Lasciare il lavoro

Quando è una buona idea lasciare il lavoro?

Ne avete sentito parlare?

Si chiama the Great Resignation o the Big Quit, ed è una tendenza che negli ultimi mesi si è manifestata nel mondo del lavoro soprattutto negli Stati Uniti d’America, e in parte anche in alcuni paesi europei. 

Queste espressioni inglesi significano dimettersi, lasciare, abbandonare, e il fenomeno ha interessato vari aspetti della vita delle persone, come lo sport, le relazioni, la religione. Le persone lasciano il loro lavoro, abbandonano abitudini che avevano da tanto tempo, percorsi intrapresi e relazioni apparentemente consolidate.

Tutto sembra essere iniziato con i cambiamenti a cui la pandemia ci ha costretto: cambiamenti nel modo di lavorare, di vivere, di occupare il tempo e di pensare al futuro.

Rompere la routine giornaliera, settimanale e, alla fine, anche annuale, ha permesso a molti di fermarsi a riflettere se quello che stavano facendo della propria vita fosse quello che volevano. E la risposta per tanti è stata no, proprio no.

Chi ha lasciato il lavoro l’ha fatto in maggioranza per una posizione migliore, ma migliore in che senso? Al primo posto c’è naturalmente la retribuzione, ma subito dopo vengono motivazioni quali la salute (mentale e fisica), e la ricerca di un migliore equilibrio tra vita e lavoro.

Se pensiamo al nostro contesto, quando possiamo dire che vale la pena di considerare un cambiamento?

Naturalmente non è una decisione che va presa con troppa leggerezza, ma nemmeno scartata come impossibile.

Ecco alcune domande, da adattare al settore in cui lavorate, che vi potete fare per valutare se conviene investire tempo ed energie nel posto in cui siete:

  • vengo considerato/a un valore per l’azienda o parte dello staff facilmente sostituibile?
  • i costi che sostengo per andare a lavorare (trasporti, pasti fuori casa, ecc) sono adeguatamente ripagati dalla retribuzione o la riducono notevolmente?
  • mi sono state indicate le norme da rispettare per la mia tutela e per la sicurezza sul lavoro?
  • il mio orario è rispettato o spesso ci sono cambi dell’ultimo momento, per cui è difficile per me organizzare qualsiasi altra cosa al di fuori del lavoro?
  • mi viene data la possibilità di sviluppare le mie potenzialità, di imparare e crescere come lavoratore?

Queste sono alcune piccole riflessioni da fare se vi trovate a pensare al futuro e in prospettiva vorreste migliorare la vostra situazione lavorativa. Se le risposte a queste domande non vi soddisfano e vi sentite pronti a mettervi in gioco, può essere il momento di guardarsi intorno. 

In questo periodo le posizioni di lavoro aperte sono davvero tante e, se avete una preparazione nei settori che stanno crescendo di più, c’è davvero possibilità di ottenere un buon posto di lavoro.

Bisogna naturalmente prepararsi e valutare anche i cambiamenti: dovrò fare qualche chilometro in più per andare a lavorare? Cambierò le persone con cui lavoro a cui ho fatto l’abitudine? Se questi aspetti non vi spaventano, siete pronti a cominciare la ricerca.

Infine, un consiglio per tutti, anche per chi non sente di avere i numeri per lasciare il lavoro che ha: allontaniamoci dalla cultura che vede il lavoro come qualcosa per cui dovremmo ringraziare, un favore che ci viene fatto, e cominciamo a pensarlo invece come uno scambio tra due parti, in cui entrambe hanno doveri e diritti, e magari un obiettivo comune.

Cerchi lavoro? Cura il tuo CV!

La ricerca di lavoro è un tema che a noi operatori Informagiovani sta molto a cuore, essendo il lavoro uno dei settori principali del nostro servizio.

Ogni giorno veniamo contattati da persone in cerca di occupazione alle quali cerchiamo di offrire tutto il nostro supporto al fine di renderle autonome e consapevoli del percorso da intraprendere.

Tutt* nella vita prima o poi si troveranno nella situazione di mettersi alla ricerca di un lavoro; dal/la giovane neodiplomat*/neolaureat* – e non solo – in cerca di prima occupazione all’adult* in cerca di una ricollocazione sul mercato del lavoro.

Tutt* purtroppo commettiamo errori in questo percorso, dai più banali (solo a prima vista) a quelli più gravi; sia gli uni che gli altri possono giocarci un brutto scherzo ai fini lavorativi.

Oggi ne prendiamo in considerazione alcuni che vediamo quasi quotidianamente ma l’elenco non è esaustivo perché tanti sono gli aspetti da tenere in considerazione quando ci mettiamo alla ricerca di lavoro.

Le accortezze che vogliamo sottolineare in questa sede riguardano tutte il curriculum vitae (CV), questo “foglio di carta” – ormai diventato “elettronico” così importante perché è il nostro biglietto da visita – così ci piace definirlo.

Il curriculum vitae è il documento che presenta la vostra esperienza professionale e formativa, le vostre capacità e attitudini; è il primo strumento di valutazione da parte dell’azienda nel momento in cui avete risposto all’offerta di lavoro o inviato un’autocandidatura.

Un curriculum vitae ben fatto, unito ad una efficace lettera di presentazione, può essere decisivo per ottenere un colloquio con il datore di lavoro.

Ecco allora alcuni accorgimenti utili che non ci stanchiamo mai di ripetere alle persone che si rivolgono all’Informagiovani.

Scrivere CV mirati

La prima raccomandazione è proprio quella di scrivere curriculum mirati e non generici cercando di mettere in risalto ogni volta quelle caratteristiche e competenze personali che potrebbero fare la differenza in quel determinato contesto lavorativo.

Facile, vero? Assolutamente no ma anche qui un consiglio può essere di studiare attentamente le parole dell’annuncio e sfruttarle a vostro favore.

Ogni annuncio di lavoro contiene termini specifici e una descrizione delle competenze ben definita. Pertanto scegliete adeguatamente le parole per descrivervi riportando, se possibile, alcuni termini che compaiono nel testo dell’offerta di lavoro.

Motivare l’invio di CV

Soprattutto oggi che le candidature vengono richieste ed evase via mail o via social ci capita – troppo spesso purtroppo – di ricevere curriculum senza una minima spiegazione del motivo.

Se fa strano a noi che siamo un servizio di orientamento e consulenza che non offre lavoro ma aiuta nella ricerca, farà strano anche a una ditta che potrebbe avere più posizioni aperte o addirittura nessuna al momento.

Ecco quindi che quando inviate il vostro CV fatelo precedere sempre da una breve  lettera di presentazione (come testo della mail o come messaggio wapp) per far capire se si tratta di un’autocandidatura oppure una candidatura per una posizione aperta oppure per essere inseriti nei database (dell’Informagiovani, delle agenzie per il lavoro, ecc…).

Curare il CV

Quando consigliamo di curare il proprio curriculum vitae ci riferiamo sia alla fase della redazione sia alla fase successiva dell’invio.

Non è sufficiente, infatti, fare attenzione solo alla correttezza grammaticale e al modo in cui scriviamo di noi ma è importante avere cura al modo in cui lo inviamo.

La quasi totalità delle ditte richiede ormai l’invio delle candidature tramite posta elettronica ma alcune persone inviano il proprio CV tramite wapp come foto. Occhio quindi alla cura con cui fate la foto del vostro CV, evitando di inviare CV stropicciati (Sì! può capitare anche questo).

I consigli e gli accorgimenti non finiscono qui. Ne potete trovare altri consultando la pagina dedicata del nostro sito con delle videografiche e delle videopillole sull’argomento: informagiovaniancona.com/consigli-per-il-tuo-cv.

Quanto valgo?

Scorrendo tra i post di LinkedIn mi ha colpito uno di Gian Luca Bruno (per essere esatti e corretti anche nell’attribuzione dei meriti). Il post riportava l’immagine di una bottiglietta d’acqua e nel testo Gian Luca spiegava che quella bottiglietta valeva 0,15 cent al supermercato, 1 euro al bar, 2 euro in stazione, per arrivare anche a 3 euro in aeroporto o in altri luoghi in cui era pii “apprezzata”.

La metafora proposta è quella di prendere coscienza che anche noi, possiamo essere simili a quella bottiglietta: se crediamo di meritare o valere più di quello che veniamo pagati (o apprezzati) possiamo sempre prendere in considerazione l’idea che ci possono essere altri luoghi in cui veniamo meglio valorizzati. I luoghi, insomma, possono significativamente incidere sul nostro valore. La metafora dovrebbe farci anche capire che, a volte, vincere la pigrizia e l’abitudine (o la comodità) di stare in alcuni contesti potrebbe darci l’opportunità di maggiori soddisfazioni.

