giornata internazionale dei diritti della donna

Sessismo e parità di genere, a che punto siamo?

A cosa serve la Giornata internazionale dei diritti della donna? Perché è importante che ci sia, e che non venga scambiata per una festa?

La risposta ce la danno i numeri, ma non solo.

Chiunque è in grado di trovarsi i numeri delle donne vittime di femminicidio (cioè uccise in quanto donne), che nel 2021 sono già state 12 solo in Italia (due alla settimana).

Su questo aspetto, solo per dire quanto non stiamo facendo passi avanti, a partire già dal linguaggio, sono stati realizzati, tra molti altri, due progetti, diffusi da Repubblica, realizzati uno nel 2016 dal fotografo Pietro Baroni, che si chiama “Parole d’amore”  e uno, inconsapevolmente gemello, realizzato in preparazione all’8 marzo di quest’anno dalla scrittrice Michela Murgia, dal titolo “Stai zitta, e tutte le frasi che non vogliamo più sentire”.

A questi fatti si aggiunge una cultura (purtroppo molto diffusa, anche vicino a noi) ancora carente, arretrata e discriminatoria nei confronti di tutte le donne, che, andrebbe forse ricordato, non sono una minoranza fragile da difendere, ma sono la metà del genere umano, ancora poco o per niente rappresentata nei luoghi che contano.

Per considerare altri ambiti, comunque connessi, tutti abbiamo sentito la notizia della percentuale di posti di lavoro persi nell’ultimo anno a causa della pandemia, che sono per il 70 per cento donne.

Si parla da un po’ proprio di gender gap, o divario di genere, cioè della disparità tra uomo e donna in molti ambiti (lavorativo, educativo, sanitario, istituzionale, artistico) e che ha origine nella concezione per cui la donna è una sottocategoria (e quindi inferiore) all’uomo, preso a misura di tutte le cose.

Solo per fare degli esempi pratici, ad oggi le donne sono molto spesso escluse dai premi letterari e artistici; dalla direzione di giornali, delle università; sono scarsamente presenti nei ruoli importanti della politica a tutti i livelli, e raramente chiamate a parlare come relatrici nei panel di esperti (di qualsiasi argomento si tratti).

Sappiamo che troppo spesso le donne, a parità di ruolo e di risultati vengono pagate meno degli uomini (fenomeno conosciuto come gender pay gap), perché si parte da un dislivello culturale, cioè la percezione che il lavoro delle donne sia di qualità più bassa e che possa essere retribuito in maniera diversa.

Ma sappiamo anche che le ragazze, già a scuola, fanno meglio dei loro compagni maschi, e si laureano di più e più in fretta. Come mai poi non arrivano ai ruoli di responsabilità e prestigio che spetterebbero loro?

Per dare risposta a questa domanda, sono vari gli aspetti da considerare e sui quali c’è ancora parecchio da lavorare.

Il primo riguarda il fatto che l’autorevolezza, necessaria a vedersi assegnati ruoli di una certa importanza, va sì costruita, ma poi va anche riconosciuta dagli altri, e se questo non avviene a causa del genere, è un problema di sistema (questione che si interseca con quella del merito).

L’altro aspetto ha a che fare con l’educazione, e in particolare con le differenze di messaggi che vengono inviati, più o meno consapevolmente, ai bambini, già a partire dai primi anni. Si va dal banale e già molto discusso “giochi per le femmine” e “giochi per i maschi”, a un livello molto più sottile e pervasivo, rispetto a quello che è appropriato per una ragazza e quello che non lo è (mentre provate a pensare che cosa non è appropriato per un ragazzo: non vi viene in mente niente? Ecco).

Da secoli le bambine e le ragazze vengono educate ad essere obbedienti, disciplinate, controllate, responsabili, e addirittura docili, remissive, umili e rispettose. E questa è in parte la ragione per cui a scuola, un luogo organizzato da regole e prove uguali per tutti, se la cavano meglio.  Ai ragazzi invece viene passato, in maniera più o meno consapevole, il messaggio opposto: anche quando disobbediscono e trasgrediscono, è facile che vengano più o meno apertamente giustificati, perché va bene che abbiano carattere, che prendano le loro decisioni, che siano determinati, che si impongano, insomma.

Qual’è il risultato di anni di questo tipo di educazione, basata su una cultura che, volenti o no, si ritrova in molti modelli familiari ma anche e soprattutto nei messaggi che continuamente ci arrivano dai media, dalle pubblicità, e a volte perfino dalle istituzioni?  Il risultato è di crescere ragazzi e ragazze come persone educate, in sostanza, i primi a comandare e le seconde  ad obbedire, per cui si verifica anche una minore propensione a ricoprire ruoli di responsabilità e comando, da parte delle donne.

Aggiungiamo a tutto questo il problema del carico di responsabilità delle categorie non autosufficienti della famiglia (figli, anziani, disabili, invalidi, e spesso, diciamolo, anche gli uomini di casa), che ancora troppo spesso vengono considerate di pertinenza delle donne, sempre secondo la cultura arretrata di cui sopra.

Dovremmo ricordarci che questi sono problemi che riguardano tutta la società e non solo le donne, e sono di carattere sia sociale che economico. Infatti da un lato hanno a che fare anche con la diffusione di modelli tossici di mascolinità e di rapporti tra i sessi, e dall’altro sappiamo che un paese che si priva del lavoro delle donne è un paese che non cresce.

La giornata internazionale dei diritti della donna ci aiuta a portare l’attenzione su questo enorme problema, al di là delle pagine di cronaca nera, come un parametro fondamentale di civiltà di tutti i paesi.

Cambiare atteggiamento e linguaggio è un percorso che dobbiamo fare tutti, quotidianamente, non solo l’8 marzo. Poi è necessario anche fare pressione perché questo cambiamento avvenga a tutti livelli, tra cui quello istituzionale.

Una cosa da fare subito, ad esempio, è firmare la petizione dell’UNICEF, per chiedere il rinnovo del piano nazionale antiviolenza.

I corsi gratuiti non sono tutti uguali

I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e quindi rispondono a determinati requisiti di qualità oppure gratuiti perché ricevono finanziamenti da altri fondi o perché organizzati da enti e/o associazioni senza scopo di lucro.

Rientrano tra i corsi FSE i corsi ITS e gli IFTS: percorsi formativi gratuiti rivolti ai diplomati.

Corsi ITS

ITS – acronimo di Istituti Tecnici Superiori – sono delle “scuole” ad alta tecnologia nate allo scopo di formare tecnici superiori in aree tecnologiche strategiche del sistema economico-produttivo del Paese, quali la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, il made in Italy, le nuove tecnologie per i beni culturali e il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste scuole sono costituite nella forma di fondazioni tra scuole, università e imprese per dare vita a un’autentica integrazione tra istruzione, formazione e lavoro.

