Quanto valgo?

Scorrendo tra i post di LinkedIn mi ha colpito uno di Gian Luca Bruno (per essere esatti e corretti anche nell’attribuzione dei meriti). Il post riportava l’immagine di una bottiglietta d’acqua e nel testo Gian Luca spiegava che quella bottiglietta valeva 0,15 cent al supermercato, 1 euro al bar, 2 euro in stazione, per arrivare anche a 3 euro in aeroporto o in altri luoghi in cui era pii “apprezzata”.

La metafora proposta è quella di prendere coscienza che anche noi, possiamo essere simili a quella bottiglietta: se crediamo di meritare o valere più di quello che veniamo pagati (o apprezzati) possiamo sempre prendere in considerazione l’idea che ci possono essere altri luoghi in cui veniamo meglio valorizzati. I luoghi, insomma, possono significativamente incidere sul nostro valore. La metafora dovrebbe farci anche capire che, a volte, vincere la pigrizia e l’abitudine (o la comodità) di stare in alcuni contesti potrebbe darci l’opportunità di maggiori soddisfazioni.

La metafora mi piace molto e per certi versi concordo: soprattutto sulla necessità, in particolare nel nostro contesto nazionale, di “muoverci” maggiormente, anche geograficamente. Troppo spesso facciamo fatica a spostarci in altre regioni o città se non addirittura a pochi chilometri da quella che riteniamo essere la nostra casa “madre”. Una maggiore mobilità, ancor più se fosse in un contesto europeo, ci permetterebbe di avere più chance e anche di guadagnare in competenze e quindi in competitività. In altre parole, di migliorare la nostra condizione professionale e di vita.

C’è un punto sul quale però mi sento di fare un distinguo: il nostro valore non lo definiscono i luoghi o i contesti in cui ci inseriamo.  Quello che i luoghi e i contesti (intesi come sistema di relazioni e opportunità) possono cambiare è il prezzo che al nostro valore (o alle nostre competenze) viene assegnato. L’acqua di quella bottiglietta è sempre la stessa, quindi il suo valore di materia prima essenziale per la vita dell’uomo non cambia. Quello che cambia è la possibilità che qualcuno se ne possa appropriare: questa possibilità ha un prezzo.

Credo che sia importante distinguere, anche per quello che ci riguarda, il nostro valore (e magari poi un giorno parleremo di come determinarlo a prescindere dai contesti in cui viviamo) e il prezzo che gli atri sono disposti a pagare per averci. Qualcuno di noi potrebbe avere un valore molto alto e accettare, nonostante questo, di essere pagato un prezzo basso (per mille e mille motivi); qualcun altro potrebbe avere un valore nella norma e riuscire però a spuntare un prezzo davvero alto (altro tema che sarebbe da affrontare per il benessere delle nostre comunità).

In ogni caso quello che rimane è che, quando cerchiamo un lavoro, una delle cose da chiederci è sicuramente: quanto valgo?

(photocredit: immagine di Steve Johnson on Unsplash)

PS: piccolo (ma nemmeno tanto) disclaimer ecologico: sono per le borracce ecologiche e contro le bottigliette di plastica (davvero, possiamo farle scomparire)

 

Informagiovani: tutto quello che puoi fare anche online

Per chi ne ha l’opportunità, l’estate può essere un momento propizio per fermarsi a riflettere, fare dei bilanci, imbastire nuovi progetti, o semplicemente ricavarsi del tempo per portare a termine quelle attività che, trascinati dagli impegni quotidiani, non si è avuto modo di completare durante l’anno.

Se in questo periodo sei in cerca di nuove opportunità occupazionali, se hai dubbi sulla scelta del percorso universitario o post laurea, se vuoi avvicinarti al mondo del lavoro ma non sai bene come muoverti, ricorda che siamo sempre a disposizione per un orientamento o una consulenza informativa (se preferisci, anche con la modalità dell’appuntamento digitale).
Ci teniamo però a ricordarti che, anche in vista del periodo estivo, sono davvero tante le informazioni che trovi sempre disponibili sul nostro sito o le operazioni che puoi fare online, in qualunque momento e in totale autonomia.
Qualche esempio? Ecco qua:

Sei alla ricerca di un lavoro o di nuove opportunità professionali?
Oltre a consultare le offerte di lavoro, puoi iscriverti alla nostra banca dati in totale autonomia. A questa pagina trovi maggiori informazioni sul servizio.

Vuoi approfittare del periodo estivo per scrivere o aggiornare il tuo cv?
Qui trovi alcuni modelli che ti mettiamo a disposizione per scrivere il tuo curriculum vitae. Se hai bisogno di consigli o suggerimenti per la compilazione puoi sempre contattarci, oppure puoi iniziare consultando la pagina “Consigli per il tuo cv”, dove trovi le videografiche, i post del blog e i nostri interventi in radio su questo tema.

Vorresti conoscere meglio LinkedIn?
Se vuoi impostare o aggiornare il tuo profilo LinkedIn, abbiamo pensato anche a questo: qui trovi le nostre video pillole per conoscere meglio il social dedicato al lavoro.

Vuoi conoscere meglio il mondo dell’università?
Se vuoi approfondire il tema dell’università o sei indecis* sulla scelta del percorso accademico, nella nostra pagina dedicata ci sono tanti consigli a riguardo: trovi una selezione di post dal nostro blog e puoi anche riascoltare i nostri interventi in radio. Se sei alla ricerca di un alloggio, consulta il sito iHome, dedicato all’autonomia abitativa.

Stai valutando l’idea di frequentare un corso di formazione?
Puoi consultare i nostri elenchi dei corsi di formazione e, se hai bisogno di informazioni specifiche a riguardo, siamo sempre a disposizione. Nel frattempo, per orientarti meglio nella scelta, puoi anche guardare le clip con le nostre videografiche sul tema.

Stai pensando di avviare una tua attività imprenditoriale?
Se vuoi, puoi contattarci e fissare un appuntamento per una prima consulenza orientativa. Nel frattempo, ti invitiamo a rivedere online i video delle dirette di “Spazio Nuove Idee”, un progetto in collaborazione tra Informagiovani Ancona e CNA Ancona, grazie al quale abbiamo raccolto le testimonianze di tant* imprenditori/trici del territorio che hanno avviato un proprio progetto d’impresa.

Ma non finisce qui: sul sito trovi una sezione dedicata alle opportunità di mobilità europea, una pagina con i dettagli sui nostri servizi per le imprese, e il nostro blog con aggiornamenti sulle tematiche che seguiamo più da vicino.

