5 consigli per la scelta dell’università

La scelta dell’università è una fase fondamentale della vita, spesso tutt’altro che facile da affrontare. Ecco 5 suggerimenti che speriamo possano aiutare la tua riflessione:

1 – Lascia stare la perfezione
La decisione perfetta non esiste, anche quella ‘giusta’ sarà portatrice di aspetti positivi e negativi. Qualsiasi strada tu decida di intraprendere, probabilmente proverai un po’ di dispiacere per quello a cui rinunci, incontrerai qualche paura o difficoltà. L’essenziale è scegliere con la maggiore consapevolezza possibile, riconoscendo i tanti fattori in causa e mettendo priorità. Cerca di individuare il meglio possibile ad oggi, tenendo conto che, nella peggiore delle ipotesi, il percorso può essere aggiustato in ogni momento.

2 – Fai dialogare testa e cuore
Il piano emotivo è fondamentale (passioni, motivazioni ed aspirazioni), al contempo è importante considerare anche quello razionale, per rendere l’intuizione maggiormente affidabile. Meglio seguire gli interessi personali, anziché le presunte garanzie di trovare lavoro con una certa facoltà. Ma allo stesso tempo è produttivo riflettere su quali delle tue passioni siano maggiormente spendibili e ‘monetizzabili’.

3 – Non lasciarti guidare dalla paura
Prevedere il futuro con sicurezza è impossibile. Quindi fa paura assumersi la responsabilità delle conseguenze di una scelta presa necessariamente nell’incertezza. A questo si possono aggiungere il timore del cambiamento, del giudizio degli altri, ecc. La paura porta a rimandare o fare scelte comode, ma non soddisfacenti. Per crearsi la vita desiderata occorre correre dei rischi: non focalizzarti sull’evitare la paura, ma persegui ciò che vuoi. Quando si esce dall’area protetta e dall’abitudine, si impara, si cresce e si migliora. Un po’ di coraggio e fiducia nell’affrontare l’incertezza possono cambiare la vita.

4 – Informati
Oltre ad un percorso interno di consapevolezza di sé, è utile conoscere l’esterno: l’ampia lista di facoltà, corsi ed indirizzi. Universitaly, il portale del MIUR dedicato all’università, contiene offerta formativa e informazioni utili. Sui siti degli atenei e agli open day è possibile raccogliere notizie sui corsi e sui piani di studio, analizzare gli insegnamenti e conoscere gli sbocchi professionali. Anche lo scambio con amici e conoscenti può essere interessante per raccogliere elementi, a patto di farsi raccontare dati di fatto dell’esperienza e non valutazioni.

5 – Prendi tempo
E’ utile iniziare presto ad occuparsi della questione, per darsi la possibilità di maturare la scelta con calma. Serve tempo per capire quello che si desidera, tempo per raccogliere le informazioni e per analizzare le opzioni, tempo per distrarsi dalla decisione per un po’ e tornarci poi sopra con la mente fresca.

Hai ancora dubbi sulla tua scelta? Passa a trovarci per un colloquio di orientamento!

Lasciare il lavoro

Quando è una buona idea lasciare il lavoro?

Ne avete sentito parlare?

Si chiama the Great Resignation o the Big Quit, ed è una tendenza che negli ultimi mesi si è manifestata nel mondo del lavoro soprattutto negli Stati Uniti d’America, e in parte anche in alcuni paesi europei. 

Queste espressioni inglesi significano dimettersi, lasciare, abbandonare, e il fenomeno ha interessato vari aspetti della vita delle persone, come lo sport, le relazioni, la religione. Le persone lasciano il loro lavoro, abbandonano abitudini che avevano da tanto tempo, percorsi intrapresi e relazioni apparentemente consolidate.

Tutto sembra essere iniziato con i cambiamenti a cui la pandemia ci ha costretto: cambiamenti nel modo di lavorare, di vivere, di occupare il tempo e di pensare al futuro.

Rompere la routine giornaliera, settimanale e, alla fine, anche annuale, ha permesso a molti di fermarsi a riflettere se quello che stavano facendo della propria vita fosse quello che volevano. E la risposta per tanti è stata no, proprio no.

Chi ha lasciato il lavoro l’ha fatto in maggioranza per una posizione migliore, ma migliore in che senso? Al primo posto c’è naturalmente la retribuzione, ma subito dopo vengono motivazioni quali la salute (mentale e fisica), e la ricerca di un migliore equilibrio tra vita e lavoro.

Se pensiamo al nostro contesto, quando possiamo dire che vale la pena di considerare un cambiamento?

Naturalmente non è una decisione che va presa con troppa leggerezza, ma nemmeno scartata come impossibile.

Ecco alcune domande, da adattare al settore in cui lavorate, che vi potete fare per valutare se conviene investire tempo ed energie nel posto in cui siete:

  • vengo considerato/a un valore per l’azienda o parte dello staff facilmente sostituibile?
  • i costi che sostengo per andare a lavorare (trasporti, pasti fuori casa, ecc) sono adeguatamente ripagati dalla retribuzione o la riducono notevolmente?
  • mi sono state indicate le norme da rispettare per la mia tutela e per la sicurezza sul lavoro?
  • il mio orario è rispettato o spesso ci sono cambi dell’ultimo momento, per cui è difficile per me organizzare qualsiasi altra cosa al di fuori del lavoro?
  • mi viene data la possibilità di sviluppare le mie potenzialità, di imparare e crescere come lavoratore?

Queste sono alcune piccole riflessioni da fare se vi trovate a pensare al futuro e in prospettiva vorreste migliorare la vostra situazione lavorativa. Se le risposte a queste domande non vi soddisfano e vi sentite pronti a mettervi in gioco, può essere il momento di guardarsi intorno. 

