Abbiamo riaperto!

Finalmente! Dopo il lungo periodo di chiusura, siamo finalmente tornati ad accogliervi nei nostri locali. Anche se sono un po’ trasformati per via delle precauzioni che abbiamo dovuto prendere per mettere in sicurezza tutti noi.

Però siamo molto contenti che il nostro servizio possa tornare ad essere un piccolo punto di riferimento, anche fisico, per la città. Approfittiamo anche per spiegare brevemente come sarà possibile accedere al nostro servizio.

Innanzitutto abbiamo mantenuto gli orari di apertura pre-pandemia (potete vederli qui). L’accesso è consentito a un massimo di 15 persone (è il numero totale di presenze contemporanee all’interno dei locali) questo per evitare che ci siano assembramenti all’interno. Sono tornate attive anche le postazioni internet, opportunamente “divise” in modo che chiunque le utilizzi possa farlo in sicurezza. Non troverete, almeno temporaneamente, i giornali e altri supporti di carta perché non è consentito l’uso promiscuo di supporti cartacei. Vale anche per depliant e volantini che sarà possibile richiedere individualmente agli operatori.

Per accedere al servizio sarà necessario indossare una mascherina e igienizzare all’ingresso le vostre mani (in alternativa indossare i guanti che vi forniamo). Siamo obbligati a misurare la temperatura a chi entra (e come forse ormai avrete saputo non deve superare i 37,5 gradi): questa cosa forse potrà non piacere a tutti ma come abbiamo già spiegato ad uno di voi su Facebook purtroppo è una misura che abbiamo dovuto adottare per poter riaprire. All’interno del locale si potrà rimanere per il tempo necessario a ricevere (o cercare) le informazioni di cui avete bisogno. Per quello che riguarda la possibilità di affittare la sala per eventi e iniziative dobbiamo invece chiedere di aspettare ancora un po’: dobbiamo verificare quali sono le normative da seguire e come poi potremo correttamente adeguarci. Invece è da subito possibile utilizzare i nostri spazi per mostre e allestimenti: ne abbiamo già una in corso!

Infine è necessario mantenere tra i presenti all’interno dei locali la distanza di 1,5 metri; anche per questo motivo troverete che la disposizione di tavoli e sedie (molte meno) sarà un po’ strana. Una segnaletica visuale vi aiuterà comunque a rispettare queste piccole precauzioni: noi confidiamo che le nuove buone maniera di comportamento che abbiamo conosciuto in questi mesi saranno adottate da tutti voi che frequenterete il servizio.

Quello che è rimasto invariato è il tipo di servizio che potrete avere: informazioni e consigli personalizzati per la costruzione della tua carriera professionale, per la casa, le opportunità all’estero e tutto ciò che può aiutarvi a sviluppare le idee che avete in testa: vi aspettiamo!

Jobincountry: la nuova banca dati stagionale

Dall’inizio della pandemia, numerosi comparti produttivi agricoli hanno registrato una grave flessione dell’economia aziendale a seguito delle misure restrittive imposte per l’emergenza sanitaria in corso.

La crisi, infatti, ha colpito il settore degli agriturismi, ai quali è stata imposta la chiusura, il settore viticolo a causa della battuta di arresto di bar, enoteche e ristoranti ed esportazione, il settore di produzione del latte per la mancata richiesta di ristorazione e mense, il florovivaismo che non ha canali di vendita attivi in un mercato stagionale, infine le aziende che basano parte della loro attività sulla vendita diretta nei mercati agricoli, chiusi a loro volta.

Non sono previste invece limitazioni al normale svolgimento delle attività agricole stagionali (es. preparazione dei terreni, semina, potatura) e di quelle relative agli allevamenti.

Per contro, però, il problema è la carenza di lavoratori stagionali, in quanto il Made in Italy agroalimentare si regge in gran parte sulla manodopera straniera che oggi non riesce più a venire, a seguito delle misure restrittive alla libera circolazione.

Emerge quindi la necessità di risolvere urgentemente questo problema perché ormai sono iniziate la tradizionale campagna di raccolta frutti e verdure ma anche le attività di diradamento e potatura.

Se da un lato l’Italia agricola annaspa per la mancanza di manodopera straniera dovuta alla chiusura delle frontiere per contrastare l’epidemia, dall’altro sono molti gli italiani rimasti senza lavoro, cassaintegrati, o già disoccupati da tempo.

Sulla base di questo presupposto, la Coldiretti ha varato la banca datiJobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono. L’iniziativa, attiva da alcuni giorni, è estesa a tutta la Penisola ed è rivolta a persone con le più diverse esperienze: dagli studenti universitari ai disoccupati, dagli operai ai blogger, ai responsabili marketing, ai laureati e agli addetti del settore turistico.

Questa piattaforma si pone l’obiettivo di mettere in contatto nei singoli territori i bisogni delle aziende agricole in cerca di manodopera con quelli dei cittadini che aspirino a nuove opportunità di inserimento lavorativo e disposte a lavorare nei campi – anche alla prima esperienza – in un quadro di assoluta trasparenza e legalità. Vanno infatti specificate mansioni, luogo e periodo di lavoro ma anche disponibilità e competenze specifiche in un settore dove è sempre più rilevante la richiesta di specifiche professionalità. L’attività è svolta direttamente nelle singole province attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti, secondo un modello di capillare distribuzione sul territorio.

Come funziona?

Sul portale JobinCountry raggiungibile dal sito della Coldiretti è possibile:

  • per le aziende, inserire offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni relative alle offerte (come mansioni, luoghi, tempi e retribuzione);
  • per chi è in cerca di occupazione, è possibile inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alla nuova occupazione, e mantenere sempre aggiornati i propri dati professionali

L’iniziativa di Coldiretti ovviamente è solo uno dei modi in cui nell’immediatezza il Paese può supplire alla carenza di lavoratori agricoli stagionali, in quanto fino ad oggi la stragrande maggioranza di questi lavoratori era costituita da persone straniere, in regola e non. Proprio su questi aspetti, il Governo in questi giorni sta discutendo sulla necessità di regolarizzare gli immigrati irregolari. Ma come sempre l’empasse politico rischia di rallentare i tempi e di distogliere l’attenzione sul vero nocciolo della questione. Sanare la posizione degli irregolari non esclude, infatti, l’opportunità di

Come trovare offerte di lavoro sul portale Eures

Che sia per un lavoro stagionale o un lavoro a lungo termine, se cercate un lavoro all’estero il portale Eures vi sarà utile in diversi modi.

La funzione più utilizzata è sicuramente la pagina dedicata alla ricerca di lavoro attraverso gli annunci.
Vediamo come funziona e come usare al meglio la maschera di ricerca, per trovare proprio quello che state cercando. Dato che le offerte disponibili sono in genere alcuni milioni, è davvero essenziale sapere come scovare quelle che ci potrebbero interessare.

A sinistra, nella pagina Trova un lavoro, nella sezione Candidati alla ricerca di un impiego, ci sono una serie di box che permettono di restringere la ricerca. Potete scegliere in quali paesi cercare, e anche in quale regione specifica del paese scelto, per chi ha già le idee chiare su dove vuole andare.  Si può restringere la ricerca anche per tipo di contratto ricercato (tempo pieno, parziale, flessibile) e a seconda del livello di istruzione.

Tra le condizioni si può indicare se la posizione ricercata è nell’ambito del lavoro sociale, o quanta esperienza si può offrire (da nessuna a più di cinque anni).

Nel box “Tipo di posizione” si può anche scegliere, se è questo l’obiettivo, l’opzione lavoro stagionale. Il lavoro stagionale può essere estivo o invernale, ed è più facile trovare offerte se si inserisce la parola seasonal anche nella sezione centrale, come parola chiave. Le parole chiave sono importantissime e se ne possono inserire diverse, che riguardano la professione ma anche la lingua conosciuta, i benefit desiderati o altri parametri. Per le parole chiave utilizzate l’inglese o la lingua del paese che vi interessa.

Molto importante è il box laterale nel quale si può scegliere di visualizzare le offerte con contrassegno Eures: sono quelle che sono state pubblicate sotto la supervisione di un consulente Eures, che quindi fa una serie di verifiche sull’azienda. Sono sicuramente in numero ridotto, ma quelle da considerare per prime per chi cerca qualcosa di certificato e affidabile.

Una volta inserite tutte le specifiche della posizione desiderata, si può salvare il profilo di ricerca, così da non doverlo rifare ogni volta. Questa funzione è molto utile soprattutto se considerate che una buona ricerca vi impegnerà per un periodo di diversi giorni o settimane.
Il portale vi da altre due possibilità, per rendere la ricerca più efficiente: ci si può registrare con una email e ricevere le offerte interessanti (secondo il profilo salvato) che di volta in volta vengono caricate e pubblicate, così da non perdere occasioni e non dover ricordare di verificare ogni settimana le nuove offerte.

Sempre nella sezione verde Candidati alla ricerca di un impiego c’è anche la voce Il mio cv. Significa che potete inserire i vostri dati e le informazioni relative al vostro profilo professionale, creando il vostro cv nel database del portale Eures. In questo modo un datore di lavoro che cerca un collaboratore con le vostre caratteristiche vi potrà trovare facendo una ricerca nella sezione a loro dedicata.

Molto spesso le offerte sono pubblicate nella lingua del paese di destinazione: questo però non deve scoraggiare chi è alla ricerca. Non è detto, infatti, che il datore del lavoro sia interessato solo a lavoratori madrelingua. Una volta iscritti al portale, si ha anche la possibilità di leggere le offerte in traduzione, semplicemente cliccando su un tasto predisposto sotto il testo dell’offerta.