In questo ultimo periodo abbiamo lavorato molto per potenziare la nostra presenza online e metterti a disposizione nuovi contenuti tematici, con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più vicino alle esigenze dei nostri utenti.
In questi giorni ti aspettiamo online, se vuoi puoi fissare un appuntamento anche in digitale, oppure contattarci telefonicamente.
Buona estate!

Servizio civile neet garanzia giovani marche 2021

Servizio Civile I NEET YOU Marche 2021

C’è ancora tempo per candidarsi a volontario del Servizio civile garanzia giovani per i progetti nel settore culturale del bando regionale “I NEET YOU”!

La scadenza è stata prorogata al 14 luglio 2021 e i volontari cominceranno le attività a settembre

Vi ricordiamo in breve che:

  • possono partecipare tutti i ragazzi e le ragazze tra i 18 e i 28 anni che non sono iscritti a qualche scuola o corso di formazione, che non stanno svolgendo un tirocinio (registrato con una convenzione) e che sono disoccupati (cioè non hanno un contratto di lavoro)
  • basta avere residenza o domicilio in Italia (no cittadinanza)
  • ad ogni volontario del servizio civile viene versato un assegno mensile di 439,50 euro lordi
  • il percorso comprende diverse ore di formazione, non solo generale (su che cosa è il servizio civile) ma anche specifiche sul settore in cui si fa il volontariato

 Ci sono ancora posti liberi per diversi progetti!

 In particolare al momento (25 giugno) ci sono stati segnalati posti ancora liberi per questi progetti:

 

Qui c’è il bando con tutte le indicazioni dettagliate, ma:

  • se non ci avete capito molto
  • non sapete come iscrivervi a Garanzia Giovani (lo SPID? cos’é?)
  • non sapete come iscrivervi al Centro per l’impiego (centro cosa?)
  • non riuscite a capire quali sono i progetti da svolgere vicino casa
  • la lista di cose poco chiare è infinita…

Contattateci a vi aiuteremo noi!

346 0042917 anche WhatsApp e Telegram

info@informagiovaniancona.com

Giovane, compra casa!

Lo scorso mese di maggio sono state presentate alcune misure di quello che sarà il programma con il quale risaliremo la china dopo la pandemia (aka PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Tra le altre, c’è anche la previsione di mutui per la casa agevolati per i giovani.

Ora a me piacerebbe avere davvero davanti la platea di chi legge questo articolo per poter chiedere: che ne pensate? E vedere chi plaude alla misura come utile e necessaria e chi, invece, non le riconosce nessuna di queste due caratteristiche.

Scrivo e non ho davanti nessuno e non potrò esserci nemmeno quando qualcuno leggerà, per cui faccio delle supposizioni: i lettori più grandi e maturi plaudono perché finalmente qualcuno si è accorto di quanto sia diventato difficile per i propri figli comprare la casa; chi ha girovagato un po’ per il mondo, non solo per turismo, e ha qualche amico che lavora all’estero si fa qualche domanda; chi è proprio giovane è perplesso, si chiede come, al momento, questa misura possa dare la svolta alla propria vita.

La nostra Repubblica è fondata su molte cose, oltre che sul lavoro come è scritto nella Costituzione. Una di queste cose è la casa. Siamo il Paese con il maggior numero di proprietari di casa in Europa e, quel che però dovrebbe far saltare la pulce all’orecchio, è che ci battono solo i Paesi che sono economicamente meno sviluppati e che presentano un più basso indice di crescita. Insomma, la casa è un àncora, forse anche da un punto di vista macroeconomico.

Ma è un’àncora anche dal punto di vista microeconomico e sociale. Lo spiega bene Eleonora Voltolina (giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti) in un suo pezzo e anche in questo breve intervento in una trasmissione televisiva. La casa rischia di essere un’arma a doppio taglio perché “costringe” in qualche maniera i giovani italiani a rimanere qui, mettendoli di fronte a un impegno finanziario di lungo periodo per onorare il quale rischiano di non fare scelte che potrebbero portare a opportunità più interessanti e vantaggiose. Comprare la casa è un impegno grande e di lungo periodo forse divenuto un po’ meno bello, affascinante e costruttivo in un mondo e in una società più liquidi (come avvisava Zygmunt Bauman)

Come dico spesso i giovani in Italia stanno diventando come i panda (sempre più rari) e le persone agè (il france regala sempre quel tocco di eleganza che nasconde una eventuale offesa) si trovano spesso a decidere (o a consigliare) per il loro supposto bene. Lo fece anche mia madre: alla firma del primo contratto a tempo indeterminato il suo pensiero fu subito quello di spingermi a trovare una dimora (fissa e di proprietà, manco a dirlo). A me, allora per motivi diversi, sembrò un’esagerazione. 

Dal mio punto di vista sarebbe più bello se nel PNRR ci fosse una misura per dare ai giovani l’ambizione, la speranza, la fiducia, l’entusiasmo e la forza per immaginarsi liberi di costruire la propria casa (magari senza mutuo e senza mattoni). Alcune scelte, a costo di farle sbagliate, è forse meglio che le faccia chi è interessato direttamente.

Privacy sì o privacy no?

“Autorizzo il trattamento dei dati…”: questo è l’inizio di una frase che avremo letto (senza farci attenzione) un sacco di volte. E, se stiamo cercando lavoro, l’avremo anche scritta un sacco di volte. O, meglio, copiata e incollata nel nostro cv ogni volta.
Da qualche tempo (perdonateci ma non sapremmo dire al momento, nel groviglio di commi e articoli di legge, quando di preciso) questa formula non è più necessaria. Anzi, a dire (e scrivere) la verità (quella perlomeno che abbiamo capito noi) potrebbe essere anche “fuori legge” inserire la formula nel cv che inviamo.

Il presupposto è che l’attuale normativa sulla privacy (quella che legislatore e principali media, per allenare le nostre capacità linguistiche, hanno chiamato GDPR) impone a chi riceve i nostri dati, e non a noi che li mandiamo, il rispetto di certe procedure. Come a dire: caro candidato, mandalo pure il tuo cv, è chi lo riceve che deve preoccuparsi di farti sapere come utilizzerà i dati che ci sono contenuti.

Questo accade sia nel caso in cui stiamo mandando il cv per autocandidarci (cioè, non abbiamo letto alcun annuncio, ma proviamo a farci prendere in considerazione sfoggiando le nostre competenze ben scritte sul curriculum), sia nel caso in cui stiamo rispondendo a un annuncio.