In questo periodo le posizioni di lavoro aperte sono davvero tante e, se avete una preparazione nei settori che stanno crescendo di più, c’è davvero possibilità di ottenere un buon posto di lavoro.

Bisogna naturalmente prepararsi e valutare anche i cambiamenti: dovrò fare qualche chilometro in più per andare a lavorare? Cambierò le persone con cui lavoro a cui ho fatto l’abitudine? Se questi aspetti non vi spaventano, siete pronti a cominciare la ricerca.

Infine, un consiglio per tutti, anche per chi non sente di avere i numeri per lasciare il lavoro che ha: allontaniamoci dalla cultura che vede il lavoro come qualcosa per cui dovremmo ringraziare, un favore che ci viene fatto, e cominciamo a pensarlo invece come uno scambio tra due parti, in cui entrambe hanno doveri e diritti, e magari un obiettivo comune.

Cerchi lavoro? Cura il tuo CV!

La ricerca di lavoro è un tema che a noi operatori Informagiovani sta molto a cuore, essendo il lavoro uno dei settori principali del nostro servizio.

Ogni giorno veniamo contattati da persone in cerca di occupazione alle quali cerchiamo di offrire tutto il nostro supporto al fine di renderle autonome e consapevoli del percorso da intraprendere.

Tutt* nella vita prima o poi si troveranno nella situazione di mettersi alla ricerca di un lavoro; dal/la giovane neodiplomat*/neolaureat* – e non solo – in cerca di prima occupazione all’adult* in cerca di una ricollocazione sul mercato del lavoro.

Tutt* purtroppo commettiamo errori in questo percorso, dai più banali (solo a prima vista) a quelli più gravi; sia gli uni che gli altri possono giocarci un brutto scherzo ai fini lavorativi.

Oggi ne prendiamo in considerazione alcuni che vediamo quasi quotidianamente ma l’elenco non è esaustivo perché tanti sono gli aspetti da tenere in considerazione quando ci mettiamo alla ricerca di lavoro.

Le accortezze che vogliamo sottolineare in questa sede riguardano tutte il curriculum vitae (CV), questo “foglio di carta” – ormai diventato “elettronico” così importante perché è il nostro biglietto da visita – così ci piace definirlo.

Il curriculum vitae è il documento che presenta la vostra esperienza professionale e formativa, le vostre capacità e attitudini; è il primo strumento di valutazione da parte dell’azienda nel momento in cui avete risposto all’offerta di lavoro o inviato un’autocandidatura.

Un curriculum vitae ben fatto, unito ad una efficace lettera di presentazione, può essere decisivo per ottenere un colloquio con il datore di lavoro.

Ecco allora alcuni accorgimenti utili che non ci stanchiamo mai di ripetere alle persone che si rivolgono all’Informagiovani.

Scrivere CV mirati

La prima raccomandazione è proprio quella di scrivere curriculum mirati e non generici cercando di mettere in risalto ogni volta quelle caratteristiche e competenze personali che potrebbero fare la differenza in quel determinato contesto lavorativo.

Facile, vero? Assolutamente no ma anche qui un consiglio può essere di studiare attentamente le parole dell’annuncio e sfruttarle a vostro favore.

Ogni annuncio di lavoro contiene termini specifici e una descrizione delle competenze ben definita. Pertanto scegliete adeguatamente le parole per descrivervi riportando, se possibile, alcuni termini che compaiono nel testo dell’offerta di lavoro.

Motivare l’invio di CV

Soprattutto oggi che le candidature vengono richieste ed evase via mail o via social ci capita – troppo spesso purtroppo – di ricevere curriculum senza una minima spiegazione del motivo.

Se fa strano a noi che siamo un servizio di orientamento e consulenza che non offre lavoro ma aiuta nella ricerca, farà strano anche a una ditta che potrebbe avere più posizioni aperte o addirittura nessuna al momento.

Ecco quindi che quando inviate il vostro CV fatelo precedere sempre da una breve  lettera di presentazione (come testo della mail o come messaggio wapp) per far capire se si tratta di un’autocandidatura oppure una candidatura per una posizione aperta oppure per essere inseriti nei database (dell’Informagiovani, delle agenzie per il lavoro, ecc…).

Curare il CV

Quando consigliamo di curare il proprio curriculum vitae ci riferiamo sia alla fase della redazione sia alla fase successiva dell’invio.

Non è sufficiente, infatti, fare attenzione solo alla correttezza grammaticale e al modo in cui scriviamo di noi ma è importante avere cura al modo in cui lo inviamo.

La quasi totalità delle ditte richiede ormai l’invio delle candidature tramite posta elettronica ma alcune persone inviano il proprio CV tramite wapp come foto. Occhio quindi alla cura con cui fate la foto del vostro CV, evitando di inviare CV stropicciati (Sì! può capitare anche questo).

I consigli e gli accorgimenti non finiscono qui. Ne potete trovare altri consultando la pagina dedicata del nostro sito con delle videografiche e delle videopillole sull’argomento: informagiovaniancona.com/consigli-per-il-tuo-cv.

Tutti dovrebbero fare una scuola di podcast

Un paio di settimane fa è partita l’iniziativa “A scuola di podcast” che offre la possibilità a 30 ragazz* di imparare le conoscenze e le competenze basilari per la realizzazione di un podcast. Siamo solo a metà percorso e abbiamo già la certezza di poter dire che tutti dovrebbero poter fare una scuola di podcast. Perché? I motivi sono diversi.