I corsi ITS sono percorsi formativi gratuiti, della durata di due anni (1800 ore), che prevedono l’alternarsi di ore di lezione in aula a ore di laboratorio e a periodi di stage in azienda. Per accedere a questo tipo di corsi occorre essere in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, buona conoscenza della lingua inglese e una competenza informatica avanzata.

Il titolo di studio rilasciato da questi corsi, Diploma di tecnico superiore, consente di entrare velocemente nel mondo del lavoro.

Corsi IFTS

I corsi IFTS sono un canale formativo integrato (realizzato in collaborazione tra Scuola, Università, Impresa, Agenzie Formative) di tipo non universitario finalizzato alla formazione di Tecnici Specializzati.

Queste sono figure professionali a livello post-secondario, rispondenti alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riguardo al sistema dei servizi, degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati secondo priorità indicate dalla programmazione economica regionale.

I corsi IFTS sono rivolti a giovani e adulti, occupati o disoccupati, che siano in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Hanno lo scopo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo di facilitare anche l’eventuale prosecuzione degli studi all’interno di percorsi formativi successivi. Rilasciano infatti crediti formativi spendibili nel sistema universitario per l’iscrizione a corsi di laurea.

Hanno una durata di due semestri (800 ore).

Corsi per ragazzi/e in età di obbligo formativo

Infine, sempre all’interno della categoria FSE, rientrano anche i corsi per i ragazzi in età di obbligo formativo (16 – 19 anni non ancora compiuti) ossia quei corsi, sempre gratuiti, destinati ai ragazzi che abbiano assolto l’obbligo di istruzione ma che non hanno conseguito ancora una qualifica professionale triennale corrispondente al III livello europeo.

Questi corsi hanno lo scopo di far avvicinare al mondo del lavoro quei ragazzi che si sono allontanati dal mondo della scuola. Sono ovviamente corsi che prevedono ore di teoria ma anche parecchia pratica e uno stage. Alcuni esempi: parrucchiera, estetista, operatore ai servizi di vendita, operatore della trasformazione agroalimentare.

Se vuoi sapere quali corsi sono in partenza in ambito regionale, puoi consultare gli elenchi dei corsi sul nostro sito alla pagina dedicata: informagiovaniancona.com/corsi-di-formazione.

In memoria dei giovani

Mi ha colpito leggere su Doppiozero l’articolo dedicato a Simone Veil, deportata a 16 anni e mezzo a Birkenau e poi divenuta una delle più fervide sostenitrici dell’Europa unita (diventandone peraltro presidente del suo parlamento).

Ciò che mi ha colpito è la sua età e la domanda che si fa, nell’articolo, chi scrive: a cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Trovarsi, nella pienezza e nella forza dell’adolescenza, nella gioventù, nel momento di maggiore “esplosione” emotiva della propria vita, costretti e violentati in un campo di concentramento. Davvero, a cosa si pensa? Quali risorse personali si riesce a recuperare? E come si affronta poi il resto della vita?

Non saprei proprio immaginarlo. La mostruosità dell’olocausto ha inghiottito anche tanti giovani (i bambini dell’olocausto sono stati centinaia di migliaia), anticipando a un’età precoce un dolore, un terrore e una violenza che non si dovrebbe mai incontrare nella vita ( e mi piacerebbe davvero pensare che a qualcuno possa essere stata offerta una rappresentazione fantastica diversa come quella che Benigni racconta ne “La vita è bella“).

Ma i giovani, anche allora, i fautori della rinascita, del riscatto, della rigenerazione. Molti di loro sono stati fondamentali nelle ricostruzioni durante i processi contro i carnefici dei campi; alcuni di loro sono stati portatori di idee e valori su cui fondare una ricostruzione morale ancor prima che politica; i giovani di allora sono i testimoni che ancor possiamo ascoltare per non dimenticare.

Il 27 gennaio è (anche) in memoria dei giovani di allora, vittime della disumanità e al tempo stesso genitori di speranze, valori e ideali per l’umanità del futuro.

È online il nuovo sito di Be Smart!

È online da pochi giorni il nuovo sito di Be Smart, in una veste grafica completamente rinnovata e con contenuti aggiornati.
Cosa trovi nel nuovo sito? Innanzitutto ti raccontiamo come è nata l’idea, come abbiamo articolato il progetto e qual è il percorso che stiamo portando avanti.
C’è anche una pagina dedicata al libro “Be Smart – alla scoperta delle competenze per i lavori del futuro”, uscito ormai quasi 2 anni fa, che raccoglie le 12 testimonianze raccontate nella prima edizione di Be Smart, le schede tematiche delle varie “smart skill”, così come esercizi, contributi di esperti, interviste e approfondimenti. A proposito: il libro è gratuito e puoi richiederlo tramite il modulo che trovi sulla pagina. Affrettati però, perché ne sono rimaste davvero pochissime copie!
Infine c’è una sezione dedicata alla “cronistoria” di tutti gli eventi annuali, dalla prima edizione del 2018 a quella di dicembre 2020. E proprio nella pagina dedicata all’ultima edizione, che si è svolta tutta in digitale, hai anche la possibilità di rivedere il video dell’evento.

Nei prossimi mesi sul sito daremo visibilità alle nuove iniziative relative al progetto, nel frattempo con questo restyling abbiamo voluto “ricapitolare” le attività portate avanti finora, sempre con uno sguardo al futuro.
Ti piace il nuovo sito? Hai suggerimenti? Scrivici e facci sapere che ne pensi!

Un webinar per partire con YFEJ!

Chissà quanti di voi hanno pensato, anche più di una volta, di partire per un tirocinio o un lavoro all’estero. Ma come si fa? Da dove si comincia?

Un primo passo da fare è valutare attentamente la propria motivazione e le reali opportunità di trovare un impiego adeguato.

Capitolo motivazione: la motivazione per cercare opportunità lavorativa all’estero non può essere solo che qui non si è trovato un lavoro. Può essere un aspetto dell’interesse a partire, ma ci vuole anche altro. Bisogna avere una idea del settore di interesse, delle proprie capacità e conoscenze, del tipo di professionalità che si vuole sviluppare durante l’esperienza all’estero.