Insomma, per trovare qualcosa adatto a voi bisogna prima di tutto saper cercare! Non dimenticate inoltre che i consulenti Eures, sparsi sul territorio europeo e quindi anche non lontano da voi, sono disponibili a supportarvi nella ricerca.

Professionisti delle vacanze 2020: al via le selezioni per il lavoro stagionale

È iniziato il countdown per le selezioni per il lavoro stagionale.

È infatti tutto pronto per la nuova edizione di Professionisti delle vacanze, l’evento che l’Informagiovani di Ancona organizza, per il sesto anno consecutivo, dedicato a chi sta offrendo oppure cercando lavoro nel settore delle vacanze e più in generale del turismo organizzato.

Nell’arco di un solo pomeriggio, i partecipanti avranno la possibilità di conoscere da vicino ben 10 agenzie di animazione selezionate e di effettuare i colloqui di selezione con alcune o con tutte le agenzie presenti. Un’occasione da non sottovalutare dal momento che le agenzie partecipanti provengono da tutta Italia e sarebbe quindi difficile avere altre opportunità di incontrarle tutte insieme, invece, vicino casa.

Saranno presenti sia agenzie nuove sia agenzie ormai “affezionate” con le quali l’Informagiovani collabora da diverso tempo, segno questo di serietà ed affidabilità, che sono i requisiti indispensabili per gli eventi dell’Informagiovani.

Nel corso degli anni, anche le agenzie stesse hanno cambiato o meglio ampliato il raggio di profili professionali richiesti, ricercando non solo l’animatore, ma anche tutte quelle figure accessorie che servono all’interno di un villaggio turistico o di un campus sportivo o linguistico.

Come avrete modo di scoprire attraverso le presentazioni delle singole agenzie, infatti, le stesse organizzano e gestiscono non solo villaggi turistici ma anche centri sportivi rivolti a bambini/ragazzi e centri di soggiorno studio all’estero.

Molto variegata e amplia è, quindi, l’offerta professionale: dall’animatore in senso proprio a figure di più ampio raggio come: istruttore fitness, istruttore sportivo, ballerini, coreografi, tecnici luci e suoni, massaggiatori non medicali ma anche personale di segreteria, educatori professionali, sorveglianti, infermieri e personale assistenziale, insegnanti di lingua inglese e accompagnatori turistici.

I requisiti richiesti variano ovviamente da profilo a profilo; l’unico requisito comune è la maggiore età entro giugno 2020. Sono a tutti richiesti poi anche spirito organizzativo, dinamismo, capacità di lavorare in team, senso di responsabilità e tanta voglia di mettersi in gioco, la disponibilità a viaggiare, buone doti comunicative e non ultima la conoscenza delle lingue straniere.

La ricerca è aperta a tutti coloro che sono interessati a cercare un lavoro per la stagione estiva non solo in Italia ma anche all’estero. Per alcuni profili non viene richiesta un’esperienza pregressa; l’importante è sapersi mettere in gioco e sapersi adattare alle varie situazioni ed essere flessibili sia come orari sia come incarichi.

Certamente un’esperienza attinente ha il suo peso e il suo valore ma non averla non preclude la possibilità di entrare a far parte dello staff di animazione.  Questo è un punto sul quale le agenzie incontrate fino ad oggi battono molto per far capire ai ragazzi, soprattutto ai più giovani, di non avere timore a presentarsi perché quello che conta è la buona volontà di imparare.

Se quindi state cercando un lavoro per la stagione estiva, approfittate di questa occasione.

La partecipazione è gratuita ma occorre iscriversi compilando il form sul sito al link: informagiovaniancona.com/professionistivacanze.

Per sostenere i colloqui ricordatevi di portare con voi un curriculum vitae aggiornato (con foto) da lasciare alle agenzie. Se non lo avete ancora o non siete sicuri che quello che avete vada bene, potete passare all’Informagiovani dove troverete operatori pronti a darvi qualche consiglio per scriverlo o per migliorarlo.

Vi aspettiamo numerosi martedì 18 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.

periodo di prova

Lavoro e periodo di prova

Hai finalmente trovato un buon contatto di lavoro, una azienda o una piccola ditta disposta ad assumerti? Ecco cosa dovresti sapere subito, prima di cominciare!

Chi ha già fatto qualche lavoretto probabilmente ne ha sentito parlare, ma ci siamo accorti che la maggior parte di chi ha avuto poche o nessuna esperienza di lavoro non sa bene come funziona il periodo di prova.

A pensarci un attimo, siamo tutti d’accordo sul fatto che un datore di lavoro che non ci conosce voglia metterci alla prova, appunto, prima di farci entrare a far parte della sua azienda. Ma che cosa significa essere in prova? Quanto dura il periodo di prova? Ed è vero che non è pagato? vediamo di dare alcune risposte.

Il periodo di prova è il tempo previsto da qualsiasi tipologia di contratto di lavoro che permette a lavoratore e datore di valutare la convenienza del rapporto di lavoro e la rispondenza delle realtà alle aspettative. Se da un lato il datore di lavoro ci può valutare vedendoci concretamente all’opera, noi possiamo capire come funziona in pratica non solo il lavoro, ma anche l’ambiente, possiamo verificare che le mansioni che dobbiamo svolgere siano quelle che avevamo concordato e, in breve, vedere se quel posto fa per noi.
Quando cominciamo un lavoro, dobbiamo firmare, insieme a chi ci assume, un contratto scritto che, tra le altre cose, deve includere le informazioni sul periodo di prova.

Il periodo di prova inizia con l’assunzione stessa, e questo significa che è inclusa nel contratto, e comincia dal giorno indicato come giorno dell’assunzione. Di conseguenza mentre state facendo la prova di lavoro avete diritto alla retribuzione in base alla mansione che svolgete, maturate le ferie, la tredicesima e il TFR – trattamento di fine rapporto. I giorni di lavoro in prova contano proprio come tutti gli altri.

In parole semplici, se qualcuno vi dice “Facciamo una prova, e poi ti faccio il contratto” fate attenzione, perché non è così che funziona. Non avere un contratto mentre si lavora significa prima di tutto non essere coperti dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e non avere le altre tutele a cui ogni lavoratore ha diritto.

Ma quanto dura il periodo di prova? Non c’è una durata predefinita, ma è stabilita in base alle mansioni, al tipo e alla durata totale del contratto. In generale può andare da qualche giorno ad un massimo di sei mesi (per i contratti a tempo indeterminato). In ogni caso dovrà essere definito insieme a tutto il resto (orario, mansioni, ferie, permessi, malattia,retribuzione) perché va scritto nel contratto di lavoro che firmerete prima di cominciare a lavorare.

Abbiamo detto che il periodo di prova serve sia al datore che al lavoratore per capire se vogliono proseguire il contratto: il vantaggio è per entrambi. Se il datore non è soddisfatto, potrà licenziarci, entro la fine del periodo di prova, senza dover dimostrare che ci sono state inadempienze da parte nostra. Se noi ci accorgiamo che quello non è il lavoro che vogliamo fare, o che le condizioni non rispondono a quelle che avevamo concordato e ci aspettavamo, possiamo dare le dimissioni senza dover dare il preavviso (che è una comunicazione scritta, che va inviata al datore di lavoro quando vogliamo lasciare il nostro posto, con un anticipo più o meno breve a seconda della durata del contratto).

Naturalmente ci sono molti casi specifici e piccole differenze che riguardano il periodo di prova, qui trovate ulteriori informazioni e dettagli sui vari casi che si possono presentare.

Purtroppo non sempre i datori di lavoro che incontriamo sono seri come vorremmo, e spesso ci troviamo nella situazione in cui ci vengono fatte proposte che non seguono quanto descritto. La prima cosa importante è sapere come funziona per legge il periodo di prova, in questo modo potremo avere maggiore consapevolezza di cosa chiedere, cosa accettare e soprattutto potremo valutare più facilmente chi abbiamo davanti. Ricordiamoci sempre che non dobbiamo solo essere scelti dal datore di lavoro, ma dobbiamo anche scegliere!

Be Smart (3), ci vediamo il 13 dicembre

Venerdì 13 dicembre torna uno degli appuntamenti di Be Smart il progetto dedicato alle competenze per i lavori del futuro. Sul nostro “palco” saranno protagonisti tre testimonial che racconteranno le loro smart skill in maniera originale e divertente. Nella formula rinnovata e progettata con Warehouse Coworking Factory abbiamo anche aggiunto due ospiti: intervisteremo due professionisti per avere consigli e suggerimenti per la nostra carriera professionale.

Come funziona Be Smart? Be Smart è un insieme di brevi speech incentrati sulle competenze trasversali o, come le abbiamo chiamate noi, sulle smart skill. Per noi le smart skill sono le competenze “intelligenti”, quelle che ci possono aiutare a capire meglio il mondo del lavoro e cogliere le opportunità che ci meritiamo.

