Tre cose che ho imparato dal volontariato

Nel campo dell’orientamento, da che me ne occupo (o sento parlare), si usa distinguere tra tre tipi diversi di “sapere”: il sapere, il saper fare e il saper essere.

Si tratta di un modo per provare a organizzare e distinguere abilità diverse che ogni persona sviluppa durante il proprio percorso formativo e lavorativo. Il “sapere” è l’insieme delle cose che impariamo a scuola e in altri ambienti (sono le nostre conoscenze). Il “saper fare” è il modo con il quale quelle conoscenze le mettiamo in pratica e siamo in grado di applicarle a contesti e situazioni diverse.

E infine, il “saper essere” è il modo con il quale interagiamo con gli altri, affrontiamo le situazioni, risolviamo i problemi, gestiamo le emozioni… insomma tutto ciò che riguarda quello che in altri contesti potremmo chiamare lo “stile” ed anche il sistema valoriale a cui ispiriamo i nostri comportamenti.

Volendo essere spiccioli (e mi perdoneranno gli orientatori), se per il sapere c’è la scuola e per il saper fare c’è il lavoro, per il saper essere un buon terreno di messa alla prova e di crescita può esserlo il volontariato. Lo dico perchè ho avuto modo di rifletterci dopo aver dedicato una settimana di questo mese proprio a questo: tempo e disponibilità al servizio degli altri e di una giusta causa; un’esperienza che mi è servita sotto molti punti di vista, ma qui vi dirò quelli che secondo me sono i più rilevanti da un punto di vista professionale.

Impegnarsi senza un fine utilitaristico: sono, da sempre, un convinto sostenitore che perché si possa chiamare lavoro, deve essere pagato. Ma il fine del denaro (della carriera, degli obiettivi da raggiungere, ecc.) non sempre rappresenta la modalità migliore per disvelare il nostro massimo potenziale. Tolto quello (l’utile), potremmo accorgerci di avere un potenziale inespresso che si libera solo quando a prendere il comando non è il cervello ma magari anche un po’ il cuore, la passione, la motivazione personale. C’è anche il rischio di sorprendere se stessi!

Costruire relazioni nuove. Se stiamo sempre nello stesso contesto, facilmente incontriamo e ci confrontiamo più o meno con le stesse persone e, altrettanto con frequenza, all’interno dello stesso “setting” di riferimento (un po’ come andare in vacanza sempre nello stesso posto, leggere lo stesso tipo di libri, avere sempre e solo gli stessi amici). Invece qualche volta è utile cambiare orizzonte di riferimento e avere a che fare con persone e situazioni lontanissime da noi: funziona come una ricarica di energia e ci aiuta a tornare in maniera più vivace anche nella inevitabile routine.

Sperimentare l’altruismo. Il mondo e la società che stiamo sperimentando di questi tempi sono decisamente orientati a scelte individuali in cui il prossimo è spesso l’ultima delle nostre preoccupazioni, fino a scomparire del tutto. La tecnologia digitale, a cui non do la colpa, è tutta orientata all’individualismo: i social network li consultiamo da soli, lo smartphone è un oggetto personale, lo shopping e altre attività una volta solo fisiche sono diventate virtuali lasciandoci soli nella fruizione. Questo ed altri stili di vita che mano a mano apprendiamo (o ci adattiamo a far nostri) vanno nella direzione opposta dell’apertura agli altri che è invece fondamentale per imparare a essere, per esempio, più empatici e relazionalmente significativi.

C’è poi una cosa che mi sono ricordato facendo volontariato e che trovo utile condividere con chi legge questo post. Personalmente non riesco a lavorare (nel senso di dare il meglio delle mie competenze) in un contesto (ambiente lavorativo) il cui sistema valoriale è lontano (o, peggio, opposto) dal mio. Il lavoro è una brutta bestia perché da una parte ci permette di “portare a casa la pagnotta” e dall’altra ci richiede tempo ed energie che occupano buona parte della nostra vita: credo che sia auspicabile farlo rimanendo (e sentendosi) belle persone.



Abitare ad Ancona

Ad Ancona esistono due soluzione abitative gestite e ideate dalla Cooperativa Polo9: Conerhome e La nuova casa di Papà. Vediamo di che cosa si tratta e a chi sono rivolte.

Nel 2020 nasce il progetto Conerhome come riqualificazione del convitto di Suore Francescane rivolto solo a studentesse e insegnanti.
Questa struttura è stata completamente rivista nella gestione e nella ristrutturazione degli spazi; Polo9 ha investito per restituire alla città un edificio di un certo valore storico realizzando una struttura innovativa e polifunzionale in cui il sociale incontra il cittadino.
Questo è reso possibile anche dal fatto che alcune attività della Cooperativa vengono svolte a Conerhome ad esempio ai primi di maggio si è svolta qui Urban Gym, un’attività sulle competenze trasversali rivolta agli studenti del Liceo Rinaldini di Ancona, organizzata all’interno del progetto Your Opportunity, di cui anche l’Informagiovani è partner. In tale occasione abbiamo avuto modo di visitare la struttura e toccare con mano le potenzialità di questi spazi.
Infatti Conerhome oggi è una struttura ricettiva immensa nel verde, situata nel quartiere adriatico ad Ancona centro, in zona residenziale servita e a due passi dal mare.
Ospita principalmente studenti e lavoratori fuori sede per permanenze di breve e medio periodo; composta da 45 camere singole e doppie, ogni camera è dotata di bagno interno, per le famiglie sono disponibili le camere doppie.
Dispone di servizi e spazi comuni come: lavanderia, sala tv polifunzionale, cucina in autogestione, aula informatica, servizio wi fi, sala convegni, palestra, parcheggio auto, box bici custodito, parco privato ad uso esclusivo, terrazza panoramica con vista mare.
Da aggiungere tra i servizi offerti da Polo 9: la presenza notturna del personale per qualsiasi tipo di esigenza; il servizio di bus navetta dalla stazione e di guide per escursioni turistiche
Viste le caratteristiche della struttura oggi è divenuta un condominio sociale, un luogo di incontro di lavoratori fuori sede, stagionali e non, studenti fuori sede o Erasmus che non perdono occasione di condividere spazi e culture.
Per tutte le informazioni, le modalità di accesso e i costi potete trovare i riferimenti contattando Polo9

Ancor più di indirizzo sociale è il progetto La nuova casa di Papà, spazio di cohousing rivolto a padri separati con difficoltà socio-economiche.
Polo9 ha deciso di continuare ad investire in questa attività, nonostante non sia più cofinanziata da altri enti, per rispondere ai bisogni dei padri separati o divorziati accompagnandoli all’autonomia con un’indipendenza economica e un sostegno alla genitorialità.
Ai padri che presentano espressa richiesta, dopo un colloquio con esito positivo, grazie al progetto: La nuova casa di papà viene offerto un alloggio in cohousing con un altri papà a fronte di una retta mensile di 250 euro a copertura delle spese di affitto.
Ad oggi sono attivi due appartamenti destinati ciascuno a due soggetti in convivenza.
Le soluzioni abitative prevedono la possibilità di ospitare i propri figli, nei termini stabiliti; Polo9 interviene per le ulteriori spese di gestione relative all’alloggio che restino scoperte dalla retta.
I destinatari devono essere occupati o comunque non a reddito zero visto che devono contribuire al pagamento.
La soluzione abitativa non è più temporanea perché l’obiettivo è di accompagnare i papà all’autonomia affinché possano diventare loro stessi titolari del contratto di affitto dell’appartamento assegnato e quindi di poterlo gestire direttamente.
Questo prevede un turnover di appartamenti che Polo9 si impegna a ricercare e assegnare nel momento in cui pervengano nuove richieste.
Per questa soluzione abitativa che risponde ad un’esigenza specifica, potete contattarci per dettagli e riferimenti: iHome Ancona

Tieni il tempo!

