

Nella vita ci sono decisioni importanti che maturano nel tempo. La scelta del corso di laurea da seguire dopo il diploma di maturità è una di queste e segna un passaggio nella vita. Sia le scuole secondarie di secondo grado sia le università hanno predisposto delle risorse per orientare gli studenti e supportarli per effettuare la scelta migliore. Ad esempio segnaliamo una delle iniziative dell’Univpm che ha organizzato per il 19 luglio una giornata di orientamento rivolta ai diplomati e alle loro famiglie, la partecipazione è gratuita ma si richiede l’iscrizione entro il 15 luglio. Sarà l’occasione soprattutto per gli studenti fuori sede per conoscere il territorio e cercare il proprio alloggio.

Infatti spesso accade che l’università scelta non sia nella regione o nella provincia di residenza e quindi gli studenti si trovano ad affrontare anche l’estenuante ricerca, della soluzione abitativa migliore.

Partendo dal budget a disposizione consigliamo di valutare varie opzioni: gli alloggi universitari, il mercato privato (stanza, posto letto o appartamento) e i collegi universitari privati.

Per gli alloggi universitari è necessario presentare la domanda quando esce il bando pubblicato dall’Erdis (Ente per il diritto allo studio).

Quando si compilano i moduli per la richiesta della borsa di studio si deve richiedete anche quello per l’alloggio. Dopo averlo consegnato, non resta che aspettare la pubblicazione delle graduatorie.

Se non si riesce ad ottenere questo alloggio, per trovare la soluzione che più rispecchia alle esigenze, si possono consultare: annunci privati, cartellonistica nelle strade, le bacheche universitarie, utilissimo il passaparola con amici e le ricerche internet.

Nel nostro blog dedicato all’autonomia abitativa c’è la bacheca annunci on line , dove si possono consultare annunci di cerco ed offro posto letto o alloggio, annunci pubblicati da privati che vanno contattati direttamente. Per inserire un annuncio si deve compilare l’apposito form.

Nella sezione download di iHome  è possibile scaricare l’elenco dei siti dove vengono pubblicati gratuitamente gli annunci dai privati. Esistono inoltre gruppi su facebook per la ricerca di affitto o posto letto ad Ancona.

Gli elementi da tenere in considerazione, oltre al canone, sono: la vicinanza con l’università, i quartieri, i servizi, i collegamenti con stazione e centro.

Chi vuole può rivolgersi alle agenzie immobiliari che si occupano anche di affitto.

Da ultimo esistono ad Ancona alcuni collegi gestiti da privati: Vivere@damè e il Campus Village.

Il blog iHome e la pagina facebook vogliono essere un supporto per gli studenti dell’Università di Ancona; per qualsiasi ulteriori informazione potete trovare l’operatore all’Informagiovani o scrivere una mail a: info@ihomeancona.com

La professione del light designer

Fra pochi giorni, esattamente il 9 giugno, scadono i termini per per iscriversi al corso gratuito, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, per Light Designer.

Si tratta di un corso rientrante nel progetto SIPARIO BIS BIS, il bando regionale volto alla formazione di figure professionali nel settore dello spettacolo dal vivo (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo).

Come già scritto in un altro nostro articolo, ogni spettacolo presuppone il concorso di molte e differenti professonalità, ognuna delle quali è indispensabile per la realizzazione di un prodotto artistico di livello, capace di riscuotere il consenso del pubblico. A tal fine le competenze di coloro che lavorano dietro le quinte sono imprtanti tanto quanto il talento degli attori che si esibiscono sul palco.

Tra queste figure professionali che da dietro le quinte contribuiscono alla buona riuscita di uno spettacolo ci sono tutti quei mestieri tecnici il cui apporto è fondamentale anche in fase progettuale.

Tra questi figure c’è senz’altro quella del light designer.

CHI È E COSA FA IL LIGHT DESIGNER

È il responsabile dell’illuminazione in teatro, a un concerto o in tutti gli eventi in cui la luce deve non solo illuminare ma anche emozionare.

Nell’ambito dello spettacolo dal vivo, è il responsabile dell’allestimento, della sistemazione e del cablaggio di tutte le apparecchiature che danno luce allo spettacolo. In collaborazione con regista, scenografo e coreografo, stabilisce il piano luci, ovvero il copione tecnico attraverso il quale viene definita la sequenza delle luci nonché i colori delle stesse e gli effetti che si alterneranno durante la rappresentazione.