Che poi, in questo secondo caso, i più attenti si saranno accorti che già da un po’ di tempo, i portali in cui carichiamo i nostri dati sono muniti di una propria dicitura per il trattamento dei dati (i disclaimer che facciamo finta di leggere prima di cliccare sul quadratino con il consenso).

Questa la situazione. Nella teoria. Dovrebbe coincidere anche con la pratica, ma in questi casi, da queste parti, è sempre meglio anche dimostrare di conoscere bene l’ambiente. E l’ambiente in molti casi è fatto di piccole realtà imprenditoriali, datori di lavoro che non sempre sono così aggiornati su questioni che, diciamolo, non attengono e non influiscono sul loro business. Per cui può capitare che sono rimasti fermi alla necessità che nel cv ci sia la dicitura sulla privacy e vi potrebbero chiedere il perché della sua assenza? E, siate sinceri, vorreste davvero trovarvi nella situazione di dare una lezione di diritto a qualcuno che vi ha appena preso in considerazione per farvi (forse) lavorare? Oggettivamente ne sareste sicuramente titolati, ma strategicamente sarebbe una pessima idea.

Per cui il nostro consiglio è questo: focalizzate l’attenzione su chi è il destinatario del vostro cv e poi decidete. Tendenzialmente se si tratta di una realtà medio grande saranno aggiornati e la dicitura potete saltarla. Per realtà più piccole inseritela e assecondate quella che per molti è una prassi, almeno per qualche mese ancora. In ogni caso nessuna ansia: per fortuna (o purtroppo) non sarà questo a determinare la conquista del vostro lavoro.

PS: per chi è appassionat* di legge, curios* o interessat* ai dettagli, in questo post ci sono tutti i particolari

giornata internazionale dei diritti della donna

Sessismo e parità di genere, a che punto siamo?

A cosa serve la Giornata internazionale dei diritti della donna? Perché è importante che ci sia, e che non venga scambiata per una festa?

La risposta ce la danno i numeri, ma non solo.

Chiunque è in grado di trovarsi i numeri delle donne vittime di femminicidio (cioè uccise in quanto donne), che nel 2021 sono già state 12 solo in Italia (due alla settimana).

Su questo aspetto, solo per dire quanto non stiamo facendo passi avanti, a partire già dal linguaggio, sono stati realizzati, tra molti altri, due progetti, diffusi da Repubblica, realizzati uno nel 2016 dal fotografo Pietro Baroni, che si chiama “Parole d’amore”  e uno, inconsapevolmente gemello, realizzato in preparazione all’8 marzo di quest’anno dalla scrittrice Michela Murgia, dal titolo “Stai zitta, e tutte le frasi che non vogliamo più sentire”.

A questi fatti si aggiunge una cultura (purtroppo molto diffusa, anche vicino a noi) ancora carente, arretrata e discriminatoria nei confronti di tutte le donne, che, andrebbe forse ricordato, non sono una minoranza fragile da difendere, ma sono la metà del genere umano, ancora poco o per niente rappresentata nei luoghi che contano.

Per considerare altri ambiti, comunque connessi, tutti abbiamo sentito la notizia della percentuale di posti di lavoro persi nell’ultimo anno a causa della pandemia, che sono per il 70 per cento donne.

Si parla da un po’ proprio di gender gap, o divario di genere, cioè della disparità tra uomo e donna in molti ambiti (lavorativo, educativo, sanitario, istituzionale, artistico) e che ha origine nella concezione per cui la donna è una sottocategoria (e quindi inferiore) all’uomo, preso a misura di tutte le cose.

Solo per fare degli esempi pratici, ad oggi le donne sono molto spesso escluse dai premi letterari e artistici; dalla direzione di giornali, delle università; sono scarsamente presenti nei ruoli importanti della politica a tutti i livelli, e raramente chiamate a parlare come relatrici nei panel di esperti (di qualsiasi argomento si tratti).

Sappiamo che troppo spesso le donne, a parità di ruolo e di risultati vengono pagate meno degli uomini (fenomeno conosciuto come gender pay gap), perché si parte da un dislivello culturale, cioè la percezione che il lavoro delle donne sia di qualità più bassa e che possa essere retribuito in maniera diversa.

Ma sappiamo anche che le ragazze, già a scuola, fanno meglio dei loro compagni maschi, e si laureano di più e più in fretta. Come mai poi non arrivano ai ruoli di responsabilità e prestigio che spetterebbero loro?

Per dare risposta a questa domanda, sono vari gli aspetti da considerare e sui quali c’è ancora parecchio da lavorare.

Il primo riguarda il fatto che l’autorevolezza, necessaria a vedersi assegnati ruoli di una certa importanza, va sì costruita, ma poi va anche riconosciuta dagli altri, e se questo non avviene a causa del genere, è un problema di sistema (questione che si interseca con quella del merito).

L’altro aspetto ha a che fare con l’educazione, e in particolare con le differenze di messaggi che vengono inviati, più o meno consapevolmente, ai bambini, già a partire dai primi anni. Si va dal banale e già molto discusso “giochi per le femmine” e “giochi per i maschi”, a un livello molto più sottile e pervasivo, rispetto a quello che è appropriato per una ragazza e quello che non lo è (mentre provate a pensare che cosa non è appropriato per un ragazzo: non vi viene in mente niente? Ecco).

Da secoli le bambine e le ragazze vengono educate ad essere obbedienti, disciplinate, controllate, responsabili, e addirittura docili, remissive, umili e rispettose. E questa è in parte la ragione per cui a scuola, un luogo organizzato da regole e prove uguali per tutti, se la cavano meglio.  Ai ragazzi invece viene passato, in maniera più o meno consapevole, il messaggio opposto: anche quando disobbediscono e trasgrediscono, è facile che vengano più o meno apertamente giustificati, perché va bene che abbiano carattere, che prendano le loro decisioni, che siano determinati, che si impongano, insomma.

Qual’è il risultato di anni di questo tipo di educazione, basata su una cultura che, volenti o no, si ritrova in molti modelli familiari ma anche e soprattutto nei messaggi che continuamente ci arrivano dai media, dalle pubblicità, e a volte perfino dalle istituzioni?  Il risultato è di crescere ragazzi e ragazze come persone educate, in sostanza, i primi a comandare e le seconde  ad obbedire, per cui si verifica anche una minore propensione a ricoprire ruoli di responsabilità e comando, da parte delle donne.