La gestione del tempo è una delle soft skill (se non ricordi cosa sono leggi qui) tra le più conosciute e utili nel lavoro e nella vita. Spesso non puoi decidere quanto tempo avere a disposizione, ma quello che conta è riuscire ad organizzarlo al meglio possibile. Quali sono le problematiche più comuni? Scarso tempismo (sei puntuale o ritardatario?), accumulo eccessivo di lavoro o impegni extra, difficoltà a mantenere il focus sugli obiettivi prefissati o a rispettare le scadenze, perdere tempo in situazioni irrilevanti e dispersive.
A volte per non voler rinunciare a nulla, si rischia di fare di fretta o essere in ritardo su tutto. La difficoltà di dare priorità può farti sembrare tutto uguale e non sai più da dove iniziare; è importante stabilire un principio per dare un peso diverso a impegni e attività (Per urgenza? Per importanza? Per interesse?).
Il nostro rapporto con il tempo rivela caratteristiche della nostra personalità; il ritardo cronico può non essere solo questione di disorganizzazione, ma può avere alcune motivazioni psicologiche inconsce tra cui la ribellione ad un genitore vissuto come troppo autoritario nell’infanzia (Se sei ritardatario cronico e ti incuriosisce questo tema qui trovi qualche spunto).
Un’altra difficoltà comune nella gestione del tempo è quella di trovarsi sistematicamente a fare le cose all’ultimo. “Quella relazione importante la scrivo nel pomeriggio, la settimana prossima faccio questa telefonata, da domani inizio a studiare per l’esame …”. Quante volte ti sei fatto simili promesse senza riuscire a mantenerle? Si chiama procrastinazione ed è l’abitudine a rimandare le azioni da fare sempre ad un altro momento; può diventare uno stile di vita caratterizzato dall’incapacità di rispettare impegni e scadenze.
E al lavoro, come si può gestire bene il tempo? Pianifica con cura ed intelligenza, poi segui il piano con la giusta flessibilità (non troppa e non troppo poca!). Tempismo non significa agire frettolosamente quindi prenditi il tempo opportuno richiesto dall’occupazione che devi svolgere.
Un buon sistema che potresti sperimentare è quello delle 4D: 1. Delete (elimina): quell’attività può essere eliminata? Ricorda sempre la regola 80/20 proposta da Vilfredo Pareto secondo cui l’80% dei tuoi risultati deriva dal 20% delle tue azioni. 2. Delegate (delega): c’è qualcun altro che può eseguire quel lavoro al tuo posto? Se si, potresti delegarlo e ottimizzare il tuo tempo a disposizione. 3. Defer (rinvia): alcune attività possono essere eseguite in seguito, ma entro alcuni parametri. Definisci sempre delle scadenze e posticipa quello che può essere posticipato (ma senza cadere nella procrastinazione!). 4. Do (fai): ci sono cose che devono essere fatte immediatamente e avere la priorità assoluta. Rimandare queste attività potrebbe introdurti ad una spirale di ansia e stress.
Qui puoi approfondire le 4D collegate a obiettivi smart e qui trovi qualche tecnica di gestione del tempo.
Se invece vuoi un colloquio di orientamento e un confronto su questa e altre soft skills, passa a trovarci!

L’Informagiovani in due parole: informazione e orientamento

Quando ci chiedono cosa fa l’Informagiovani noi operatori rispondiamo sempre con due parole: informazione e orientamento.

Informazione – beh direte voi – si evince già dal nome; sì è vero diamo informazioni su tante tematiche ma non ci limitiamo a questo.

Cerchiamo infatti di aiutare a scegliere quali tra queste informazioni possono essere utili, ossia  orientiamo verso la strada o percorso più opportuno.

Aiutiamo a capire come muovervi verso il raggiungimento del vostro obiettivo personale e professionale: che si tratti di scegliere un corso di studi, un corso di formazione, un’opportunità lavorativa o ancora un’opportunità di mobilità all’estero o una soluzione abitativa in affitto. E molto altro ancora come potete vedere sul nostro sito.

Come lo facciamo? In maniera del tutto gratuita sia nell’attività quotidiana di sportello sia nelle attività laboratoriali che organizziamo in autonomia o in collaborazione con altre realtà.

Proprio dalla collaborazione tra Informagiovani e Polo 9 sono nati i laboratori di orientamento rivolti alle scuole secondarie di secondo grado di Ancona e provincia che hanno preso il via lo scorso anno e che continuano anche per il 2022, rientranti nel progetto YO – Your Opportunity.

Nel mese di marzo con cadenza settimanale stiamo realizzando infatti 4 laboratori on line rivolti alle classi terze e quinte di alcuni Istituti superiori della provincia di Ancona su tematiche legate al mondo del lavoro: “Il CV e la ricerca attiva del lavoro”, “Il colloquio di lavoro”, “Le competenze per i lavori del futuro” e “Be smart: testimonianze dal mondo lavorativo”.

Questi laboratori che le scuole propongono ai/alle propri/e studenti/esse come attività di PCTO hanno l’obiettivo di preparare i ragazzi e le ragazze ad affrontare il momento dell’uscita dal contesto scolastico e ad affacciarsi sul mondo del lavoro, un mondo con dinamiche e regole molto diverse da quelle che hanno conosciuto finora.

Cerchiamo di far capire ai/alle futur* lavoratori/trici quanto sia importante presentarsi nel modo giusto (regola valida non solo nel contesto lavorativo a dire il vero) con un buon cv, quanto siano importanti le competenze trasversali – avete mai sentito parlare di soft skill? – che, anche se inconsapevolmente, stanno già acquisendo e mettendo in pratica anche nel contesto scolastico e che saranno loro utili in tutti i contesti della vita. Il tutto arricchito da testimonianze provenienti dal mondo del lavoro.

Come sono organizzati questi laboratori? Cerchiamo sempre di mettere al centro delle nostre attività i ragazzi e le ragazze e quindi alterniamo a momenti frontali momenti interattivi dove i/le protagonisti/e siano proprio loro.

Nel corso degli anni abbiamo organizzato anche altri tipi di laboratori rivolti alle scuole; per scoprirli consultate la pagina workshop sul nostro sito.

Ogni anno proponiamo alle scuole i nostri workshop lasciando ai docenti la valutazione di utilizzarli come attività per i/le propri/e studenti/esse ma anche gruppi di ragazz* possono organizzarsi in autonomia per richiederceli. I nostri workshop sono gratuiti e possono essere realizzati sia in presenza (situazione pandemica permettendo) sia on line.

Se sei un* insegnante o un/una ragazzo/a interessat* puoi contattarci per avere maggiori informazioni. Saremo lieti di soddisfare la tua richiesta.

Scuola e lavoro non si vogliono bene

Sentendo la cronaca di questi giorni sul tema dell’alternanza scuola e lavoro mi è tornato alla mente il mio periodo di alternanza. In realtà, quando ero uno studente, l’alternanza non c’era e l’età in cui ho cominciato a “praticare” l’ambiente di lavoro era più tenera di quella in cui lo si fa adesso.

Alla fine della terza media, mio padre ritenne opportuno farmi fare un po’ di pratica: aveva una piccola azienda di commercio di attrezzature e mobili per l’ufficio e il mio primo lavororo fu, me lo ricordo ancora, “creatore di fogli di appunti”. Per un suo senso piuttosto spinto di riciclo della carta (in tempi non sospetti, erano i primi anni ’80) mi diede il compito di ridurre alcuni fogli di carta da pacchi usati, in piccoli fogli per appunti (i post-it all’epoca, almeno in quel contesto, erano un upgrade di lusso). Non era certamente una mansione “di valore” o che potenziava certe mie competenze (forse); e a dir la verità non saprei nemmeno dire di preciso che cosa ho imparato da quella esperienza da un punto di vista tecnico (è evidente che non ho inventato, da lì, uno strumento che potesse competere con post-it).