Capitolo reali opportunità: oltre a quello che ci piacerebbe fare, bisogna fare un lavoro di autovalutazione per essere certi di avere qualche buona carta da giocare sul mercato del lavoro di un altro paese. La prima valutazione che va fatta è sul livello di conoscenza delle lingua di quel paese, e sulla reale possibilità di raggiungere in tempi brevi o medi un livello adeguato a poter lavorare. La conoscenza della lingua va considerata anche in rapporto al ruolo o la professione desiderata: infatti è difficile lavorare in un ruolo commerciale, di servizi al pubblico o simili, se non si ha un buon livello della lingua usata dal soggetto che mi accoglie, come tirocinante o lavoratore. Poi c’è anche da valutare le conoscenze e le eventuali esperienze da poter dimostrare.

Tutto questo lavoro di valutazione e preparazione può essere molto difficile da fare da soli, ed è proprio per questo che esistono servizi pubblici, e quindi gratuiti, dedicati.

Abbiamo più volte parlato di Eures, la rete europea dei servizi pubblici per il lavoro, presente su tutto il territorio europeo, con consulenti preparati a rispondere alle nostre domande e a darci utili indicazioni sul mercato del lavoro estero.

Anche il progetto YFEJ – Your First Eures Job ha uno spazio dedicato nel nostro sito, ma la buona notizia oggi è che sta per arrivare un percorso di accompagnamento per chi sta seriamente pensando di partire per un tirocinio o un lavoro, magari dopo la laurea o il diploma!

Lunedì 1 e mercoledì 3 febbraio (dalle 15 alle 17) è infatti previsto un webinar su questi argomenti tenuto da Anpal in collaborazione con Eurodesk Italy e Eures Marche dedicato interamente ai giovani marchigiani tra i 18 e i 35 anni!

Il percorso è pensato non solo per presentare nello specifico le possibilità offerte dalla nuova edizione del programma YFEJ, ma anche per accompagnare concretamente i partecipanti nei primi passi da fare per realizzare il loro progetto di esperienza all’estero. Si lavorerà infatti sulla valutazione delle proprie possibilità e sull’inserimento del proprio profilo sul portale del programma.

Le iscrizioni sono già aperte, e si chiuderanno al raggiungimento del numero di partecipanti previsti.

Se non siete ancora pronti a cominciare a fare le valigie, ma vorreste saperne di più su queste opportunità, prendete un appuntamento e venite a parlarne con noi!

 

Come scegliere un corso di formazione

Scegliere un corso di formazione è spesso fonte di dubbi e incertezze sulla validità dello stesso e sulla spendibilità del titolo che può essere rilasciato. Dubbi più che legittimi se si pensa che seguire un corso di formazione implica certamente un dispendio di energie, tempo e non ultimo soldi se si tratta di un corso a pagamento.

Quali fattori considerare?
Come spiegato in un nostro precedente articolo, nella scelta di un percorso formativo incidono sicuramente diversi fattori: va bene partire dall’individuare le professioni che il mercato richiede maggiormente, ma senza prescindere dai propri interessi, dalle proprie inclinazioni, dalle ambizioni personali e dalla passione che farà da filo conduttore a tutta la carriera professionale.
Una volta individuati i propri interessi, è necessario scegliere anche in base alla tipologia di corso, alle caratteristiche dell’ente organizzatore e alla durata del corso stesso.

Differenze tra corsi gratuiti e corsi a pagamento
Quanto alla tipologia di corso, è sufficiente dare una scorsa anche veloce agli elenchi di corsi caricati sul nostro sito alla pagina corsi di formazione, per vedere innanzitutto che i corsi si dividono in due macrocategorie: gratuiti e a pagamento.

I corsi gratuiti sono quelli che non comportano spese di partecipazione, quelli a pagamento invece prevedono un costo di partecipazione, variabile a seconda della tipologia di corso e della durata.

Ovvio che se potessimo scegliere, tutti preferiremmo iscriverci a un corso gratuito ma non sempre è possibile perché per alcune tipologie di corsi non è previsto per legge alcun finanziamento. Qualche esempio? I corsi per parrucchiera ed estetista che sono gratuiti solo per i ragazzi in età di obbligo formativo.

Corsi finanziati e corsi autorizzati: quali differenze?
I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE), quelli a pagamento possono essere autorizzati dalla Regione. Per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione, i corsi vengono sottoposti a valutazione da parte della Regione sulla base di criteri di qualità.

Anche gli enti di formazione devono sottostare a criteri di qualità per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione del proprio corso. Solo gli enti che rispondono a questi criteri vengono accreditati e inseriti in un elenco aggiornato trimestralmente dalla Regione (per saperne di più potete leggere qui).

Ulteriori distinzioni e classificazioni
All’interno delle due macrocategorie di cui sopra, potete, poi, trovare ulteriori distinzioni e classificazioni: nella categoria “gratuiti” rientrano gli FSE, gli ITS e gli IFTS; nella categoria “a pagamento” potete trovare i corsi autorizzati e quelli a catalogo FORM.I.CA.

Ma di questi ulteriori dettagli parleremo nelle prossime puntate e quindi continuate a seguirci.

Time to Move 2020

Time to Move 2020!

Anche quest’anno Eurodesk, la rete di informazione sulle opportunità europee per i giovani di cui facciamo parte, lancia in tutta Europa, per il mese di ottobre, la campagna Time to Move!

Un tirocinante per la tua impresa? Chiedi all’Informagiovani!

Dal 1° settembre 2020 è aperto il bando della Regione Marche che finanzia, nell’arco di tre anni, ben 3400 tirocini extracurriculari all’interno del PON GARANZIA GIOVANI per l’attuazione della misura 5 della NUOVA GARANZIA GIOVANI.

Il bando è rivolto ai GIOVANI NEET, di età compresa tra 15 e 29 anni, disoccupati regolarmente iscritti al CPI (Centro per l’Impiego) che non stiano studiando né frequentando un corso di formazione né siano già inseriti in percorsi di tirocinio.

Lo scopo della misura è quello di agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante una formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro e di favorire l’inserimento o reinserimento lavorativo dei destinatari dei giovani.

Il tirocinio, infatti, sia esso curriculare o extracurriculare, è un periodo di orientamento e di formazione, svolto in un contesto lavorativo e volto all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Non si configura come rapporto di lavoro.

Il bando in questione prevede l’attivazione di un percorso di durata da 3 a 6 mesi (innalzabili fino a 12 per i soggetti disabili e svantaggiati), con un’indennità di partecipazione, pari a euro 500,00 mensili, di cui 300 a carico del PON Garanzia Giovani e 200 a carico del soggetto ospitante.

Il soggetto ospitante può essere qualsiasi datore di lavoro privato, iscritto al Registro delle Imprese: ditte/aziende, studi professionali, enti di formazione, ecc..