Aggiungiamo a tutto questo il problema del carico di responsabilità delle categorie non autosufficienti della famiglia (figli, anziani, disabili, invalidi, e spesso, diciamolo, anche gli uomini di casa), che ancora troppo spesso vengono considerate di pertinenza delle donne, sempre secondo la cultura arretrata di cui sopra.

Dovremmo ricordarci che questi sono problemi che riguardano tutta la società e non solo le donne, e sono di carattere sia sociale che economico. Infatti da un lato hanno a che fare anche con la diffusione di modelli tossici di mascolinità e di rapporti tra i sessi, e dall’altro sappiamo che un paese che si priva del lavoro delle donne è un paese che non cresce.

La giornata internazionale dei diritti della donna ci aiuta a portare l’attenzione su questo enorme problema, al di là delle pagine di cronaca nera, come un parametro fondamentale di civiltà di tutti i paesi.

Cambiare atteggiamento e linguaggio è un percorso che dobbiamo fare tutti, quotidianamente, non solo l’8 marzo. Poi è necessario anche fare pressione perché questo cambiamento avvenga a tutti livelli, tra cui quello istituzionale.

Una cosa da fare subito, ad esempio, è firmare la petizione dell’UNICEF, per chiedere il rinnovo del piano nazionale antiviolenza.

I corsi gratuiti non sono tutti uguali

I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e quindi rispondono a determinati requisiti di qualità oppure gratuiti perché ricevono finanziamenti da altri fondi o perché organizzati da enti e/o associazioni senza scopo di lucro.

Rientrano tra i corsi FSE i corsi ITS e gli IFTS: percorsi formativi gratuiti rivolti ai diplomati.

Corsi ITS

ITS – acronimo di Istituti Tecnici Superiori – sono delle “scuole” ad alta tecnologia nate allo scopo di formare tecnici superiori in aree tecnologiche strategiche del sistema economico-produttivo del Paese, quali la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, il made in Italy, le nuove tecnologie per i beni culturali e il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste scuole sono costituite nella forma di fondazioni tra scuole, università e imprese per dare vita a un’autentica integrazione tra istruzione, formazione e lavoro.

I corsi ITS sono percorsi formativi gratuiti, della durata di due anni (1800 ore), che prevedono l’alternarsi di ore di lezione in aula a ore di laboratorio e a periodi di stage in azienda. Per accedere a questo tipo di corsi occorre essere in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, buona conoscenza della lingua inglese e una competenza informatica avanzata.

Il titolo di studio rilasciato da questi corsi, Diploma di tecnico superiore, consente di entrare velocemente nel mondo del lavoro.

Corsi IFTS

I corsi IFTS sono un canale formativo integrato (realizzato in collaborazione tra Scuola, Università, Impresa, Agenzie Formative) di tipo non universitario finalizzato alla formazione di Tecnici Specializzati.

Queste sono figure professionali a livello post-secondario, rispondenti alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riguardo al sistema dei servizi, degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati secondo priorità indicate dalla programmazione economica regionale.

I corsi IFTS sono rivolti a giovani e adulti, occupati o disoccupati, che siano in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Hanno lo scopo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo di facilitare anche l’eventuale prosecuzione degli studi all’interno di percorsi formativi successivi. Rilasciano infatti crediti formativi spendibili nel sistema universitario per l’iscrizione a corsi di laurea.

Hanno una durata di due semestri (800 ore).

Corsi per ragazzi/e in età di obbligo formativo

Infine, sempre all’interno della categoria FSE, rientrano anche i corsi per i ragazzi in età di obbligo formativo (16 – 19 anni non ancora compiuti) ossia quei corsi, sempre gratuiti, destinati ai ragazzi che abbiano assolto l’obbligo di istruzione ma che non hanno conseguito ancora una qualifica professionale triennale corrispondente al III livello europeo.

Questi corsi hanno lo scopo di far avvicinare al mondo del lavoro quei ragazzi che si sono allontanati dal mondo della scuola. Sono ovviamente corsi che prevedono ore di teoria ma anche parecchia pratica e uno stage. Alcuni esempi: parrucchiera, estetista, operatore ai servizi di vendita, operatore della trasformazione agroalimentare.

Se vuoi sapere quali corsi sono in partenza in ambito regionale, puoi consultare gli elenchi dei corsi sul nostro sito alla pagina dedicata: informagiovaniancona.com/corsi-di-formazione.

In memoria dei giovani

Mi ha colpito leggere su Doppiozero l’articolo dedicato a Simone Veil, deportata a 16 anni e mezzo a Birkenau e poi divenuta una delle più fervide sostenitrici dell’Europa unita (diventandone peraltro presidente del suo parlamento).

Ciò che mi ha colpito è la sua età e la domanda che si fa, nell’articolo, chi scrive: a cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Trovarsi, nella pienezza e nella forza dell’adolescenza, nella gioventù, nel momento di maggiore “esplosione” emotiva della propria vita, costretti e violentati in un campo di concentramento. Davvero, a cosa si pensa? Quali risorse personali si riesce a recuperare? E come si affronta poi il resto della vita?

Non saprei proprio immaginarlo. La mostruosità dell’olocausto ha inghiottito anche tanti giovani (i bambini dell’olocausto sono stati centinaia di migliaia), anticipando a un’età precoce un dolore, un terrore e una violenza che non si dovrebbe mai incontrare nella vita ( e mi piacerebbe davvero pensare che a qualcuno possa essere stata offerta una rappresentazione fantastica diversa come quella che Benigni racconta ne “La vita è bella“).

Ma i giovani, anche allora, i fautori della rinascita, del riscatto, della rigenerazione. Molti di loro sono stati fondamentali nelle ricostruzioni durante i processi contro i carnefici dei campi; alcuni di loro sono stati portatori di idee e valori su cui fondare una ricostruzione morale ancor prima che politica; i giovani di allora sono i testimoni che ancor possiamo ascoltare per non dimenticare.

Il 27 gennaio è (anche) in memoria dei giovani di allora, vittime della disumanità e al tempo stesso genitori di speranze, valori e ideali per l’umanità del futuro.

È online il nuovo sito di Be Smart!

