Quanti K vuoi fare? L’illusione del lavoro da ricchi
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento/da Francesco VernelliSono convinto che se frequenti i social media e scorri tra i video che l’algoritmo propone avrai incontrato anche tu un qualche “guru” che, in poco tempo, promette di farti realizzare guadagni milionari (anzi, come va di moda dire ora, una certa quantità di “kappa” dove con “k” si intende il simbolo che sta a indicare le migliaia). C’è da fidarsi? Anzi: sono promesse che possono essere mantenute? La risposta semplice (ma vera) è: no, a entrambe le domande.
Internet prima e i social media poi, hanno sicuramente arricchito le potenzialità del mercato del lavoro e aumentato anche le opportunità. Ma in questo tripudio di occasioni è diventato sempre più difficile riconoscere quelle che lo sono veramente da quelle che invece rappresentano solo una perdita di tempo se non una truffa. Forse qualcun* avrà sentito la parola (neologismo) “fuffaguru” che intende definire tutti quei soggetti che fanno della “fuffa” (chiacchiericcio e paccottiglia di varia natura) l’ingrediente principale della propria offerta: spesso (se non sempre) si tratta di non-lavori. Attività di formazione, creazione di imprese (sempre promettenti!), vendita facile, supporto alle imprese per le loro vendite, business (non meglio identificati) online, criptovalute. Quello che manca, sempre, è la competenza (sia posseduta che richiesta) perchè, a quanto pare, non è ingrediente necessario: basta la voglia di fare (che, come abbiamo scritto, non è una competenza).
Come fare a riconoscere quali sono queste opportunità che rischiano di farci sentire degli allocchi quando le accettiamo?
Il linguaggio, le parole. “Quello che vuoi nella vita”, “profitto”, “pensare in grande” , “da 3 a 10 k in un mese” (migliaia di euro chiaramente). Sono alcune parole che denotano un linguaggio sempre molto spocchioso, ricco di esagerazioni, che fa leva spesso su una presunta forza personale quasi illimitata e su un atteggiamento molto aggressivo (che, diciamolo, non è sempre quello che serve nel mondo del lavoro). L’idea che vogliono tramettere i fuffaguru è quella che ciascuno di noi è potenzialmente un uomo/ una donna di successo che finora non ha sviluppato il proprio potenziale; possiamo essere tutti miliardari, solo che nessuno ce lo ha detto prima. Questo semplicemente non è vero. E non è vero nemmeno se ci “accontentiamo” di 1k anziché 10, perché, semplicemente, queste scalate di successo non esistono con questi presupposti.
Come funziona. Il meccanismo con cui il “lavoro” che dovrebbe renderci milionari si sviluppa spesso non è molto chiaro. La proposta è quella di diventare, quando va bene, bravi venditori (anche se questa parola non viene mai usata). Al termine in italiano è però sostituito da qualche inglesismo, tipo “closer“, che sta indicare una sorta di specialista di chiusura delle trattative: di fatto si tratta di qualcosa molto vicino al telemarketing più assillante (tipo quelle telefonate fastidiose per luce, telefonia, gas, bitcoin, ecc.). Ma se lo chiami “closer” e aggiungi qualche “k” guadagna molto fascino (ma nessuna sostanza). La cosa non si palesa subito, perché prima di arrivare al dunque bisogna passare per la visione di video (motivazionali o ricchi a loro dire di segreti), il download di ebook eccezionali, eventuali interviste o questionari da compilare. Si tratta di una tecnica di marketing, applicata in maniera un po’ grezza ed aggressiva, che si chiama imbuto del marketing (marketing funnel): ad ogni fase quello che viene richiesto (e quello che si offre) è sempre un po’ di più rispetto al passaggio precedente. Così facendo chi sta organizzando la cosa tasta la nostra determinazione, noi ci sentiamo sempre più “presi” e coinvolti in modo da arrivare emotivamente predisposti al passaggio finale. Questo è, sempre, un acquisto di qualche genere (che ci permetterà solo poi di avere tutti gli strumenti per diventare ricchi… ma veramente?). Per non rimanere sul vago ecco qui qualche esempio: questo promette entrate extra on line non si sa bene con cosa; questo ha scritto quello che definisce l’anti-libro (pare l’unico che dovremmo leggere); ma c’è anche chi riesce (pagando) a finire sui quotidiani nazionali (pollice giù anche per i giornali in questo caso); c’è poi il fenomeno del momento e una sorta di evergreen del settore finanziario (peraltro con un libro il cui titolo è emblematico). L’elenco è solo esemplificativo e non esaustivo. Piccola nota: non cliccate e non compilate form nei link che ho messo
Una regola generale. Come avevamo scritto nel nostro articolo “Annunci di lavoro, offerte ingannevoli e avvertenze varie” (peraltro molto letto), non si può e non si deve pagare per lavorare. Vale anche nel caso che la cosa non sia così diretta ma legata alla possibilità di entrare in un circolo, in un’associazione, far parte di un team e cose simili. Anche perché, a volte, il business è di tipo piramidale (tu compri qualcosa che ti serve per farlo vedere e poi rivenderlo a qualcun altro che poi a sua volta lo rivende a un’altra persona e così via, a costruire una piramide in cui al vertice arrivano percentuali di guadagno dalle attività degli altri).