Quali smart skill scopriremo il 13 dicembre? “Pensiero strategico” è il nome che abbiamo dato alla smart skill che ci presenterà Sergio Sarnari. Avere un pensiero strategico significa chiarire a se stessi prima che agli altri quali saranno gli sviluppi delle azioni che mettiamo in campo. Negli ambienti lavorativi il pensiero strategico non è solo capacità di leggere in anticipo le conseguenze del proprio operato ma anche, in maniera analoga e contraria, mettere in campo delle azioni per vedere accadere le esatte conseguenze che vorremmo capitassero. Il pensiero strategico è il modo in cui architettiamo il nostro operato per raggiungere i nostri obiettivi. Esattamente come accade in un partita a scacchi. Ed è per questo che a raccontarlo sarà Sergio Sarnari che, oltre ad essere un imprenditore nel mondo digitale (in cui la strategia è un elemento fondamentale), è anche uno scacchista.

Marina Mancini, imprenditrice marchigiana, racconterà attraverso la sua storia una smart skill in contro tendenza: “saper aspettare“. In un mondo che va sempre più veloce ci siamo abituati a fare scelte istantanee, a ragionare sull’immediatezza, a essere sempre pronti. C’è però anche una dimensione diversa: quella dell’attesa. A volte saper aspettare significa avere il coraggio, l’intuizione e forse la saggezza di vedere oltre l’immediato. Saper aspettare significa prendersi il tempo di raccogliere informazioni utili, analizzare e cercare di comprendere circostanze e contesto, raccogliere elementi per poter fare una scelta che sia prima di tutto più consapevole, matura, ragionata. Questo è il modo con il quale Marina gestisce la sua impresa: più attenta alla ponderazione che non all’attrazione di luccicanti e immediati successi

E infine “tenere il ritmo“. Quando teniamo il ritmo che cosa facciamo? Fondamentale questi passaggi: ascoltiamo la musica, cerchiamo di cogliere la cadenza, ci armonizziamo con quella cadenza. Come si applica questa competenza alla vita professionale? Secondo noi sarà importante avere all’interno delle imprese persone che sappiano “tenere il ritmo” in questo senso: da una parte cogliere i bisogni e le aspettative del territorio (nonché in qualche caso anche i trend e le mode) e dall’altro offrire all’impresa i giusti suggerimenti per trovare il “ritmo” che hanno ascoltato. Andrea Celidoni, musicista con la passione per la cucina, ci parlerà di come nella sua vita sia riuscito molte volte a cogliere questo ritmo: non solo come musicista, ma anche come ideatore e organizzatore di eventi, iniziative e attività che hanno spesso trovato ampio consenso.

Ma non finisce qui: tra una smart skill e l’altra ci sarà lo spazio per intervistare due professionisti (e amici dell’Informagiovani) che potranno distribuire preziosi consigli grazie alle loro esperienze. A rispondere alle nostre (e alle vostre se volete) domande ci sarà Cristina Andreoli, esperta di marketing relazionale con una lunga esperienza nel campo dell’internazionalizzazione. Insieme a lei Giovanni Lucarelli, esperto e formatore in creatività e innovazione.

L’aperitivo finale sarà il modo in cui potremo conoscere meglio i relatori, ci saluteremo e, perché no, ci faremo gli auguri. Vi aspettiamo ma… prenotate il vostro posto gratuito!

competenze trasversali soft skill

Cv a puntate: competenze trasversali e soft skill

Qual è la parte del cv più difficile da scrivere? Proprio quella della competenze trasversali, in cui devi saper raccontare che cosa sai fare, al di là delle conoscenze relative al tuo settore, e soprattutto come lo sai fare.
La maggior parte di noi, una volta buttata giù qualche riga sul titolo di studio e le esperienze di lavoro, pensa: “fatto!”. Invece è proprio in questa sezione del cv che possiamo differenziarci da tutti quelli che hanno il nostro stesso titolo di studio, e più o meno le stesse esperienze di lavoro.

Che cosa devi metterci? Di cosa dovresti parlare?
Cominciamo dalle competenze più semplici, che sono le conoscenze linguistiche e informatiche, o tecniche.

Nella parte del cv dedicata alle conoscenze linguistiche specifica qual è la tua madrelingua e le altre lingue che conosci, ognuna con accanto il tuo livello di conoscenza. Ti consiglio di utilizzare delle parole semplici, che facciano capire a chi legge che uso puoi fare di quella lingua (conoscenza base, intermedia, fluente, ottima) e magari se sai anche scrivere, e non solo usarle per parlare.
Attenzione però, non indicare il voto che avevi o hai a scuola, ma una autovalutazione del tuo livello di conoscenza della lingua. Se hai delle certificazioni, aggiungi anche quelle (nome e data di conseguimento). Naturalmente non scriverai che conosci l’italiano (o la tua madrelingua) molto bene… il tuo livello è, appunto, madrelingua! (cioè la conosci benissimo). Usa le definizioni dei livelli europei (A1, A2, fino al C2) solo se pensi che la persona a cui invierai il tuo cv le può capire.
Chi utilizza naturalmente, e in maniera corretta e fluente, due lingue, può indicarle entrambe come madrelingua. Chi invece non ha conoscenze linguistiche, e magari lavora in un settore o in una posizione per cui non servono, può eliminare del tutto la sezione relativa alle conoscenze linguistiche. Ricordiamoci che il cv serve ad evidenziare i punti di forza e le conoscenze, e non quello che non so o non so fare.

Poi, sezione competenze informatiche. Nomina i sistemi operativi che sai usare, i programmi e le applicazioni che conosci e che usi. Navigazione internet e posta elettronica ormai vengono dati per scontati. Attenzione invece a eventuali software di settore, ad esempio il CAD, programmi utilizzati in contabilità, o per la gestione del magazzino o dell’archivio.

Una storia a parte è quella dei canali social che utilizzi e che possono essere interessanti: sempre più aziende e professionisti li utilizzano per farsi conoscere, farsi trovare e promuovere i loro servizi e prodotti. Se ne sai usare alcuni in maniera almeno semi-professionale (non basta avere un profilo Instagram per poterlo usare come strumento di lavoro), indicalo in questa sezione.

Ora, andiamo alle importantissime soft skill, quelle che riguardano il modo in cui ti approcci alle cose, al lavoro, alle persone. Questa è la parte veramente più difficile da scrivere, perché implica un momento di riflessione su se stessi, e una certa dose di consapevolezza. Ma è anche la parte del tuo cv che molti datori di lavoro guarderanno con particolare attenzione, perché le soft skill sono sempre più rilevanti quando si tratta di scegliere un nuovo collaboratore. Prenditi qualche momento per riflettere su quali sono i pregi, gli aspetti positivi del tuo carattere e del tuo modo di fare, che magari anche le persone a te vicine ti riconoscono. Cerca di ricordare se ci sono state occasioni o esperienze nelle quali le hai utilizzate o le hai sviluppate, e menzionale brevemente in questa sezione.

Ecco le aree di competenze che di solito si trovano nei cv, e le domande a cui devi provare a rispondere. Quali sono le tue qualità personali, le capacità di relazione, di comunicazione, di organizzazione che hai sviluppato o sperimentato nel corso della tua vita, non solo professionale?
Sai gestire il tuo lavoro autonomamente? Sai adattarti in ambienti che non sono quelli che frequenti di solito, e sai capire i diversi contesti per adeguare la tua comunicazione o il tuo approccio alle persone? Hai già avuto esperienze di attività in equipe di lavoro multiculturali? Sai organizzare un evento, o una riunione, o delle attività ricreative per bambini?

Una volta messe a fuoco queste informazioni da inserire, puoi veramente considerare completo il tuo cv!

 

Apprendistato professionalizzante: formarsi lavorando

La Regione Marche ha emesso in questi giorni un avviso pubblico per la presentazione di progetti quadro per l’offerta formativa pubblica finalizzata all’acquisizione di competenze trasversali e di base previste dall’apprendistato professionalizzante.

L’avviso pubblico è rivolto agli enti di formazione pubblici e privati e ha come destinatari degli interventi i soggetti assunti nelle Marche a partire dal 01/01/2020 con il contratto di apprendistato professionalizzante.

Senza entrare nel merito dell’avviso pubblico, in questa sede vogliamo approfondire la forma di contratto di apprendistato professionalizzante.

L’apprendistato professionalizzante (D.Lgs 81/2015) è un contratto di lavoro che offre ai giovani l’opportunità di inserirsi nel mercato del lavoro formando le proprie competenze professionali.

È un contratto di lavoro a tempo indeterminato a causa mista, perché il lavoro si alterna con la formazione, ed è finalizzato a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione di un mestiere e/o di una professionalità specifica.

L’apprendistato professionalizzante rientra dentro una macrocategoria che è quella dell’apprendistato che è una tipologia di lavoro che viene incontro ai più giovani che devono per l’appunto “apprendere” un lavoro.

La formazione professionale è un elemento fondamentale per un lavoratore, perché permette di aggiornare ed ampliare le proprie competenze. Nel contratto di apprendistato professionalizzante, la formazione è inserita all’interno di un vero e proprio contratto di lavoro, la cui causa è lo scambio tra prestazione lavorativa e retribuzione a cui si aggiunge l’obbligo formativo a carico del datore di lavoro.

La formazione prevista da questo tipo di contratto si articola in formazione di tipo professionalizzante, a cura dell’impresa (durata e modalità di erogazione sono stabilite a livello nazionale dai contratti collettivi o dagli accordi interconfederali), e formazione per l’acquisizione di competenze base e trasversali, disciplinata dalla Regione.

Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale l’età minima scende a 17 anni.

Il contratto di apprendistato professionalizzante è piuttosto conveniente sia per i giovani che per i loro datori di lavoro. Per i primi infatti si tratta di un contratto a tempo indeterminato che ha una natura duplice.