È online da pochi giorni il nuovo sito di Be Smart, in una veste grafica completamente rinnovata e con contenuti aggiornati.
Cosa trovi nel nuovo sito? Innanzitutto ti raccontiamo come è nata l’idea, come abbiamo articolato il progetto e qual è il percorso che stiamo portando avanti.
C’è anche una pagina dedicata al libro “Be Smart – alla scoperta delle competenze per i lavori del futuro”, uscito ormai quasi 2 anni fa, che raccoglie le 12 testimonianze raccontate nella prima edizione di Be Smart, le schede tematiche delle varie “smart skill”, così come esercizi, contributi di esperti, interviste e approfondimenti. A proposito: il libro è gratuito e puoi richiederlo tramite il modulo che trovi sulla pagina. Affrettati però, perché ne sono rimaste davvero pochissime copie!
Infine c’è una sezione dedicata alla “cronistoria” di tutti gli eventi annuali, dalla prima edizione del 2018 a quella di dicembre 2020. E proprio nella pagina dedicata all’ultima edizione, che si è svolta tutta in digitale, hai anche la possibilità di rivedere il video dell’evento.

Nei prossimi mesi sul sito daremo visibilità alle nuove iniziative relative al progetto, nel frattempo con questo restyling abbiamo voluto “ricapitolare” le attività portate avanti finora, sempre con uno sguardo al futuro.
Ti piace il nuovo sito? Hai suggerimenti? Scrivici e facci sapere che ne pensi!

Un webinar per partire con YFEJ!

Chissà quanti di voi hanno pensato, anche più di una volta, di partire per un tirocinio o un lavoro all’estero. Ma come si fa? Da dove si comincia?

Un primo passo da fare è valutare attentamente la propria motivazione e le reali opportunità di trovare un impiego adeguato.

Capitolo motivazione: la motivazione per cercare opportunità lavorativa all’estero non può essere solo che qui non si è trovato un lavoro. Può essere un aspetto dell’interesse a partire, ma ci vuole anche altro. Bisogna avere una idea del settore di interesse, delle proprie capacità e conoscenze, del tipo di professionalità che si vuole sviluppare durante l’esperienza all’estero.

Capitolo reali opportunità: oltre a quello che ci piacerebbe fare, bisogna fare un lavoro di autovalutazione per essere certi di avere qualche buona carta da giocare sul mercato del lavoro di un altro paese. La prima valutazione che va fatta è sul livello di conoscenza delle lingua di quel paese, e sulla reale possibilità di raggiungere in tempi brevi o medi un livello adeguato a poter lavorare. La conoscenza della lingua va considerata anche in rapporto al ruolo o la professione desiderata: infatti è difficile lavorare in un ruolo commerciale, di servizi al pubblico o simili, se non si ha un buon livello della lingua usata dal soggetto che mi accoglie, come tirocinante o lavoratore. Poi c’è anche da valutare le conoscenze e le eventuali esperienze da poter dimostrare.

Tutto questo lavoro di valutazione e preparazione può essere molto difficile da fare da soli, ed è proprio per questo che esistono servizi pubblici, e quindi gratuiti, dedicati.

Abbiamo più volte parlato di Eures, la rete europea dei servizi pubblici per il lavoro, presente su tutto il territorio europeo, con consulenti preparati a rispondere alle nostre domande e a darci utili indicazioni sul mercato del lavoro estero.

Anche il progetto YFEJ – Your First Eures Job ha uno spazio dedicato nel nostro sito, ma la buona notizia oggi è che sta per arrivare un percorso di accompagnamento per chi sta seriamente pensando di partire per un tirocinio o un lavoro, magari dopo la laurea o il diploma!

Lunedì 1 e mercoledì 3 febbraio (dalle 15 alle 17) è infatti previsto un webinar su questi argomenti tenuto da Anpal in collaborazione con Eurodesk Italy e Eures Marche dedicato interamente ai giovani marchigiani tra i 18 e i 35 anni!

Il percorso è pensato non solo per presentare nello specifico le possibilità offerte dalla nuova edizione del programma YFEJ, ma anche per accompagnare concretamente i partecipanti nei primi passi da fare per realizzare il loro progetto di esperienza all’estero. Si lavorerà infatti sulla valutazione delle proprie possibilità e sull’inserimento del proprio profilo sul portale del programma.

Le iscrizioni sono già aperte, e si chiuderanno al raggiungimento del numero di partecipanti previsti.

Se non siete ancora pronti a cominciare a fare le valigie, ma vorreste saperne di più su queste opportunità, prendete un appuntamento e venite a parlarne con noi!

 

Come scegliere un corso di formazione

Scegliere un corso di formazione è spesso fonte di dubbi e incertezze sulla validità dello stesso e sulla spendibilità del titolo che può essere rilasciato. Dubbi più che legittimi se si pensa che seguire un corso di formazione implica certamente un dispendio di energie, tempo e non ultimo soldi se si tratta di un corso a pagamento.

Quali fattori considerare?
Come spiegato in un nostro precedente articolo, nella scelta di un percorso formativo incidono sicuramente diversi fattori: va bene partire dall’individuare le professioni che il mercato richiede maggiormente, ma senza prescindere dai propri interessi, dalle proprie inclinazioni, dalle ambizioni personali e dalla passione che farà da filo conduttore a tutta la carriera professionale.
Una volta individuati i propri interessi, è necessario scegliere anche in base alla tipologia di corso, alle caratteristiche dell’ente organizzatore e alla durata del corso stesso.

Differenze tra corsi gratuiti e corsi a pagamento
Quanto alla tipologia di corso, è sufficiente dare una scorsa anche veloce agli elenchi di corsi caricati sul nostro sito alla pagina corsi di formazione, per vedere innanzitutto che i corsi si dividono in due macrocategorie: gratuiti e a pagamento.

I corsi gratuiti sono quelli che non comportano spese di partecipazione, quelli a pagamento invece prevedono un costo di partecipazione, variabile a seconda della tipologia di corso e della durata.

Ovvio che se potessimo scegliere, tutti preferiremmo iscriverci a un corso gratuito ma non sempre è possibile perché per alcune tipologie di corsi non è previsto per legge alcun finanziamento. Qualche esempio? I corsi per parrucchiera ed estetista che sono gratuiti solo per i ragazzi in età di obbligo formativo.

Corsi finanziati e corsi autorizzati: quali differenze?
I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE), quelli a pagamento possono essere autorizzati dalla Regione. Per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione, i corsi vengono sottoposti a valutazione da parte della Regione sulla base di criteri di qualità.

Anche gli enti di formazione devono sottostare a criteri di qualità per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione del proprio corso. Solo gli enti che rispondono a questi criteri vengono accreditati e inseriti in un elenco aggiornato trimestralmente dalla Regione (per saperne di più potete leggere qui).