Ma se quella esperienza la ricordo ancora oggi (e non è un trauma), forse non è stato tempo sprecato e qualcosa dentro di me ha lasciato. Ora, al netto che i figli e le figlie rischiano di mitizzare i padri soprattutto in certi periodi della vita, credo che l’elemento distintivo di quella primordiale esperienza di alternanza scuola-lavoro fosse l’amore, l’affetto e la premura che il mio genitore, datore di lavoro per qualche ora al giorno, metteva nel trattarmi. E intendo nell’accogliermi in quel posto (suo, di cui sentiva responsabilità e orgoglio), nel mostrarmi come comportarmi, nel darmi un compito che potessi, seppur con noia, portare a termine, nell’insegnarmi modi e maniere di gestire impegni, rapporti e relazioni. Forte della giovane età che ci rende decisamente più permeabili e sensibili all’apprendimento, certi concetti (come amava chiamarli mio padre) non me li sono mai dimenticati, come fossero, questi sì, post-it di appunti che mi si sono appiccicati dentro.

Probabilmente è troppo filosofico e magari un po’ hippy parlare di amore in un posto di lavoro. Ma credo che quello che manca all’alternanza scuola lavoro di oggi sia quell’amore. Non sono così ingenuo da pensare che imprenditori e imprenditrici diventino genitori per qualche settimana di adolescenti che, diciamo la verità, professionalmente non prenderebbero in considerazione. Però, credo che le attese e le aspettative per questo periodo di esperienza fuori dalla scuola e dentro le aziende, debbano essere ispirate a quel tipo di cura e affetto. E questo, penso, sia un tema di formazione per chi in azienda si occupa di accogliere i giovani che entrano per scoprire come è fatto il mondo del lavoro.

Scuola e lavoro dovrebbero tornare (o forse cominciare) a volersi bene per rendere la scoperta del mondo del lavoro un percorso meno spigoloso e magari anche più produttivo.

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Affitto! Come scrivere un annuncio

Pochi sanno che, ormai da alcuni anni, l’Informagiovani ha sviluppato anche un servizio di orientamento e supporto per coloro che gestiscono una casa o sono alla ricerca di un alloggio o posto letto.
A questo settore, denominato “autonomia abitativa”, è dedicato il sito: ihomeancona.com, dove è possibile trovare una descrizione delle principali attività, consulenze che offriamo e una bacheca per cerco/offro alloggio.
Quando si cerca un alloggio, così come nel momento in cui si cerca lavoro, è fondamentale prestare molta attenzione alla lettura dell’annuncio in modo da captare più dettagli possibili, rispondere in modo attinente e non perdere tempo in inutili contatti.
Da questo deriva l’importanza di come sono scritti gli annunci, siano essi di lavoro o di affitto.
Un proprietario di un immobile o un coinquilino che decide di pubblicare un’inserzione, utilizzando canali digitali o bacheche fisiche, deve saper scrivere un buon annuncio.
Suggeriamo quindi alcuni degli elementi fondamentali per raggiungere questo obbiettivo.

Il linguaggio
Il linguaggio deve essere chiaro e semplice, con preferenza di frasi brevi, soprattutto on line, oggi il tempo di lettura è sempre meno e la comunicazione viaggia veloce.
L’inserzionista deve individuare i punti di forza che valorizzano la casa e il target a cui rivolgere la locazione, infatti sapendo cosa mettere in risalto e cosa tralasciare, risulta più semplice evitare di scrivere un annuncio troppo generico.

Il titolo
Il titolo è il biglietto da visita, deve attirare l’attenzione e indurre alla lettura, è meglio se contiene parole chiave ad esempio riferite al luogo dove si trova l’immobile o ad una caratteristica univoca dello stesso.

Le foto
Le foto sono fondamentali nell’era digitale, non possono essere improvvisate perché otterrebbero l’effetto contrario. Devono essere scattate in modo da visualizzare la prospettiva migliore della casa/stanza; devono essere chiare, luminose e di buona qualità, in grado di evidenziare i punti di forza o qualche dettaglio. Potrebbe essere utile, se disponibile, includere una planimetria che agevola il lettore a capire la distribuzione degli spazi.

ll testo
ll testo dell’annuncio ha due obiettivi: dare informazioni chiare ed esplicative ed incuriosire il lettore a contattare il proprietario per una prima visita, magari virtuale! Ciò è possibile se il contenuto, dopo una breve descrizione oggettiva e mirata, viene arricchito di dettagli.
Ovvio, non possono mancare informazioni relative a: tipologia casa, zona, target, numero posti letto e bagni, ma poi è necessario indicare servizi o elementi in grado di differenziare l’annuncio e dare spazio all’immaginazione così da essere contattati.

Canone locazione
Molti chiedono se è consigliato indicare il canone di locazione; se consideriamo che oggi molte delle ricerche on line partono dalla fascia di prezzo, noi consigliamo almeno di indicare un range o una cifra magari trattabile, affinché l’annuncio sia almeno preso in considerazione.

Contatti
Infine è sicuramente indispensabile indicare contatti raggiungibili e con tempi di risposta brevi.

Potremmo riportare molti esempi e casistiche ma preferiamo approfondire con i diretti interessati, che ci possono contattare personalmente o tramite: ihomeancona.com, dato che scrivere un annuncio accattivante non è scontato ma di sicuro è il primo passo per trovare gli inquilini ideali.

 

L’Informagiovani online: il sito web, e non solo

Come Informagiovani Ancona cerchiamo di essere il più possibile attenti alla nostra presenza online. In questo momento sono diversi i canali digitali che presidiamo, in primis i nostri siti web e i vari profili social.
Li consideriamo innanzitutto come canali informativi, ma allo stesso tempo rappresentano una grande opportunità per entrare in contatto con le persone che si rivolgono al nostro servizio: grazie al digitale riusciamo infatti a comunicare in modo più tempestivo ed efficace, e allo stesso tempo moltiplichiamo le possibilità con cui ci rendiamo raggiungibili e disponibili.

Il sito web dell’Informagiovani 
Il sito web dell’Informagiovani, che stai navigando in questo momento, è sicuramente il nostro “quartier generale” principale, dove pubblichiamo aggiornamenti in particolare su lavoro, formazione, concorsi, università, mobilità europea, e altro ancora. Per ognuno di questi argomenti trovi una sezione dedicata e, allo stesso modo, anche sul nostro blog puoi trovare informazioni, consigli e orientamento specifico su questi temi.
Il nostro sito, peraltro, non è solo un canale informativo: come avevamo già visto anche in un altro post, grazie al sito web puoi svolgere molte operazioni anche online, in totale autonomia (come ad esempio consultare le offerte di lavoro e gli elenchi dei corsi di formazione, iscriverti alla nostra banca dati, ecc…)

La nostra presenza online, però, non si esaurisce qui: al sito web principale si sono infatti affiancati, nel tempo, altri siti paralleli, ciascuno dedicato a un progetto specifico. Vediamoli insieme.

IHome Ancona
iHome Ancona è il sito dell’Informagiovani Ancona dedicato specificamente all’autonomia abitativa. Su iHome Ancona trovi anche una bacheca per la ricerca e l’offerta di un alloggio ad Ancona e un blog sempre aggiornato con approfondimenti specifici sui temi della casa. Oltre al sito, iHome Ancona ha anche una sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/iHomeAncona), dove puoi trovare informazioni e novità relative a normative e scadenze, ma anche curiosità e consigli sul mondo della casa.