È, infatti, un contratto di lavoro a tempo indeterminato in 2 fasi: nella prima, alla prestazione di lavoro, si aggiunge la formazione con carattere specializzante (senza la quale non può dirsi un contratto di apprendistato), la seconda rientra nell’ordinaria casistica del rapporto di lavoro subordinato, nel senso che si può trasformare direttamente in un contratto a tempo indeterminato.

Anche per le aziende questo tipo di contratto ha un duplice vantaggio: possono formare le risorse di cui hanno bisogno, creare con loro un rapporto di fiducia e poi inserirle una volta per tutte e, inoltre, usufruiscono di tutta una serie di sgravi contributivi sia durante il periodo di apprendistato che nel primo anno dell’assunzione.

Il contratto può avere una durata che va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni, 5 per l’artigianato.

Così come per gli altri contratti di apprendistato, anche per quello professionalizzante, è fondamentale la figura del tutor cui farà riferimento l’apprendista per tutta la durata del lavoro. Il tutor può essere anche il datore di lavoro stesso.

La formazione svolge un ruolo fondamentale, l’apprendistato è infatti contrassegnato da un PFI, ossia un Piano Formativo Individuale che ha il compito di definire il percorso formativo dell’apprendista in coerenza con la qualifica che deve raggiungere e considerando le competenze di cui è già in possesso.

Tale formazione può essere interna o esterna. Nel primo caso viene erogata dentro l’azienda purché questa possieda requisiti di “capacità formativa”; cioè abbia la capacità di erogare formazione attraverso strumenti e materiali adatti a trasferire le competenze per acquisire le conoscenze aziendali. Nel secondo caso, invece, viene affidata a operatori istituzionalmente preposti alla formazione durante l’apprendistato.

I giovani potenziali apprendisti possono seguire gli sviluppi del bando alla pagina dedicata sul sito regionale.

Cv a puntate: esperienze di lavoro

Cv a puntate: esperienze di lavoro

Abbiamo visto come gestire le sezioni del cv che riguardano i dati e contatti personali e la formazione: è ora di occuparci delle esperienze di lavoro!

Nel cv le esperienze di lavoro sono sicuramente tra le più importanti e spesso le prime che si vanno a guardare, soprattutto se ce ne sono diverse. Ma cosa devi metterci? E come? Ecco alcune linee guida.

Prima di tutto è necessario ricordare un concetto fondamentale, e cioè che il cv non è un elenco di contratti di lavoro. Non serve, e anzi è una pessima mossa, copiare i tutti i dati relativi ai contratti che hai avuto in questa sezione del cv. Nel caso un datore di lavoro sia interessato a questi dati, c’è la scheda professionale, quella serie di fogli illeggibili (diciamolo) che ti rilascia il Centro per l’impiego, e nei quali vengono riportati i giorni precisi di durata dei tuoi contratti, il tipo di contratto collettivo nazionale applicato, il livello, la mansione contrattuale, la ragione sociale del datore di lavoro, e tanto altro.

Molti inciampano, per così dire, proprio qui. Questa parte del cv si chiama, non per niente, esperienze di lavoro, o esperienze professionali, ed è così per almeno due motivi.

Il primo è la chiarezza e la necessità di far capire a chi legge quali competenze hai in pratica: bisogna indicare le esperienze e le mansioni effettivamente svolte (quante volte nel contratto sono scritte mansioni che non dicono niente di quello che effettivamente hai fatto?) nelle varie occasioni. Se sul tuo contratto c’è scritto “operaio” ma tu hai fatto il banconista in una pizzeria, come fa a capirlo il tuo prossimo datore di lavoro, se sul cv riporti solo la mansione del contratto? Pensaci.

Il secondo è che non a tutte le esperienze corrisponde un contratto. Eh no, vero? Non ci giro intorno, perché il lavoro nero è una diffusissima (triste) realtà, e non dal tempo della cosiddetta crisi, ma da ben prima. A molti, soprattutto giovani, capita di lavorare in nero, cioè senza nessun tipo di contratto formale che regoli gli accordi tra lavoratore e datore di lavoro. Queste sono comunque esperienze lavorative, esperienze che stai facendo o che hai fatto e che ti hanno permesso (oltre che di mantenerti, o di poterti permettere un viaggio o qualche spesa ) di imparare a fare qualcosa, di capire come funziona un certo settore, cosa significa lavorare, come funziona un call center o l’organizzazione di un ristorante.

La risposta quindi è sì, puoi inserire nel cv i lavori che hai fatto in nero, occasionalmente o meno, ma che sono significativi per la tua personale formazione o percorso, o che servono per dimostrare che non hai passato gli ultimi mesi o anni senza fare niente. Spesso chi ha lavorato in nero non vuole inserire nel cv queste esperienze perché teme sanzioni: ricordo qui che le sanzioni per la mancata assunzione riguardano il solo datore di lavoro, responsabile di non aver regolarizzato la posizione del dipendente, e di conseguenza di non aver pagato tasse e contributi. L’unico caso in cui il lavoratore viene sanzionato è se allo stesso tempo lavora in nero e percepisce sostegni al reddito, ad esempio la NASpI (che è per i disoccupati): in questo caso si tratta di truffa ai danni dell’INPS.

Il cv poi è uno strumento che serve a far capire al prossimo datore di lavoro che cosa so fare. Di fatto chi legge non è interessato a questo aspetto: certo poi dovrai saper comunicare che hai effettivamente svolto quel lavoro, descrivendo le attività e le mansioni. Se preferisci puoi evitare di inserire il nome del datore di lavoro, e rimanere sul generico descrivendo solo il tipo di azienda.

Poi ci sono tutte quelle esperienze diverse da un vero e proprio lavoro ma che ti hanno fatto crescere personalmente e professionalmente o ti hanno permesso di sviluppare qualche competenza personale. Parliamo ad esempio di esperienze di volontariato, tirocinio, alternanza scuola lavoro. Anche queste sono da inserire, soprattutto per i più giovani che, naturalmente, non hanno solide e consistenti esperienze lavorative.

Come vanno descritte e ordinate le esperienze? Per ogni esperienza di lavoro è consigliabile indicare:

  • quando (mese e anno di inizio e di fine dell’esperienza sono sufficienti), che serve a far capire quanta esperienza hai in quel tipo di lavoro
  • la mansione effettiva: è la parola chiave della riga, sceglila bene per far capire cosa hai fatto, ricordati che chi legge non ti conosce, non c’era e probabilmente non è mai stato nel tuo luogo di lavoro. A volte si possono aggiungere le principali mansioni svolte, per specificare ulteriormente: addetto segreteria può significare aver fatto molte cose diverse, meglio spiegare per rendere l’idea del lavoro pratico svolto.
  • dove: in quale tipo di azienda, come si chiama, e in quale città si trova. Nel caso di un lavoro che non ha una sede fissa, scrivi per quale azienda lo hai svolto.

Il modo più diffuso di ordinare le esperienze di lavoro è dalla più recente alla più vecchia, ipotizzando che il lavoro che hai fatto per ultimo sia più professionalizzante dei primi, o più vicino a quello che ti interessa al momento, o sul quale sei più aggiornato/a. Nel caso tu abbia molte esperienze di lavoro, consigliamo sempre di scegliere quelle più pertinenti al tipo di lavoro per cui ti stai presentando, o almeno di accorpare e sintetizzare quelle meno rilevanti.

Molti di noi hanno percorsi non lineari, che includono lavori in settori molto diversi: nel momento della scelta di quali esperienze inserire e come descriverle, il principio che deve guidarci è quello di pensare a che cosa può interessare al possibile datore di lavoro a cui mi rivolgo. E quindi, no al cv fatto una volta per tutte e inviato, senza modifiche o revisioni, a tutti i datori di lavoro e le offerte a cui rispondo. Ogni candidatura va studiata e considerata a sé, anche se il cv è sempre della stessa persona.

Per concludere, anche per la sezione esperienze di lavoro valgono le regole che si applicano a tutto il cv: bisogna essere chiari ma sintetici, dettagliati ma non prolissi. Se ti trovi in difficoltà nel rispettare queste indicazioni, puoi sempre venire a chiedere un confronto con uno di noi.

Cercare lavoro è un lavoro

Cercare lavoro è un lavoro”: quante volte vi siete sentiti dire queste parole? Sicuramente tante volte ma non è mai abbastanza per far capire che cercare lavoro richiede impegno, preparazione, costanza, pazienza e determinazione che sono le principali doti da mettere in campo.

Doti che non sempre appaiono visibili sulle persone che sono alla ricerca di un lavoro. Troppo spesso, infatti, chi sta cercando lavoro si rivolge ai “servizi” per l’impiego (centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, società di selezione del personale, Informagiovani) con l’idea e la falsa aspettativa che siano questi servizi a trovare un lavoro per loro. Ma non è propriamente così.

Perché? Perché nessuno, se non voi stessi, può sapere qual é il lavoro a sé più adatto. Se questa affermazione sembra ovvia, tuttavia così non lo è agli occhi di molti alla ricerca di lavoro, siano essi disoccupati o inoccupati.

Quotidianamente all’Informagiovani arrivano persone, giovani e meno giovani, alla ricerca di un lavoro e di consigli utili su come muoversi. La domanda che più spesso ci sentiamo rivolgere è: avete un lavoro per me?

Di fronte a tale domanda, a noi operatori viene spontaneo chiedere all”interlocutore: a quale lavoro saresti interessato? E qui arriva puntuale la risposta: qualsiasi.