Oltre il male, però, qualche volta c’è anche la cura, l’antidoto. Uno di questi, online, può essere il gruppo Facebook Fufflix con il relativo sito web Fuffapedia dedicato alla condivisone di storie, esperienze e suggerimenti su questo mondo e queste “opportunità”. L’altro, forse più vicino e concreto, è l’Informagiovani di Ancona (o altri servizi come il nostro): chiunque si trovi davanti a un’offerta di lavoro, qualsiasi, può sempre chiederci un parere e un consiglio: è tutto gratis!
Leader dei MARI, nuovo corso della UNIVPM
/0 Commenti/in Formazione, Informagiovani Ancona, Università/da Francesco VernelliC’è una novità quest’anno nell’offerta formativa dell’Università Politecnica delle Marche: dall’anno accademico 2024/2025, nella sede di San Benedetto del Tronto, partirà un nuovo corso di laurea triennale dal titolo “Management per la valorizzazione sostenibile delle aziende e delle risorse ittiche”.
Il corso, attualmente unico nel suo genere a livello nazionale, fornirà una formazione innovativa, multidisciplinare e funzionale allo sviluppo di conoscenze e competenze per la gestione sostenibile di aziende e istituzioni coinvolte nella filiera della pesca e dell’acquacoltura.
Formerà quindi figure professionali con competenze specifiche per svolgere attività imprenditoriale o ricoprire posizioni di carattere manageriale e di consulenza economico-gestionale, sia in ambito pubblico sia in ambito privato, nel settore ittico e dell’acquacoltura. I laureati saranno quindi in grado di applicare i concetti, metodi, strumenti manageriali e biologico-ambientali necessari per contribuire allo sviluppo delle aziende e alla valorizzazione della filiera ittica.
Il corso attivo grazie ad una convenzione con il MASAF, all’interno del Dipartimento di Management dell’UnivPM, si terrà nel Palazzo Vannicola, Via del Mare 220 dove dal 2004 si svolgono le attività didattiche del corso di laurea triennale in Economia aziendale e dal 2015 del corso di laurea magistrale in Management Pubblico e dei Sistemi Socio Sanitari. Con il Comune di San Benedetto del Tronto l’UnivPM ha attiva una convenzione per la ricerca, difesa del mare, valorizzazione delle risorse e divulgazione scientifica con il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente UnivPM.
Al fine della creazione di conoscenze e sviluppo delle capacità di comprensione, gli insegnamenti di questa area prevedono lezioni frontali ed esercitazioni, studio di casi, seminari, testimonianze, project work e simulazioni anche mediante strumenti informatici. Il nuovo corso darà la possibilità alla componente studentesca di usufruire delle opportunità dei progetti Erasmus e Campus World così come degli accordi di scambio stipulati dall’Ateneo con Università straniere.
E poi la cosa più importante: per questo percorso ci sono 30 borse di studio del valore di 8mila euro ciascuna!
Per chi vuole saperne di più, l’Università Politecnica delle Marche mette a disposizione alcune occasioni utili:
- La settimana zero: dal 16 al 20 settembre c’è la possibilità di conoscere questo ed altri percorsi grazie ad un’iniziativa dedicata; tutte le info a questo link www.orienta.univpm.it/partecipa-alla-settimana-zero-di-economia-dal-16-al-20-settembre/
- Sharper: durante la notte dei ricercatori ci sarà la possibilità di confrontarsi direttamente con chi fa ricerca
- Lunedì in onda: lo sportello virtuale di orientamento MARI, tutti i lunedì dalle 13.00 su teams (link per il collegamento)
- WhatsApp: unisciti al gruppo MARI
Scuole serali, seconda possibilità per un diploma
/0 Commenti/in Formazione, Informagiovani Ancona, Orientamento/da Informagiovani AnconaSempre più persone non riescono a conseguire una qualifica o un diploma nel loro percorso scolastico, e questo può accadere per tanti motivi.