Un motivo è che abbiamo capito che la tecnica per fare un podcast era solo una scusa: questo percorso sta dando la possibilità a ragazzi e ragazze di potersi confrontare, prima di tutto con se stessi e le proprie capacità, i propri limiti, qualche incertezza e un sacco di sogni, visioni, progetti. Questo è stato un gran regalo che ci siamo fatti, che ognuno di noi si è fatto: sia chi ha partecipato, sia chi ha organizzato. Credo sia importante dare l’opportunità, soprattutto a chi è giovane, di avere uno spazio ed un tempo immaginati proprio per fare questo.

Un motivo è che abbiamo capito che le storie e i percorsi di tutti noi non sono sempre così lineari, precisi, orientati e definiti: ci sono inciampi, incertezze e indecisioni che rendono la nostra vita non un terreno coltivato regolarmente con tutti gli alberelli in fila ben posizionati, ma a volte una selva oscura come quella dantesca e intricata come nei racconti horror. Ma non per questa è meno bella. Anzi.

E infine, un motivo è che abbiamo capito che è importante e bello, qui e adesso, dedicare tempo e spazio ai giovani, ascoltare quello che dicono, osservare quello che fanno, accogliere le loro proposte. Dar loro modo di sperimentare, capire, allenarsi, sbagliare e trovare una propria singolarità.

Un’esperienza come la “nostra” scuola di podcast rappresenta la possibilità di mettersi in gioco senza giudizi e pregiudizi, senza la paura di poter mettere in pericolo qualcosa. Tutti dovrebbero fare una scuola di podcast così, anche per il solo gusto di scoprire un po’ meglio se stessi e, chissà, stupirsi un po’.

Quanto valgo?

Scorrendo tra i post di LinkedIn mi ha colpito uno di Gian Luca Bruno (per essere esatti e corretti anche nell’attribuzione dei meriti). Il post riportava l’immagine di una bottiglietta d’acqua e nel testo Gian Luca spiegava che quella bottiglietta valeva 0,15 cent al supermercato, 1 euro al bar, 2 euro in stazione, per arrivare anche a 3 euro in aeroporto o in altri luoghi in cui era pii “apprezzata”.

La metafora proposta è quella di prendere coscienza che anche noi, possiamo essere simili a quella bottiglietta: se crediamo di meritare o valere più di quello che veniamo pagati (o apprezzati) possiamo sempre prendere in considerazione l’idea che ci possono essere altri luoghi in cui veniamo meglio valorizzati. I luoghi, insomma, possono significativamente incidere sul nostro valore. La metafora dovrebbe farci anche capire che, a volte, vincere la pigrizia e l’abitudine (o la comodità) di stare in alcuni contesti potrebbe darci l’opportunità di maggiori soddisfazioni.

La metafora mi piace molto e per certi versi concordo: soprattutto sulla necessità, in particolare nel nostro contesto nazionale, di “muoverci” maggiormente, anche geograficamente. Troppo spesso facciamo fatica a spostarci in altre regioni o città se non addirittura a pochi chilometri da quella che riteniamo essere la nostra casa “madre”. Una maggiore mobilità, ancor più se fosse in un contesto europeo, ci permetterebbe di avere più chance e anche di guadagnare in competenze e quindi in competitività. In altre parole, di migliorare la nostra condizione professionale e di vita.

C’è un punto sul quale però mi sento di fare un distinguo: il nostro valore non lo definiscono i luoghi o i contesti in cui ci inseriamo.  Quello che i luoghi e i contesti (intesi come sistema di relazioni e opportunità) possono cambiare è il prezzo che al nostro valore (o alle nostre competenze) viene assegnato. L’acqua di quella bottiglietta è sempre la stessa, quindi il suo valore di materia prima essenziale per la vita dell’uomo non cambia. Quello che cambia è la possibilità che qualcuno se ne possa appropriare: questa possibilità ha un prezzo.

Credo che sia importante distinguere, anche per quello che ci riguarda, il nostro valore (e magari poi un giorno parleremo di come determinarlo a prescindere dai contesti in cui viviamo) e il prezzo che gli atri sono disposti a pagare per averci. Qualcuno di noi potrebbe avere un valore molto alto e accettare, nonostante questo, di essere pagato un prezzo basso (per mille e mille motivi); qualcun altro potrebbe avere un valore nella norma e riuscire però a spuntare un prezzo davvero alto (altro tema che sarebbe da affrontare per il benessere delle nostre comunità).

In ogni caso quello che rimane è che, quando cerchiamo un lavoro, una delle cose da chiederci è sicuramente: quanto valgo?

(photocredit: immagine di Steve Johnson on Unsplash)

PS: piccolo (ma nemmeno tanto) disclaimer ecologico: sono per le borracce ecologiche e contro le bottigliette di plastica (davvero, possiamo farle scomparire)

 

Informagiovani: tutto quello che puoi fare anche online

Per chi ne ha l’opportunità, l’estate può essere un momento propizio per fermarsi a riflettere, fare dei bilanci, imbastire nuovi progetti, o semplicemente ricavarsi del tempo per portare a termine quelle attività che, trascinati dagli impegni quotidiani, non si è avuto modo di completare durante l’anno.

Se in questo periodo sei in cerca di nuove opportunità occupazionali, se hai dubbi sulla scelta del percorso universitario o post laurea, se vuoi avvicinarti al mondo del lavoro ma non sai bene come muoverti, ricorda che siamo sempre a disposizione per un orientamento o una consulenza informativa (se preferisci, anche con la modalità dell’appuntamento digitale).
Ci teniamo però a ricordarti che, anche in vista del periodo estivo, sono davvero tante le informazioni che trovi sempre disponibili sul nostro sito o le operazioni che puoi fare online, in qualunque momento e in totale autonomia.
Qualche esempio? Ecco qua:

Sei alla ricerca di un lavoro o di nuove opportunità professionali?
Oltre a consultare le offerte di lavoro, puoi iscriverti alla nostra banca dati in totale autonomia. A questa pagina trovi maggiori informazioni sul servizio.