Informabus
Informabus è un altro progetto targato Informagiovani, grazie al quale incontriamo ragazzi e ragazze in giro per la città di Ancona, offrendo informazioni in particolare sui temi delle dipendenze, sessualità e vita sociale. Informabus è presente anche su Facebook (https://www.facebook.com/informabus) e su Instagram (https://www.instagram.com/informabus/).

Be Smart
Anche “Be Smart”, il nostro progetto dedicato “alla scoperta delle competenze per i lavori del futuro”, ha un suo sito specifico, dove puoi trovare informazioni sul progetto stesso, sulla pubblicazione e sugli eventi annuali, con la possibilità anche di rivedere il video dell’edizione 2020, che si è svolta tutta in digitale.

Eurodesk Ancona
Informagiovani Ancona fa parte della rete europea Eurodesk. In questo caso non c’è un vero e proprio sito dedicato, ma un’intera sezione del sito principale dove puoi trovare informazioni su tirocini, volontariato internazionale, scambi giovanili, contest artistici, borse di studio e altre iniziative di mobilità e apprendimento. Per rimanere sempre aggiornat* sulle ultime novità e opportunità europee, puoi anche iscriverti alla lista broadcast WhatsApp o al canale Telegram dedicato. Trovi tutte le informazioni qui . Eurodesk Ancona ha una sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/EurodeskAncona)

I canali social di Informagiovani Ancona
Se vuoi ricevere aggiornamenti sulle nostre iniziative, e in generale rimanere informat* sui nostri progetti e sulle nostre attività, puoi seguirci su Facebook (https://www.facebook.com/IGAncona), su Instagram (https://www.instagram.com/informagiovanian/), ma anche su Twitter e Youtube.
Anche Informadonna Ancona ha una sua presenza sui social, nello specifico una pagina Facebook: https://www.facebook.com/IDancona

Ci sembrava utile un approfondimento su questi aspetti, proprio perché siamo presenti online in tante forme diverse: puoi scegliere di seguirci in base agli argomenti che ti interessano maggiormente, oppure utilizzando il canale che preferisci. Ti ricordiamo comunque che per qualunque genere di informazione, richiesta o orientamento siamo sempre disponibili, oltre che online (anche prenotando un appuntamento digitale), anche presso la nostra sede, nei nostri giorni e orari di apertura. Ti aspettiamo!

La piramide si aggiorna

Chi non conosce la piramide di Maslow? Lo psicologo statunitense ipotizzò un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, disposti a piramide appunto, in base alla quale la soddisfazione di quelli più elementari è condizione necessaria per fare emergere quelli di ordine superiore.
Pensiamo alle nostre abitudini di oggi e a quale sia il primo pensiero, o l’ultimo, della giornata: il cellulare è carico? Ho linea? Beh, non sarà così per tutti, ma per tanti è quasi diventata un’ossessione. Le attività quotidiane sono cadenzate da notifiche sonore o da emozionanti “vibrazioni” che ci dicono che qualcuno ci ha letto, ci ha scritto, ci ha dato un like o ci ha taggato. Sono certezze che si ricercano costantemente e che ci regalano una sorta di confortevole sensazione, ci raccontano che ci siamo e che siamo social-mente attivi.
Può capitare, in alcuni casi, di assumere addirittura identità virtuali parallele per compiere azioni, tenere atteggiamenti, usare parole molto distanti da ciò che siamo; forse proprio perché non abbiamo le energie di cambiare le cose, di trasformarci, di uscire dagli schemi convenzionali della reale vita sociale. Si tratta di un vero e proprio rifugio ideale che ci conforta e ci rilassa.
Ma poi, quale è la “vera” realtà? I nativi digitali, forse, considerano la rete il luogo in cui si vive realmente, in cui la socialità è viva e in cui si sviluppano idee, progetti e comunità. È un ambiente da abitare, un’estensione della mente umana, un mondo che si intreccia con il mondo reale determinando vere e proprie ristrutturazioni cognitive, emotive e sociali dell’esperienza.
La scelta del titolo di questo articolo è stata fatta proprio per questo, perché, per certi versi, le teorie sui bisogni dell’uomo, studiati e classificati da Maslow, sono un po’ messe in crisi; potremmo pensare che lo schema proposto dallo psicologo possa essere un po’ modificato e che alla base della piramide possa esserci la batteria o il wi-fi (ad esempio), prima dei bisogni elementari?
Leggiamola un po’ come una provocazione che ci aiuti a riflettere sul giusto atteggiamento che dovremmo avere nei confronti di un modo di vivere ormai influenzato dalla nuova tecnologia, che ci aiuta sì, che ci rende “smart” ma che ci può rendere anche un po’ schiavi se non ne abbiamo la giusta consapevolezza .
E allora basta leggere questo articolo, via, mettiamo in tasca lo smartphone, spegniamo il computer e andiamo a farci una passeggiata!

5 consigli per la scelta dell’università

La scelta dell’università è una fase fondamentale della vita, spesso tutt’altro che facile da affrontare. Ecco 5 suggerimenti che speriamo possano aiutare la tua riflessione:

1 – Lascia stare la perfezione
La decisione perfetta non esiste, anche quella ‘giusta’ sarà portatrice di aspetti positivi e negativi. Qualsiasi strada tu decida di intraprendere, probabilmente proverai un po’ di dispiacere per quello a cui rinunci, incontrerai qualche paura o difficoltà. L’essenziale è scegliere con la maggiore consapevolezza possibile, riconoscendo i tanti fattori in causa e mettendo priorità. Cerca di individuare il meglio possibile ad oggi, tenendo conto che, nella peggiore delle ipotesi, il percorso può essere aggiustato in ogni momento.

2 – Fai dialogare testa e cuore
Il piano emotivo è fondamentale (passioni, motivazioni ed aspirazioni), al contempo è importante considerare anche quello razionale, per rendere l’intuizione maggiormente affidabile. Meglio seguire gli interessi personali, anziché le presunte garanzie di trovare lavoro con una certa facoltà. Ma allo stesso tempo è produttivo riflettere su quali delle tue passioni siano maggiormente spendibili e ‘monetizzabili’.

3 – Non lasciarti guidare dalla paura
Prevedere il futuro con sicurezza è impossibile. Quindi fa paura assumersi la responsabilità delle conseguenze di una scelta presa necessariamente nell’incertezza. A questo si possono aggiungere il timore del cambiamento, del giudizio degli altri, ecc. La paura porta a rimandare o fare scelte comode, ma non soddisfacenti. Per crearsi la vita desiderata occorre correre dei rischi: non focalizzarti sull’evitare la paura, ma persegui ciò che vuoi. Quando si esce dall’area protetta e dall’abitudine, si impara, si cresce e si migliora. Un po’ di coraggio e fiducia nell’affrontare l’incertezza possono cambiare la vita.

4 – Informati
Oltre ad un percorso interno di consapevolezza di sé, è utile conoscere l’esterno: l’ampia lista di facoltà, corsi ed indirizzi. Universitaly, il portale del MIUR dedicato all’università, contiene offerta formativa e informazioni utili. Sui siti degli atenei e agli open day è possibile raccogliere notizie sui corsi e sui piani di studio, analizzare gli insegnamenti e conoscere gli sbocchi professionali. Anche lo scambio con amici e conoscenti può essere interessante per raccogliere elementi, a patto di farsi raccontare dati di fatto dell’esperienza e non valutazioni.