La metafora mi piace molto e per certi versi concordo: soprattutto sulla necessità, in particolare nel nostro contesto nazionale, di “muoverci” maggiormente, anche geograficamente. Troppo spesso facciamo fatica a spostarci in altre regioni o città se non addirittura a pochi chilometri da quella che riteniamo essere la nostra casa “madre”. Una maggiore mobilità, ancor più se fosse in un contesto europeo, ci permetterebbe di avere più chance e anche di guadagnare in competenze e quindi in competitività. In altre parole, di migliorare la nostra condizione professionale e di vita.

C’è un punto sul quale però mi sento di fare un distinguo: il nostro valore non lo definiscono i luoghi o i contesti in cui ci inseriamo.  Quello che i luoghi e i contesti (intesi come sistema di relazioni e opportunità) possono cambiare è il prezzo che al nostro valore (o alle nostre competenze) viene assegnato. L’acqua di quella bottiglietta è sempre la stessa, quindi il suo valore di materia prima essenziale per la vita dell’uomo non cambia. Quello che cambia è la possibilità che qualcuno se ne possa appropriare: questa possibilità ha un prezzo.

Credo che sia importante distinguere, anche per quello che ci riguarda, il nostro valore (e magari poi un giorno parleremo di come determinarlo a prescindere dai contesti in cui viviamo) e il prezzo che gli atri sono disposti a pagare per averci. Qualcuno di noi potrebbe avere un valore molto alto e accettare, nonostante questo, di essere pagato un prezzo basso (per mille e mille motivi); qualcun altro potrebbe avere un valore nella norma e riuscire però a spuntare un prezzo davvero alto (altro tema che sarebbe da affrontare per il benessere delle nostre comunità).

In ogni caso quello che rimane è che, quando cerchiamo un lavoro, una delle cose da chiederci è sicuramente: quanto valgo?

(photocredit: immagine di Steve Johnson on Unsplash)

PS: piccolo (ma nemmeno tanto) disclaimer ecologico: sono per le borracce ecologiche e contro le bottigliette di plastica (davvero, possiamo farle scomparire)

 

Privacy sì o privacy no?

“Autorizzo il trattamento dei dati…”: questo è l’inizio di una frase che avremo letto (senza farci attenzione) un sacco di volte. E, se stiamo cercando lavoro, l’avremo anche scritta un sacco di volte. O, meglio, copiata e incollata nel nostro cv ogni volta.
Da qualche tempo (perdonateci ma non sapremmo dire al momento, nel groviglio di commi e articoli di legge, quando di preciso) questa formula non è più necessaria. Anzi, a dire (e scrivere) la verità (quella perlomeno che abbiamo capito noi) potrebbe essere anche “fuori legge” inserire la formula nel cv che inviamo.

Il presupposto è che l’attuale normativa sulla privacy (quella che legislatore e principali media, per allenare le nostre capacità linguistiche, hanno chiamato GDPR) impone a chi riceve i nostri dati, e non a noi che li mandiamo, il rispetto di certe procedure. Come a dire: caro candidato, mandalo pure il tuo cv, è chi lo riceve che deve preoccuparsi di farti sapere come utilizzerà i dati che ci sono contenuti.

Questo accade sia nel caso in cui stiamo mandando il cv per autocandidarci (cioè, non abbiamo letto alcun annuncio, ma proviamo a farci prendere in considerazione sfoggiando le nostre competenze ben scritte sul curriculum), sia nel caso in cui stiamo rispondendo a un annuncio.

Che poi, in questo secondo caso, i più attenti si saranno accorti che già da un po’ di tempo, i portali in cui carichiamo i nostri dati sono muniti di una propria dicitura per il trattamento dei dati (i disclaimer che facciamo finta di leggere prima di cliccare sul quadratino con il consenso).

Questa la situazione. Nella teoria. Dovrebbe coincidere anche con la pratica, ma in questi casi, da queste parti, è sempre meglio anche dimostrare di conoscere bene l’ambiente. E l’ambiente in molti casi è fatto di piccole realtà imprenditoriali, datori di lavoro che non sempre sono così aggiornati su questioni che, diciamolo, non attengono e non influiscono sul loro business. Per cui può capitare che sono rimasti fermi alla necessità che nel cv ci sia la dicitura sulla privacy e vi potrebbero chiedere il perché della sua assenza? E, siate sinceri, vorreste davvero trovarvi nella situazione di dare una lezione di diritto a qualcuno che vi ha appena preso in considerazione per farvi (forse) lavorare? Oggettivamente ne sareste sicuramente titolati, ma strategicamente sarebbe una pessima idea.

Per cui il nostro consiglio è questo: focalizzate l’attenzione su chi è il destinatario del vostro cv e poi decidete. Tendenzialmente se si tratta di una realtà medio grande saranno aggiornati e la dicitura potete saltarla. Per realtà più piccole inseritela e assecondate quella che per molti è una prassi, almeno per qualche mese ancora. In ogni caso nessuna ansia: per fortuna (o purtroppo) non sarà questo a determinare la conquista del vostro lavoro.

PS: per chi è appassionat* di legge, curios* o interessat* ai dettagli, in questo post ci sono tutti i particolari

cerco lavoro

Cerco lavoro, da dove iniziare?

Se sei alla ricerca di un lavoro, forse ti stai chiedendo da dove iniziare. Se è la prima volta che ti metti alla ricerca, ma anche se hai già esperienza, ti sarà utile una breve rassegna dei canali da utilizzare. Naturalmente poi sta a te scegliere su quali investire più tempo ed energie, in base al tuo profilo, alle tue aspettative, ai tuoi obiettivi.

Cominciamo da quelli più ovvi, ma di cui non sempre si sa bene come funzionano e cosa ci possono offrire.

Il CPI – Centro per l’impiego (ex CIOF – Centro per l’impiego, l’orientamento e la formazione, e ex Ufficio di collocamento, come molti lo chiamano ancora impropriamente) è il primo canale da conoscere. Il CPI è un ufficio  pubblico, di competenza regionale, dedicato principalmente a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, cioè tra chi cerca lavoro e chi cerca personale.

Iscriversi non è obbligatorio, ma può essere utile per ricevere informazioni o proposte su iniziative pubbliche aperte a chi cerca lavoro (corsi di formazione, bandi per borse lavoro, bandi per tirocini o simili). Iscriversi al CPI significa dichiarare la propria disponibilità a lavorare e a cercare attivamente un impiego, secondo le indicazioni che ci vengono date dal CPI stesso, ed è necessario quando si vuole partecipare a iniziative o bandi per disoccupati. Il CPI infatti è l’unico ufficio che può rilasciarti il certificato di stato di disoccupazione: dopo un colloquio che serve a capire qual’è stato il tuo percorso e che cosa vorresti fare, firmerai il cosiddetto PSP – Patto di servizio personalizzato.

I CPI gestiscono alcune offerte di lavoro degli enti pubblici, e numerose offerte di lavoro di aziende private, oltre alle offerte disponibili per chi vuole partecipare a borse lavoro o tirocini (quando ci sono bandi aperti e fondi disponibili).

Tra le funzioni del CPI c’è anche registrare le assunzioni o le trasformazioni dei rapporti di lavoro (quando vieni assunto/a, il datore di lavoro deve comunicarlo al CPI a cui sei iscritto/a), gestire le iscrizioni e le assunzioni delle persone inserite negli elenchi delle categorie protette e delle liste di mobilità. Tra i compiti dei CPI si è aggiunto quello di seguire per la ricerca di un impiego le persone a cui è stato riconosciuto il Reddito di cittadinanza.

Ricorda che ti puoi iscrivere ad un solo CPI: puoi cambiarlo se ti trasferisci, e i tuoi dati verranno trasmessi dal vecchio CPI a quello nuovo. Per iscriversi basta avere un domicilio nella zona di competenza del CPI: nella provincia di Ancona ce ne sono quattro (Ancona, Senigallia, Jesi e Fabriano), ed è possibile vedere quali sono i comuni di competenza di ognuno cliccando sul tondino azzurro con il + accanto al nome di ogni CPI, sulla pagina dedicata agli orari e contatti. Naturalmente tutti i servizi dei CPI sono gratuiti.

 

Le agenzie per il lavoro (ex agenzie interinali) sono soggetti privati, autorizzati dal Ministero del lavoro oppure dalla Regione, che offrono servizi alle aziende, e in particolare la ricerca e selezione del personale. Questo significa che per te che cerchi lavoro l’agenzia è un canale attraverso il quale trovare un impiego: l’agenzia infatti ricerca personale per le aziende, lo seleziona, in alcuni casi lo forma, e poi lo inserisce in azienda.

Di solito funziona così: il tuo datore di lavoro formale è l’agenzia per il lavoro (cioè il tuo contratto di lavoro è con l’agenzia) mentre la sede di lavoro è l’azienda per cui lavora l’agenzia. Il tutto è regolare e tu non devi pagare niente, perché i servizi che l’agenzia offre sono pagati dalle aziende clienti. Se da un lato questo è un aspetto positivo, dall’altro bisogna ricordare che le agenzie per il lavoro non hanno come obiettivo quello di trovare un lavoro per te, ma quello di trovare lavoratori adeguati alle richieste delle aziende. E’ sempre utile ricordarlo, perché se ti aspetti che siano loro a ricercare un lavoro adatto a te, le tue aspettative saranno deluse. Puoi iscriverti a tutte le agenzie che vuoi, e molto spesso lo puoi fare online, sui siti delle agenzie stesse, caricando i tuoi dati e il tuo cv: ecco un elenco di quelle della provincia di Ancona, fatto da noi per te.