Ulteriori distinzioni e classificazioni
All’interno delle due macrocategorie di cui sopra, potete, poi, trovare ulteriori distinzioni e classificazioni: nella categoria “gratuiti” rientrano gli FSE, gli ITS e gli IFTS; nella categoria “a pagamento” potete trovare i corsi autorizzati e quelli a catalogo FORM.I.CA.

Ma di questi ulteriori dettagli parleremo nelle prossime puntate e quindi continuate a seguirci.

Time to Move 2020

Time to Move 2020!

Anche quest’anno Eurodesk, la rete di informazione sulle opportunità europee per i giovani di cui facciamo parte, lancia in tutta Europa, per il mese di ottobre, la campagna Time to Move!

Un tirocinante per la tua impresa? Chiedi all’Informagiovani!

Dal 1° settembre 2020 è aperto il bando della Regione Marche che finanzia, nell’arco di tre anni, ben 3400 tirocini extracurriculari all’interno del PON GARANZIA GIOVANI per l’attuazione della misura 5 della NUOVA GARANZIA GIOVANI.

Il bando è rivolto ai GIOVANI NEET, di età compresa tra 15 e 29 anni, disoccupati regolarmente iscritti al CPI (Centro per l’Impiego) che non stiano studiando né frequentando un corso di formazione né siano già inseriti in percorsi di tirocinio.

Lo scopo della misura è quello di agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante una formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro e di favorire l’inserimento o reinserimento lavorativo dei destinatari dei giovani.

Il tirocinio, infatti, sia esso curriculare o extracurriculare, è un periodo di orientamento e di formazione, svolto in un contesto lavorativo e volto all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Non si configura come rapporto di lavoro.

Il bando in questione prevede l’attivazione di un percorso di durata da 3 a 6 mesi (innalzabili fino a 12 per i soggetti disabili e svantaggiati), con un’indennità di partecipazione, pari a euro 500,00 mensili, di cui 300 a carico del PON Garanzia Giovani e 200 a carico del soggetto ospitante.

Il soggetto ospitante può essere qualsiasi datore di lavoro privato, iscritto al Registro delle Imprese: ditte/aziende, studi professionali, enti di formazione, ecc..

Il vantaggio per le aziende è quello di avere, a costo quasi zero, un giovane all’interno della propria struttura al quale poter far svolgere delle mansioni che verranno decise assieme al candidato e in base al progetto formativo concordato con il Centro per l’Impiego.

Questo in linea generale il funzionamento del bando ma poi a livello pratico come riuscire a far incontrare i giovani NEET potenziali tirocinanti con le imprese potenziali soggetti ospitanti?

Ecco allora che l’Informagiovani di Ancona mette a disposizione, a titolo gratuito, il proprio servizio chiedendo alle aziende di farci pervenire le loro disponibilità ad accogliere tirocinanti.

Come fare? È semplicissimo!

Le aziende interessate ad accogliere tirocinanti devono semplicemente compilare il form alla pagina dedicata del nostro sito: informagiovaniancona/un-tirocinante-per-la-tua-impresa-chiedi-a-noi.

Non appena ci arriveranno le disponibilità delle aziende le metteremo a disposizione in un’apposita sezione delle offerte di lavoro che escono il giovedì alla pagina dedicata.

cerco lavoro

Cerco lavoro, da dove iniziare?

Se sei alla ricerca di un lavoro, forse ti stai chiedendo da dove iniziare. Se è la prima volta che ti metti alla ricerca, ma anche se hai già esperienza, ti sarà utile una breve rassegna dei canali da utilizzare. Naturalmente poi sta a te scegliere su quali investire più tempo ed energie, in base al tuo profilo, alle tue aspettative, ai tuoi obiettivi.

Cominciamo da quelli più ovvi, ma di cui non sempre si sa bene come funzionano e cosa ci possono offrire.

Il CPI – Centro per l’impiego (ex CIOF – Centro per l’impiego, l’orientamento e la formazione, e ex Ufficio di collocamento, come molti lo chiamano ancora impropriamente) è il primo canale da conoscere. Il CPI è un ufficio  pubblico, di competenza regionale, dedicato principalmente a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, cioè tra chi cerca lavoro e chi cerca personale.

Iscriversi non è obbligatorio, ma può essere utile per ricevere informazioni o proposte su iniziative pubbliche aperte a chi cerca lavoro (corsi di formazione, bandi per borse lavoro, bandi per tirocini o simili). Iscriversi al CPI significa dichiarare la propria disponibilità a lavorare e a cercare attivamente un impiego, secondo le indicazioni che ci vengono date dal CPI stesso, ed è necessario quando si vuole partecipare a iniziative o bandi per disoccupati. Il CPI infatti è l’unico ufficio che può rilasciarti il certificato di stato di disoccupazione: dopo un colloquio che serve a capire qual’è stato il tuo percorso e che cosa vorresti fare, firmerai il cosiddetto PSP – Patto di servizio personalizzato.

I CPI gestiscono alcune offerte di lavoro degli enti pubblici, e numerose offerte di lavoro di aziende private, oltre alle offerte disponibili per chi vuole partecipare a borse lavoro o tirocini (quando ci sono bandi aperti e fondi disponibili).

Tra le funzioni del CPI c’è anche registrare le assunzioni o le trasformazioni dei rapporti di lavoro (quando vieni assunto/a, il datore di lavoro deve comunicarlo al CPI a cui sei iscritto/a), gestire le iscrizioni e le assunzioni delle persone inserite negli elenchi delle categorie protette e delle liste di mobilità. Tra i compiti dei CPI si è aggiunto quello di seguire per la ricerca di un impiego le persone a cui è stato riconosciuto il Reddito di cittadinanza.

Ricorda che ti puoi iscrivere ad un solo CPI: puoi cambiarlo se ti trasferisci, e i tuoi dati verranno trasmessi dal vecchio CPI a quello nuovo. Per iscriversi basta avere un domicilio nella zona di competenza del CPI: nella provincia di Ancona ce ne sono quattro (Ancona, Senigallia, Jesi e Fabriano), ed è possibile vedere quali sono i comuni di competenza di ognuno cliccando sul tondino azzurro con il + accanto al nome di ogni CPI, sulla pagina dedicata agli orari e contatti. Naturalmente tutti i servizi dei CPI sono gratuiti.