Vuoi approfittare del periodo estivo per scrivere o aggiornare il tuo cv?
Qui trovi alcuni modelli che ti mettiamo a disposizione per scrivere il tuo curriculum vitae. Se hai bisogno di consigli o suggerimenti per la compilazione puoi sempre contattarci, oppure puoi iniziare consultando la pagina “Consigli per il tuo cv”, dove trovi le videografiche, i post del blog e i nostri interventi in radio su questo tema.

Vorresti conoscere meglio LinkedIn?
Se vuoi impostare o aggiornare il tuo profilo LinkedIn, abbiamo pensato anche a questo: qui trovi le nostre video pillole per conoscere meglio il social dedicato al lavoro.

Vuoi conoscere meglio il mondo dell’università?
Se vuoi approfondire il tema dell’università o sei indecis* sulla scelta del percorso accademico, nella nostra pagina dedicata ci sono tanti consigli a riguardo: trovi una selezione di post dal nostro blog e puoi anche riascoltare i nostri interventi in radio. Se sei alla ricerca di un alloggio, consulta il sito iHome, dedicato all’autonomia abitativa.

Stai valutando l’idea di frequentare un corso di formazione?
Puoi consultare i nostri elenchi dei corsi di formazione e, se hai bisogno di informazioni specifiche a riguardo, siamo sempre a disposizione. Nel frattempo, per orientarti meglio nella scelta, puoi anche guardare le clip con le nostre videografiche sul tema.

Stai pensando di avviare una tua attività imprenditoriale?
Se vuoi, puoi contattarci e fissare un appuntamento per una prima consulenza orientativa. Nel frattempo, ti invitiamo a rivedere online i video delle dirette di “Spazio Nuove Idee”, un progetto in collaborazione tra Informagiovani Ancona e CNA Ancona, grazie al quale abbiamo raccolto le testimonianze di tant* imprenditori/trici del territorio che hanno avviato un proprio progetto d’impresa.

Ma non finisce qui: sul sito trovi una sezione dedicata alle opportunità di mobilità europea, una pagina con i dettagli sui nostri servizi per le imprese, e il nostro blog con aggiornamenti sulle tematiche che seguiamo più da vicino.

In questo ultimo periodo abbiamo lavorato molto per potenziare la nostra presenza online e metterti a disposizione nuovi contenuti tematici, con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più vicino alle esigenze dei nostri utenti.
In questi giorni ti aspettiamo online, se vuoi puoi fissare un appuntamento anche in digitale, oppure contattarci telefonicamente.
Buona estate!

Servizio civile neet garanzia giovani marche 2021

Servizio Civile I NEET YOU Marche 2021

C’è ancora tempo per candidarsi a volontario del Servizio civile garanzia giovani per i progetti nel settore culturale del bando regionale “I NEET YOU”!

La scadenza è stata prorogata al 14 luglio 2021 e i volontari cominceranno le attività a settembre

Vi ricordiamo in breve che:

  • possono partecipare tutti i ragazzi e le ragazze tra i 18 e i 28 anni che non sono iscritti a qualche scuola o corso di formazione, che non stanno svolgendo un tirocinio (registrato con una convenzione) e che sono disoccupati (cioè non hanno un contratto di lavoro)
  • basta avere residenza o domicilio in Italia (no cittadinanza)
  • ad ogni volontario del servizio civile viene versato un assegno mensile di 439,50 euro lordi
  • il percorso comprende diverse ore di formazione, non solo generale (su che cosa è il servizio civile) ma anche specifiche sul settore in cui si fa il volontariato

 Ci sono ancora posti liberi per diversi progetti!

 In particolare al momento (25 giugno) ci sono stati segnalati posti ancora liberi per questi progetti:

 

Qui c’è il bando con tutte le indicazioni dettagliate, ma:

  • se non ci avete capito molto
  • non sapete come iscrivervi a Garanzia Giovani (lo SPID? cos’é?)
  • non sapete come iscrivervi al Centro per l’impiego (centro cosa?)
  • non riuscite a capire quali sono i progetti da svolgere vicino casa
  • la lista di cose poco chiare è infinita…

Contattateci a vi aiuteremo noi!

346 0042917 anche WhatsApp e Telegram

info@informagiovaniancona.com

Giovane, compra casa!

Lo scorso mese di maggio sono state presentate alcune misure di quello che sarà il programma con il quale risaliremo la china dopo la pandemia (aka PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Tra le altre, c’è anche la previsione di mutui per la casa agevolati per i giovani.

Ora a me piacerebbe avere davvero davanti la platea di chi legge questo articolo per poter chiedere: che ne pensate? E vedere chi plaude alla misura come utile e necessaria e chi, invece, non le riconosce nessuna di queste due caratteristiche.

Scrivo e non ho davanti nessuno e non potrò esserci nemmeno quando qualcuno leggerà, per cui faccio delle supposizioni: i lettori più grandi e maturi plaudono perché finalmente qualcuno si è accorto di quanto sia diventato difficile per i propri figli comprare la casa; chi ha girovagato un po’ per il mondo, non solo per turismo, e ha qualche amico che lavora all’estero si fa qualche domanda; chi è proprio giovane è perplesso, si chiede come, al momento, questa misura possa dare la svolta alla propria vita.

La nostra Repubblica è fondata su molte cose, oltre che sul lavoro come è scritto nella Costituzione. Una di queste cose è la casa. Siamo il Paese con il maggior numero di proprietari di casa in Europa e, quel che però dovrebbe far saltare la pulce all’orecchio, è che ci battono solo i Paesi che sono economicamente meno sviluppati e che presentano un più basso indice di crescita. Insomma, la casa è un àncora, forse anche da un punto di vista macroeconomico.