5 – Prendi tempo
E’ utile iniziare presto ad occuparsi della questione, per darsi la possibilità di maturare la scelta con calma. Serve tempo per capire quello che si desidera, tempo per raccogliere le informazioni e per analizzare le opzioni, tempo per distrarsi dalla decisione per un po’ e tornarci poi sopra con la mente fresca.

Hai ancora dubbi sulla tua scelta? Passa a trovarci per un colloquio di orientamento!

Lasciare il lavoro

Quando è una buona idea lasciare il lavoro?

Ne avete sentito parlare?

Si chiama the Great Resignation o the Big Quit, ed è una tendenza che negli ultimi mesi si è manifestata nel mondo del lavoro soprattutto negli Stati Uniti d’America, e in parte anche in alcuni paesi europei, tra cui l’Italia

Queste espressioni inglesi significano dimettersi, lasciare, abbandonare, e il fenomeno ha interessato vari aspetti della vita delle persone, come lo sport, le relazioni, la religione. Le persone lasciano il loro lavoro, abbandonano abitudini che avevano da tanto tempo, percorsi intrapresi e relazioni apparentemente consolidate.

Tutto sembra essere iniziato con i cambiamenti a cui la pandemia ci ha costretto: cambiamenti nel modo di lavorare, di vivere, di occupare il tempo e di pensare al futuro.

Rompere la routine giornaliera, settimanale e, alla fine, anche annuale, ha permesso a molti di fermarsi a riflettere se quello che stavano facendo della propria vita fosse quello che volevano. E la risposta per tanti è stata no, proprio no.

Chi ha lasciato il lavoro l’ha fatto in maggioranza per una posizione migliore, ma migliore in che senso? Al primo posto c’è naturalmente la retribuzione, ma subito dopo vengono motivazioni quali la salute (mentale e fisica), e la ricerca di un migliore equilibrio tra vita e lavoro.

Se pensiamo al nostro contesto, quando possiamo dire che vale la pena di considerare un cambiamento?

Naturalmente non è una decisione che va presa con troppa leggerezza, ma nemmeno scartata come impossibile.

Ecco alcune domande, da adattare al settore in cui lavorate, che vi potete fare per valutare se conviene investire tempo ed energie nel posto in cui siete:

  • vengo considerato/a un valore per l’azienda o parte dello staff facilmente sostituibile?
  • i costi che sostengo per andare a lavorare (trasporti, pasti fuori casa, ecc) sono adeguatamente ripagati dalla retribuzione o la riducono notevolmente?
  • mi sono state indicate le norme da rispettare per la mia tutela e per la sicurezza sul lavoro?
  • il mio orario è rispettato o spesso ci sono cambi dell’ultimo momento, per cui è difficile per me organizzare qualsiasi altra cosa al di fuori del lavoro?
  • mi viene data la possibilità di sviluppare le mie potenzialità, di imparare e crescere come lavoratore?

Queste sono alcune piccole riflessioni da fare se vi trovate a pensare al futuro e in prospettiva vorreste migliorare la vostra situazione lavorativa. Se le risposte a queste domande non vi soddisfano e vi sentite pronti a mettervi in gioco, può essere il momento di guardarsi intorno. 

In questo periodo le posizioni di lavoro aperte sono davvero tante e, se avete una preparazione nei settori che stanno crescendo di più, c’è davvero possibilità di ottenere un buon posto di lavoro.

Bisogna naturalmente prepararsi e valutare anche i cambiamenti: dovrò fare qualche chilometro in più per andare a lavorare? Cambierò le persone con cui lavoro a cui ho fatto l’abitudine? Se questi aspetti non vi spaventano, siete pronti a cominciare la ricerca.

Infine, un consiglio per tutti, anche per chi non sente di avere i numeri per lasciare il lavoro che ha: allontaniamoci dalla cultura che vede il lavoro come qualcosa per cui dovremmo ringraziare, un favore che ci viene fatto, e cominciamo a pensarlo invece come uno scambio tra due parti, in cui entrambe hanno doveri e diritti, e magari un obiettivo comune.

Cerchi lavoro? Cura il tuo CV!

La ricerca di lavoro è un tema che a noi operatori Informagiovani sta molto a cuore, essendo il lavoro uno dei settori principali del nostro servizio.

Ogni giorno veniamo contattati da persone in cerca di occupazione alle quali cerchiamo di offrire tutto il nostro supporto al fine di renderle autonome e consapevoli del percorso da intraprendere.

Tutt* nella vita prima o poi si troveranno nella situazione di mettersi alla ricerca di un lavoro; dal/la giovane neodiplomat*/neolaureat* – e non solo – in cerca di prima occupazione all’adult* in cerca di una ricollocazione sul mercato del lavoro.

Tutt* purtroppo commettiamo errori in questo percorso, dai più banali (solo a prima vista) a quelli più gravi; sia gli uni che gli altri possono giocarci un brutto scherzo ai fini lavorativi.

Oggi ne prendiamo in considerazione alcuni che vediamo quasi quotidianamente ma l’elenco non è esaustivo perché tanti sono gli aspetti da tenere in considerazione quando ci mettiamo alla ricerca di lavoro.

Le accortezze che vogliamo sottolineare in questa sede riguardano tutte il curriculum vitae (CV), questo “foglio di carta” – ormai diventato “elettronico” così importante perché è il nostro biglietto da visita – così ci piace definirlo.

Il curriculum vitae è il documento che presenta la vostra esperienza professionale e formativa, le vostre capacità e attitudini; è il primo strumento di valutazione da parte dell’azienda nel momento in cui avete risposto all’offerta di lavoro o inviato un’autocandidatura.

Un curriculum vitae ben fatto, unito ad una efficace lettera di presentazione, può essere decisivo per ottenere un colloquio con il datore di lavoro.

Ecco allora alcuni accorgimenti utili che non ci stanchiamo mai di ripetere alle persone che si rivolgono all’Informagiovani.

Scrivere CV mirati

La prima raccomandazione è proprio quella di scrivere curriculum mirati e non generici cercando di mettere in risalto ogni volta quelle caratteristiche e competenze personali che potrebbero fare la differenza in quel determinato contesto lavorativo.

Facile, vero? Assolutamente no ma anche qui un consiglio può essere di studiare attentamente le parole dell’annuncio e sfruttarle a vostro favore.

Ogni annuncio di lavoro contiene termini specifici e una descrizione delle competenze ben definita. Pertanto scegliete adeguatamente le parole per descrivervi riportando, se possibile, alcuni termini che compaiono nel testo dell’offerta di lavoro.

Motivare l’invio di CV

Soprattutto oggi che le candidature vengono richieste ed evase via mail o via social ci capita – troppo spesso purtroppo – di ricevere curriculum senza una minima spiegazione del motivo.

Se fa strano a noi che siamo un servizio di orientamento e consulenza che non offre lavoro ma aiuta nella ricerca, farà strano anche a una ditta che potrebbe avere più posizioni aperte o addirittura nessuna al momento.

Ecco quindi che quando inviate il vostro CV fatelo precedere sempre da una breve  lettera di presentazione (come testo della mail o come messaggio wapp) per far capire se si tratta di un’autocandidatura oppure una candidatura per una posizione aperta oppure per essere inseriti nei database (dell’Informagiovani, delle agenzie per il lavoro, ecc…).

Curare il CV

Quando consigliamo di curare il proprio curriculum vitae ci riferiamo sia alla fase della redazione sia alla fase successiva dell’invio.

Non è sufficiente, infatti, fare attenzione solo alla correttezza grammaticale e al modo in cui scriviamo di noi ma è importante avere cura al modo in cui lo inviamo.

La quasi totalità delle ditte richiede ormai l’invio delle candidature tramite posta elettronica ma alcune persone inviano il proprio CV tramite wapp come foto. Occhio quindi alla cura con cui fate la foto del vostro CV, evitando di inviare CV stropicciati (Sì! può capitare anche questo).