Secondo voi, chiunque può essere in grado di svolgere qualsiasi tipo di lavoro? Ovvio che no.

Ogni lavoro richiede una formazione specifica, di grado più o meno elevato a seconda del ruolo che si ricopre.

È allora importante focalizzare l’attenzione sulle offerte lavorative più attinenti al proprio profilo professionale e formativo; ciò non toglie che nell’arco della vita non si possa o non si debba cercare di orientarsi su altro o perché così ci impone l’evolversi del mercato del lavoro o perché ci siamo accorti (il che è perfettamente legittimo e possibile) che il percorso di studi intrapreso non è effettivamente quello che ci interessa veramente.

E allora occorre un cambio di rotta sul proprio percorso professionale e formativo che richiede sicuramente un notevole impegno e impiego di risorse sia materiali che fisiche, perché magari occorrerà rimettersi a studiare oppure seguire un corso di formazione professionale e comunque in ogni caso rimettersi in gioco.

Chi è più intraprendente, magari è in grado di muoversi in maniera autonoma alla rcerca del proprio percorso professionale. Chi invece è più titubante o semplicemente più confuso e incerto può fare affidamento a servizi di orientamento e consulenza, come quello svolto dall’Informagiovani, che in forma del tutto gratuita mira ad aiutare le persone a diventare autonome nella ricerca del proprio percorso, sia esso formativo, professionale o personale (come spiegato in questo nostro precedente articolo).

Vorrei riportare qui una citazione che credo sia significativa per chi voglia mettersi in gioco:

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo…” (Laozi).

Proviamo a elencare qui quali sono, secondo noi, i passi che ci possono portare a trovare non solo un lavoro ma il lavoro giusto per noi.

Il punto di partenza deve sempre essere rappresentato dalle proprie passioni e dai propri interessi per poter aspirare a risultati duraturi nel tempo; questo vale in generale per tutto quello che vogliamo fare nella vita, che sia scegliere un percorso di studi, cercare lavoro, scegliere un corso di formazione.

Redigere un curriculum vitae per ogni annuncio a cui rispondete: sconsigliamo vivamente di inviare un unico c.v. per qualsiasi posizione di lavoro alla quale vogliate rispondere; al contrario vi consigliamo di redigere sempre c.v. mirati al tipo di azienda e al tipo di lavoro per il quale lo inviate.

Quello che differenzia i candidati, spesso anche a parità di requisiti, è la migliore capacità di alcuni di saper raccontare e valorizzare le competenze maturate durante il proprio percorso. È, quindi, fondamentale porre attenzione a questo aspetto anche nell’elaborazione del proprio cv, perché è questo un passaggio propedeutico al colloquio.

Si tratta di imparare a valorizzare le competenze che abbiamo maturato, cercando di evidenziare le corrispondenze tra le cose che sappiamo fare e che non sempre possono essere tutte racchiuse in un job title e quello che viene richiesto da una specifica selezione.

Rispondere all’offerta giusta per te: consigliamo vivamente di selezionare e concentrarsi sui lavori per i quali pensate di essere il candidato ideale; infatti tu devi essere giusto per il lavoro ma anche il lavoro deve essere giusto per te.

Arrivare preparti al colloquio: se avete risposto all’annuncio, vuol dire che siete interessati a lavorare in quell’azienda; allora dimostratelo documentandovi sulla stessa. Grazie a internwt orami potete sapere come l’azienda si racconta e cosa di ce di sé, quale tipo di business tratta, quali sono i valori di cui si fa portavoce e qual è la mission aziendale.

Al colloquio siate voi stessi, fate domande e domostratevi curiosi: la sincerità è l’arma vincente; non mostratevi per quello che non siete ma al contrario mettete in evidenza i vostri pregi facendo esempi concreti di come vi siete comportati in certe occasioni e avete vercato di trovare soluzioni.

Infine fate domande sull’azienda e sul tipo di lavoro che andreste a ricoprire.

La decisione se accettare o meno un lavoro è anche vostra e per valutare meglio l’offerta occorre sciogliere tutti i dubbi e fare domande.

Certamente questo tipo di lavoro richiede molto impegno ma alla lunga potrete ottenere i risultati sperati.

In bocca al lupo!

Cv a puntate: istruzione e formazione

Stai scrivendo il tuo il cv e dopo aver indicato i tuoi dati non sai come continuare? Ecco come preparare una buona presentazione della tua istruzione e formazione!

Hai scelto come impaginare il tuo cv e hai già iniziato con i tuoi dati e contatti: bene, e adesso? La sezione che segue i dati può essere quella della formazione o delle esperienze professionali, a seconda dei casi.

Quando è meglio mettere prima la sezione istruzione e formazione?
– se hai da poco finito di studiare
– se sei molto giovane e non hai ancora esperienza lavorative
– se il tuo titolo di studio è particolarmente rilevante per la posizione per cui ti presenti, o hai fatto da poco un aggiornamento o un corso che ti qualifica in modo particolare.

Che cosa va inserito in questa parte del cv? Sicuramente il titolo di studio, o i titoli di studio, cominciando dal più recente che hai conseguito e poi andando indietro nel tempo. Per esempio, la laurea, e sotto il diploma, oppure il diploma e sotto la qualifica triennale, se ne hai una. Non serve indicare licenza elementare o media, a meno che non siano il titolo di studio più alto che hai.

Per ogni titolo indicato specifica in che anno hai completato il percorso di studi, come si chiama esattamente il tuo diploma o laurea, e in quale università o istituto superiore hai studiato.

Questa sezione include però non solo la tua istruzione scolastica e universitaria, ma è il posto giusto in cui indicare un corso di formazione che hai frequentato per imparare a usare un software, un mezzo di trasporto specifico, o che ti ha permesso di specializzarti in una mansione e approfondire un settore (che sia sanitario, turistico, tecnico o creativo).

In questi casi assicurati di specificare il periodo in cui hai fatto il corso (il mese, o i mesi, e l’anno) oppure l’anno e il numero di ore: in questo modo chi legge potrà farsi un’idea della consistenza del corso e di quanto potresti effettivamente aver imparato. Un corso di 40 ore può essere abbastanza per imparare qualche preparazione di cucina o pasticceria se hai già una formazione o una esperienza di base, ma non è sicuramente sufficiente per assicurarti la conoscenza approfondita di un mestiere.

Se il corso non rilascia, alla fine del precorso, una qualifica professionale, una certificazione riconosciuta o una abilitazione, puoi indicare il nome del corso (corso per barman, corso di inglese base, corso per apicoltori) oltre naturalmente al periodo o la durata, e l’ente di formazione che ha organizzato il corso.

Puoi decidere di specificare, per ogni titolo o corso, che cosa hai imparato, soprattutto nel caso in cui il percorso di formazione non sia standard o molto diffuso.

Un errore che si fa spesso è quello di dare per scontato che chi legge conosca il percorso che ho fatto, ma non è così! Nella descrizione dei corsi di formazione specialmente, bisogna imparare a essere sintetici ma chiari su che cosa si è imparato.

Alla prossima puntata!

Cv a puntate: impostazione e dati personali

Devi fare il cv e non sai da dove cominciare? Ecco punto per punto come preparare una buona presentazione!
Una delle domande che ci fate più spesso è “Devo fare il curriculum, come si fa?”
Oltre a suggerirti come impostarlo attraverso la nostra pagina dedicata, qui spieghiamo, sezione per sezione, quali sono le informazioni da inserire, in quale ordine e, soprattutto, perché.
Cominciamo con la scelta di un layout, o impostazione, o come molti lo chiamano, di un modello (attenzione però, ricordati che il cv non è un modulo da riempire, come abbiamo spiegato qui).
La scelta di come organizzare le informazioni sulla pagina è personale, ma va fatta soprattutto pensando al destinatario del cv: chi è il soggetto a cui lo invierò? per quale posizione o figura professionale? Sia che il tuo cv serva a rispondere a un annuncio sia che lo invii come auto-candidatura, queste sono le prime domande da farsi.

Il primo grande dilemma di solito è cv europeo o no? Il cv europeo, che molti considerano l’unico “valido”, è quello che ti servirà di sicuro se partecipi ad una iniziativa che prevede l’uso di fondi europei (un bando per borse lavoro, un corso di formazione, un’esperienza di mobilità all’estero) e per le selezioni e i concorsi della pubblica amministrazione. Alcune aziende lo preferiscono e ti chiederanno di inviare quello, ma non è detto che sia sempre la scelta migliore. Ripetiamo che il cv serve a evidenziare le caratteristiche che ti distinguono (in positivo, naturalmente) dagli altri candidati, e non a incasellare titoli e conoscenze in una griglia uguale per tutti, che in definitiva appiattisce il tuo profilo, e ti rende almeno a prima vista uguale agli altri.

Se non sai che impostazione scegliere, fai una ricerca su internet per immagini, verranno fuori molte versioni e modelli diversi a cui ti puoi ispirare per crearne uno adatto a te. Attenzione: molti siti offrono la possibilità di scrivere il cv inserendo i tuoi dati sul sito stesso. In questo modo quello che otterrai alla fine è un file da scaricare non modificabile, impaginato in maniera rigida e spesso non ottimale, e dovrai tornare sul quel sito ogni volta che devi fare una modifica.

Un consiglio che credo sia veramente utile è quello di organizzare tutte le informazioni su una pagina (due al massimo, ma solo se hai molte esperienze di lavoro e diversi corsi di formazione relativi alla figura per cui ti presenti), in modo chiaro, coerente, sintetico e completo.