Ma è un’àncora anche dal punto di vista microeconomico e sociale. Lo spiega bene Eleonora Voltolina (giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti) in un suo pezzo e anche in questo breve intervento in una trasmissione televisiva. La casa rischia di essere un’arma a doppio taglio perché “costringe” in qualche maniera i giovani italiani a rimanere qui, mettendoli di fronte a un impegno finanziario di lungo periodo per onorare il quale rischiano di non fare scelte che potrebbero portare a opportunità più interessanti e vantaggiose. Comprare la casa è un impegno grande e di lungo periodo forse divenuto un po’ meno bello, affascinante e costruttivo in un mondo e in una società più liquidi (come avvisava Zygmunt Bauman)

Come dico spesso i giovani in Italia stanno diventando come i panda (sempre più rari) e le persone agè (il france regala sempre quel tocco di eleganza che nasconde una eventuale offesa) si trovano spesso a decidere (o a consigliare) per il loro supposto bene. Lo fece anche mia madre: alla firma del primo contratto a tempo indeterminato il suo pensiero fu subito quello di spingermi a trovare una dimora (fissa e di proprietà, manco a dirlo). A me, allora per motivi diversi, sembrò un’esagerazione. 

Dal mio punto di vista sarebbe più bello se nel PNRR ci fosse una misura per dare ai giovani l’ambizione, la speranza, la fiducia, l’entusiasmo e la forza per immaginarsi liberi di costruire la propria casa (magari senza mutuo e senza mattoni). Alcune scelte, a costo di farle sbagliate, è forse meglio che le faccia chi è interessato direttamente.

Privacy sì o privacy no?

“Autorizzo il trattamento dei dati…”: questo è l’inizio di una frase che avremo letto (senza farci attenzione) un sacco di volte. E, se stiamo cercando lavoro, l’avremo anche scritta un sacco di volte. O, meglio, copiata e incollata nel nostro cv ogni volta.
Da qualche tempo (perdonateci ma non sapremmo dire al momento, nel groviglio di commi e articoli di legge, quando di preciso) questa formula non è più necessaria. Anzi, a dire (e scrivere) la verità (quella perlomeno che abbiamo capito noi) potrebbe essere anche “fuori legge” inserire la formula nel cv che inviamo.

Il presupposto è che l’attuale normativa sulla privacy (quella che legislatore e principali media, per allenare le nostre capacità linguistiche, hanno chiamato GDPR) impone a chi riceve i nostri dati, e non a noi che li mandiamo, il rispetto di certe procedure. Come a dire: caro candidato, mandalo pure il tuo cv, è chi lo riceve che deve preoccuparsi di farti sapere come utilizzerà i dati che ci sono contenuti.

Questo accade sia nel caso in cui stiamo mandando il cv per autocandidarci (cioè, non abbiamo letto alcun annuncio, ma proviamo a farci prendere in considerazione sfoggiando le nostre competenze ben scritte sul curriculum), sia nel caso in cui stiamo rispondendo a un annuncio.

Che poi, in questo secondo caso, i più attenti si saranno accorti che già da un po’ di tempo, i portali in cui carichiamo i nostri dati sono muniti di una propria dicitura per il trattamento dei dati (i disclaimer che facciamo finta di leggere prima di cliccare sul quadratino con il consenso).

Questa la situazione. Nella teoria. Dovrebbe coincidere anche con la pratica, ma in questi casi, da queste parti, è sempre meglio anche dimostrare di conoscere bene l’ambiente. E l’ambiente in molti casi è fatto di piccole realtà imprenditoriali, datori di lavoro che non sempre sono così aggiornati su questioni che, diciamolo, non attengono e non influiscono sul loro business. Per cui può capitare che sono rimasti fermi alla necessità che nel cv ci sia la dicitura sulla privacy e vi potrebbero chiedere il perché della sua assenza? E, siate sinceri, vorreste davvero trovarvi nella situazione di dare una lezione di diritto a qualcuno che vi ha appena preso in considerazione per farvi (forse) lavorare? Oggettivamente ne sareste sicuramente titolati, ma strategicamente sarebbe una pessima idea.

Per cui il nostro consiglio è questo: focalizzate l’attenzione su chi è il destinatario del vostro cv e poi decidete. Tendenzialmente se si tratta di una realtà medio grande saranno aggiornati e la dicitura potete saltarla. Per realtà più piccole inseritela e assecondate quella che per molti è una prassi, almeno per qualche mese ancora. In ogni caso nessuna ansia: per fortuna (o purtroppo) non sarà questo a determinare la conquista del vostro lavoro.

PS: per chi è appassionat* di legge, curios* o interessat* ai dettagli, in questo post ci sono tutti i particolari

giornata internazionale dei diritti della donna

Sessismo e parità di genere, a che punto siamo?

A cosa serve la Giornata internazionale dei diritti della donna? Perché è importante che ci sia, e che non venga scambiata per una festa?

La risposta ce la danno i numeri, ma non solo.

Chiunque è in grado di trovarsi i numeri delle donne vittime di femminicidio (cioè uccise in quanto donne), che nel 2021 sono già state 12 solo in Italia (due alla settimana).

Su questo aspetto, solo per dire quanto non stiamo facendo passi avanti, a partire già dal linguaggio, sono stati realizzati, tra molti altri, due progetti, diffusi da Repubblica, realizzati uno nel 2016 dal fotografo Pietro Baroni, che si chiama “Parole d’amore”  e uno, inconsapevolmente gemello, realizzato in preparazione all’8 marzo di quest’anno dalla scrittrice Michela Murgia, dal titolo “Stai zitta, e tutte le frasi che non vogliamo più sentire”.