I consigli e gli accorgimenti non finiscono qui. Ne potete trovare altri consultando la pagina dedicata del nostro sito con delle videografiche e delle videopillole sull’argomento: informagiovaniancona.com/consigli-per-il-tuo-cv.

Tutti dovrebbero fare una scuola di podcast

Un paio di settimane fa è partita l’iniziativa “A scuola di podcast” che offre la possibilità a 30 ragazz* di imparare le conoscenze e le competenze basilari per la realizzazione di un podcast. Siamo solo a metà percorso e abbiamo già la certezza di poter dire che tutti dovrebbero poter fare una scuola di podcast. Perché? I motivi sono diversi.

Un motivo è che abbiamo capito che la tecnica per fare un podcast era solo una scusa: questo percorso sta dando la possibilità a ragazzi e ragazze di potersi confrontare, prima di tutto con se stessi e le proprie capacità, i propri limiti, qualche incertezza e un sacco di sogni, visioni, progetti. Questo è stato un gran regalo che ci siamo fatti, che ognuno di noi si è fatto: sia chi ha partecipato, sia chi ha organizzato. Credo sia importante dare l’opportunità, soprattutto a chi è giovane, di avere uno spazio ed un tempo immaginati proprio per fare questo.

Un motivo è che abbiamo capito che le storie e i percorsi di tutti noi non sono sempre così lineari, precisi, orientati e definiti: ci sono inciampi, incertezze e indecisioni che rendono la nostra vita non un terreno coltivato regolarmente con tutti gli alberelli in fila ben posizionati, ma a volte una selva oscura come quella dantesca e intricata come nei racconti horror. Ma non per questa è meno bella. Anzi.

E infine, un motivo è che abbiamo capito che è importante e bello, qui e adesso, dedicare tempo e spazio ai giovani, ascoltare quello che dicono, osservare quello che fanno, accogliere le loro proposte. Dar loro modo di sperimentare, capire, allenarsi, sbagliare e trovare una propria singolarità.

Un’esperienza come la “nostra” scuola di podcast rappresenta la possibilità di mettersi in gioco senza giudizi e pregiudizi, senza la paura di poter mettere in pericolo qualcosa. Tutti dovrebbero fare una scuola di podcast così, anche per il solo gusto di scoprire un po’ meglio se stessi e, chissà, stupirsi un po’.

Quanto valgo?

Scorrendo tra i post di LinkedIn mi ha colpito uno di Gian Luca Bruno (per essere esatti e corretti anche nell’attribuzione dei meriti). Il post riportava l’immagine di una bottiglietta d’acqua e nel testo Gian Luca spiegava che quella bottiglietta valeva 0,15 cent al supermercato, 1 euro al bar, 2 euro in stazione, per arrivare anche a 3 euro in aeroporto o in altri luoghi in cui era pii “apprezzata”.

La metafora proposta è quella di prendere coscienza che anche noi, possiamo essere simili a quella bottiglietta: se crediamo di meritare o valere più di quello che veniamo pagati (o apprezzati) possiamo sempre prendere in considerazione l’idea che ci possono essere altri luoghi in cui veniamo meglio valorizzati. I luoghi, insomma, possono significativamente incidere sul nostro valore. La metafora dovrebbe farci anche capire che, a volte, vincere la pigrizia e l’abitudine (o la comodità) di stare in alcuni contesti potrebbe darci l’opportunità di maggiori soddisfazioni.

La metafora mi piace molto e per certi versi concordo: soprattutto sulla necessità, in particolare nel nostro contesto nazionale, di “muoverci” maggiormente, anche geograficamente. Troppo spesso facciamo fatica a spostarci in altre regioni o città se non addirittura a pochi chilometri da quella che riteniamo essere la nostra casa “madre”. Una maggiore mobilità, ancor più se fosse in un contesto europeo, ci permetterebbe di avere più chance e anche di guadagnare in competenze e quindi in competitività. In altre parole, di migliorare la nostra condizione professionale e di vita.

C’è un punto sul quale però mi sento di fare un distinguo: il nostro valore non lo definiscono i luoghi o i contesti in cui ci inseriamo.  Quello che i luoghi e i contesti (intesi come sistema di relazioni e opportunità) possono cambiare è il prezzo che al nostro valore (o alle nostre competenze) viene assegnato. L’acqua di quella bottiglietta è sempre la stessa, quindi il suo valore di materia prima essenziale per la vita dell’uomo non cambia. Quello che cambia è la possibilità che qualcuno se ne possa appropriare: questa possibilità ha un prezzo.

Credo che sia importante distinguere, anche per quello che ci riguarda, il nostro valore (e magari poi un giorno parleremo di come determinarlo a prescindere dai contesti in cui viviamo) e il prezzo che gli atri sono disposti a pagare per averci. Qualcuno di noi potrebbe avere un valore molto alto e accettare, nonostante questo, di essere pagato un prezzo basso (per mille e mille motivi); qualcun altro potrebbe avere un valore nella norma e riuscire però a spuntare un prezzo davvero alto (altro tema che sarebbe da affrontare per il benessere delle nostre comunità).

In ogni caso quello che rimane è che, quando cerchiamo un lavoro, una delle cose da chiederci è sicuramente: quanto valgo?

(photocredit: immagine di Steve Johnson on Unsplash)

PS: piccolo (ma nemmeno tanto) disclaimer ecologico: sono per le borracce ecologiche e contro le bottigliette di plastica (davvero, possiamo farle scomparire)

 

Informagiovani: tutto quello che puoi fare anche online

Per chi ne ha l’opportunità, l’estate può essere un momento propizio per fermarsi a riflettere, fare dei bilanci, imbastire nuovi progetti, o semplicemente ricavarsi del tempo per portare a termine quelle attività che, trascinati dagli impegni quotidiani, non si è avuto modo di completare durante l’anno.

Se in questo periodo sei in cerca di nuove opportunità occupazionali, se hai dubbi sulla scelta del percorso universitario o post laurea, se vuoi avvicinarti al mondo del lavoro ma non sai bene come muoverti, ricorda che siamo sempre a disposizione per un orientamento o una consulenza informativa (se preferisci, anche con la modalità dell’appuntamento digitale).
Ci teniamo però a ricordarti che, anche in vista del periodo estivo, sono davvero tante le informazioni che trovi sempre disponibili sul nostro sito o le operazioni che puoi fare online, in qualunque momento e in totale autonomia.
Qualche esempio? Ecco qua:

Sei alla ricerca di un lavoro o di nuove opportunità professionali?
Oltre a consultare le offerte di lavoro, puoi iscriverti alla nostra banca dati in totale autonomia. A questa pagina trovi maggiori informazioni sul servizio.

Vuoi approfittare del periodo estivo per scrivere o aggiornare il tuo cv?
Qui trovi alcuni modelli che ti mettiamo a disposizione per scrivere il tuo curriculum vitae. Se hai bisogno di consigli o suggerimenti per la compilazione puoi sempre contattarci, oppure puoi iniziare consultando la pagina “Consigli per il tuo cv”, dove trovi le videografiche, i post del blog e i nostri interventi in radio su questo tema.

Vorresti conoscere meglio LinkedIn?
Se vuoi impostare o aggiornare il tuo profilo LinkedIn, abbiamo pensato anche a questo: qui trovi le nostre video pillole per conoscere meglio il social dedicato al lavoro.

Vuoi conoscere meglio il mondo dell’università?
Se vuoi approfondire il tema dell’università o sei indecis* sulla scelta del percorso accademico, nella nostra pagina dedicata ci sono tanti consigli a riguardo: trovi una selezione di post dal nostro blog e puoi anche riascoltare i nostri interventi in radio. Se sei alla ricerca di un alloggio, consulta il sito iHome, dedicato all’autonomia abitativa.