A volte non si è abbastanza maturi per capire l’importanza di avere un titolo di studio, non si ha una prospettiva chiara del futuro, oppure la scuola non è un ambiente che favorisce il completamento del percorso, o si fanno scelte sbagliate.
Le ragioni possono essere molte, ma il risultato è sempre che ci si trova a 20, 35 o 50 anni senza una qualifica o un diploma, e questo può essere da una parte un problema e dall’altra una aspirazione o un progeto professionale lasciati nel cassetto.
Che possibilità ci sono a questo punto?
Molti non sanno che esiste la possibilità di frequentare le scuole pubbliche per ottenere il diploma, in classi apposite per persone adulte (cioè dai 18 anni in su) con orari adatti anche a chi lavora: sono i corsi serali per adulti, disponibili per diversi tipi di percorsi e diplomi.
In alcuni casi particolari si può accedere a questi corsi anche prima dei 18 anni.
In generale è possibile farsi riconoscere (e quindi non dover rifare) alcune materie o anni già frequentati in precedenza, soprattutto per chi ha già un diploma o una qualifica e ha deciso di prendere un altro titolo di studio.
I corsi sono naturalmente gratuiti, e vanno di pari passo con quelli del mattino, solo che si va a scuola dalle 18 alle 23, dal lunedì al venerdì.
Ad Ancona in particolare è possibile seguire i seguenti corsi:
Informatica e telecomunicazioni presso l’IIS Volterra Elia;
Manutenzione e assistenza tecnica, Servizi socio sanitari e Grafica e comunicazione presso l’IIS Podesti.
Ma è possibile frequentare anche scuole fuori Ancona, per conseguire altri tipi di diplomi.
Ad esempio ci sono i corsi CAT – Costruzioni ambiente e territorio (ex geometri), AFM – Amministrazione finanza e marketing, Operatore Meccanico Elettronico e Moda
presso l’IIS Corinaldesi Padovano di Senigallia.
Oppure Enogastronomia presso l’IIS Einstein Nebbia di Loreto e l’IIS Panzini di Senigallia.
I corsi cominciano di solito ad ottobre, ma le iscrizioni si possono fare già da prima dell’estate: se ti sarebbe piaciuto prendere un diploma ma ancora non l’hai fatto, sei ancora in tempo!
“Non c’è storia!”: un nuovo book club in città
/1 Commento/in Informagiovani Ancona, Tempo libero/da Lucia LucariniSi sente parlare spesso di club del libro e sono ormai diversi i gruppi informali di lettura. Allora perché proporne un altro? È nata a fine 2023 l’idea di aprirci alla città proponendo letture e dibattiti di libri su argomenti che da sempre – per nostra natura e per mission del servizio che offriamo – ci stanno a cuore: temi che trattano l’approccio alla vita lavorativa e alla formazione, le soft skills e le crescita personale in generale.
È per questo che il nostro giovane book club si chiama “Non c’è storia!”, perché non vengono affrontati testi di narrativa, non ci sono trame prestabilite; ognuno può dire la sua sul tema proposto come contributo al dibattito, può raccontare la propria storia, magari condividendo esperienze e riflessioni.
Lo abbiamo immaginato come un luogo caratterizzato da flessibilità di pensiero e senza preconcetti, dove ci si può mettere in discussione arricchendosi attraverso la condivisione. Ai dibattiti abbiamo deciso di dare un taglio informale e stimolante, come l’approccio che ci caratterizza.
Studenti universitari, giovani lavoratori, casalinghe/i, ognuno che veda in questi incontri un’opportunità di migliorarsi, di confrontarsi e di socializzare, è ben accetto.
Non bisogna essere esperti dell’argomento né sentirsi obbligati a terminare il libro per poter partecipare.
Inoltre, proprio seguendo il file rouge del tema, diverse sono le competenze che si possono sviluppare partecipando al book club dell’IG: infatti, nel ritagliarsi un momento costante per se stessi e per la lettura in vista di socializzare “alla vecchia maniera”, cioè faccia a faccia, una volta al mese con un network di persone con interessi in comune, a mano a mano ci si scopre o ci si migliora, attraverso il confronto con gli altri. Che è poi anche l’essenza della crescita personale.