Il vantaggio per le aziende è quello di avere, a costo quasi zero, un giovane all’interno della propria struttura al quale poter far svolgere delle mansioni che verranno decise assieme al candidato e in base al progetto formativo concordato con il Centro per l’Impiego.

Questo in linea generale il funzionamento del bando ma poi a livello pratico come riuscire a far incontrare i giovani NEET potenziali tirocinanti con le imprese potenziali soggetti ospitanti?

Ecco allora che l’Informagiovani di Ancona mette a disposizione, a titolo gratuito, il proprio servizio chiedendo alle aziende di farci pervenire le loro disponibilità ad accogliere tirocinanti.

Come fare? È semplicissimo!

Le aziende interessate ad accogliere tirocinanti devono semplicemente compilare il form alla pagina dedicata del nostro sito: informagiovaniancona/un-tirocinante-per-la-tua-impresa-chiedi-a-noi.

Non appena ci arriveranno le disponibilità delle aziende le metteremo a disposizione in un’apposita sezione delle offerte di lavoro che escono il giovedì alla pagina dedicata.

cerco lavoro

Cerco lavoro, da dove iniziare?

Se sei alla ricerca di un lavoro, forse ti stai chiedendo da dove iniziare. Se è la prima volta che ti metti alla ricerca, ma anche se hai già esperienza, ti sarà utile una breve rassegna dei canali da utilizzare. Naturalmente poi sta a te scegliere su quali investire più tempo ed energie, in base al tuo profilo, alle tue aspettative, ai tuoi obiettivi.

Cominciamo da quelli più ovvi, ma di cui non sempre si sa bene come funzionano e cosa ci possono offrire.

Il CPI – Centro per l’impiego (ex CIOF – Centro per l’impiego, l’orientamento e la formazione, e ex Ufficio di collocamento, come molti lo chiamano ancora impropriamente) è il primo canale da conoscere. Il CPI è un ufficio  pubblico, di competenza regionale, dedicato principalmente a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, cioè tra chi cerca lavoro e chi cerca personale.

Iscriversi non è obbligatorio, ma può essere utile per ricevere informazioni o proposte su iniziative pubbliche aperte a chi cerca lavoro (corsi di formazione, bandi per borse lavoro, bandi per tirocini o simili). Iscriversi al CPI significa dichiarare la propria disponibilità a lavorare e a cercare attivamente un impiego, secondo le indicazioni che ci vengono date dal CPI stesso, ed è necessario quando si vuole partecipare a iniziative o bandi per disoccupati. Il CPI infatti è l’unico ufficio che può rilasciarti il certificato di stato di disoccupazione: dopo un colloquio che serve a capire qual’è stato il tuo percorso e che cosa vorresti fare, firmerai il cosiddetto PSP – Patto di servizio personalizzato.

I CPI gestiscono alcune offerte di lavoro degli enti pubblici, e numerose offerte di lavoro di aziende private, oltre alle offerte disponibili per chi vuole partecipare a borse lavoro o tirocini (quando ci sono bandi aperti e fondi disponibili).

Tra le funzioni del CPI c’è anche registrare le assunzioni o le trasformazioni dei rapporti di lavoro (quando vieni assunto/a, il datore di lavoro deve comunicarlo al CPI a cui sei iscritto/a), gestire le iscrizioni e le assunzioni delle persone inserite negli elenchi delle categorie protette e delle liste di mobilità. Tra i compiti dei CPI si è aggiunto quello di seguire per la ricerca di un impiego le persone a cui è stato riconosciuto il Reddito di cittadinanza.

Ricorda che ti puoi iscrivere ad un solo CPI: puoi cambiarlo se ti trasferisci, e i tuoi dati verranno trasmessi dal vecchio CPI a quello nuovo. Per iscriversi basta avere un domicilio nella zona di competenza del CPI: nella provincia di Ancona ce ne sono quattro (Ancona, Senigallia, Jesi e Fabriano), ed è possibile vedere quali sono i comuni di competenza di ognuno cliccando sul tondino azzurro con il + accanto al nome di ogni CPI, sulla pagina dedicata agli orari e contatti. Naturalmente tutti i servizi dei CPI sono gratuiti.

 

Le agenzie per il lavoro (ex agenzie interinali) sono soggetti privati, autorizzati dal Ministero del lavoro oppure dalla Regione, che offrono servizi alle aziende, e in particolare la ricerca e selezione del personale. Questo significa che per te che cerchi lavoro l’agenzia è un canale attraverso il quale trovare un impiego: l’agenzia infatti ricerca personale per le aziende, lo seleziona, in alcuni casi lo forma, e poi lo inserisce in azienda.

Di solito funziona così: il tuo datore di lavoro formale è l’agenzia per il lavoro (cioè il tuo contratto di lavoro è con l’agenzia) mentre la sede di lavoro è l’azienda per cui lavora l’agenzia. Il tutto è regolare e tu non devi pagare niente, perché i servizi che l’agenzia offre sono pagati dalle aziende clienti. Se da un lato questo è un aspetto positivo, dall’altro bisogna ricordare che le agenzie per il lavoro non hanno come obiettivo quello di trovare un lavoro per te, ma quello di trovare lavoratori adeguati alle richieste delle aziende. E’ sempre utile ricordarlo, perché se ti aspetti che siano loro a ricercare un lavoro adatto a te, le tue aspettative saranno deluse. Puoi iscriverti a tutte le agenzie che vuoi, e molto spesso lo puoi fare online, sui siti delle agenzie stesse, caricando i tuoi dati e il tuo cv: ecco un elenco di quelle della provincia di Ancona, fatto da noi per te.

 

Naturalmente anche noi dell’Informagiovani, che siamo tra le altre cose un centro di orientamento e supporto per la ricerca del lavoro, abbiamo diversi servizi dedicati a te che stai cercando: puoi fare un colloquio orientativo iniziale, per avere consigli personalizzati per capire come muoverti, come e dove cercare lavoro, in base alle tue caratteristiche e alle tue aspettative; puoi fare o rivedere con noi il tuo cv, per renderlo migliore e più efficace; puoi iscriverti alla nostra banca dati lavoro, per avere la possibilità di venire contattato da un possibile datore di lavoro interessato al tuo profilo; e infine puoi cercare tra le offerte di lavoro che pubblichiamo tutte le settimane quella che fa per te. Tutti i nostri servizi sono gratuiti!