 

Naturalmente anche noi dell’Informagiovani, che siamo tra le altre cose un centro di orientamento e supporto per la ricerca del lavoro, abbiamo diversi servizi dedicati a te che stai cercando: puoi fare un colloquio orientativo iniziale, per avere consigli personalizzati per capire come muoverti, come e dove cercare lavoro, in base alle tue caratteristiche e alle tue aspettative; puoi fare o rivedere con noi il tuo cv, per renderlo migliore e più efficace; puoi iscriverti alla nostra banca dati lavoro, per avere la possibilità di venire contattato da un possibile datore di lavoro interessato al tuo profilo; e infine puoi cercare tra le offerte di lavoro che pubblichiamo tutte le settimane quella che fa per te. Tutti i nostri servizi sono gratuiti!

 

Ci sono poi i portali online che pubblicano offerte di lavoro e ti danno la possibilità di inserire i tuoi dati. Secondo la nostra esperienza hanno una efficacia relativa, e spesso sono solo aggregatori di inserzioni da altri siti, per cui anche cercando una professione specifica in una zona specifica spesso finisci per perdere tempo leggendo annunci (a volte anche finti) di impieghi vari in altre regioni. Alcuni poi hanno più che altro l’obiettivo di raccogliere dati (i tuoi) e inviarti anche più email al giorno, non sempre interessanti. Il nostro consiglio è comunque quello di leggere attentamente gli annunci e poi fare delle verifiche incrociate sul sito del presunto datore di lavoro.

 

Un canale online relativamente nuovo (ormai nemmeno troppo in realtà) per la ricerca di lavoro è LinkedIn, ma a patto di usarlo bene. Abbiamo dedicato a questo strumento delle videopillole, se hai intenzione di usarlo o ti sei iscritto da poco, ti consiglio di vederle.

 

Il modo che consigliamo più spesso e che si rivela efficace è la ricerca per autocandidature: significa cercare aziende e imprese che potrebbero interessarci in base al settore, o in base a dove hanno sede, e inviare una candidatura di lavoro (cv più lettera/mail di presentazione e motivazione) mirata, cioè pensata proprio per quel destinatario. Ci vuole più tempo che inviare lo stesso cv a raffica a un numero alto di email e aziende, ma funziona meglio.

 

Un altro consiglio che diamo spesso è quello di utilizzare in modo intelligente il passaparola: in un mercato del lavoro che è ancora molto locale, poco dinamico e basato sulle conoscenze (cioè sul fatto che molti datori di lavoro preferiscono contattare prima persone già conosciute da un dipendente, un amico, un parente, per una sorta di garanzia di affidabilità) è importante spargere la voce che sei alla ricerca di un lavoro tra le tue conoscenze. Le persone che ti conoscono e che sanno in che cosa sei bravo/a sono i tuoi migliori sponsor! Parliamo quindi della raccomandazione in senso positivo, efficace e utile, quella che avviene quando due soggetti vengono messi a contatto grazie ad una conoscenza comune che capisce che uno sta cercando proprio l’altro, per le sue caratteristiche professionali e personali.

Bene, ora sai da dove cominciare! Per consigli personalizzati sulla tua situazione e per il tuo progetto personale, vieni a trovarci, ti aspettiamo!

 

Abbiamo riaperto!

Finalmente! Dopo il lungo periodo di chiusura, siamo finalmente tornati ad accogliervi nei nostri locali. Anche se sono un po’ trasformati per via delle precauzioni che abbiamo dovuto prendere per mettere in sicurezza tutti noi.

Però siamo molto contenti che il nostro servizio possa tornare ad essere un piccolo punto di riferimento, anche fisico, per la città. Approfittiamo anche per spiegare brevemente come sarà possibile accedere al nostro servizio.

Innanzitutto abbiamo mantenuto gli orari di apertura pre-pandemia (potete vederli qui). L’accesso è consentito a un massimo di 15 persone (è il numero totale di presenze contemporanee all’interno dei locali) questo per evitare che ci siano assembramenti all’interno. Sono tornate attive anche le postazioni internet, opportunamente “divise” in modo che chiunque le utilizzi possa farlo in sicurezza. Non troverete, almeno temporaneamente, i giornali e altri supporti di carta perché non è consentito l’uso promiscuo di supporti cartacei. Vale anche per depliant e volantini che sarà possibile richiedere individualmente agli operatori.

Per accedere al servizio sarà necessario indossare una mascherina e igienizzare all’ingresso le vostre mani (in alternativa indossare i guanti che vi forniamo). Siamo obbligati a misurare la temperatura a chi entra (e come forse ormai avrete saputo non deve superare i 37,5 gradi): questa cosa forse potrà non piacere a tutti ma come abbiamo già spiegato ad uno di voi su Facebook purtroppo è una misura che abbiamo dovuto adottare per poter riaprire. All’interno del locale si potrà rimanere per il tempo necessario a ricevere (o cercare) le informazioni di cui avete bisogno. Per quello che riguarda la possibilità di affittare la sala per eventi e iniziative dobbiamo invece chiedere di aspettare ancora un po’: dobbiamo verificare quali sono le normative da seguire e come poi potremo correttamente adeguarci. Invece è da subito possibile utilizzare i nostri spazi per mostre e allestimenti: ne abbiamo già una in corso!

Infine è necessario mantenere tra i presenti all’interno dei locali la distanza di 1,5 metri; anche per questo motivo troverete che la disposizione di tavoli e sedie (molte meno) sarà un po’ strana. Una segnaletica visuale vi aiuterà comunque a rispettare queste piccole precauzioni: noi confidiamo che le nuove buone maniera di comportamento che abbiamo conosciuto in questi mesi saranno adottate da tutti voi che frequenterete il servizio.

Quello che è rimasto invariato è il tipo di servizio che potrete avere: informazioni e consigli personalizzati per la costruzione della tua carriera professionale, per la casa, le opportunità all’estero e tutto ciò che può aiutarvi a sviluppare le idee che avete in testa: vi aspettiamo!

Jobincountry: la nuova banca dati stagionale

Dall’inizio della pandemia, numerosi comparti produttivi agricoli hanno registrato una grave flessione dell’economia aziendale a seguito delle misure restrittive imposte per l’emergenza sanitaria in corso.

La crisi, infatti, ha colpito il settore degli agriturismi, ai quali è stata imposta la chiusura, il settore viticolo a causa della battuta di arresto di bar, enoteche e ristoranti ed esportazione, il settore di produzione del latte per la mancata richiesta di ristorazione e mense, il florovivaismo che non ha canali di vendita attivi in un mercato stagionale, infine le aziende che basano parte della loro attività sulla vendita diretta nei mercati agricoli, chiusi a loro volta.

Non sono previste invece limitazioni al normale svolgimento delle attività agricole stagionali (es. preparazione dei terreni, semina, potatura) e di quelle relative agli allevamenti.

Per contro, però, il problema è la carenza di lavoratori stagionali, in quanto il Made in Italy agroalimentare si regge in gran parte sulla manodopera straniera che oggi non riesce più a venire, a seguito delle misure restrittive alla libera circolazione.

Emerge quindi la necessità di risolvere urgentemente questo problema perché ormai sono iniziate la tradizionale campagna di raccolta frutti e verdure ma anche le attività di diradamento e potatura.

Se da un lato l’Italia agricola annaspa per la mancanza di manodopera straniera dovuta alla chiusura delle frontiere per contrastare l’epidemia, dall’altro sono molti gli italiani rimasti senza lavoro, cassaintegrati, o già disoccupati da tempo.

Sulla base di questo presupposto, la Coldiretti ha varato la banca datiJobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono. L’iniziativa, attiva da alcuni giorni, è estesa a tutta la Penisola ed è rivolta a persone con le più diverse esperienze: dagli studenti universitari ai disoccupati, dagli operai ai blogger, ai responsabili marketing, ai laureati e agli addetti del settore turistico.

Questa piattaforma si pone l’obiettivo di mettere in contatto nei singoli territori i bisogni delle aziende agricole in cerca di manodopera con quelli dei cittadini che aspirino a nuove opportunità di inserimento lavorativo e disposte a lavorare nei campi – anche alla prima esperienza – in un quadro di assoluta trasparenza e legalità. Vanno infatti specificate mansioni, luogo e periodo di lavoro ma anche disponibilità e competenze specifiche in un settore dove è sempre più rilevante la richiesta di specifiche professionalità. L’attività è svolta direttamente nelle singole province attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti, secondo un modello di capillare distribuzione sul territorio.

Come funziona?