 

Le agenzie per il lavoro (ex agenzie interinali) sono soggetti privati, autorizzati dal Ministero del lavoro oppure dalla Regione, che offrono servizi alle aziende, e in particolare la ricerca e selezione del personale. Questo significa che per te che cerchi lavoro l’agenzia è un canale attraverso il quale trovare un impiego: l’agenzia infatti ricerca personale per le aziende, lo seleziona, in alcuni casi lo forma, e poi lo inserisce in azienda.

Di solito funziona così: il tuo datore di lavoro formale è l’agenzia per il lavoro (cioè il tuo contratto di lavoro è con l’agenzia) mentre la sede di lavoro è l’azienda per cui lavora l’agenzia. Il tutto è regolare e tu non devi pagare niente, perché i servizi che l’agenzia offre sono pagati dalle aziende clienti. Se da un lato questo è un aspetto positivo, dall’altro bisogna ricordare che le agenzie per il lavoro non hanno come obiettivo quello di trovare un lavoro per te, ma quello di trovare lavoratori adeguati alle richieste delle aziende. E’ sempre utile ricordarlo, perché se ti aspetti che siano loro a ricercare un lavoro adatto a te, le tue aspettative saranno deluse. Puoi iscriverti a tutte le agenzie che vuoi, e molto spesso lo puoi fare online, sui siti delle agenzie stesse, caricando i tuoi dati e il tuo cv: ecco un elenco di quelle della provincia di Ancona, fatto da noi per te.

 

Naturalmente anche noi dell’Informagiovani, che siamo tra le altre cose un centro di orientamento e supporto per la ricerca del lavoro, abbiamo diversi servizi dedicati a te che stai cercando: puoi fare un colloquio orientativo iniziale, per avere consigli personalizzati per capire come muoverti, come e dove cercare lavoro, in base alle tue caratteristiche e alle tue aspettative; puoi fare o rivedere con noi il tuo cv, per renderlo migliore e più efficace; puoi iscriverti alla nostra banca dati lavoro, per avere la possibilità di venire contattato da un possibile datore di lavoro interessato al tuo profilo; e infine puoi cercare tra le offerte di lavoro che pubblichiamo tutte le settimane quella che fa per te. Tutti i nostri servizi sono gratuiti!

 

Ci sono poi i portali online che pubblicano offerte di lavoro e ti danno la possibilità di inserire i tuoi dati. Secondo la nostra esperienza hanno una efficacia relativa, e spesso sono solo aggregatori di inserzioni da altri siti, per cui anche cercando una professione specifica in una zona specifica spesso finisci per perdere tempo leggendo annunci (a volte anche finti) di impieghi vari in altre regioni. Alcuni poi hanno più che altro l’obiettivo di raccogliere dati (i tuoi) e inviarti anche più email al giorno, non sempre interessanti. Il nostro consiglio è comunque quello di leggere attentamente gli annunci e poi fare delle verifiche incrociate sul sito del presunto datore di lavoro.

 

Un canale online relativamente nuovo (ormai nemmeno troppo in realtà) per la ricerca di lavoro è LinkedIn, ma a patto di usarlo bene. Abbiamo dedicato a questo strumento delle videopillole, se hai intenzione di usarlo o ti sei iscritto da poco, ti consiglio di vederle.

 

Il modo che consigliamo più spesso e che si rivela efficace è la ricerca per autocandidature: significa cercare aziende e imprese che potrebbero interessarci in base al settore, o in base a dove hanno sede, e inviare una candidatura di lavoro (cv più lettera/mail di presentazione e motivazione) mirata, cioè pensata proprio per quel destinatario. Ci vuole più tempo che inviare lo stesso cv a raffica a un numero alto di email e aziende, ma funziona meglio.

 

Un altro consiglio che diamo spesso è quello di utilizzare in modo intelligente il passaparola: in un mercato del lavoro che è ancora molto locale, poco dinamico e basato sulle conoscenze (cioè sul fatto che molti datori di lavoro preferiscono contattare prima persone già conosciute da un dipendente, un amico, un parente, per una sorta di garanzia di affidabilità) è importante spargere la voce che sei alla ricerca di un lavoro tra le tue conoscenze. Le persone che ti conoscono e che sanno in che cosa sei bravo/a sono i tuoi migliori sponsor! Parliamo quindi della raccomandazione in senso positivo, efficace e utile, quella che avviene quando due soggetti vengono messi a contatto grazie ad una conoscenza comune che capisce che uno sta cercando proprio l’altro, per le sue caratteristiche professionali e personali.

Bene, ora sai da dove cominciare! Per consigli personalizzati sulla tua situazione e per il tuo progetto personale, vieni a trovarci, ti aspettiamo!

 

Festival, nonostante tutto

Oggi inizia, nonostante tutto, la Biennale cinema di Venezia, con numeri  di spettatori e proiezioni meno affollate del solito.

In questa occasione abbiamo pensato di fare una piccola riflessione sull’organizzazione di eventi, grandi e piccoli, ai tempi del Covid19, per vedere come si sta trasformando questo mondo, negli anni sempre più ricco di proposte e sempre più importante dal punto di vista dell’intrattenimento, della circolazione delle idee, della trasmissione di contenuti e saperi e, non meno importante, dal punto di vista dell’indotto economico.

Questa riflessione riguarda da vicino anche noi (naturalmente più in piccolo) visto che ci troviamo in questi giorni a progettare attività ed eventi per i prossimi mesi.

Cosa è successo e cosa sta succedendo ai grandi festival, quelli che richiedono mesi di lavoro per la preparazione? (eh sì, la buona riuscita di un evento richiede molto lavoro di programmazione!). Alcuni sono stati rimandati di alcuni mesi, nella speranza che l’emergenza sanitaria si attenui e sia possibile tornare a pensare un festival come prima della pandemia di Covid19 (ipotesi ancora piuttosto lontana), mentre altri sono stati ripensati per poter essere svolti ugualmente e per poter lo stesso raggiungere e far partecipare gli interessati.

Con numeri in presenza più bassi, ma spesso con ottimi risultati visto che per molte serate tutti i biglietti sono stati venduti. Cominciamo dai festival nostrani, ma che hanno ormai una rilevanza e un pubblico internazionale.

Il Macerata Opera Festival, che quest’anno ha scelto come colore tema il bianco coraggio, si è comunque svolto tra luglio e agosto. Come tutti ha dovuto ridurre il numero degli spettatori in presenza, ma ha pensato a piccoli eventi e concerti diffusi, cioè sparsi in varie piazze e luoghi della città, in giornate diverse, per allargare la possibilità di partecipazione.
Se qualcuno pensasse che questo anno difficile abbia scoraggiato l’organizzazione, ecco la prova che siamo a tutt’altro punto: sono già state definite le date e le opere per il prossimo anno, il 2021, che segna i 100 anni di attività dello Sferisterio. In preparazione ci sono eventi disseminati su più mesi, che includeranno il festival del prossimo luglio e agosto. Si possono già acquistare i biglietti!