 

Ci sono poi i portali online che pubblicano offerte di lavoro e ti danno la possibilità di inserire i tuoi dati. Secondo la nostra esperienza hanno una efficacia relativa, e spesso sono solo aggregatori di inserzioni da altri siti, per cui anche cercando una professione specifica in una zona specifica spesso finisci per perdere tempo leggendo annunci (a volte anche finti) di impieghi vari in altre regioni. Alcuni poi hanno più che altro l’obiettivo di raccogliere dati (i tuoi) e inviarti anche più email al giorno, non sempre interessanti. Il nostro consiglio è comunque quello di leggere attentamente gli annunci e poi fare delle verifiche incrociate sul sito del presunto datore di lavoro.

 

Un canale online relativamente nuovo (ormai nemmeno troppo in realtà) per la ricerca di lavoro è LinkedIn, ma a patto di usarlo bene. Abbiamo dedicato a questo strumento delle videopillole, se hai intenzione di usarlo o ti sei iscritto da poco, ti consiglio di vederle.

 

Il modo che consigliamo più spesso e che si rivela efficace è la ricerca per autocandidature: significa cercare aziende e imprese che potrebbero interessarci in base al settore, o in base a dove hanno sede, e inviare una candidatura di lavoro (cv più lettera/mail di presentazione e motivazione) mirata, cioè pensata proprio per quel destinatario. Ci vuole più tempo che inviare lo stesso cv a raffica a un numero alto di email e aziende, ma funziona meglio.

 

Un altro consiglio che diamo spesso è quello di utilizzare in modo intelligente il passaparola: in un mercato del lavoro che è ancora molto locale, poco dinamico e basato sulle conoscenze (cioè sul fatto che molti datori di lavoro preferiscono contattare prima persone già conosciute da un dipendente, un amico, un parente, per una sorta di garanzia di affidabilità) è importante spargere la voce che sei alla ricerca di un lavoro tra le tue conoscenze. Le persone che ti conoscono e che sanno in che cosa sei bravo/a sono i tuoi migliori sponsor! Parliamo quindi della raccomandazione in senso positivo, efficace e utile, quella che avviene quando due soggetti vengono messi a contatto grazie ad una conoscenza comune che capisce che uno sta cercando proprio l’altro, per le sue caratteristiche professionali e personali.

Bene, ora sai da dove cominciare! Per consigli personalizzati sulla tua situazione e per il tuo progetto personale, vieni a trovarci, ti aspettiamo!

 

Festival, nonostante tutto

Oggi inizia, nonostante tutto, la Biennale cinema di Venezia, con numeri  di spettatori e proiezioni meno affollate del solito.

In questa occasione abbiamo pensato di fare una piccola riflessione sull’organizzazione di eventi, grandi e piccoli, ai tempi del Covid19, per vedere come si sta trasformando questo mondo, negli anni sempre più ricco di proposte e sempre più importante dal punto di vista dell’intrattenimento, della circolazione delle idee, della trasmissione di contenuti e saperi e, non meno importante, dal punto di vista dell’indotto economico.

Questa riflessione riguarda da vicino anche noi (naturalmente più in piccolo) visto che ci troviamo in questi giorni a progettare attività ed eventi per i prossimi mesi.

Cosa è successo e cosa sta succedendo ai grandi festival, quelli che richiedono mesi di lavoro per la preparazione? (eh sì, la buona riuscita di un evento richiede molto lavoro di programmazione!). Alcuni sono stati rimandati di alcuni mesi, nella speranza che l’emergenza sanitaria si attenui e sia possibile tornare a pensare un festival come prima della pandemia di Covid19 (ipotesi ancora piuttosto lontana), mentre altri sono stati ripensati per poter essere svolti ugualmente e per poter lo stesso raggiungere e far partecipare gli interessati.

Con numeri in presenza più bassi, ma spesso con ottimi risultati visto che per molte serate tutti i biglietti sono stati venduti. Cominciamo dai festival nostrani, ma che hanno ormai una rilevanza e un pubblico internazionale.

Il Macerata Opera Festival, che quest’anno ha scelto come colore tema il bianco coraggio, si è comunque svolto tra luglio e agosto. Come tutti ha dovuto ridurre il numero degli spettatori in presenza, ma ha pensato a piccoli eventi e concerti diffusi, cioè sparsi in varie piazze e luoghi della città, in giornate diverse, per allargare la possibilità di partecipazione.
Se qualcuno pensasse che questo anno difficile abbia scoraggiato l’organizzazione, ecco la prova che siamo a tutt’altro punto: sono già state definite le date e le opere per il prossimo anno, il 2021, che segna i 100 anni di attività dello Sferisterio. In preparazione ci sono eventi disseminati su più mesi, che includeranno il festival del prossimo luglio e agosto. Si possono già acquistare i biglietti!

Anche il ROF – Rossini Opera Festival ha trovato una soluzione più possibile adatta alle esigenze sanitarie e ha registrato comunque un buon successo di pubblico, anche straniero. Con dirette streaming gratuite sul sito web e sui canali social del Festival, videoproiezioni in piazza, e grazie alla collaborazione con la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura, il festival ha avuto finora un buon successo e decine di migliaia di spettatori. Finora, perché il ROF ha previsto anche una sezione autunnale di concerti, a novembre. E anche qui si lavora già all’edizione del 2021.

Per parlare di festival dei prossimi giorni, vi segnaliamo la quinta edizione del Festival del disegno, che prevede tra settembre e ottobre eventi in tutta Italia, i più vicini a noi  a Fabriano e CameranoUn festival dedicato all’arte del disegno come espressione, con attività per adulti e bambini, ma anche qui con la possibilità di seguire online alcuni incontri e laboratori.

Guardiamo un po’ più lontano, ma nemmeno tanto, visto che la maggior parte dei festival sono raggiungibili in poche ore e addirittura ad alcuni è possibile partecipare in giornata. Ecco alcuni festival che ci sentiamo di consigliare.

Cominciamo con il Festival di Internazionale, che di solito è il primo fine settimana di ottobre, a Ferrara. Al festival partecipano esperti e personaggi importanti del giornalismo internazionale, ma anche scrittori e artisti, per confrontarsi sui principali temi di attualità. Quest’anno il festival comincerà come sempre a ottobre, ma durerà fino a maggio, con eventi organizzati un fine settimana al mese: come sempre incontri, presentazioni, proiezioni, mostre e workshop (a breve sarà pubblicato il programma). Sempre molto frequentato da giovani, è anche un ottimo modo di passare un bel fine settimana: Ferrara, come le altre città che ospitano questi festival, vale una visita.

Il festival del Fundraising si è subito organizzato per offrire quattro webinar gratuiti tra il 15 e il 18 settembre, per diffondere e promuovere la cultura del fundraising, perché tutte le organizzazioni nonprofit siano consapevoli dell’importanza del fundraising come modo per rendere libera e indipendente la propria organizzazione. Ci sono anche workshop e masterclass, per chi vuole imparare subito qualcosa da applicare.