Sul portale JobinCountry raggiungibile dal sito della Coldiretti è possibile:

  • per le aziende, inserire offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni relative alle offerte (come mansioni, luoghi, tempi e retribuzione);
  • per chi è in cerca di occupazione, è possibile inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alla nuova occupazione, e mantenere sempre aggiornati i propri dati professionali

L’iniziativa di Coldiretti ovviamente è solo uno dei modi in cui nell’immediatezza il Paese può supplire alla carenza di lavoratori agricoli stagionali, in quanto fino ad oggi la stragrande maggioranza di questi lavoratori era costituita da persone straniere, in regola e non. Proprio su questi aspetti, il Governo in questi giorni sta discutendo sulla necessità di regolarizzare gli immigrati irregolari. Ma come sempre l’empasse politico rischia di rallentare i tempi e di distogliere l’attenzione sul vero nocciolo della questione. Sanare la posizione degli irregolari non esclude, infatti, l’opportunità di

Come trovare offerte di lavoro sul portale Eures

Che sia per un lavoro stagionale o un lavoro a lungo termine, se cercate un lavoro all’estero il portale Eures vi sarà utile in diversi modi.

La funzione più utilizzata è sicuramente la pagina dedicata alla ricerca di lavoro attraverso gli annunci.
Vediamo come funziona e come usare al meglio la maschera di ricerca, per trovare proprio quello che state cercando. Dato che le offerte disponibili sono in genere alcuni milioni, è davvero essenziale sapere come scovare quelle che ci potrebbero interessare.

A sinistra, nella pagina Trova un lavoro, nella sezione Candidati alla ricerca di un impiego, ci sono una serie di box che permettono di restringere la ricerca. Potete scegliere in quali paesi cercare, e anche in quale regione specifica del paese scelto, per chi ha già le idee chiare su dove vuole andare.  Si può restringere la ricerca anche per tipo di contratto ricercato (tempo pieno, parziale, flessibile) e a seconda del livello di istruzione.

Tra le condizioni si può indicare se la posizione ricercata è nell’ambito del lavoro sociale, o quanta esperienza si può offrire (da nessuna a più di cinque anni).

Nel box “Tipo di posizione” si può anche scegliere, se è questo l’obiettivo, l’opzione lavoro stagionale. Il lavoro stagionale può essere estivo o invernale, ed è più facile trovare offerte se si inserisce la parola seasonal anche nella sezione centrale, come parola chiave. Le parole chiave sono importantissime e se ne possono inserire diverse, che riguardano la professione ma anche la lingua conosciuta, i benefit desiderati o altri parametri. Per le parole chiave utilizzate l’inglese o la lingua del paese che vi interessa.

Molto importante è il box laterale nel quale si può scegliere di visualizzare le offerte con contrassegno Eures: sono quelle che sono state pubblicate sotto la supervisione di un consulente Eures, che quindi fa una serie di verifiche sull’azienda. Sono sicuramente in numero ridotto, ma quelle da considerare per prime per chi cerca qualcosa di certificato e affidabile.

Una volta inserite tutte le specifiche della posizione desiderata, si può salvare il profilo di ricerca, così da non doverlo rifare ogni volta. Questa funzione è molto utile soprattutto se considerate che una buona ricerca vi impegnerà per un periodo di diversi giorni o settimane.
Il portale vi da altre due possibilità, per rendere la ricerca più efficiente: ci si può registrare con una email e ricevere le offerte interessanti (secondo il profilo salvato) che di volta in volta vengono caricate e pubblicate, così da non perdere occasioni e non dover ricordare di verificare ogni settimana le nuove offerte.

Sempre nella sezione verde Candidati alla ricerca di un impiego c’è anche la voce Il mio cv. Significa che potete inserire i vostri dati e le informazioni relative al vostro profilo professionale, creando il vostro cv nel database del portale Eures. In questo modo un datore di lavoro che cerca un collaboratore con le vostre caratteristiche vi potrà trovare facendo una ricerca nella sezione a loro dedicata.

Molto spesso le offerte sono pubblicate nella lingua del paese di destinazione: questo però non deve scoraggiare chi è alla ricerca. Non è detto, infatti, che il datore del lavoro sia interessato solo a lavoratori madrelingua. Una volta iscritti al portale, si ha anche la possibilità di leggere le offerte in traduzione, semplicemente cliccando su un tasto predisposto sotto il testo dell’offerta.

Insomma, per trovare qualcosa adatto a voi bisogna prima di tutto saper cercare! Non dimenticate inoltre che i consulenti Eures, sparsi sul territorio europeo e quindi anche non lontano da voi, sono disponibili a supportarvi nella ricerca.

Professionisti delle vacanze 2020: al via le selezioni per il lavoro stagionale

È iniziato il countdown per le selezioni per il lavoro stagionale.

È infatti tutto pronto per la nuova edizione di Professionisti delle vacanze, l’evento che l’Informagiovani di Ancona organizza, per il sesto anno consecutivo, dedicato a chi sta offrendo oppure cercando lavoro nel settore delle vacanze e più in generale del turismo organizzato.

Nell’arco di un solo pomeriggio, i partecipanti avranno la possibilità di conoscere da vicino ben 10 agenzie di animazione selezionate e di effettuare i colloqui di selezione con alcune o con tutte le agenzie presenti. Un’occasione da non sottovalutare dal momento che le agenzie partecipanti provengono da tutta Italia e sarebbe quindi difficile avere altre opportunità di incontrarle tutte insieme, invece, vicino casa.

Saranno presenti sia agenzie nuove sia agenzie ormai “affezionate” con le quali l’Informagiovani collabora da diverso tempo, segno questo di serietà ed affidabilità, che sono i requisiti indispensabili per gli eventi dell’Informagiovani.

Nel corso degli anni, anche le agenzie stesse hanno cambiato o meglio ampliato il raggio di profili professionali richiesti, ricercando non solo l’animatore, ma anche tutte quelle figure accessorie che servono all’interno di un villaggio turistico o di un campus sportivo o linguistico.

Come avrete modo di scoprire attraverso le presentazioni delle singole agenzie, infatti, le stesse organizzano e gestiscono non solo villaggi turistici ma anche centri sportivi rivolti a bambini/ragazzi e centri di soggiorno studio all’estero.

Molto variegata e amplia è, quindi, l’offerta professionale: dall’animatore in senso proprio a figure di più ampio raggio come: istruttore fitness, istruttore sportivo, ballerini, coreografi, tecnici luci e suoni, massaggiatori non medicali ma anche personale di segreteria, educatori professionali, sorveglianti, infermieri e personale assistenziale, insegnanti di lingua inglese e accompagnatori turistici.

I requisiti richiesti variano ovviamente da profilo a profilo; l’unico requisito comune è la maggiore età entro giugno 2020. Sono a tutti richiesti poi anche spirito organizzativo, dinamismo, capacità di lavorare in team, senso di responsabilità e tanta voglia di mettersi in gioco, la disponibilità a viaggiare, buone doti comunicative e non ultima la conoscenza delle lingue straniere.

La ricerca è aperta a tutti coloro che sono interessati a cercare un lavoro per la stagione estiva non solo in Italia ma anche all’estero. Per alcuni profili non viene richiesta un’esperienza pregressa; l’importante è sapersi mettere in gioco e sapersi adattare alle varie situazioni ed essere flessibili sia come orari sia come incarichi.

Certamente un’esperienza attinente ha il suo peso e il suo valore ma non averla non preclude la possibilità di entrare a far parte dello staff di animazione.  Questo è un punto sul quale le agenzie incontrate fino ad oggi battono molto per far capire ai ragazzi, soprattutto ai più giovani, di non avere timore a presentarsi perché quello che conta è la buona volontà di imparare.

Se quindi state cercando un lavoro per la stagione estiva, approfittate di questa occasione.

La partecipazione è gratuita ma occorre iscriversi compilando il form sul sito al link: informagiovaniancona.com/professionistivacanze.

Per sostenere i colloqui ricordatevi di portare con voi un curriculum vitae aggiornato (con foto) da lasciare alle agenzie. Se non lo avete ancora o non siete sicuri che quello che avete vada bene, potete passare all’Informagiovani dove troverete operatori pronti a darvi qualche consiglio per scriverlo o per migliorarlo.

Vi aspettiamo numerosi martedì 18 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.

periodo di prova

Lavoro e periodo di prova

Hai finalmente trovato un buon contatto di lavoro, una azienda o una piccola ditta disposta ad assumerti? Ecco cosa dovresti sapere subito, prima di cominciare!

Chi ha già fatto qualche lavoretto probabilmente ne ha sentito parlare, ma ci siamo accorti che la maggior parte di chi ha avuto poche o nessuna esperienza di lavoro non sa bene come funziona il periodo di prova.

A pensarci un attimo, siamo tutti d’accordo sul fatto che un datore di lavoro che non ci conosce voglia metterci alla prova, appunto, prima di farci entrare a far parte della sua azienda. Ma che cosa significa essere in prova? Quanto dura il periodo di prova? Ed è vero che non è pagato? vediamo di dare alcune risposte.