Prendendosi un impegno e rispettandolo, per se stessi e verso tutti i membri del gruppo, già ci si orienta nell’ottica del potenziamento dell’autodisciplina e nel focus sul raggiungimento degli obiettivi. Poi elaborare le proprie riflessioni sulla lettura al fine di confrontarsi con i diversi punti di vista, permette di sviluppare il proprio spirito critico, l’ascolto attivo, la comunicazione assertiva e le proprie capacità di public speaking.
Infine, un book club può essere fonte di ispirazione e motivazione, che indirettamente fornisce supporto e incoraggiamento nel percorso di crescita personale.
Ti abbiamo incuriosito?
Se vuoi unirti a noi per saperne di più su i temi affrontati, condividere le tue opinioni e incontrare nuovi persone motivate come te, partecipa al nostro book club! È un’occasione di arricchire la tua vita culturale e sociale.
Ti aspettiamo ☺
Per saperne di più, visita la pagina del book club.
La voglia di lavorare non è una competenza
/1 Commento/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento/da Francesco VernelliL’Informagiovani di Ancona da sempre si occupa di orientamento professionale. Questo significa, nella pratica quotidiana, offrire consigli (consulenza) a chi sta cercando un lavoro e, al contempo, individuare e promuovere opportunità di trovarlo (partendo dagli annunci di lavoro e da un servizio di banca dati).
In un modo meno pragmatico significa anche confrontarsi con il territorio (come si scriverebbe in un progetto): parlare, discutere e confrontarsi con molti ragazzi e ragazze che cercano lavoro ed anche con qualche imprenditore (o libero professionista) che stanno cercando “qualcuno”. “Cerco qualcuno che…” è la frase con cui, molto spesso soprattutto se si tratta di realtà aziendali piccole o piccolissime, inizia la richiesta di un collaboratore o collaboratrice, possibili e futuri dipendenti. Questo gergale incipit (che per gli addetti ai lavori sarebbe il “job title”, cioè la figura professionale) già di per sé racconta un certo modo (o cultura) di vedere il lavoro (molto artigianale, fondato sostanzialmente su una concezione piuttosto datata del rapporto di lavoro), è abbinato a una seconda parte molto presente in alcuni contesti: “ha voglia di lavorare”.
“Cerco qualcuno che ha voglia di lavorare” come espressione di una specie di qualifica professionale onnicomprensiva è la frase che ascoltiamo con una certa frequenza da parte di chi ha un’opportunità di lavoro. Ma è anche un concetto che, fortunatamente con sempre minore incisione, è piuttosto presente anche in chi il lavoro lo sta cercando (quanti curriculum nella sezione delle competenze portano la dicitura “voglia di lavorare”!). Ma, svelo un segreto: la “voglia di lavorare” non è un competenza!
La determinazione, la capacità di focalizzarsi su un obiettivo, quella di raggiungere un risultato e di mettersi in gioco, la costanza: ecco queste possono essere competenze, ma non la “voglia di lavorare”. Questa è più che altro e tutt’al più una declinazione del nostro spirito o, forse anche meglio, un atteggiamento che possiamo avere rispetto al lavoro. E che potrebbe essere anche altalenante (per esempio personalmente spesso non ho voglia di lavorare, ma questo non mi impedisce di mettere energia e anche entusiasmo nei compiti previsti dal mio lavoro).
C’è anche un altro aspetto della voglia di lavorare che trovo poco costruttivo. Si tratta di una definizione talmente ampia, opinabile e sfuggente che non permette nemmeno di individuare con precisione quelle che dovrebbero essere le effettive competenze e conoscenze per svolgere quel lavoro. Il rischio che non ce ne siano e che quel lavoro sia (o risulti essere) del tutto squalificato e squalificante. La “voglia di lavorare” non è una competenza, lasciamola agli incompetenti.
Ikigai: un modo di immaginare il futuro (anche professionale)
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento/da Francesco VernelliUna delle ultime novità del nostro servizio è un piccolo laboratorio che proponiamo nelle scuole superiori a tema “Ikigai” (ed è stato anche al centro di un appuntamento del nostro book club). Che cos’è l’Ikigai? La risposta potrebbe essere molto complessa ma proverò a semplificarla (e quindi a ridurla senza la pretesa di esaurire il tema in poche righe).