Ricordati di assumere il punto di vista di chi non ti conosce, o comunque di chi non sa tutto di te: mettersi nei panni della persona che legge è fondamentale per non finire nel cestino dei cv non letti! Dall’altra parte c’è un’altra persona, spesso con molti impegni e poco tempo, e se gli presenti qualcosa che non leggeresti nemmeno tu, figurarsi lei, o lui. Pensaci!

Una volta scelta l’impostazione grafica, la prima sezione del cv è senz’altro quella dei tuoi dati e contatti. In questa parte vanno inseriti il nome e il cognome, la data di nascita, il numero di telefono al quale rispondi, l’email, e dove abiti. Se hai un domicilio diverso dalla residenza, indica il luogo in cui abiti al momento: questo dato serve a chi legge per capire se ti trovi già in zona, se devi spostarti e quanto, o se dovrai trasferirti nel caso ottenessi il lavoro. In questa sezione indica se hai un profilo LinkedIn, un contatto Skype, puoi inserire il link al tuo sito, blog o spazio online, sempre che sia coerente con la figura per cui ti candidi.
Questi sono i dati fondamentali di cui un datore di lavoro ha bisogno nel caso voglia contattarti per un colloquio. Per abitudine, o per cultura, molti si aspettano di trovare anche altri dati, che però a pensarci un attimo hanno poco a che vedere con il profilo professionale, con le capacità e le conoscenze necessarie a un lavoro o a un altro. Luogo di nascita, cittadinanza o stato civile sono dati personali che non cambiano, non aggiungono né tolgono alle tue capacità, a meno che non vuoi sottolineare che sei nato/a ad esempio in Francia, e fornire così un dato che spieghi la tua conoscenza del francese di livello madrelingua. Nel mondo anglosassone, ad esempio, sono dati che non vanno inseriti, perché soggetti ad essere usati in maniera discriminatoria.
Cercando in rete troverai siti di vario genere che parlano di cv, e alcuni sostengono che inserire il tuo stato civile serve al selezionatore a valutare la maggiore o minore disponibilità, soprattutto se donne. Secondo questa visione, che si augura superata, la tua situazione personale dovrebbe automaticamente corrispondere ad una disponibilità oraria o ad una capacità predefinita di organizzare la tua giornata. La scelta di inserire o meno questo dato è personale, ma ricorda che nella maggior parte dei casi vai a candidarti per una posizione relativa a ciò che sai e che sai fare, e non all’organizzazione della tua vita familiare e privata.
Un altro dato che è utile inserire in questa sezione è se hai la patente di guida, e quale. Nel caso in cui il luogo di lavoro sia poco raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici o includa orari serali, quando la possibilità di spostarsi con i mezzi è scarsa, indica se sei automunito/a, cioè se hai la possibilità di usare un’auto per gli spostamenti.
Quando hai completato di scrivere il tuo cv, ricontrolla i contatti che avete inserito: non ci crederai, ma spessissimo sono sbagliati, e così perdi un contatto di lavoro che potrebbe portare a qualcosa di buono!

 

S.O.S. Babysitter

Con l’avvicinarsi della fine della scuola tante famiglie con figli da gestire iniziano a pensare a come organizzarsi con i pargoli durante le vacanze estive.

Chi ha parenti o amici vicini in grado di aiutarli, ha meno pensieri. Molti genitori, invece, dovranno mettersi alla ricerca di qualche persona che possa stare coi propri figli mentre loro sono al lavoro.

Ecco quindi che inizia la ricerca di una brava baby sitter.

Il lavoro di baby sitter è un’ottima occasione, soprattutto per i giovani, di trovare un lavoro part-time e guadagnare qualche soldo extra.

E allora come proporsi e come trovare lavoro come baby sitter? Una volta c’era il passaparola, poi il biglietto attaccato alla bacheca di qualche negozio o del pediatra; poi gli annunci sui giornali prima di carta dopo on-line. Al tempo di Internet e delle amicizie rarefatte dalla frenesia della vita contemporanea, per trovare una buona baby sitter servono altri metodi. E la soluzione, come ormai succede per tanti problemi, si trova in rete.

Da qualche anno si utilizzano, infatti, i siti di baby sitting, cioè piattaforme on line che permettono alle famiglie di trovare la baby sitter e alle baby sitter di presentarsi al meglio, favorendo l’incrocio attraverso un sistema di messaggistica semplice, veloce e sicuro.

Basta cercare on line la parola baby sitter ed escono diversi siti che possono aiutare nella ricerca della persona più adatta e dall’altra parte della famiglia più adatta.

Solo per fare qualche esempio, potete consultare gli annunci su questi siti: Babysits, Okaybabysitter, Sitly, Family welcome.

COME FUNZIONANO LE PIATTAFORME ON LINE?

Per tutte, il meccanismo è analogo. Da una parte si iscrivono i genitori, dall’altra le persone disponibili a occuparsi dei piccoli, che indicano la loro area di residenza e lavoro, le competenze, forniscono una fotografia e numeri di contatto. Le famiglie possono scorrere le banche dati disponibili e avviare il contatto.

In genere il servizio è gratuito per le baby sitter mentre è prevista una commissione, comunque conveniente, al momento del contatto per le famiglie che cercano.

Conviene registrarsi su più di un sito, in modo da riuscire a capire quale sia il migliore.

Certamente, i siti per trovare una baby sitter online non risolvono tutti i problemi. Infatti non esentano le famiglie dal lavoro più grande: scegliere la persona più adatta a prendersi cura del proprio o dei propri figli.

I profili sono più o meno completi, e i gestori dei siti si preoccupano di non ospitare contenuti inappropriati o profili falsi. Ma la scelta in ultima analisi rimane nelle mani dei genitori. Nessuno può garantire per nessuno, e il genitore deve accertarsi delle caratteristiche e dell’affidabilità della persona con cui entra in contatto. Ma questo succedeva anche quando ci si affidava al passaparola o agli annunci affissi nei negozi.

In realtà dei margini di sicurezza esistono. In molti casi, infatti, i siti corredano i profili delle babysitter con simboli di certificazione, perché si preoccupano di incontrarle, selezionarle e verificare le loro capacità. Per altre piattaforme, invece, è obbligatorio che i genitori lascino un commento a fine prestazione e basta scorrere queste valutazioni per capire se il candidato che ci interessa è davvero affidabile, con un sistema che assomiglia a quello di Tripadvisor.

Per concludere quindi potete seguire alcuni step:

  1. selezionate i profili adatti in base alle vostre esigenze (es: possesso di patente di guida, conoscenza di lingue straniere, ecc.)
  2. contattateli
  3. fissate un colloquio a casa vostra in modo da far conoscere alla baby sitter il bambino o i bambini, osservando le sue reazioni e mettendo in chiaro le aspettative reciproche
  4. definite gli accordi economici e contrattuali
  5. fate un periodo di prova.

Da ultimo chi cerca lavoro come baby sitter può iscriversi anche alla nostra banca dati lavoro compilando il form on line così come le famiglie che cercano baby sitter possono richiederci nominativi dalla banca dati compilando l’apposito form.
Il servizio è gratuito sia per chi cerca sia per chi offre lavoro.

Annunci di lavoro, offerte ingannevoli e truffe varie

Cercare lavoro, lo diciamo spesso, è un lavoro! E bisogna saperlo fare bene, a partire dalla scelta delle offerte a cui rispondere.

Oggi facciamo il punto proprio su questo aspetto, dato che spesso ci viene chiesto se gli annunci che pubblichiamo siano affidabili, o se lo sono le aziende che li diffondono (su che cosa ognuno di noi intende con il termine “affidabile” c’è già una varietà di risposte, ma questa è un’altra storia). Ne abbiamo già parlato, anche facendo esempi pratici, ma un ripasso non sarà di troppo, ci scommettiamo.

Le probabilità di trovare un lavoro attraverso annunci sono sempre più scarse, questo va detto subito, perché ci sono altri canali e modalità di ricerca del personale che evitano alle aziende di ricevere decine di telefonate o email, e che permettono loro di intercettare più facilmente il tipo di candidati a cui sono interessate.

A livello locale, però, esiste ancora un margine di possibilità di trovare qualche contatto, sempre che siamo in grado di leggere e scegliere gli annunci, e se volete provare non c’è niente di male, solo dovete fare attenzione ad alcuni segnali. Per non perdere tempo e spesso soldi, ma anche speranza e fiducia.

Ci sono alcuni semplici aspetti che ci devono subito far capire che dietro all’annuncio o alla richiesta di contatto molto probabilmente non c’è un’offerta di un lavoro, o l’offerta non è esattamente quella che ci viene fatta immaginare, ed ecco quali:

  • nell’annuncio non c’è scritto per quale tipo di lavoro stanno cercando una persona, oppure le mansioni sono varie e diverse, e molto generiche. Quando trovate scritto solo “per ampliamento organico” o “azienda in crescita”, senza descrizioni specifiche del tipo di professionalità necessaria e dei requisiti, siete sulla buona strada per cadere nella trappola
  • vengono promessi o garantiti contratto e buoni guadagni, anche senza avere esperienza. Ricordate che il contratto è d’obbligo sempre, non c’è bisogno di scriverlo sull’annuncio, e non ci sono lavori per i quali si guadagna tanto senza saper fare niente (lo sapevate già, vero?)
  • non sono specificati i requisiti necessari a candidarsi. Per quanto semplice possa essere il lavoro (e in questo caso difficilmente è necessario pubblicare un annuncio per trovare una persona), ogni impiego è diverso: che sia un diploma, la patente, la conoscenza dell’uso del computer, di programmi di grafica o caratteristiche quali puntualità, flessibilità oraria o un minimo di esperienza in mansioni simili, non ci sono annunci per lavori che non richiedono caratteristiche o competenze specifiche
  • quando chiamate o scrivete per avere maggiori informazioni vi dicono che le avrete solo presentandovi di persona: lasciate subito perdere, un’azienda seria è disposta a darvi almeno informazioni di base su mansioni, qualifiche e capacità richieste, luogo di lavoro, numero di ore o giornate lavorative
  • vi viene chiesto denaro: non si paga per lavorare
  • vi viene chiesta la firma o i vostri dati completi prima che abbiate capito bene di che cosa si tratta e abbiate deciso di accettare: chi vi mette troppa fretta in genere non vi sta offrendo l’occasione della vita, e nemmeno l’occasione dell’anno.