Il periodo di prova è il tempo previsto da qualsiasi tipologia di contratto di lavoro che permette a lavoratore e datore di valutare la convenienza del rapporto di lavoro e la rispondenza delle realtà alle aspettative. Se da un lato il datore di lavoro ci può valutare vedendoci concretamente all’opera, noi possiamo capire come funziona in pratica non solo il lavoro, ma anche l’ambiente, possiamo verificare che le mansioni che dobbiamo svolgere siano quelle che avevamo concordato e, in breve, vedere se quel posto fa per noi.
Quando cominciamo un lavoro, dobbiamo firmare, insieme a chi ci assume, un contratto scritto che, tra le altre cose, deve includere le informazioni sul periodo di prova.

Il periodo di prova inizia con l’assunzione stessa, e questo significa che è inclusa nel contratto, e comincia dal giorno indicato come giorno dell’assunzione. Di conseguenza mentre state facendo la prova di lavoro avete diritto alla retribuzione in base alla mansione che svolgete, maturate le ferie, la tredicesima e il TFR – trattamento di fine rapporto. I giorni di lavoro in prova contano proprio come tutti gli altri.

In parole semplici, se qualcuno vi dice “Facciamo una prova, e poi ti faccio il contratto” fate attenzione, perché non è così che funziona. Non avere un contratto mentre si lavora significa prima di tutto non essere coperti dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e non avere le altre tutele a cui ogni lavoratore ha diritto.

Ma quanto dura il periodo di prova? Non c’è una durata predefinita, ma è stabilita in base alle mansioni, al tipo e alla durata totale del contratto. In generale può andare da qualche giorno ad un massimo di sei mesi (per i contratti a tempo indeterminato). In ogni caso dovrà essere definito insieme a tutto il resto (orario, mansioni, ferie, permessi, malattia,retribuzione) perché va scritto nel contratto di lavoro che firmerete prima di cominciare a lavorare.

Abbiamo detto che il periodo di prova serve sia al datore che al lavoratore per capire se vogliono proseguire il contratto: il vantaggio è per entrambi. Se il datore non è soddisfatto, potrà licenziarci, entro la fine del periodo di prova, senza dover dimostrare che ci sono state inadempienze da parte nostra. Se noi ci accorgiamo che quello non è il lavoro che vogliamo fare, o che le condizioni non rispondono a quelle che avevamo concordato e ci aspettavamo, possiamo dare le dimissioni senza dover dare il preavviso (che è una comunicazione scritta, che va inviata al datore di lavoro quando vogliamo lasciare il nostro posto, con un anticipo più o meno breve a seconda della durata del contratto).

Naturalmente ci sono molti casi specifici e piccole differenze che riguardano il periodo di prova, qui trovate ulteriori informazioni e dettagli sui vari casi che si possono presentare.

Purtroppo non sempre i datori di lavoro che incontriamo sono seri come vorremmo, e spesso ci troviamo nella situazione in cui ci vengono fatte proposte che non seguono quanto descritto. La prima cosa importante è sapere come funziona per legge il periodo di prova, in questo modo potremo avere maggiore consapevolezza di cosa chiedere, cosa accettare e soprattutto potremo valutare più facilmente chi abbiamo davanti. Ricordiamoci sempre che non dobbiamo solo essere scelti dal datore di lavoro, ma dobbiamo anche scegliere!

Be Smart (3), ci vediamo il 13 dicembre

Venerdì 13 dicembre torna uno degli appuntamenti di Be Smart il progetto dedicato alle competenze per i lavori del futuro. Sul nostro “palco” saranno protagonisti tre testimonial che racconteranno le loro smart skill in maniera originale e divertente. Nella formula rinnovata e progettata con Warehouse Coworking Factory abbiamo anche aggiunto due ospiti: intervisteremo due professionisti per avere consigli e suggerimenti per la nostra carriera professionale.

Come funziona Be Smart? Be Smart è un insieme di brevi speech incentrati sulle competenze trasversali o, come le abbiamo chiamate noi, sulle smart skill. Per noi le smart skill sono le competenze “intelligenti”, quelle che ci possono aiutare a capire meglio il mondo del lavoro e cogliere le opportunità che ci meritiamo.

Quali smart skill scopriremo il 13 dicembre? “Pensiero strategico” è il nome che abbiamo dato alla smart skill che ci presenterà Sergio Sarnari. Avere un pensiero strategico significa chiarire a se stessi prima che agli altri quali saranno gli sviluppi delle azioni che mettiamo in campo. Negli ambienti lavorativi il pensiero strategico non è solo capacità di leggere in anticipo le conseguenze del proprio operato ma anche, in maniera analoga e contraria, mettere in campo delle azioni per vedere accadere le esatte conseguenze che vorremmo capitassero. Il pensiero strategico è il modo in cui architettiamo il nostro operato per raggiungere i nostri obiettivi. Esattamente come accade in un partita a scacchi. Ed è per questo che a raccontarlo sarà Sergio Sarnari che, oltre ad essere un imprenditore nel mondo digitale (in cui la strategia è un elemento fondamentale), è anche uno scacchista.

Marina Mancini, imprenditrice marchigiana, racconterà attraverso la sua storia una smart skill in contro tendenza: “saper aspettare“. In un mondo che va sempre più veloce ci siamo abituati a fare scelte istantanee, a ragionare sull’immediatezza, a essere sempre pronti. C’è però anche una dimensione diversa: quella dell’attesa. A volte saper aspettare significa avere il coraggio, l’intuizione e forse la saggezza di vedere oltre l’immediato. Saper aspettare significa prendersi il tempo di raccogliere informazioni utili, analizzare e cercare di comprendere circostanze e contesto, raccogliere elementi per poter fare una scelta che sia prima di tutto più consapevole, matura, ragionata. Questo è il modo con il quale Marina gestisce la sua impresa: più attenta alla ponderazione che non all’attrazione di luccicanti e immediati successi

E infine “tenere il ritmo“. Quando teniamo il ritmo che cosa facciamo? Fondamentale questi passaggi: ascoltiamo la musica, cerchiamo di cogliere la cadenza, ci armonizziamo con quella cadenza. Come si applica questa competenza alla vita professionale? Secondo noi sarà importante avere all’interno delle imprese persone che sappiano “tenere il ritmo” in questo senso: da una parte cogliere i bisogni e le aspettative del territorio (nonché in qualche caso anche i trend e le mode) e dall’altro offrire all’impresa i giusti suggerimenti per trovare il “ritmo” che hanno ascoltato. Andrea Celidoni, musicista con la passione per la cucina, ci parlerà di come nella sua vita sia riuscito molte volte a cogliere questo ritmo: non solo come musicista, ma anche come ideatore e organizzatore di eventi, iniziative e attività che hanno spesso trovato ampio consenso.

Ma non finisce qui: tra una smart skill e l’altra ci sarà lo spazio per intervistare due professionisti (e amici dell’Informagiovani) che potranno distribuire preziosi consigli grazie alle loro esperienze. A rispondere alle nostre (e alle vostre se volete) domande ci sarà Cristina Andreoli, esperta di marketing relazionale con una lunga esperienza nel campo dell’internazionalizzazione. Insieme a lei Giovanni Lucarelli, esperto e formatore in creatività e innovazione.

L’aperitivo finale sarà il modo in cui potremo conoscere meglio i relatori, ci saluteremo e, perché no, ci faremo gli auguri. Vi aspettiamo ma… prenotate il vostro posto gratuito!

competenze trasversali soft skill

Cv a puntate: competenze trasversali e soft skill

Qual è la parte del cv più difficile da scrivere? Proprio quella della competenze trasversali, in cui devi saper raccontare che cosa sai fare, al di là delle conoscenze relative al tuo settore, e soprattutto come lo sai fare.
La maggior parte di noi, una volta buttata giù qualche riga sul titolo di studio e le esperienze di lavoro, pensa: “fatto!”. Invece è proprio in questa sezione del cv che possiamo differenziarci da tutti quelli che hanno il nostro stesso titolo di studio, e più o meno le stesse esperienze di lavoro.

Che cosa devi metterci? Di cosa dovresti parlare?
Cominciamo dalle competenze più semplici, che sono le conoscenze linguistiche e informatiche, o tecniche.

Nella parte del cv dedicata alle conoscenze linguistiche specifica qual è la tua madrelingua e le altre lingue che conosci, ognuna con accanto il tuo livello di conoscenza. Ti consiglio di utilizzare delle parole semplici, che facciano capire a chi legge che uso puoi fare di quella lingua (conoscenza base, intermedia, fluente, ottima) e magari se sai anche scrivere, e non solo usarle per parlare.
Attenzione però, non indicare il voto che avevi o hai a scuola, ma una autovalutazione del tuo livello di conoscenza della lingua. Se hai delle certificazioni, aggiungi anche quelle (nome e data di conseguimento). Naturalmente non scriverai che conosci l’italiano (o la tua madrelingua) molto bene… il tuo livello è, appunto, madrelingua! (cioè la conosci benissimo). Usa le definizioni dei livelli europei (A1, A2, fino al C2) solo se pensi che la persona a cui invierai il tuo cv le può capire.
Chi utilizza naturalmente, e in maniera corretta e fluente, due lingue, può indicarle entrambe come madrelingua. Chi invece non ha conoscenze linguistiche, e magari lavora in un settore o in una posizione per cui non servono, può eliminare del tutto la sezione relativa alle conoscenze linguistiche. Ricordiamoci che il cv serve ad evidenziare i punti di forza e le conoscenze, e non quello che non so o non so fare.