Stai valutando l’idea di frequentare un corso di formazione?
Puoi consultare i nostri elenchi dei corsi di formazione e, se hai bisogno di informazioni specifiche a riguardo, siamo sempre a disposizione. Nel frattempo, per orientarti meglio nella scelta, puoi anche guardare le clip con le nostre videografiche sul tema.

Stai pensando di avviare una tua attività imprenditoriale?
Se vuoi, puoi contattarci e fissare un appuntamento per una prima consulenza orientativa. Nel frattempo, ti invitiamo a rivedere online i video delle dirette di “Spazio Nuove Idee”, un progetto in collaborazione tra Informagiovani Ancona e CNA Ancona, grazie al quale abbiamo raccolto le testimonianze di tant* imprenditori/trici del territorio che hanno avviato un proprio progetto d’impresa.

Ma non finisce qui: sul sito trovi una sezione dedicata alle opportunità di mobilità europea, una pagina con i dettagli sui nostri servizi per le imprese, e il nostro blog con aggiornamenti sulle tematiche che seguiamo più da vicino.

In questo ultimo periodo abbiamo lavorato molto per potenziare la nostra presenza online e metterti a disposizione nuovi contenuti tematici, con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più vicino alle esigenze dei nostri utenti.
In questi giorni ti aspettiamo online, se vuoi puoi fissare un appuntamento anche in digitale, oppure contattarci telefonicamente.
Buona estate!

Servizio civile neet garanzia giovani marche 2021

Servizio Civile I NEET YOU Marche 2021

C’è ancora tempo per candidarsi a volontario del Servizio civile garanzia giovani per i progetti nel settore culturale del bando regionale “I NEET YOU”!

La scadenza è stata prorogata al 14 luglio 2021 e i volontari cominceranno le attività a settembre

Vi ricordiamo in breve che:

  • possono partecipare tutti i ragazzi e le ragazze tra i 18 e i 28 anni che non sono iscritti a qualche scuola o corso di formazione, che non stanno svolgendo un tirocinio (registrato con una convenzione) e che sono disoccupati (cioè non hanno un contratto di lavoro)
  • basta avere residenza o domicilio in Italia (no cittadinanza)
  • ad ogni volontario del servizio civile viene versato un assegno mensile di 439,50 euro lordi
  • il percorso comprende diverse ore di formazione, non solo generale (su che cosa è il servizio civile) ma anche specifiche sul settore in cui si fa il volontariato

 Ci sono ancora posti liberi per diversi progetti!

 In particolare al momento (25 giugno) ci sono stati segnalati posti ancora liberi per questi progetti:

 

Qui c’è il bando con tutte le indicazioni dettagliate, ma:

  • se non ci avete capito molto
  • non sapete come iscrivervi a Garanzia Giovani (lo SPID? cos’é?)
  • non sapete come iscrivervi al Centro per l’impiego (centro cosa?)
  • non riuscite a capire quali sono i progetti da svolgere vicino casa
  • la lista di cose poco chiare è infinita…

Contattateci a vi aiuteremo noi!

346 0042917 anche WhatsApp e Telegram

info@informagiovaniancona.com

Giovane, compra casa!

Lo scorso mese di maggio sono state presentate alcune misure di quello che sarà il programma con il quale risaliremo la china dopo la pandemia (aka PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Tra le altre, c’è anche la previsione di mutui per la casa agevolati per i giovani.

Ora a me piacerebbe avere davvero davanti la platea di chi legge questo articolo per poter chiedere: che ne pensate? E vedere chi plaude alla misura come utile e necessaria e chi, invece, non le riconosce nessuna di queste due caratteristiche.

Scrivo e non ho davanti nessuno e non potrò esserci nemmeno quando qualcuno leggerà, per cui faccio delle supposizioni: i lettori più grandi e maturi plaudono perché finalmente qualcuno si è accorto di quanto sia diventato difficile per i propri figli comprare la casa; chi ha girovagato un po’ per il mondo, non solo per turismo, e ha qualche amico che lavora all’estero si fa qualche domanda; chi è proprio giovane è perplesso, si chiede come, al momento, questa misura possa dare la svolta alla propria vita.

La nostra Repubblica è fondata su molte cose, oltre che sul lavoro come è scritto nella Costituzione. Una di queste cose è la casa. Siamo il Paese con il maggior numero di proprietari di casa in Europa e, quel che però dovrebbe far saltare la pulce all’orecchio, è che ci battono solo i Paesi che sono economicamente meno sviluppati e che presentano un più basso indice di crescita. Insomma, la casa è un àncora, forse anche da un punto di vista macroeconomico.

Ma è un’àncora anche dal punto di vista microeconomico e sociale. Lo spiega bene Eleonora Voltolina (giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti) in un suo pezzo e anche in questo breve intervento in una trasmissione televisiva. La casa rischia di essere un’arma a doppio taglio perché “costringe” in qualche maniera i giovani italiani a rimanere qui, mettendoli di fronte a un impegno finanziario di lungo periodo per onorare il quale rischiano di non fare scelte che potrebbero portare a opportunità più interessanti e vantaggiose. Comprare la casa è un impegno grande e di lungo periodo forse divenuto un po’ meno bello, affascinante e costruttivo in un mondo e in una società più liquidi (come avvisava Zygmunt Bauman)

Come dico spesso i giovani in Italia stanno diventando come i panda (sempre più rari) e le persone agè (il france regala sempre quel tocco di eleganza che nasconde una eventuale offesa) si trovano spesso a decidere (o a consigliare) per il loro supposto bene. Lo fece anche mia madre: alla firma del primo contratto a tempo indeterminato il suo pensiero fu subito quello di spingermi a trovare una dimora (fissa e di proprietà, manco a dirlo). A me, allora per motivi diversi, sembrò un’esagerazione. 

Dal mio punto di vista sarebbe più bello se nel PNRR ci fosse una misura per dare ai giovani l’ambizione, la speranza, la fiducia, l’entusiasmo e la forza per immaginarsi liberi di costruire la propria casa (magari senza mutuo e senza mattoni). Alcune scelte, a costo di farle sbagliate, è forse meglio che le faccia chi è interessato direttamente.

Privacy sì o privacy no?

“Autorizzo il trattamento dei dati…”: questo è l’inizio di una frase che avremo letto (senza farci attenzione) un sacco di volte. E, se stiamo cercando lavoro, l’avremo anche scritta un sacco di volte. O, meglio, copiata e incollata nel nostro cv ogni volta.
Da qualche tempo (perdonateci ma non sapremmo dire al momento, nel groviglio di commi e articoli di legge, quando di preciso) questa formula non è più necessaria. Anzi, a dire (e scrivere) la verità (quella perlomeno che abbiamo capito noi) potrebbe essere anche “fuori legge” inserire la formula nel cv che inviamo.

Il presupposto è che l’attuale normativa sulla privacy (quella che legislatore e principali media, per allenare le nostre capacità linguistiche, hanno chiamato GDPR) impone a chi riceve i nostri dati, e non a noi che li mandiamo, il rispetto di certe procedure. Come a dire: caro candidato, mandalo pure il tuo cv, è chi lo riceve che deve preoccuparsi di farti sapere come utilizzerà i dati che ci sono contenuti.

Questo accade sia nel caso in cui stiamo mandando il cv per autocandidarci (cioè, non abbiamo letto alcun annuncio, ma proviamo a farci prendere in considerazione sfoggiando le nostre competenze ben scritte sul curriculum), sia nel caso in cui stiamo rispondendo a un annuncio.