Il Festival della Mente “il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee”, a Sarzana (in Liguria) che si terrà il prossimo fine settimana, ha scelto un format ridotto e ibrido, con una ventina di incontri in presenza di pubblico, contemporaneamente trasmessi in live streaming e una serie di interventi di ospiti internazionali, realizzati appositamente per il festival e visibili solo online. Insomma si può partecipare anche senza arrivare fin là.

Settembre è anche il mese del Festival della Letteratura a Mantova, che per il 2020 ha deciso di ripensare il festival in quattro spazi di incontro e partecipazione. Eventi dal vivo e in streaming all’interno della città, l’apertura di una radio del Festival, la pubblicazione di un almanacco, la creazione di contenuti speciali per il web.

Pordenonelegge, dal 16 al 20 settembre, è un altro festival dedicato a letteratura, poesia, teatro, anteprime e novità editoriali, che ha scelto la formula del festival diffuso, portando gli autori in piccole location in giro per la provincia. Il festival ha anche una sua tv, Pnleggetv, da cui sarà possibile seguire oltre 70 incontri, in diretta o in differita.

Anche il Festival delle Filosofia, che si svolge il 18, 19 e 20 settembre tra Modena, Carpi e Sassuolo, quest’anno ha dovuto organizzarsi per gli eventi in presenza, con un sistema di prenotazioni per rispettare i numeri massimi. Il programma è comunque molto ricco, e prevede anche attività dedicate ai più giovani. Il tema quest’anno è “macchine”.
Segnaliamo che sul sito c’è un archivio di video e podcast degli incontri , delle interviste e delle lezioni magistrali dei più importanti relatori del festival: come dire, è possibile non solo partecipare a distanza di spazio, ma anche di tempo.

Ultimo festival che vogliamo consigliarvi, ma che sta in cima al nostro gradimento per l’alta qualità dei relatori e dei contenuti, è il Festival dell’Economia di Trento, che di solito si svolge a inizio giugno. No, non pensate a incontri tra tecnici su argomenti incomprensibili, il festival affronta temi di attualità molto vicini ad ognuno di noi, con un linguaggio accessibile a tutti. L’economia è un filo che attraversa praticamente ogni altro argomento di cui si può parlare, ed è sempre più importante che ne capiamo le dinamiche e le implicazioni sia a livello globale che nella nostra vita quotidiana. Quest’anno il tema è il rapporto tra ambiente e crescita, e non c’è bisogno di dire quanto sia fondamentale ragionare su questo legame. Il Festival dell’Economia lo fa coinvolgendo esperti da tutto il mondo.
Il festival è cominciato a fine maggio con una serie di eventi online, tutti registrati e visibili, come anche quelli degli anni scorsi, e si concluderà con degli incontri a Trento dal 24 al 27 settembre. Se i nomi di Tito Boeri, Paul Krugman, Michael Spence, Amartya Sen, Thomas Piketty e Joseph Stiglitz, solo per citarne alcuni, vi dicono qualcosa, bene, è il momento di vederli in faccia e di ascoltarli con le vostre orecchie 😉

Abbiamo dimenticato qualche festival notevole? Segnalatecelo!

Il 2020 per i festival è sicuramente un anno difficile, ma come spesso succede la difficoltà è anche un momento per ripensare, innovare, sperimentare. Un dato è sicuramente emerso con chiarezza, e cioè che è sempre più importante creare contenuti fruibili online, a distanza, in differita, che possano raggiungere persone in altri luoghi e anche in tempi diversi.
Mettendo in moto la creatività e attivando collaborazioni e contaminazioni, è possibile trovare formule e soluzioni per realizzare eventi grandi e piccoli, senza mettere in pericolo i partecipanti e mantenendo i contatti con le comunità legate da interessi comuni.

E chissà, anche inventarsi qualcosa di nuovo e interessante per confrontarsi: è quello che cercheremo di fare anche noi, nelle prossime settimane.
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Servizio civile Garanzia Giovani 2020

Una buona notizia per il prossimo autunno è la possibilità per i giovani disoccupati di partecipare al nuovo bando per il Servizio civile regionale.
Questo tipo di opportunità non sono certo nuove, dato che il Servizio civile esiste già da molti anni, ma costituisce una buona occasione per chi non ha ancora un profilo professionale definito, non ha idee chiare per il proprio futuro oppure desidera impegnarsi in modo strutturato e tutelato in una attività di servizio alla comunità in cui vive.

Se non ricordate o non avete chiaro che cos’è il Servizio civile, ecco un riassunto fatto da noi poco tempo fa.

Questo nuovo bando fa parte delle proposte che fanno capo all’iniziativa europea Garanzia Giovani (ne sono già usciti altri in passato di questo tipo, dato che l’Italia e la Regione Marche hanno deciso di impiegare così parte dei fondi). Che cosa significa? Significa che è un bando aperto, come sempre per il Servizio civile, ai giovani tra i 18 e i 28 anni, ma in particolare ai cosiddetti neet, cioè chi non sta lavorando né studiando. Non possono partecipare, quindi, tutti i giovani che stanno facendo un percorso universitario, un corso di formazione professionale, o chi è impegnato in un tirocinio formativo (curricolare o extracurricolare).

Che cosa vuol dire diventare un volontario del Servizio civile? Il servizio civile vi permette di svolgere attività varie presso associazioni, enti o organizzazioni, secondo un progetto specifico, per 12 mesi.
Il progetto naturalmente lo scegliete voi, a seconda dei vostri interessi, delle vostre esperienze, attitudini, percorsi di studio e personali. La scelta del progetto e del soggetto ospitante è importantissima, visto che sarà la base su cui si costruisce la vostra esperienza dell’anno di servizio civile. E poi perché potete scegliere di fare domanda per un solo progetto, anche se poi potete finire in una lista di aspiranti volontari che possono essere contattati in caso di posti rimasti vacanti, anche per altri progetti.

Qualche altra informazione pratica: sono previste 25 ore di impegno settimanale (distribuite su quattro, cinque o sei giorni), una somma mensile di 439,50 euro lordi (che comincerà ad esservi versata dal terzo mese di partecipazione)  e giorni di ferie.

Questo bando di servizio civile è un bando regionale, e quindi le organizzazioni ospitanti sono sparse nella regione. In tutto saranno impiegati 229 operatori volontari, nei settori dell’assistenza, del patrimonio storico artistico e culturale, nell’educazione e promozione alla sostenibilità e dell’agricoltura sociale.