Facciamo qualche esempio pratico di offerte ingannevoli, che abbiamo ormai individuato e che evitiamo di diffondere attraverso il nostro sito.

C’è un’azienda, che cambia spesso nome, che pubblica ogni settimana un annuncio per segretarie e magazzinieri, oppure per operatori di inserimento dati, anche senza esperienza, ma poi a coloro che si presentano si propone di lavorare come procacciatore di contratti di vario tipo. Attenzione, anche se accettate e vi promettono che avrete un certo compenso una volta concluse alcune decine di contratti (e ci potreste riuscire, magari attraverso le vostre conoscenze), è molto probabile che alla scadenza del mese, quando siete lì lì per raggiungere il vostro scopo, veniate mandati da un presunto cliente che poi non esiste: quindi niente contratto concluso, niente target raggiunto, niente compenso. Come si dice, siete avvisati.

Altri soggetti vi propongono di fare un corso a pagamento (a costi anche molto alti) che magari include uno stage di sei mesi (non retribuito, in quanto curricolare) per poter poi avere il posto di lavoro. Anche questo non è un canale consigliabile e corretto: una azienda interessata a voi e alle vostre caratteristiche vi offrirà un percorso di inserimento e formazione gratuito, incluso nel contratto.

Purtroppo questo tipo di raggiri (in molti casi non si può parlare di vere e proprie truffe) sono abbastanza comuni, e ce ne sono anche di più elaborati (trovate qui un elenco dettagliato). L’unico modo per non venire ingannati è scegliere con attenzione e fare le dovute ricerche.

Recentemente siamo venuti a conoscenza anche di una sorta di agenzia per il lavoro che assume personale, con contratto e busta paga, ma poi non paga i contributi se non in minima parte, per cui vi accorgete solo mesi dopo, verificando il vostro cassetto fiscale all’Inps, di non aver ricevuto tutto il dovuto. Questo tipo di raggiro è praticamente impossibile da segnalare in anticipo, per cui ricordatevi di controllare spesso il vostro profilo Inps e verificare i versamenti di contributi.

Qualche breve e semplice suggerimento per non cadere in imbrogli vari, più o meno mascherati: informatevi il più possibile sull’azienda, prima di rispondere e soprattutto prima di dare i vostri dati completi e andare a fare un colloquio. Ricordate che non esiste periodo di prova fuori dal contratto, ma esso è compreso, con la possibilità da entrambe le parti (lavoratore e datore di lavoro) di recedere dal contratto (cioè di interromperlo). Non firmate niente che vi venga messo sotto agli occhi senza la possibilità di leggere bene di cosa si tratta: prendetevi qualche ora di tempo, prima di accettare un lavoro, per valutare l’offerta che vi viene fatta e magari per fare qualche ricerca su aspetti che non avete chiari, per confrontarvi con qualcuno, per capire se avete avuto tutte le informazioni necessarie.

Ultimi consigli per evitare brutte esperienze: ricordatevi che nessuno vi chiama a casa per proporvi un lavoro! Inoltre ogni volta che qualcuno vi contatta al telefono, ricordate di prendere nome, telefono, indirizzo, e se non lo avete capito subito, non abbiate paura di richiedere e capire bene. Scrivetevi tutto e poi fate le dovute verifiche.

In definitiva, il rimedio per non essere vittime di tutta una serie di brutte esperienze durante il difficile periodo di ricerca del lavoro, è quello di essere cauti, informarsi bene e non credere al guadagno facile.

Ogni settimana noi ricerchiamo , selezioniamo e pubblichiamo annunci di lavoro: facciamo molta attenzione a evitare di diffondere quelli che possano in qualche modo rientrare nelle categorie sopra. Cercate di ricordare che non è sempre possibile verificare, come spesso ci chiedete, che l’azienda sia seria, se non arrivando al contatto diretto o al colloquio e valutando che l’offerta si adeguata alle vostre aspettative, oltre che rispondente a quanto dice l’annuncio.

La casistica è vastissima, ma se avete dubbi su uno specifico annuncio di lavoro, venite e confrontatevi con noi, saremo felici di aiutarvi. In bocca al lupo e buona ricerca!

Scegliere di mettersi in proprio

Molto spesso agli operatori Informagiovani vengono chieste informazioni su come aprire un’attività in proprio e sull’esistenza di bandi che concedano finanziamenti alla creazione di nuove imprese.

A porre queste domande sono non solo i giovani che vedono nell’attività in proprio un’alternativa alla difficoltà a trovare un lavoro ma anche i meni giovani che, perso il lavoro, fanno fatica a reinserisi nel mondo del lavoro.

Siamo nell’era dell’incertezza, dell’accelerazione delle tecnologie e dei continui cambiamenti con la conseguenza che la carriera che si faceva una volta sempre nello stesso posto è ormai impossibile.

Il posto fisso non è più sicuro come un tempo e anche chi lo ha è consapevole del fatto che dovra cambiare lavoro spesso, formarsi di continuo ed adeguarsi ai cambiamenti.

La società attuale sta evolvendo verso forme sempre più liquide di business, le aziende nascono e muoiono nel giro di poco tempo.

Certamente il percorso che porta alla creazione di una nuova attività imprenditoriale è lungo e non orivo di rischi ma di fronte ad un mercato del lavoro sempre più difficile molti accettano di sfidare la sorte.

Chi decide di mettersi in proprio non sa a priori come andranno le cose ma sicuramente ha la possibilità di seguire un iter utile a raggiungere l’obiettivo.

Generalmente l’iter prevede 5 fasi: valutazione delle attitudini imprenditoriali, definizione dell’idea imprenditoriale, analisi del mercato e del prodotto, organizzazione dell’azienda e redazione del piano d’impresa.

Il punto di partenza sono le nostre passioni e le nostre attitudini ma questo non è sufficiente se slegate dal contesto in cui vogliamo operare.

La sola volontà non basta. Quello che vi serve è una buona idea, un’idea innovativa, vincente, in grado di generare valore e rispondere ai bisogni e ai desideri dei potenziali clienti/consumatori.  

Occorre osservare la realtà economica locale e nazionale, l’arena competitiva, il mondo del lavoro e le sue richieste per rendersi conto dell’effettivo potenziale di mercato del prodotto o servizio da lanciare.

Se avete già un’idea imprenditoriale ma non sapete come organizzarla, può esservi di aiuto il nuovo corso Parti con noi -Dal progetto all’impresa, organizzato periodicamente dalla Camera di Commercio di Ancona.

Si tratta di un corso gratuito che aiuta appunto gli aspiranti imprenditori a realizzare la loro idea imprenditoriale attraverso la realizzazione del Business Model Canvas, uno strumento che consente di comprendere elementi complessi che riguardano il funzionamento di un’intera azienda, in modo semplice ed estremamente intuitivo. 

Il corso si pone, quindi, l’obiettivo di favorire la maturazione dell’idea d’impresa e stimolare la messa a punto di un progetto imprenditoriale.

Come sempre per avere un’idea di quali corsi, gratuiti o a pagamento, siano in partenza in ambito regionale potete consultare i nostri elenchi sia on line alla pagina dedicata sia cartacei passando allo sportello.

Al via le selezioni per diventare navigator!

Dalle ore 10 del 18 aprile è possibile presentare domanda per partecipare alla selezione pubblica per diventare uno dei 3.000 navigator che aiuteranno i beneficiari del Reddito di Cittadinanza a orientarsi nel mercato del lavoro.

Il navigator è una nuova figura professionale introdotta con il Reddito di cittadinanza (RdC) (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) e che diventa la figura centrale di questo sistema fornendo assistenza tecnica ai Centri per l’Impiego (CPI) per conto dell’Anpal Servizi, società dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro che si occupa di promuovere e sviluppare l’occupazione sul territorio nazionale. I navigator aiuteranno, quindi, il personale dei CPI nella ricerca di lavoro per i beneficiari del RdC.

3000 sono le posizioni aperte sul territorio nazionale, distribuite secondo la ripartizione territoriale indicata nel bando; per le Marche le posizioni aperte sono 55, suddivise poi su base provinciale (17 quelle per Ancona).

A questo link è possibile prendere visione dell’avviso contenente i criteri di selezione, che cercheremo qui di sintetizzare.

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Possono partecipare alla selezione solo i candidati laureati (laurea magistrale/specialistica o del vecchio ordinamento) in una delle discipline previste da bando: settori economico, sociale, psicologico, giuridico, ecc. Sono ammesse ovviamente anche le lauree equipollenti.