Anche il ROF – Rossini Opera Festival ha trovato una soluzione più possibile adatta alle esigenze sanitarie e ha registrato comunque un buon successo di pubblico, anche straniero. Con dirette streaming gratuite sul sito web e sui canali social del Festival, videoproiezioni in piazza, e grazie alla collaborazione con la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura, il festival ha avuto finora un buon successo e decine di migliaia di spettatori. Finora, perché il ROF ha previsto anche una sezione autunnale di concerti, a novembre. E anche qui si lavora già all’edizione del 2021.

Per parlare di festival dei prossimi giorni, vi segnaliamo la quinta edizione del Festival del disegno, che prevede tra settembre e ottobre eventi in tutta Italia, i più vicini a noi  a Fabriano e CameranoUn festival dedicato all’arte del disegno come espressione, con attività per adulti e bambini, ma anche qui con la possibilità di seguire online alcuni incontri e laboratori.

Guardiamo un po’ più lontano, ma nemmeno tanto, visto che la maggior parte dei festival sono raggiungibili in poche ore e addirittura ad alcuni è possibile partecipare in giornata. Ecco alcuni festival che ci sentiamo di consigliare.

Cominciamo con il Festival di Internazionale, che di solito è il primo fine settimana di ottobre, a Ferrara. Al festival partecipano esperti e personaggi importanti del giornalismo internazionale, ma anche scrittori e artisti, per confrontarsi sui principali temi di attualità. Quest’anno il festival comincerà come sempre a ottobre, ma durerà fino a maggio, con eventi organizzati un fine settimana al mese: come sempre incontri, presentazioni, proiezioni, mostre e workshop (a breve sarà pubblicato il programma). Sempre molto frequentato da giovani, è anche un ottimo modo di passare un bel fine settimana: Ferrara, come le altre città che ospitano questi festival, vale una visita.

Il festival del Fundraising si è subito organizzato per offrire quattro webinar gratuiti tra il 15 e il 18 settembre, per diffondere e promuovere la cultura del fundraising, perché tutte le organizzazioni nonprofit siano consapevoli dell’importanza del fundraising come modo per rendere libera e indipendente la propria organizzazione. Ci sono anche workshop e masterclass, per chi vuole imparare subito qualcosa da applicare.

Il Festival della Mente “il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee”, a Sarzana (in Liguria) che si terrà il prossimo fine settimana, ha scelto un format ridotto e ibrido, con una ventina di incontri in presenza di pubblico, contemporaneamente trasmessi in live streaming e una serie di interventi di ospiti internazionali, realizzati appositamente per il festival e visibili solo online. Insomma si può partecipare anche senza arrivare fin là.

Settembre è anche il mese del Festival della Letteratura a Mantova, che per il 2020 ha deciso di ripensare il festival in quattro spazi di incontro e partecipazione. Eventi dal vivo e in streaming all’interno della città, l’apertura di una radio del Festival, la pubblicazione di un almanacco, la creazione di contenuti speciali per il web.

Pordenonelegge, dal 16 al 20 settembre, è un altro festival dedicato a letteratura, poesia, teatro, anteprime e novità editoriali, che ha scelto la formula del festival diffuso, portando gli autori in piccole location in giro per la provincia. Il festival ha anche una sua tv, Pnleggetv, da cui sarà possibile seguire oltre 70 incontri, in diretta o in differita.

Anche il Festival delle Filosofia, che si svolge il 18, 19 e 20 settembre tra Modena, Carpi e Sassuolo, quest’anno ha dovuto organizzarsi per gli eventi in presenza, con un sistema di prenotazioni per rispettare i numeri massimi. Il programma è comunque molto ricco, e prevede anche attività dedicate ai più giovani. Il tema quest’anno è “macchine”.
Segnaliamo che sul sito c’è un archivio di video e podcast degli incontri , delle interviste e delle lezioni magistrali dei più importanti relatori del festival: come dire, è possibile non solo partecipare a distanza di spazio, ma anche di tempo.

Ultimo festival che vogliamo consigliarvi, ma che sta in cima al nostro gradimento per l’alta qualità dei relatori e dei contenuti, è il Festival dell’Economia di Trento, che di solito si svolge a inizio giugno. No, non pensate a incontri tra tecnici su argomenti incomprensibili, il festival affronta temi di attualità molto vicini ad ognuno di noi, con un linguaggio accessibile a tutti. L’economia è un filo che attraversa praticamente ogni altro argomento di cui si può parlare, ed è sempre più importante che ne capiamo le dinamiche e le implicazioni sia a livello globale che nella nostra vita quotidiana. Quest’anno il tema è il rapporto tra ambiente e crescita, e non c’è bisogno di dire quanto sia fondamentale ragionare su questo legame. Il Festival dell’Economia lo fa coinvolgendo esperti da tutto il mondo.
Il festival è cominciato a fine maggio con una serie di eventi online, tutti registrati e visibili, come anche quelli degli anni scorsi, e si concluderà con degli incontri a Trento dal 24 al 27 settembre. Se i nomi di Tito Boeri, Paul Krugman, Michael Spence, Amartya Sen, Thomas Piketty e Joseph Stiglitz, solo per citarne alcuni, vi dicono qualcosa, bene, è il momento di vederli in faccia e di ascoltarli con le vostre orecchie 😉

Abbiamo dimenticato qualche festival notevole? Segnalatecelo!

Il 2020 per i festival è sicuramente un anno difficile, ma come spesso succede la difficoltà è anche un momento per ripensare, innovare, sperimentare. Un dato è sicuramente emerso con chiarezza, e cioè che è sempre più importante creare contenuti fruibili online, a distanza, in differita, che possano raggiungere persone in altri luoghi e anche in tempi diversi.
Mettendo in moto la creatività e attivando collaborazioni e contaminazioni, è possibile trovare formule e soluzioni per realizzare eventi grandi e piccoli, senza mettere in pericolo i partecipanti e mantenendo i contatti con le comunità legate da interessi comuni.

E chissà, anche inventarsi qualcosa di nuovo e interessante per confrontarsi: è quello che cercheremo di fare anche noi, nelle prossime settimane.
Rimanete aggiornati sulle novità con le nostre newsletter!