Nella città di Ancona in particolare si può fare domanda per i progetti dell’Iscos Marche – Istituto Sindacale di Cooperazione allo Sviluppo, della Cgil, dell’Irifor – Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione, e della Casa delle Culture. Ma ci sono progetti anche a Osimo, Loreto e Castelfidardo, tra i comuni più vicini.

Due indicazioni importanti per la domanda, che va fatta online: se non ce l’avete già, è il momento di procurarvi il vostro codice di accesso a Cohesion, il portale regionale per le domande online ai bandi regionali.
E l’altra naturalmente è la scadenza per presentare la vostra candidatura, che è il 21 settembre.

Sulla pagina dedicata al bando, oltre al bando stesso e i contatti per la richiesta di chiarimenti, ci sono già le FAQ, cioè le risposte alle domande più frequenti: il consiglio è quello di dargli un’occhiata, in genere ci sono dettagli interessanti.

Se volete consultare i vari progetti, elencati nell’allegato 1 del bando, a breve li troverete disponibili all’Informagiovani Ancona: così potrete confrontarli e se ne avete bisogno, avere qualche chiarimento anche da noi.

Corsi di laurea: numero chiuso o programmato

Qual è la differenza tra corso di laurea a numero chiuso ed accesso programmato nazionale?

Quando scegliete un percorso di laurea universitario vi capita di leggere queste due diciture e magari avere qualche dubbio.

Alcuni studenti del quarto o quinto anno degli istituti superiori contattano gli operatori del servizio Informagiovani per capire meglio di che cosa si tratta e come procedere per iscriversi al corso di laurea di interesse.

Il sistema universitario italiano prevede due cicli di formazione superiore: la laurea triennale (1° ciclo) e la Laurea magistrale (2° ciclo). Esistono, inoltre, le lauree magistrali a ciclo unico di durata di 5 o 6 anni.

Il termine “corso di laurea a numero chiuso” viene utilizzato di solito per indicare quei corsi di laurea per i quali c’è un numero definito di posti disponibili, che però viene stabilito dalla singola università. Nell’autonomia dell’Ateneo rientra la scelta di rendere un corso di laurea a numero chiuso o meno. Questi test d’ingresso sono organizzati dai singoli atenei. Non precludono l’iscrizione al corso di laurea ma permettono di individuare lacune da colmare entro il primo anno di università. In questi anni, seppur dibattuti e con obbiettivi differenti, sono aumentati i corsi di laurea a numero chiuso, con prova selettiva all’ingresso.

Quando si parla di corsi ad “accesso programmato nazionale”, si fa riferimento a corsi di laurea per i quali il numero dei posti disponibili viene stabilito a livello nazionale con un decreto del Ministero dell’Istruzione, che stabilisce la data del test, il numero di domande e la modalità.

I corsi di laurea ad accesso programmato sono: Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua italiana, Medicina e chirurgia in lingua inglese, Medicina e veterinaria, Architettura, Professioni Sanitarie.

Nel sito del Ministero è disponibile l’elenco delle date delle prove nazionali di ammissione 2020/2021 e potete consultarlo al seguente link.

Inoltre sono disponibili tutte le prove degli anni precedenti in modo tale da poter consultare le modalità ed i contenuti delle prove.

Nei siti dei singoli atenei viene pubblicato ogni anno il bando per l’accesso a questo tipologia di corsi di laurea. A seguire la pagina dove è possibile consultare tutti i bandi per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato previsti dall’Università Politecnica delle Marche per l’anno 2020/2021.

Per maggiori informazioni o aggiornamenti in itinere sulle modalità di accesso ai corsi di laurea promossi dai vari atenei (privati e pubblici), potete contattarci per una ricerca ad hoc approfondita.

Università: sì o no? Orientamento

Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori  sono concentrati fino a giugno per la preparazione dell’esame di maturità e non solo. Infatti con i professori programmano e partecipano agli open day di orientamento promossi dalle singole università.

Alcuni hanno le idee chiare da tempo, altri sono indecisi tra due o più percorsi universitari, altri non sanno se continuare a studiare o meno.

Scegliere che cosa si vuole fare da grandi, orientarsi dopo il diploma e prendere decisioni consapevoli sul proprio futuro non è di certo un passo facile, una scelta da prendere a cuor leggero.

Alcuni percorsi di studio che gli studenti possono scegliere hanno già una forte vocazione professionale e presuppongono quindi una chiara idea sul tipo di lavoro che si vuole svolgere in futuro.

Ancor prima di reperire informazioni dall’esterno consigliamo agli studenti di riflettere sulle proprie  attitudini e interessi personali. Per individuare il settore verso cui indirizzare la propria formazione è fondamentale esaminare le proprie capacità, capire che cosa si adatta di più alle caratteristiche personali. Inoltre è importante tenere valutare quanta voglia di studiare si ha, perchè intraprendere un percorso universitario significa investire almeno altri tre anni in studio.

Tra i fattori da chiarire mettiamo la visione del lavoro, l’importanza assegnata alla realizzazione professionale, al tempo libero, al guadagno economico.

Per svolgere questa autoanalisi potete svolgere uno dei tanti test attitudinali e di autovalutazione on line a disposizione ma questi non potranno che essere lo spunto, il punto di partenza per sviluppare una riflessione sui valori fondamentali della vostra vita futura.

Dopo aver attuato questo primo step interiore e personale, se intendete proseguire gli studi, dovete scegliere il corso di laurea più adatto districandovi tra le tante offerte didattiche.

A questo punto è essenziale reperire quante più informazioni provenienti da fonte certa, ad esempio partendo dal sito Universitaly del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca dedicato ad accompagnare gli studenti nel percorso di studi.

Non vi affidate alle chiacchiere o al sentito dire, ma reperite informazioni sulle materie, sull’organizzazione del corso di laurea, sul piano di studi, sugli sbocchi professionali. Un grande supporto arriva dai siti delle singole università dove è presente l’ufficio orientamento dedicato alle future matricole.

A tal proposito ogni anno sono tante le attività di orientamento rivolte ai futuri diplomati, in cui potrete incontrare anche noi operatori del Servizio Informagiovani.

Le opportunità non mancano, a voi la volontà di coglierle!

Giovani cacciatori di bufale

Sempre più spesso sentiamo parlare di bufale e di fake news, termini usati indistintamente per indicare una notizia non vera.

Secondo il Vocabolario della Crusca il termine “bufala” deriva dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali per l’anello attaccato al naso.