Poi, sezione competenze informatiche. Nomina i sistemi operativi che sai usare, i programmi e le applicazioni che conosci e che usi. Navigazione internet e posta elettronica ormai vengono dati per scontati. Attenzione invece a eventuali software di settore, ad esempio il CAD, programmi utilizzati in contabilità, o per la gestione del magazzino o dell’archivio.

Una storia a parte è quella dei canali social che utilizzi e che possono essere interessanti: sempre più aziende e professionisti li utilizzano per farsi conoscere, farsi trovare e promuovere i loro servizi e prodotti. Se ne sai usare alcuni in maniera almeno semi-professionale (non basta avere un profilo Instagram per poterlo usare come strumento di lavoro), indicalo in questa sezione.

Ora, andiamo alle importantissime soft skill, quelle che riguardano il modo in cui ti approcci alle cose, al lavoro, alle persone. Questa è la parte veramente più difficile da scrivere, perché implica un momento di riflessione su se stessi, e una certa dose di consapevolezza. Ma è anche la parte del tuo cv che molti datori di lavoro guarderanno con particolare attenzione, perché le soft skill sono sempre più rilevanti quando si tratta di scegliere un nuovo collaboratore. Prenditi qualche momento per riflettere su quali sono i pregi, gli aspetti positivi del tuo carattere e del tuo modo di fare, che magari anche le persone a te vicine ti riconoscono. Cerca di ricordare se ci sono state occasioni o esperienze nelle quali le hai utilizzate o le hai sviluppate, e menzionale brevemente in questa sezione.

Ecco le aree di competenze che di solito si trovano nei cv, e le domande a cui devi provare a rispondere. Quali sono le tue qualità personali, le capacità di relazione, di comunicazione, di organizzazione che hai sviluppato o sperimentato nel corso della tua vita, non solo professionale?
Sai gestire il tuo lavoro autonomamente? Sai adattarti in ambienti che non sono quelli che frequenti di solito, e sai capire i diversi contesti per adeguare la tua comunicazione o il tuo approccio alle persone? Hai già avuto esperienze di attività in equipe di lavoro multiculturali? Sai organizzare un evento, o una riunione, o delle attività ricreative per bambini?

Una volta messe a fuoco queste informazioni da inserire, puoi veramente considerare completo il tuo cv!

 

Apprendistato professionalizzante: formarsi lavorando

La Regione Marche ha emesso in questi giorni un avviso pubblico per la presentazione di progetti quadro per l’offerta formativa pubblica finalizzata all’acquisizione di competenze trasversali e di base previste dall’apprendistato professionalizzante.

L’avviso pubblico è rivolto agli enti di formazione pubblici e privati e ha come destinatari degli interventi i soggetti assunti nelle Marche a partire dal 01/01/2020 con il contratto di apprendistato professionalizzante.

Senza entrare nel merito dell’avviso pubblico, in questa sede vogliamo approfondire la forma di contratto di apprendistato professionalizzante.

L’apprendistato professionalizzante (D.Lgs 81/2015) è un contratto di lavoro che offre ai giovani l’opportunità di inserirsi nel mercato del lavoro formando le proprie competenze professionali.

È un contratto di lavoro a tempo indeterminato a causa mista, perché il lavoro si alterna con la formazione, ed è finalizzato a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione di un mestiere e/o di una professionalità specifica.

L’apprendistato professionalizzante rientra dentro una macrocategoria che è quella dell’apprendistato che è una tipologia di lavoro che viene incontro ai più giovani che devono per l’appunto “apprendere” un lavoro.

La formazione professionale è un elemento fondamentale per un lavoratore, perché permette di aggiornare ed ampliare le proprie competenze. Nel contratto di apprendistato professionalizzante, la formazione è inserita all’interno di un vero e proprio contratto di lavoro, la cui causa è lo scambio tra prestazione lavorativa e retribuzione a cui si aggiunge l’obbligo formativo a carico del datore di lavoro.

La formazione prevista da questo tipo di contratto si articola in formazione di tipo professionalizzante, a cura dell’impresa (durata e modalità di erogazione sono stabilite a livello nazionale dai contratti collettivi o dagli accordi interconfederali), e formazione per l’acquisizione di competenze base e trasversali, disciplinata dalla Regione.

Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale l’età minima scende a 17 anni.

Il contratto di apprendistato professionalizzante è piuttosto conveniente sia per i giovani che per i loro datori di lavoro. Per i primi infatti si tratta di un contratto a tempo indeterminato che ha una natura duplice.

È, infatti, un contratto di lavoro a tempo indeterminato in 2 fasi: nella prima, alla prestazione di lavoro, si aggiunge la formazione con carattere specializzante (senza la quale non può dirsi un contratto di apprendistato), la seconda rientra nell’ordinaria casistica del rapporto di lavoro subordinato, nel senso che si può trasformare direttamente in un contratto a tempo indeterminato.

Anche per le aziende questo tipo di contratto ha un duplice vantaggio: possono formare le risorse di cui hanno bisogno, creare con loro un rapporto di fiducia e poi inserirle una volta per tutte e, inoltre, usufruiscono di tutta una serie di sgravi contributivi sia durante il periodo di apprendistato che nel primo anno dell’assunzione.

Il contratto può avere una durata che va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni, 5 per l’artigianato.

Così come per gli altri contratti di apprendistato, anche per quello professionalizzante, è fondamentale la figura del tutor cui farà riferimento l’apprendista per tutta la durata del lavoro. Il tutor può essere anche il datore di lavoro stesso.

La formazione svolge un ruolo fondamentale, l’apprendistato è infatti contrassegnato da un PFI, ossia un Piano Formativo Individuale che ha il compito di definire il percorso formativo dell’apprendista in coerenza con la qualifica che deve raggiungere e considerando le competenze di cui è già in possesso.

Tale formazione può essere interna o esterna. Nel primo caso viene erogata dentro l’azienda purché questa possieda requisiti di “capacità formativa”; cioè abbia la capacità di erogare formazione attraverso strumenti e materiali adatti a trasferire le competenze per acquisire le conoscenze aziendali. Nel secondo caso, invece, viene affidata a operatori istituzionalmente preposti alla formazione durante l’apprendistato.

I giovani potenziali apprendisti possono seguire gli sviluppi del bando alla pagina dedicata sul sito regionale.

Cv a puntate: esperienze di lavoro

Cv a puntate: esperienze di lavoro

Abbiamo visto come gestire le sezioni del cv che riguardano i dati e contatti personali e la formazione: è ora di occuparci delle esperienze di lavoro!

Nel cv le esperienze di lavoro sono sicuramente tra le più importanti e spesso le prime che si vanno a guardare, soprattutto se ce ne sono diverse. Ma cosa devi metterci? E come? Ecco alcune linee guida.

Prima di tutto è necessario ricordare un concetto fondamentale, e cioè che il cv non è un elenco di contratti di lavoro. Non serve, e anzi è una pessima mossa, copiare i tutti i dati relativi ai contratti che hai avuto in questa sezione del cv. Nel caso un datore di lavoro sia interessato a questi dati, c’è la scheda professionale, quella serie di fogli illeggibili (diciamolo) che ti rilascia il Centro per l’impiego, e nei quali vengono riportati i giorni precisi di durata dei tuoi contratti, il tipo di contratto collettivo nazionale applicato, il livello, la mansione contrattuale, la ragione sociale del datore di lavoro, e tanto altro.

Molti inciampano, per così dire, proprio qui. Questa parte del cv si chiama, non per niente, esperienze di lavoro, o esperienze professionali, ed è così per almeno due motivi.

Il primo è la chiarezza e la necessità di far capire a chi legge quali competenze hai in pratica: bisogna indicare le esperienze e le mansioni effettivamente svolte (quante volte nel contratto sono scritte mansioni che non dicono niente di quello che effettivamente hai fatto?) nelle varie occasioni. Se sul tuo contratto c’è scritto “operaio” ma tu hai fatto il banconista in una pizzeria, come fa a capirlo il tuo prossimo datore di lavoro, se sul cv riporti solo la mansione del contratto? Pensaci.

Il secondo è che non a tutte le esperienze corrisponde un contratto. Eh no, vero? Non ci giro intorno, perché il lavoro nero è una diffusissima (triste) realtà, e non dal tempo della cosiddetta crisi, ma da ben prima. A molti, soprattutto giovani, capita di lavorare in nero, cioè senza nessun tipo di contratto formale che regoli gli accordi tra lavoratore e datore di lavoro. Queste sono comunque esperienze lavorative, esperienze che stai facendo o che hai fatto e che ti hanno permesso (oltre che di mantenerti, o di poterti permettere un viaggio o qualche spesa ) di imparare a fare qualcosa, di capire come funziona un certo settore, cosa significa lavorare, come funziona un call center o l’organizzazione di un ristorante.