Saranno ammessi al massimo 20 candidati per ogni posto ricercato; l’ordine sarà stabilito in base al miglior voto di laurea e in caso di parità verrà preferito il candidato più giovane di età.

PROVE D’ESAME

La prova d’esame consiste in un test a risposta multipla, da svolgersi in 100 minuti, composto da 100 domande su varie tematiche: cultura generale, psicoattitudinali, logica, informatica, politica del lavoro, RdC, contrattualistica, economia aziendale, sistema di istruzione e formazione e regolamentazione del mercato del lavoro.

Il punteggio minimo per superare la prova è di 60/100. La graduatoria viene stilata su base provinciale.

I candidati idonei ma non vincitori potranno essere chiamati, sempre in ordine di graduatoria, a soddisfare eventuali fabbisogni anche per la copertura di posizioni non coperte all’interno di province limitrofe a quella per la quale hanno presentato la candidatura.

DURATA DELL’INCARICO E COMPENSO

L’incarico di collaborazione durerà fino al 30 aprile 2021 e avrà un compenso lordo annuo di olre 27mila euro più un rimborso forfettario di 300 euro lordi mensili per le spese di viaggio, vitto e alloggio.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

Le candidature possono essere inviate esclusivamente on line sul sito https://selezionenavigator.anpalservizi.it/ entro e non oltre le ore 12.00 dell’8 maggio 2019.

Per accedere è necessario essere in possesso di un PIN INPS, o delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) oppure CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

Vi consigliamo di consultare con frequenza il sito dell’Anpal per tenervi aggiornati sugli sviluppi del concorso.

Come e perché iscriversi al Centro per l’impiego

Questo articolo nasce dall’esigenza di rispondere alle numerose e frequenti domande di molti utenti (anche telefonici) del nostro servizio sul funzionamento del Centro per l’Impiego (c.d. CPI).

A questo scopo abbiamo pensato di riassumere le domande più frequenti che ci vengono rivolte quotidianamente e le abbiamo poste direttamente al CPI di Ancona. Ecco qui allora le risposte.

COME CI SI ISCRIVE AL CPI?

L’ iscrizione al CPI (Centro per l’impiego) comporta due step:

  1. la DID, acronimo di Dichiarazione di Immediata Disponibilità, è la dichiarazione che determina formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione di una persona
  2. il Patto di Servizio

La DID può essere rilasciata in uno dei 4 modi seguenti:

– on line sul sito dell’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro;

– con l’intermediazione di un patronato;

– richiedendo la NASPI o la Dis – Coll che vengono trasmesse dall’INPS al CPI;

– direttamente al CPI.

La presentazione della DID on line comporta che il singolo abbia già un’identità SPID; in caso contrario l’individuo deve registrarsi sul sito dedicato.

Una volta presentata la DID, occorre presentarsi fisicamente al CPI per confermare l’iscrizione. I termini variano a seconda del fatto se la persona sia o meno collegata a qualche sussidio; nel primo caso il termine è di 15 giorni dalla DID; nel secondo caso, invece, i tempi si allungano fino a 30 giorni. In caso di assenza di presentazione spontanea, il CIOF ha 60 giorni di tempo dalla DID per convocare i richiedenti.

La conferma di iscrizione è necessaria per verificare i dati rilasciati in sede di dichiarazione di disponibilità immediata e si allungano nel caso di persone che abbiano presentato la DID in maniera autonoma senza rivolgersi ad intermediari perché in questo caso sono dati completamente nuovi e non ancora verificati.

A questo punto il CPI potrà creare il profilo professionale degli utenti e chiederà la stipula del patto di servizio.

Questo è un accordo tra lo stesso Centro per l’impiego e il lavoratore disoccupato o inoccupato che si impegna a:

  • partecipare alle iniziative formative, ad esempio dei corsi;
  • prendere parte ad attività o iniziative di inserimento e/o di riqualificazione per la ricerca del lavoro, ad esempio come prepararsi a un colloquio;
  • accettare le offerte di lavoro congrue (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) che il Centro potrebbe proporre al disoccupato.

MI POSSO ISCRIVERE A QUALUNQUE CPI?

Le persone disoccupate beneficiarie di sussidio al reddito (es. NASPI, Dis-Coll,ecc.) devono necessariamente iscriversi al Centro per l’Impiego competente in base al domicilio dichiarato nella domanda inoltrata all’INPS; invece i soggetti disoccupati non percettori di sussidi possono iscriversi in qualunque CPI in Italia indipendentemente dal domicilio o residenza.

QUALI DOCUMENTI SERVONO PER ISCRIVERSI AL CPI?

Per iscriversi a un CPI sono richiesti pochi documenti:

– documento di identità o patente;

– per i cittadini stranieri il permesso di soggiorno in corso di validità o, se scaduto, la richiesta di rinnovo entro 60 gg dalla scadenza;

– il proprio curriculum vitae in qualsiasi formato o cartaceo o in file;

– per chi ha perso il lavoro, l’ultimo rapporto di lavoro dipendente concluso (per i lavoratori autonomi è sufficiente un’autodichiarazione). Tenendo presente che il datore di lavoro ha 5 gg per chiudere un rapporto di lavoro, è inutile presentarsi al CPI prima che sia trascorso questo periodo.

Nei periodi di maggiore affluenza, il CPI consiglia di fare prima la NASPI che equivale alla DID e poi recarsi al CPI per regolarizzare la situazione.

GLI STUDENTI POSSONO ISCRIVERSI AL CPI?

Gli studenti minorenni (a partire dai 16 anni) possono iscriversi solo se hanno abbandonato la scuola.

Lo studente universitario può iscriversi se ha immediata disponibilità lavorativa e per almeno un part time ampio; non conviene iscriversi se la priorità è lo studio e quindi la disponibilità è solo per poche ore e pochi giorni (es. week end).

ORARI E MODALITÀ DI ACCESSO AI SERVIZI DEL CPI

Per quanto riguarda i CPI delle Marche, potete trovare queste informazioni sul sito della regione alla pagina dedicata.

Quanto al CPI di Ancona, come potete vedere al link sopraindicato, negli orari di apertura sono garantite modalità a sportello e su appuntamento. Quelle a sportello vengono contingentate mediante la distribuzione di un numero a partire da circa 20 minuti prima dell’orario di apertura. La quantità di numeri distribuita varia in base al numero di operatori presenti in quella fascia oraria. Il mattino vengono distribuiti più numeri, il pomeriggio meno.

La normativa di riferimento per la Regione Marche è consultabile a questo link.

Chiarite le modalità di iscrizione al CPI, vale la pena ricordare perché è importante farlo: l’iscrizione consente il riconoscimento formale dello stato di disoccupazione, con il quale potete richiedere l’indennità di disoccupazione (es. NASPI), se ne ricorrono i presupposti, potete partecipare ai bandi della P.A. rivolti ai disoccupati certficati (es. corsi FSE, borse lavoro, Garanzia Giovani, ecc.) e godere delle agevolazioni per le assunzioni di disoccupati e giovani inoccupati.

BeSmart, abbiamo il libro

Avete presente quando alla fine di un gran lavoro, una fatica, un grande impegno tirate un sospiro di sollievo? Ecco ieri pomeriggio un po’ tutta la nostra equipe (chi più e chi meno profondo) ha tirato un profondo e rigenerante sospiro di sollievo. Quel sospiro di sollievo conteneva anche tanta soddisfazione per qualcosa che abbiamo costruito insieme e che rappresenta un bel traguardo per il nostro servizio.

Scrivere un libro, anche se in questo caso forse il termine più adeguato è forse manuale, è un lavoro fatto di tanti pezzi: la visione di insieme che aiuta a focalizzarsi sul messaggio da mandare, l’attenzione ai dettagli che servono a rendere ciò che si legge davvero interessante, la creatività per rendere il tutto anche originale. L’obiettivo di tutto questo, nel nostro caso, non era affatto egoistico.

Abbiamo scritto un manuale delle competenze per i lavori del futuro sostanzialmente per due motivi. Il primo è che, davvero, abbiamo idea che possa essere una risorsa davvero utile per chi sta cercando lavoro e anche per chi, nel mondo del lavoro, cerca di orientarsi al meglio. Non è un trattato sociologico su questioni lavorative, più semplicemente una raccolta di testimonianze, di pratiche che raccontano quelle che abbiamo chiamato smart skill. Sono storie e, come tutte le storie, solitamente lasciano sempre un segno in chi le legge.

Il secondo è che con BeSmart abbiamo organizzato più di un evento durante lo scorso anno a cui hanno partecipato molte persone. Sui social la voce si è diffusa e “Besmart” è diventato conosciuto. Ma per noi era importante riuscire a capitalizzare le esperienze e i racconti raccolti durante queste iniziative perché possano essere contagiose di quante più persone possibile.

Nel libro, chi lo ha avuto ieri in copia omaggio lo sa già, oltre alle storie dei testimonial sulle smart skill ci sono anche altri contenuti bonus: schede di approfondimento, contenuti esclusivi e anche qualche esercizio. Eh sì, per BeSmart è un libro che può aiutare chilo legge anche ad allenarsi. Le smart skill non sono prerogativa di qualcuno in particolare e men che meno le caratteristiche di qualche supereroe. Ognuno di noi può trovare quella che gli è più congeniale e far diventare la propria smart skill la chiave di successo per il proprio lavoro del futuro. Buona lettura!

PS: per avere una copia dle libro e conoscere le prossime iniziative c’è un sito apposito: besmart.informagiovaniancona.com