Fake news, in inglese, significa notizia falsa, non una semplice burla ma proprio contenuti fuorvianti, infondati; vengono studiate allo scopo di agire sull’opinione pubblica.

Le fake news sono sempre esistite ma con l’avvento di internet e dei social network è decisamente più facile farle circolare.

Diverse possono essere le motivazioni che spingono a diffondere notizie false.

Man mano che le persone cliccano, ogni clic genera traffico nel sito che ospita la notizia falsa e il traffico di un sito può essere monetizzato. Molti clic  equivalgono a molte visualizzazioni e quindi un bene per gli sponsor che decidono di investire in pubblicità in quel sito.

Altre motivazioni potrebbero essere più pericolose e subdole: diffondere notizie parziali e senza fondamento può pilotare l’opinione pubblica su questioni delicate, di carattere sociale o politico.

Altre volte ancora invece il sistema delle fake news ha lo scopo di realizzare veri e propri attacchi personali.

Quanti di noi sono caduti nelle trappole delle bufale on line? Io credo tanti.

E se è vero che, come diceva Cicerone, esperentia (storia) magistra vitae, dagli errori precedenti impariamo, e quindi abbiamo certo imparato che esistono dei siti che aiutano a fare chiarezza sulle fake news.

Chi non ha mai sentito parlare di Bufale.net? Un portale che mette in evidenza le principali notizie false che girano in internet, nei social network e nelle app di messaggistica istantanea come Whatsapp. Ma ce ne sono anche altri. Per i più curiosi, consiglio di leggere questo articolo di Wired.

Dal momento che le fake news vengono veicolate ormai prevalentemente via internet e via social e visto che i più digitali sono i giovani, perché non insegnare loro come difendersi da tali “minacce”?

Va in questo senso il progetto YouthMythBustyers, finanziato dall’UE , di rafforzamento delle capacità dei giovani leader, che mira a promuovere l’impegno dei giovani e delle persone a rischio di esclusione sociale (NEET) per migliorare il loro pensiero critico e l’alfabetizzazione mediatica.

Il progetto parte dal presupposto reale che la stragrande maggioranza dei giovani di età compresa tra 16 e 29 anni usi giornalmente internet e i social ma pochissimi abbiano le competenze adeguate e ancora di meno dimostrino un pensiero critico durante la ricerca di informazioni on line.

A questo scopo organizza un corso di formazione on line gratuito su Fake News e Hate Speech rivolto ai giovani tra i 15 e i 25 anni sui temi di: alfabetizzazione digitale e la sua importanza, partecipazione attiva digitale e inclusione sociale, pensiero critico: Fake News e Hate Speech.

Il corso, che partirà a settembre 2020, sarà articolato in 7 moduli formativi alla fine dei quali, sotto la guida di formatori, potrete partecipare a delle esercitazioni pratiche per mettere alla prova le vostre capacità di “Cacciatore di Bufale”.

Il lavoro più creativo verrà premiato con un’esperienza presso una rivista online di fact checking.

Per partecipare è necessario compilare la domanda di iscrizione attraverso il form online dedicato entro venerdì 31 luglio 2020.

Ci sto? Affare fatica!

“Ci sto? Affare fatica! Facciamo il bene comune” è un’iniziativa, finanziata dalla Regione Marche e coordinata dal CSV Marche – Centro Servizi per il Volontariato – che segue come edizione regionale il progetto nazionale avviato nel 2016 dalla cooperativa sociale Adelante onlus su diverse zone del Veneto e finanziato da Fondazione Cariverona.

Per la prima volta quest’anno il progetto viene esteso a ben 14 comuni marchigiani, oltre ai soli 3 coinvolti lo scorso anno (Senigallia, Corinaldo e Ostra Vetere): Ancona, Osimo, Jesi, Pesaro, Fano, Pergola, Fossombrone, Porto San Giorgio, Fermo, Ascoli, San Benedetto, Recanati, Macerata, Camerino.

Lo scopo di questo progetto è di riempire di significato l’estate dei giovani cittadini di età compresa tra 16 e 21 anni coinvolgendoli in attività di volontariato nel periodo estivo.

Spesso in estate si registra un generale allentamento dei rapporti e un progressivo attenuarsi degli impegni sociali dei ragazzi, complice anche la chiusura delle scuole, delle associazioni sportive e delle realtà culturali giovanili.

Ci sto affare fatica” punta proprio a creare possibilità d’incontro e d’interazione in un periodo dove il confronto è difficile da trovare.

E’ un percorso che vuole dare vita ad occasioni di socialità di gruppo, puntando sul valore di squadra tra i giovani che vogliono sentirsi parte viva ed integrante della propria comunità.

Il percorso racchiude in sé più temi: lo scambio intergenerazionale; il valore della fatica profusa e il suo riconoscimento; un investimento educativo sul tempo estivo; la dimensione del gruppo, con attività importanti, che mettono al centro le relazioni tra pari, affiancati da adulti; la cura e la tutela dei beni comuni, educando le giovani generazioni a un processo virtuoso di custodia del proprio territorio, fornendo loro l’occasione di sentirsene responsabili.

Un’azione collettiva di cittadinanza attiva per il proprio territorio ancora più importante dal momento che arriva dopo mesi di scuola a distanza e di lockdown, durante i quali i ragazzi avevano perso la socialità.

Investire sul senso di comunità significa investire in un futuro di relazioni tra cittadini e nella solidità del tessuto sociale.

Obiettivo questo fondamentale per dare la possibilità ai giovani di crescere in città e in quartieri dove il vicino non è un conoscente qualunque ma un concittadino con il quale si condivide un senso di identità comune

I giovani partecipanti saranno impegnati una o più settimane, a loro libera scelta, a partire dal 27 luglio e fino al 4 settembre 2020 in svariate attività settimanali di cura del bene comune.

Saranno guidati da un giovane tutor e da un handyman, un volontario adulto capace di trasmettere piccole competenze tecniche/artigianali ai ragazzi che quindi sperimenteranno capacità personali e acquisiranno nuove competenze.

A ciascun partecipante sono consegnati dei “buoni fatica” settimanali del valore di € 50,00 da spendere in abbigliamento, spese alimentari, libri, cartoleria, tempo libero, materiale informatico negli esercizi commerciali convenzionati col progetto.

Anche ai tutor verrà riconosciuto un “buono fatica”, del valore di € 100,00.

Le attività delle squadre si svolgeranno prevalentemente all’aria aperta e nel rispetto delle misure per la sicurezza sanitaria.

Questa esperienza sarà via via raccontata attraverso la pagina fb facebook.com/cistoaffarefatica e il profilo Instagram.

Iscrizioni sul sito www.cistoaffarefatica.it.