La risposta quindi è sì, puoi inserire nel cv i lavori che hai fatto in nero, occasionalmente o meno, ma che sono significativi per la tua personale formazione o percorso, o che servono per dimostrare che non hai passato gli ultimi mesi o anni senza fare niente. Spesso chi ha lavorato in nero non vuole inserire nel cv queste esperienze perché teme sanzioni: ricordo qui che le sanzioni per la mancata assunzione riguardano il solo datore di lavoro, responsabile di non aver regolarizzato la posizione del dipendente, e di conseguenza di non aver pagato tasse e contributi. L’unico caso in cui il lavoratore viene sanzionato è se allo stesso tempo lavora in nero e percepisce sostegni al reddito, ad esempio la NASpI (che è per i disoccupati): in questo caso si tratta di truffa ai danni dell’INPS.

Il cv poi è uno strumento che serve a far capire al prossimo datore di lavoro che cosa so fare. Di fatto chi legge non è interessato a questo aspetto: certo poi dovrai saper comunicare che hai effettivamente svolto quel lavoro, descrivendo le attività e le mansioni. Se preferisci puoi evitare di inserire il nome del datore di lavoro, e rimanere sul generico descrivendo solo il tipo di azienda.

Poi ci sono tutte quelle esperienze diverse da un vero e proprio lavoro ma che ti hanno fatto crescere personalmente e professionalmente o ti hanno permesso di sviluppare qualche competenza personale. Parliamo ad esempio di esperienze di volontariato, tirocinio, alternanza scuola lavoro. Anche queste sono da inserire, soprattutto per i più giovani che, naturalmente, non hanno solide e consistenti esperienze lavorative.

Come vanno descritte e ordinate le esperienze? Per ogni esperienza di lavoro è consigliabile indicare:

  • quando (mese e anno di inizio e di fine dell’esperienza sono sufficienti), che serve a far capire quanta esperienza hai in quel tipo di lavoro
  • la mansione effettiva: è la parola chiave della riga, sceglila bene per far capire cosa hai fatto, ricordati che chi legge non ti conosce, non c’era e probabilmente non è mai stato nel tuo luogo di lavoro. A volte si possono aggiungere le principali mansioni svolte, per specificare ulteriormente: addetto segreteria può significare aver fatto molte cose diverse, meglio spiegare per rendere l’idea del lavoro pratico svolto.
  • dove: in quale tipo di azienda, come si chiama, e in quale città si trova. Nel caso di un lavoro che non ha una sede fissa, scrivi per quale azienda lo hai svolto.

Il modo più diffuso di ordinare le esperienze di lavoro è dalla più recente alla più vecchia, ipotizzando che il lavoro che hai fatto per ultimo sia più professionalizzante dei primi, o più vicino a quello che ti interessa al momento, o sul quale sei più aggiornato/a. Nel caso tu abbia molte esperienze di lavoro, consigliamo sempre di scegliere quelle più pertinenti al tipo di lavoro per cui ti stai presentando, o almeno di accorpare e sintetizzare quelle meno rilevanti.

Molti di noi hanno percorsi non lineari, che includono lavori in settori molto diversi: nel momento della scelta di quali esperienze inserire e come descriverle, il principio che deve guidarci è quello di pensare a che cosa può interessare al possibile datore di lavoro a cui mi rivolgo. E quindi, no al cv fatto una volta per tutte e inviato, senza modifiche o revisioni, a tutti i datori di lavoro e le offerte a cui rispondo. Ogni candidatura va studiata e considerata a sé, anche se il cv è sempre della stessa persona.

Per concludere, anche per la sezione esperienze di lavoro valgono le regole che si applicano a tutto il cv: bisogna essere chiari ma sintetici, dettagliati ma non prolissi. Se ti trovi in difficoltà nel rispettare queste indicazioni, puoi sempre venire a chiedere un confronto con uno di noi.

Cercare lavoro è un lavoro

Cercare lavoro è un lavoro”: quante volte vi siete sentiti dire queste parole? Sicuramente tante volte ma non è mai abbastanza per far capire che cercare lavoro richiede impegno, preparazione, costanza, pazienza e determinazione che sono le principali doti da mettere in campo.

Doti che non sempre appaiono visibili sulle persone che sono alla ricerca di un lavoro. Troppo spesso, infatti, chi sta cercando lavoro si rivolge ai “servizi” per l’impiego (centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, società di selezione del personale, Informagiovani) con l’idea e la falsa aspettativa che siano questi servizi a trovare un lavoro per loro. Ma non è propriamente così.

Perché? Perché nessuno, se non voi stessi, può sapere qual é il lavoro a sé più adatto. Se questa affermazione sembra ovvia, tuttavia così non lo è agli occhi di molti alla ricerca di lavoro, siano essi disoccupati o inoccupati.

Quotidianamente all’Informagiovani arrivano persone, giovani e meno giovani, alla ricerca di un lavoro e di consigli utili su come muoversi. La domanda che più spesso ci sentiamo rivolgere è: avete un lavoro per me?

Di fronte a tale domanda, a noi operatori viene spontaneo chiedere all”interlocutore: a quale lavoro saresti interessato? E qui arriva puntuale la risposta: qualsiasi.

Secondo voi, chiunque può essere in grado di svolgere qualsiasi tipo di lavoro? Ovvio che no.

Ogni lavoro richiede una formazione specifica, di grado più o meno elevato a seconda del ruolo che si ricopre.

È allora importante focalizzare l’attenzione sulle offerte lavorative più attinenti al proprio profilo professionale e formativo; ciò non toglie che nell’arco della vita non si possa o non si debba cercare di orientarsi su altro o perché così ci impone l’evolversi del mercato del lavoro o perché ci siamo accorti (il che è perfettamente legittimo e possibile) che il percorso di studi intrapreso non è effettivamente quello che ci interessa veramente.

E allora occorre un cambio di rotta sul proprio percorso professionale e formativo che richiede sicuramente un notevole impegno e impiego di risorse sia materiali che fisiche, perché magari occorrerà rimettersi a studiare oppure seguire un corso di formazione professionale e comunque in ogni caso rimettersi in gioco.

Chi è più intraprendente, magari è in grado di muoversi in maniera autonoma alla rcerca del proprio percorso professionale. Chi invece è più titubante o semplicemente più confuso e incerto può fare affidamento a servizi di orientamento e consulenza, come quello svolto dall’Informagiovani, che in forma del tutto gratuita mira ad aiutare le persone a diventare autonome nella ricerca del proprio percorso, sia esso formativo, professionale o personale (come spiegato in questo nostro precedente articolo).

Vorrei riportare qui una citazione che credo sia significativa per chi voglia mettersi in gioco:

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo…” (Laozi).

Proviamo a elencare qui quali sono, secondo noi, i passi che ci possono portare a trovare non solo un lavoro ma il lavoro giusto per noi.

Il punto di partenza deve sempre essere rappresentato dalle proprie passioni e dai propri interessi per poter aspirare a risultati duraturi nel tempo; questo vale in generale per tutto quello che vogliamo fare nella vita, che sia scegliere un percorso di studi, cercare lavoro, scegliere un corso di formazione.

Redigere un curriculum vitae per ogni annuncio a cui rispondete: sconsigliamo vivamente di inviare un unico c.v. per qualsiasi posizione di lavoro alla quale vogliate rispondere; al contrario vi consigliamo di redigere sempre c.v. mirati al tipo di azienda e al tipo di lavoro per il quale lo inviate.

Quello che differenzia i candidati, spesso anche a parità di requisiti, è la migliore capacità di alcuni di saper raccontare e valorizzare le competenze maturate durante il proprio percorso. È, quindi, fondamentale porre attenzione a questo aspetto anche nell’elaborazione del proprio cv, perché è questo un passaggio propedeutico al colloquio.

Si tratta di imparare a valorizzare le competenze che abbiamo maturato, cercando di evidenziare le corrispondenze tra le cose che sappiamo fare e che non sempre possono essere tutte racchiuse in un job title e quello che viene richiesto da una specifica selezione.

Rispondere all’offerta giusta per te: consigliamo vivamente di selezionare e concentrarsi sui lavori per i quali pensate di essere il candidato ideale; infatti tu devi essere giusto per il lavoro ma anche il lavoro deve essere giusto per te.

Arrivare preparti al colloquio: se avete risposto all’annuncio, vuol dire che siete interessati a lavorare in quell’azienda; allora dimostratelo documentandovi sulla stessa. Grazie a internwt orami potete sapere come l’azienda si racconta e cosa di ce di sé, quale tipo di business tratta, quali sono i valori di cui si fa portavoce e qual è la mission aziendale.