Che poi, in questo secondo caso, i più attenti si saranno accorti che già da un po’ di tempo, i portali in cui carichiamo i nostri dati sono muniti di una propria dicitura per il trattamento dei dati (i disclaimer che facciamo finta di leggere prima di cliccare sul quadratino con il consenso).

Questa la situazione. Nella teoria. Dovrebbe coincidere anche con la pratica, ma in questi casi, da queste parti, è sempre meglio anche dimostrare di conoscere bene l’ambiente. E l’ambiente in molti casi è fatto di piccole realtà imprenditoriali, datori di lavoro che non sempre sono così aggiornati su questioni che, diciamolo, non attengono e non influiscono sul loro business. Per cui può capitare che sono rimasti fermi alla necessità che nel cv ci sia la dicitura sulla privacy e vi potrebbero chiedere il perché della sua assenza? E, siate sinceri, vorreste davvero trovarvi nella situazione di dare una lezione di diritto a qualcuno che vi ha appena preso in considerazione per farvi (forse) lavorare? Oggettivamente ne sareste sicuramente titolati, ma strategicamente sarebbe una pessima idea.

Per cui il nostro consiglio è questo: focalizzate l’attenzione su chi è il destinatario del vostro cv e poi decidete. Tendenzialmente se si tratta di una realtà medio grande saranno aggiornati e la dicitura potete saltarla. Per realtà più piccole inseritela e assecondate quella che per molti è una prassi, almeno per qualche mese ancora. In ogni caso nessuna ansia: per fortuna (o purtroppo) non sarà questo a determinare la conquista del vostro lavoro.

PS: per chi è appassionat* di legge, curios* o interessat* ai dettagli, in questo post ci sono tutti i particolari

giornata internazionale dei diritti della donna

Sessismo e parità di genere, a che punto siamo?

A cosa serve la Giornata internazionale dei diritti della donna? Perché è importante che ci sia, e che non venga scambiata per una festa?

La risposta ce la danno i numeri, ma non solo.

Chiunque è in grado di trovarsi i numeri delle donne vittime di femminicidio (cioè uccise in quanto donne), che nel 2021 sono già state 12 solo in Italia (due alla settimana).

Su questo aspetto, solo per dire quanto non stiamo facendo passi avanti, a partire già dal linguaggio, sono stati realizzati, tra molti altri, due progetti, diffusi da Repubblica, realizzati uno nel 2016 dal fotografo Pietro Baroni, che si chiama “Parole d’amore”  e uno, inconsapevolmente gemello, realizzato in preparazione all’8 marzo di quest’anno dalla scrittrice Michela Murgia, dal titolo “Stai zitta, e tutte le frasi che non vogliamo più sentire”.

A questi fatti si aggiunge una cultura (purtroppo molto diffusa, anche vicino a noi) ancora carente, arretrata e discriminatoria nei confronti di tutte le donne, che, andrebbe forse ricordato, non sono una minoranza fragile da difendere, ma sono la metà del genere umano, ancora poco o per niente rappresentata nei luoghi che contano.

Per considerare altri ambiti, comunque connessi, tutti abbiamo sentito la notizia della percentuale di posti di lavoro persi nell’ultimo anno a causa della pandemia, che sono per il 70 per cento donne.

Si parla da un po’ proprio di gender gap, o divario di genere, cioè della disparità tra uomo e donna in molti ambiti (lavorativo, educativo, sanitario, istituzionale, artistico) e che ha origine nella concezione per cui la donna è una sottocategoria (e quindi inferiore) all’uomo, preso a misura di tutte le cose.

Solo per fare degli esempi pratici, ad oggi le donne sono molto spesso escluse dai premi letterari e artistici; dalla direzione di giornali, delle università; sono scarsamente presenti nei ruoli importanti della politica a tutti i livelli, e raramente chiamate a parlare come relatrici nei panel di esperti (di qualsiasi argomento si tratti).

Sappiamo che troppo spesso le donne, a parità di ruolo e di risultati vengono pagate meno degli uomini (fenomeno conosciuto come gender pay gap), perché si parte da un dislivello culturale, cioè la percezione che il lavoro delle donne sia di qualità più bassa e che possa essere retribuito in maniera diversa.

Ma sappiamo anche che le ragazze, già a scuola, fanno meglio dei loro compagni maschi, e si laureano di più e più in fretta. Come mai poi non arrivano ai ruoli di responsabilità e prestigio che spetterebbero loro?

Per dare risposta a questa domanda, sono vari gli aspetti da considerare e sui quali c’è ancora parecchio da lavorare.

Il primo riguarda il fatto che l’autorevolezza, necessaria a vedersi assegnati ruoli di una certa importanza, va sì costruita, ma poi va anche riconosciuta dagli altri, e se questo non avviene a causa del genere, è un problema di sistema (questione che si interseca con quella del merito).

L’altro aspetto ha a che fare con l’educazione, e in particolare con le differenze di messaggi che vengono inviati, più o meno consapevolmente, ai bambini, già a partire dai primi anni. Si va dal banale e già molto discusso “giochi per le femmine” e “giochi per i maschi”, a un livello molto più sottile e pervasivo, rispetto a quello che è appropriato per una ragazza e quello che non lo è (mentre provate a pensare che cosa non è appropriato per un ragazzo: non vi viene in mente niente? Ecco).

Da secoli le bambine e le ragazze vengono educate ad essere obbedienti, disciplinate, controllate, responsabili, e addirittura docili, remissive, umili e rispettose. E questa è in parte la ragione per cui a scuola, un luogo organizzato da regole e prove uguali per tutti, se la cavano meglio.  Ai ragazzi invece viene passato, in maniera più o meno consapevole, il messaggio opposto: anche quando disobbediscono e trasgrediscono, è facile che vengano più o meno apertamente giustificati, perché va bene che abbiano carattere, che prendano le loro decisioni, che siano determinati, che si impongano, insomma.

Qual’è il risultato di anni di questo tipo di educazione, basata su una cultura che, volenti o no, si ritrova in molti modelli familiari ma anche e soprattutto nei messaggi che continuamente ci arrivano dai media, dalle pubblicità, e a volte perfino dalle istituzioni?  Il risultato è di crescere ragazzi e ragazze come persone educate, in sostanza, i primi a comandare e le seconde  ad obbedire, per cui si verifica anche una minore propensione a ricoprire ruoli di responsabilità e comando, da parte delle donne.

Aggiungiamo a tutto questo il problema del carico di responsabilità delle categorie non autosufficienti della famiglia (figli, anziani, disabili, invalidi, e spesso, diciamolo, anche gli uomini di casa), che ancora troppo spesso vengono considerate di pertinenza delle donne, sempre secondo la cultura arretrata di cui sopra.

Dovremmo ricordarci che questi sono problemi che riguardano tutta la società e non solo le donne, e sono di carattere sia sociale che economico. Infatti da un lato hanno a che fare anche con la diffusione di modelli tossici di mascolinità e di rapporti tra i sessi, e dall’altro sappiamo che un paese che si priva del lavoro delle donne è un paese che non cresce.

La giornata internazionale dei diritti della donna ci aiuta a portare l’attenzione su questo enorme problema, al di là delle pagine di cronaca nera, come un parametro fondamentale di civiltà di tutti i paesi.

Cambiare atteggiamento e linguaggio è un percorso che dobbiamo fare tutti, quotidianamente, non solo l’8 marzo. Poi è necessario anche fare pressione perché questo cambiamento avvenga a tutti livelli, tra cui quello istituzionale.

Una cosa da fare subito, ad esempio, è firmare la petizione dell’UNICEF, per chiedere il rinnovo del piano nazionale antiviolenza.