A questi fatti si aggiunge una cultura (purtroppo molto diffusa, anche vicino a noi) ancora carente, arretrata e discriminatoria nei confronti di tutte le donne, che, andrebbe forse ricordato, non sono una minoranza fragile da difendere, ma sono la metà del genere umano, ancora poco o per niente rappresentata nei luoghi che contano.

Per considerare altri ambiti, comunque connessi, tutti abbiamo sentito la notizia della percentuale di posti di lavoro persi nell’ultimo anno a causa della pandemia, che sono per il 70 per cento donne.

Si parla da un po’ proprio di gender gap, o divario di genere, cioè della disparità tra uomo e donna in molti ambiti (lavorativo, educativo, sanitario, istituzionale, artistico) e che ha origine nella concezione per cui la donna è una sottocategoria (e quindi inferiore) all’uomo, preso a misura di tutte le cose.

Solo per fare degli esempi pratici, ad oggi le donne sono molto spesso escluse dai premi letterari e artistici; dalla direzione di giornali, delle università; sono scarsamente presenti nei ruoli importanti della politica a tutti i livelli, e raramente chiamate a parlare come relatrici nei panel di esperti (di qualsiasi argomento si tratti).

Sappiamo che troppo spesso le donne, a parità di ruolo e di risultati vengono pagate meno degli uomini (fenomeno conosciuto come gender pay gap), perché si parte da un dislivello culturale, cioè la percezione che il lavoro delle donne sia di qualità più bassa e che possa essere retribuito in maniera diversa.

Ma sappiamo anche che le ragazze, già a scuola, fanno meglio dei loro compagni maschi, e si laureano di più e più in fretta. Come mai poi non arrivano ai ruoli di responsabilità e prestigio che spetterebbero loro?

Per dare risposta a questa domanda, sono vari gli aspetti da considerare e sui quali c’è ancora parecchio da lavorare.

Il primo riguarda il fatto che l’autorevolezza, necessaria a vedersi assegnati ruoli di una certa importanza, va sì costruita, ma poi va anche riconosciuta dagli altri, e se questo non avviene a causa del genere, è un problema di sistema (questione che si interseca con quella del merito).

L’altro aspetto ha a che fare con l’educazione, e in particolare con le differenze di messaggi che vengono inviati, più o meno consapevolmente, ai bambini, già a partire dai primi anni. Si va dal banale e già molto discusso “giochi per le femmine” e “giochi per i maschi”, a un livello molto più sottile e pervasivo, rispetto a quello che è appropriato per una ragazza e quello che non lo è (mentre provate a pensare che cosa non è appropriato per un ragazzo: non vi viene in mente niente? Ecco).

Da secoli le bambine e le ragazze vengono educate ad essere obbedienti, disciplinate, controllate, responsabili, e addirittura docili, remissive, umili e rispettose. E questa è in parte la ragione per cui a scuola, un luogo organizzato da regole e prove uguali per tutti, se la cavano meglio.  Ai ragazzi invece viene passato, in maniera più o meno consapevole, il messaggio opposto: anche quando disobbediscono e trasgrediscono, è facile che vengano più o meno apertamente giustificati, perché va bene che abbiano carattere, che prendano le loro decisioni, che siano determinati, che si impongano, insomma.

Qual’è il risultato di anni di questo tipo di educazione, basata su una cultura che, volenti o no, si ritrova in molti modelli familiari ma anche e soprattutto nei messaggi che continuamente ci arrivano dai media, dalle pubblicità, e a volte perfino dalle istituzioni?  Il risultato è di crescere ragazzi e ragazze come persone educate, in sostanza, i primi a comandare e le seconde  ad obbedire, per cui si verifica anche una minore propensione a ricoprire ruoli di responsabilità e comando, da parte delle donne.

Aggiungiamo a tutto questo il problema del carico di responsabilità delle categorie non autosufficienti della famiglia (figli, anziani, disabili, invalidi, e spesso, diciamolo, anche gli uomini di casa), che ancora troppo spesso vengono considerate di pertinenza delle donne, sempre secondo la cultura arretrata di cui sopra.

Dovremmo ricordarci che questi sono problemi che riguardano tutta la società e non solo le donne, e sono di carattere sia sociale che economico. Infatti da un lato hanno a che fare anche con la diffusione di modelli tossici di mascolinità e di rapporti tra i sessi, e dall’altro sappiamo che un paese che si priva del lavoro delle donne è un paese che non cresce.

La giornata internazionale dei diritti della donna ci aiuta a portare l’attenzione su questo enorme problema, al di là delle pagine di cronaca nera, come un parametro fondamentale di civiltà di tutti i paesi.

Cambiare atteggiamento e linguaggio è un percorso che dobbiamo fare tutti, quotidianamente, non solo l’8 marzo. Poi è necessario anche fare pressione perché questo cambiamento avvenga a tutti livelli, tra cui quello istituzionale.

Una cosa da fare subito, ad esempio, è firmare la petizione dell’UNICEF, per chiedere il rinnovo del piano nazionale antiviolenza.

I corsi gratuiti non sono tutti uguali

I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e quindi rispondono a determinati requisiti di qualità oppure gratuiti perché ricevono finanziamenti da altri fondi o perché organizzati da enti e/o associazioni senza scopo di lucro.

Rientrano tra i corsi FSE i corsi ITS e gli IFTS: percorsi formativi gratuiti rivolti ai diplomati.

Corsi ITS

ITS – acronimo di Istituti Tecnici Superiori – sono delle “scuole” ad alta tecnologia nate allo scopo di formare tecnici superiori in aree tecnologiche strategiche del sistema economico-produttivo del Paese, quali la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, il made in Italy, le nuove tecnologie per i beni culturali e il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste scuole sono costituite nella forma di fondazioni tra scuole, università e imprese per dare vita a un’autentica integrazione tra istruzione, formazione e lavoro.