Al colloquio siate voi stessi, fate domande e domostratevi curiosi: la sincerità è l’arma vincente; non mostratevi per quello che non siete ma al contrario mettete in evidenza i vostri pregi facendo esempi concreti di come vi siete comportati in certe occasioni e avete vercato di trovare soluzioni.

Infine fate domande sull’azienda e sul tipo di lavoro che andreste a ricoprire.

La decisione se accettare o meno un lavoro è anche vostra e per valutare meglio l’offerta occorre sciogliere tutti i dubbi e fare domande.

Certamente questo tipo di lavoro richiede molto impegno ma alla lunga potrete ottenere i risultati sperati.

In bocca al lupo!

Cv a puntate: istruzione e formazione

Stai scrivendo il tuo il cv e dopo aver indicato i tuoi dati non sai come continuare? Ecco come preparare una buona presentazione della tua istruzione e formazione!

Hai scelto come impaginare il tuo cv e hai già iniziato con i tuoi dati e contatti: bene, e adesso? La sezione che segue i dati può essere quella della formazione o delle esperienze professionali, a seconda dei casi.

Quando è meglio mettere prima la sezione istruzione e formazione?
– se hai da poco finito di studiare
– se sei molto giovane e non hai ancora esperienza lavorative
– se il tuo titolo di studio è particolarmente rilevante per la posizione per cui ti presenti, o hai fatto da poco un aggiornamento o un corso che ti qualifica in modo particolare.

Che cosa va inserito in questa parte del cv? Sicuramente il titolo di studio, o i titoli di studio, cominciando dal più recente che hai conseguito e poi andando indietro nel tempo. Per esempio, la laurea, e sotto il diploma, oppure il diploma e sotto la qualifica triennale, se ne hai una. Non serve indicare licenza elementare o media, a meno che non siano il titolo di studio più alto che hai.

Per ogni titolo indicato specifica in che anno hai completato il percorso di studi, come si chiama esattamente il tuo diploma o laurea, e in quale università o istituto superiore hai studiato.

Questa sezione include però non solo la tua istruzione scolastica e universitaria, ma è il posto giusto in cui indicare un corso di formazione che hai frequentato per imparare a usare un software, un mezzo di trasporto specifico, o che ti ha permesso di specializzarti in una mansione e approfondire un settore (che sia sanitario, turistico, tecnico o creativo).

In questi casi assicurati di specificare il periodo in cui hai fatto il corso (il mese, o i mesi, e l’anno) oppure l’anno e il numero di ore: in questo modo chi legge potrà farsi un’idea della consistenza del corso e di quanto potresti effettivamente aver imparato. Un corso di 40 ore può essere abbastanza per imparare qualche preparazione di cucina o pasticceria se hai già una formazione o una esperienza di base, ma non è sicuramente sufficiente per assicurarti la conoscenza approfondita di un mestiere.

Se il corso non rilascia, alla fine del precorso, una qualifica professionale, una certificazione riconosciuta o una abilitazione, puoi indicare il nome del corso (corso per barman, corso di inglese base, corso per apicoltori) oltre naturalmente al periodo o la durata, e l’ente di formazione che ha organizzato il corso.

Puoi decidere di specificare, per ogni titolo o corso, che cosa hai imparato, soprattutto nel caso in cui il percorso di formazione non sia standard o molto diffuso.

Un errore che si fa spesso è quello di dare per scontato che chi legge conosca il percorso che ho fatto, ma non è così! Nella descrizione dei corsi di formazione specialmente, bisogna imparare a essere sintetici ma chiari su che cosa si è imparato.

Alla prossima puntata!

Cv a puntate: impostazione e dati personali

Devi fare il cv e non sai da dove cominciare? Ecco punto per punto come preparare una buona presentazione!
Una delle domande che ci fate più spesso è “Devo fare il curriculum, come si fa?”
Oltre a suggerirti come impostarlo attraverso la nostra pagina dedicata, qui spieghiamo, sezione per sezione, quali sono le informazioni da inserire, in quale ordine e, soprattutto, perché.
Cominciamo con la scelta di un layout, o impostazione, o come molti lo chiamano, di un modello (attenzione però, ricordati che il cv non è un modulo da riempire, come abbiamo spiegato qui).
La scelta di come organizzare le informazioni sulla pagina è personale, ma va fatta soprattutto pensando al destinatario del cv: chi è il soggetto a cui lo invierò? per quale posizione o figura professionale? Sia che il tuo cv serva a rispondere a un annuncio sia che lo invii come auto-candidatura, queste sono le prime domande da farsi.

Il primo grande dilemma di solito è cv europeo o no? Il cv europeo, che molti considerano l’unico “valido”, è quello che ti servirà di sicuro se partecipi ad una iniziativa che prevede l’uso di fondi europei (un bando per borse lavoro, un corso di formazione, un’esperienza di mobilità all’estero) e per le selezioni e i concorsi della pubblica amministrazione. Alcune aziende lo preferiscono e ti chiederanno di inviare quello, ma non è detto che sia sempre la scelta migliore. Ripetiamo che il cv serve a evidenziare le caratteristiche che ti distinguono (in positivo, naturalmente) dagli altri candidati, e non a incasellare titoli e conoscenze in una griglia uguale per tutti, che in definitiva appiattisce il tuo profilo, e ti rende almeno a prima vista uguale agli altri.

Se non sai che impostazione scegliere, fai una ricerca su internet per immagini, verranno fuori molte versioni e modelli diversi a cui ti puoi ispirare per crearne uno adatto a te. Attenzione: molti siti offrono la possibilità di scrivere il cv inserendo i tuoi dati sul sito stesso. In questo modo quello che otterrai alla fine è un file da scaricare non modificabile, impaginato in maniera rigida e spesso non ottimale, e dovrai tornare sul quel sito ogni volta che devi fare una modifica.

Un consiglio che credo sia veramente utile è quello di organizzare tutte le informazioni su una pagina (due al massimo, ma solo se hai molte esperienze di lavoro e diversi corsi di formazione relativi alla figura per cui ti presenti), in modo chiaro, coerente, sintetico e completo.

Ricordati di assumere il punto di vista di chi non ti conosce, o comunque di chi non sa tutto di te: mettersi nei panni della persona che legge è fondamentale per non finire nel cestino dei cv non letti! Dall’altra parte c’è un’altra persona, spesso con molti impegni e poco tempo, e se gli presenti qualcosa che non leggeresti nemmeno tu, figurarsi lei, o lui. Pensaci!

Una volta scelta l’impostazione grafica, la prima sezione del cv è senz’altro quella dei tuoi dati e contatti. In questa parte vanno inseriti il nome e il cognome, la data di nascita, il numero di telefono al quale rispondi, l’email, e dove abiti. Se hai un domicilio diverso dalla residenza, indica il luogo in cui abiti al momento: questo dato serve a chi legge per capire se ti trovi già in zona, se devi spostarti e quanto, o se dovrai trasferirti nel caso ottenessi il lavoro. In questa sezione indica se hai un profilo LinkedIn, un contatto Skype, puoi inserire il link al tuo sito, blog o spazio online, sempre che sia coerente con la figura per cui ti candidi.
Questi sono i dati fondamentali di cui un datore di lavoro ha bisogno nel caso voglia contattarti per un colloquio. Per abitudine, o per cultura, molti si aspettano di trovare anche altri dati, che però a pensarci un attimo hanno poco a che vedere con il profilo professionale, con le capacità e le conoscenze necessarie a un lavoro o a un altro. Luogo di nascita, cittadinanza o stato civile sono dati personali che non cambiano, non aggiungono né tolgono alle tue capacità, a meno che non vuoi sottolineare che sei nato/a ad esempio in Francia, e fornire così un dato che spieghi la tua conoscenza del francese di livello madrelingua. Nel mondo anglosassone, ad esempio, sono dati che non vanno inseriti, perché soggetti ad essere usati in maniera discriminatoria.
Cercando in rete troverai siti di vario genere che parlano di cv, e alcuni sostengono che inserire il tuo stato civile serve al selezionatore a valutare la maggiore o minore disponibilità, soprattutto se donne. Secondo questa visione, che si augura superata, la tua situazione personale dovrebbe automaticamente corrispondere ad una disponibilità oraria o ad una capacità predefinita di organizzare la tua giornata. La scelta di inserire o meno questo dato è personale, ma ricorda che nella maggior parte dei casi vai a candidarti per una posizione relativa a ciò che sai e che sai fare, e non all’organizzazione della tua vita familiare e privata.
Un altro dato che è utile inserire in questa sezione è se hai la patente di guida, e quale. Nel caso in cui il luogo di lavoro sia poco raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici o includa orari serali, quando la possibilità di spostarsi con i mezzi è scarsa, indica se sei automunito/a, cioè se hai la possibilità di usare un’auto per gli spostamenti.
Quando hai completato di scrivere il tuo cv, ricontrolla i contatti che avete inserito: non ci crederai, ma spessissimo sono sbagliati, e così perdi un contatto di lavoro che potrebbe portare a qualcosa di buono!