Il lighting designer è un tipo di professionista che si occupa, nelle sue diverse sfaccettature, di illuminazione. Gestisce sia la parte tecnologica relativa ai vari tipi di luci e sia la parte più umana, emozionale e dinamica che si scatena quando si osservano delle luci particolari. In ambiente teatrale è quello che vi trasmette l’enfasi del momento, la tristezza, la gioia e il movimento seduto davanti ad una console.

Da non confondere con il tecnico luci, il quale ha una professionalità legata più alla tecnica che alla creatività, occupandosi infatti del posizionamento delle luci e del deposito dei cavi durante l’installazione di un impianto.

Il lighting designer, invece, unisce alle competenze tecniche sull’illuminotecnica, l’elettronica e l’illuminazione, una forte componente artistica, che si esprime attraverso il gusto e il senso estetico del designer.

COME SI DIVENTA LIGHT DESIGNER

Per diventare light designer occorre seguire dei percorsi di formazione professionale, come quello previsto dal bando SIPARIO BIS BIS, che prevede 300 ore di corso, alla fine del quale viene rilasciato un attestato di specializzazione di tecnico di teatro (light designer) riconosciuto.

Nello specifico questo corso è rivolto ai diplomati residenti o domiciliati nelle Marche e prevede garanzia di occupazione per almeno il 40% degli allievi formati.

Le informazioni su questo e altri corsi n partenza in ambito regionale sono consultabili alla pagina formazione del nostro sito.

Bando straordinario Servizio Civile Universale

Alla fine di aprile è stato pubblicato un bando straordinario del Servizio Civile Universale per la selezione di 766 volontari da impiegare in progetti volti all’accompagnamento di grandi invalidi e di ciechi.

Il bando è rivolto a tutti i ragazzi tra i 18 e i 28 anni compiuti, cittadini italiani, degli altri paesi dell’Unione Europea o non comunitari ma regolarmente soggiornanti in Italia.

Coloro che vogliono partecipare devono essere consapevoli che si tratta di un anno di volontariato, dedicato al servizio della comunità e contestualmente alla formazione personale e alla crescita individuale. Sicuramente potrà essere anche un’opportunità per avvicinarsi al mondo del lavoro.

Per candidarsi in primis si sceglie il progetto a cui si vuole partecipare, si presenta la candidatura presso l’ente di riferimento ed infine si sostiene la selezione. Superata quest’ultima si inizia l’anno di volontariato, in cui è previsto un primo periodo di formazione, durante il quale ci si prepara per svolgere le attività previste dal progetto presso la realtà ospitante.

Visto che si tratta di un bando straordinario in cui i progetti sono rivolti ad attività con grandi invalidi e ciechi, chi decide di candidarsi sa a priori che il target con cui andrà a svolgere le attività è ben definito, quindi è bene valutare la propria motivazione interiore per poter vivere al meglio quest’esperienza ed essere proattivi nel proprio ruolo all’interno dell’ente.

Il servizio civile universale ha una durata di 12 mesi, con un monte ore settimanale di minimo 25 ore e prevede l’erogazione di un assegno mensile di € 433,80.

Con Decreto del 2 maggio 2019 il bando è stato rettificato abbassando  il numero di progetti da 82 a 78 per un totale di 752 volontari  a fronte degli iniziali 766.

Qualora un interessato, nel frattempo, avesse già presentato domanda per uno dei progetti cancellati, può presentarne una nuova per un altro progetto inserito nel bando.

L’elenco dei progetti è consultabile grazie al motore di ricerca presente sul sito ufficiale.

Nella provincia di Ancona ci si può candidare per il progetto: “Accompagnamento Dei Ciechi Civili Ex Art. 40 – Ancona” promosso dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Onlus.

Il progetto dell’Uici Ancona, disponibile nel sito, è rivolto a 12 volontari che, oltre ai requisiti richiesti da bando, devono essere in possesso di: conoscenze informatiche di base, patente B, diploma di scuola media superiore e predisposizione al lavoro di gruppo.

I candidati devono presentare una sola domanda presso l’ente promotore del progetto scelto entro il 3 giugno 2019 con raccomandata A/R o via PEC (Posta elettronica certificata intestata all’interessato). Attenzione! Qualora si scelga di consegnare la domanda a mano, la scadenza è fissata alle ore 18 del 31 maggio.

Per ulteriori informazioni, per consultare e scaricare il bando e i moduli di domanda potete contattarci all’Informagiovani, siamo a vostra disposizione!