I corsi ITS sono percorsi formativi gratuiti, della durata di due anni (1800 ore), che prevedono l’alternarsi di ore di lezione in aula a ore di laboratorio e a periodi di stage in azienda. Per accedere a questo tipo di corsi occorre essere in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, buona conoscenza della lingua inglese e una competenza informatica avanzata.

Il titolo di studio rilasciato da questi corsi, Diploma di tecnico superiore, consente di entrare velocemente nel mondo del lavoro.

Corsi IFTS

I corsi IFTS sono un canale formativo integrato (realizzato in collaborazione tra Scuola, Università, Impresa, Agenzie Formative) di tipo non universitario finalizzato alla formazione di Tecnici Specializzati.

Queste sono figure professionali a livello post-secondario, rispondenti alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riguardo al sistema dei servizi, degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati secondo priorità indicate dalla programmazione economica regionale.

I corsi IFTS sono rivolti a giovani e adulti, occupati o disoccupati, che siano in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Hanno lo scopo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo di facilitare anche l’eventuale prosecuzione degli studi all’interno di percorsi formativi successivi. Rilasciano infatti crediti formativi spendibili nel sistema universitario per l’iscrizione a corsi di laurea.

Hanno una durata di due semestri (800 ore).

Corsi per ragazzi/e in età di obbligo formativo

Infine, sempre all’interno della categoria FSE, rientrano anche i corsi per i ragazzi in età di obbligo formativo (16 – 19 anni non ancora compiuti) ossia quei corsi, sempre gratuiti, destinati ai ragazzi che abbiano assolto l’obbligo di istruzione ma che non hanno conseguito ancora una qualifica professionale triennale corrispondente al III livello europeo.

Questi corsi hanno lo scopo di far avvicinare al mondo del lavoro quei ragazzi che si sono allontanati dal mondo della scuola. Sono ovviamente corsi che prevedono ore di teoria ma anche parecchia pratica e uno stage. Alcuni esempi: parrucchiera, estetista, operatore ai servizi di vendita, operatore della trasformazione agroalimentare.

Se vuoi sapere quali corsi sono in partenza in ambito regionale, puoi consultare gli elenchi dei corsi sul nostro sito alla pagina dedicata: informagiovaniancona.com/corsi-di-formazione.

In memoria dei giovani

Mi ha colpito leggere su Doppiozero l’articolo dedicato a Simone Veil, deportata a 16 anni e mezzo a Birkenau e poi divenuta una delle più fervide sostenitrici dell’Europa unita (diventandone peraltro presidente del suo parlamento).

Ciò che mi ha colpito è la sua età e la domanda che si fa, nell’articolo, chi scrive: a cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Trovarsi, nella pienezza e nella forza dell’adolescenza, nella gioventù, nel momento di maggiore “esplosione” emotiva della propria vita, costretti e violentati in un campo di concentramento. Davvero, a cosa si pensa? Quali risorse personali si riesce a recuperare? E come si affronta poi il resto della vita?

Non saprei proprio immaginarlo. La mostruosità dell’olocausto ha inghiottito anche tanti giovani (i bambini dell’olocausto sono stati centinaia di migliaia), anticipando a un’età precoce un dolore, un terrore e una violenza che non si dovrebbe mai incontrare nella vita ( e mi piacerebbe davvero pensare che a qualcuno possa essere stata offerta una rappresentazione fantastica diversa come quella che Benigni racconta ne “La vita è bella“).

Ma i giovani, anche allora, i fautori della rinascita, del riscatto, della rigenerazione. Molti di loro sono stati fondamentali nelle ricostruzioni durante i processi contro i carnefici dei campi; alcuni di loro sono stati portatori di idee e valori su cui fondare una ricostruzione morale ancor prima che politica; i giovani di allora sono i testimoni che ancor possiamo ascoltare per non dimenticare.

Il 27 gennaio è (anche) in memoria dei giovani di allora, vittime della disumanità e al tempo stesso genitori di speranze, valori e ideali per l’umanità del futuro.

È online il nuovo sito di Be Smart!

È online da pochi giorni il nuovo sito di Be Smart, in una veste grafica completamente rinnovata e con contenuti aggiornati.
Cosa trovi nel nuovo sito? Innanzitutto ti raccontiamo come è nata l’idea, come abbiamo articolato il progetto e qual è il percorso che stiamo portando avanti.
C’è anche una pagina dedicata al libro “Be Smart – alla scoperta delle competenze per i lavori del futuro”, uscito ormai quasi 2 anni fa, che raccoglie le 12 testimonianze raccontate nella prima edizione di Be Smart, le schede tematiche delle varie “smart skill”, così come esercizi, contributi di esperti, interviste e approfondimenti. A proposito: il libro è gratuito e puoi richiederlo tramite il modulo che trovi sulla pagina. Affrettati però, perché ne sono rimaste davvero pochissime copie!
Infine c’è una sezione dedicata alla “cronistoria” di tutti gli eventi annuali, dalla prima edizione del 2018 a quella di dicembre 2020. E proprio nella pagina dedicata all’ultima edizione, che si è svolta tutta in digitale, hai anche la possibilità di rivedere il video dell’evento.

Nei prossimi mesi sul sito daremo visibilità alle nuove iniziative relative al progetto, nel frattempo con questo restyling abbiamo voluto “ricapitolare” le attività portate avanti finora, sempre con uno sguardo al futuro.
Ti piace il nuovo sito? Hai suggerimenti? Scrivici e facci sapere che ne pensi!

Un webinar per partire con YFEJ!

Chissà quanti di voi hanno pensato, anche più di una volta, di partire per un tirocinio o un lavoro all’estero. Ma come si fa? Da dove si comincia?

Un primo passo da fare è valutare attentamente la propria motivazione e le reali opportunità di trovare un impiego adeguato.

Capitolo motivazione: la motivazione per cercare opportunità lavorativa all’estero non può essere solo che qui non si è trovato un lavoro. Può essere un aspetto dell’interesse a partire, ma ci vuole anche altro. Bisogna avere una idea del settore di interesse, delle proprie capacità e conoscenze, del tipo di professionalità che si vuole sviluppare durante l’esperienza all’estero.

Capitolo reali opportunità: oltre a quello che ci piacerebbe fare, bisogna fare un lavoro di autovalutazione per essere certi di avere qualche buona carta da giocare sul mercato del lavoro di un altro paese. La prima valutazione che va fatta è sul livello di conoscenza delle lingua di quel paese, e sulla reale possibilità di raggiungere in tempi brevi o medi un livello adeguato a poter lavorare. La conoscenza della lingua va considerata anche in rapporto al ruolo o la professione desiderata: infatti è difficile lavorare in un ruolo commerciale, di servizi al pubblico o simili, se non si ha un buon livello della lingua usata dal soggetto che mi accoglie, come tirocinante o lavoratore. Poi c’è anche da valutare le conoscenze e le eventuali esperienze da poter dimostrare.

Tutto questo lavoro di valutazione e preparazione può essere molto difficile da fare da soli, ed è proprio per questo che esistono servizi pubblici, e quindi gratuiti, dedicati.

Abbiamo più volte parlato di Eures, la rete europea dei servizi pubblici per il lavoro, presente su tutto il territorio europeo, con consulenti preparati a rispondere alle nostre domande e a darci utili indicazioni sul mercato del lavoro estero.

Anche il progetto YFEJ – Your First Eures Job ha uno spazio dedicato nel nostro sito, ma la buona notizia oggi è che sta per arrivare un percorso di accompagnamento per chi sta seriamente pensando di partire per un tirocinio o un lavoro, magari dopo la laurea o il diploma!

Lunedì 1 e mercoledì 3 febbraio (dalle 15 alle 17) è infatti previsto un webinar su questi argomenti tenuto da Anpal in collaborazione con Eurodesk Italy e Eures Marche dedicato interamente ai giovani marchigiani tra i 18 e i 35 anni!

Il percorso è pensato non solo per presentare nello specifico le possibilità offerte dalla nuova edizione del programma YFEJ, ma anche per accompagnare concretamente i partecipanti nei primi passi da fare per realizzare il loro progetto di esperienza all’estero. Si lavorerà infatti sulla valutazione delle proprie possibilità e sull’inserimento del proprio profilo sul portale del programma.

Le iscrizioni sono già aperte, e si chiuderanno al raggiungimento del numero di partecipanti previsti.

Se non siete ancora pronti a cominciare a fare le valigie, ma vorreste saperne di più su queste opportunità, prendete un appuntamento e venite a parlarne con noi!

 

Come scegliere un corso di formazione

Scegliere un corso di formazione è spesso fonte di dubbi e incertezze sulla validità dello stesso e sulla spendibilità del titolo che può essere rilasciato. Dubbi più che legittimi se si pensa che seguire un corso di formazione implica certamente un dispendio di energie, tempo e non ultimo soldi se si tratta di un corso a pagamento.

Quali fattori considerare?
Come spiegato in un nostro precedente articolo, nella scelta di un percorso formativo incidono sicuramente diversi fattori: va bene partire dall’individuare le professioni che il mercato richiede maggiormente, ma senza prescindere dai propri interessi, dalle proprie inclinazioni, dalle ambizioni personali e dalla passione che farà da filo conduttore a tutta la carriera professionale.
Una volta individuati i propri interessi, è necessario scegliere anche in base alla tipologia di corso, alle caratteristiche dell’ente organizzatore e alla durata del corso stesso.

Differenze tra corsi gratuiti e corsi a pagamento
Quanto alla tipologia di corso, è sufficiente dare una scorsa anche veloce agli elenchi di corsi caricati sul nostro sito alla pagina corsi di formazione, per vedere innanzitutto che i corsi si dividono in due macrocategorie: gratuiti e a pagamento.

I corsi gratuiti sono quelli che non comportano spese di partecipazione, quelli a pagamento invece prevedono un costo di partecipazione, variabile a seconda della tipologia di corso e della durata.

Ovvio che se potessimo scegliere, tutti preferiremmo iscriverci a un corso gratuito ma non sempre è possibile perché per alcune tipologie di corsi non è previsto per legge alcun finanziamento. Qualche esempio? I corsi per parrucchiera ed estetista che sono gratuiti solo per i ragazzi in età di obbligo formativo.

Corsi finanziati e corsi autorizzati: quali differenze?
I corsi gratuiti possono essere finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE), quelli a pagamento possono essere autorizzati dalla Regione. Per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione, i corsi vengono sottoposti a valutazione da parte della Regione sulla base di criteri di qualità.

Anche gli enti di formazione devono sottostare a criteri di qualità per ottenere il finanziamento o l’autorizzazione del proprio corso. Solo gli enti che rispondono a questi criteri vengono accreditati e inseriti in un elenco aggiornato trimestralmente dalla Regione (per saperne di più potete leggere qui).

Ulteriori distinzioni e classificazioni
All’interno delle due macrocategorie di cui sopra, potete, poi, trovare ulteriori distinzioni e classificazioni: nella categoria “gratuiti” rientrano gli FSE, gli ITS e gli IFTS; nella categoria “a pagamento” potete trovare i corsi autorizzati e quelli a catalogo FORM.I.CA.

Ma di questi ulteriori dettagli parleremo nelle prossime puntate e quindi continuate a seguirci.