E visto che l’intento è semplificare, estremizziamo con una definizione imprecisa ma che serve a limitare il tema: “ikigai” è un concetto filosofico giapponese che possiamo tradurre in italiano come “ragione di vita” o “ragione di essere”. Pur rimanendo lontani dall’idea originaria, possiamo dire che l’ambito è quello della motivazione ma anche della felicità che guidano le nostre scelte di vita (e per quello che riguarda più da vicino i nostri temi, le scelte professionali e di lavoro).
Questo concetto, ridotto e semplificato, può essere utilizzato anche in ambito di orientamento professionale (il nostro! 😊), suggerendo una modalità di “ricerca della propria strada” che ha come fulcro l’equilibrio personale? E su come trovare un proprio equilibrio è prprio l’Ikigai ad aiutarci.
Sempre nell’ambito della semplificazione, l’Ikigai è l’incontro tra quattro dimensioni (cerchi, come rappresentato anche nella figura in questo post) del nostro animo: il primo cerchio è rappresentato da “ciò che amiamo fare“, tutte quelle attività che ci piace realizzare con uno slancio affettivo potremmo dire incondizionato; il secondo cerchio è rappresentato dalle attività di cui “il mondo ha bisogno“, intendendo con questo dire ciò che ha un’utilità verso gli altri (in senso universale come potrebbe essere per certi lavori di cura, o all’interno di una specifica organizzazione), il terzo cerchio è quello fatto delel attività che portiamo a termine perchè “qualcuno ci paga“, i nostri “doveri” e obblighi verso gli altri (principlamente in ambito lavorativo, fuori dal quale potremmo intenderli anche come impegni che ci siamo presi); il quarto ed ultimo cerchio è quello delle “cose che sappiamo fare bene“, per un talento naturale o perchè ci siamo esercitati e impegnati per ottenere un risultato ottimale. “Ciò che amiamo” e ciò di cui “il mondo ha bisogno” danno vita alla “missione” (nel senso di attività strettamente collegate al nostro desiderio di stare bene ed aiutare gli altri). “Ciò che amiamo” e “ciò che sappiamo fare bene” formano la passione, l’anima delle attività legate strettamente a ciò che ci fa sentire bene. Laddove troviamo la “professione” ci sono “ciò che sappiamo fare bene” unitamente “ciò per cui ci pagano”; infine la “vocazione” è l’intersezione tra le “cose per cui ci pagano” e quelle “di cui il mondo ha bisogno”.
Al centro di tutto questo troviamo l’Ikigai, che, come immaginiamo a questo punto, rappresenta un po’ la sintesi di tutti questi nostri intenti e volontà. Ci sono due notazioni da fare a questo punto (dopo la figura).
La prima riguarda il fatto che anche se l’Ikigai in questa sorta di interpretazione è uno schema ben strutturata e definito, nel suo sviluppo o nella sua applicazione dobbiamo immaginarlo più come una sorta di ricerca continua dell’equilibrio. Trovare il proprio Ikigai non vuol dire essere fermi in una situazione in cui tutte le componenti illustrate ne fanno parte in egual misura: possono esserci fasi della vita in cui siamo più spostati sulle cose che amiamo (e magari meno su quelle per cui ci pagano) e viceversa. L’idea è che, per trovare il nostro benessere (ed essere forse felici) possiamo utilizzare questo schema come una bussola orientativa per ritrovare l’equilibrio tra le varie componenti.
La seconda, forse ancor più importante. È che questa è una delle possibili interpretazioni dell’ikigai e forse nemmeno la più corretta. Come fa notare Valeria Candiani nel suo blog, quello dell’ikigai è un tema più complesso e sul quale sarebbe bello 8e giusto) approfondire con minore semplificazione. Ecco allora per noi, e magari anche per chi dovesse appassionarsi al tema dopo averlo scoperto con questo post, la sfida è quella di approfondire e migliorare la conoscenza dell’ikigai. A me sembra un bell’obbiettivo per il prossimo futuro, no?
Stage in UK
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento, workshop lavoro/da Informagiovani AnconaInsegnare all’estero
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Opportunità Europee/da Serena PrincipiOgni tanto ci viene chiesto come si fa per insegnare all’estero: è una parola!
Dobbiamo fare prima di tutto alcune distinzioni, che riguardano il paese di destinazione, che cosa volete insegnare e in che tipo di scuola volete insegnare.
Per quanto riguarda le destinazioni, se parliamo di paesi europei si è arrivati, dopo molto lavoro di concertazione e allineamento, ad una certa uniformità (stati sovrani permettendo) dei percorsi di inserimento nella carriera professionale di insegnanti.
Consideriamo la scuola secondaria: in quasi tutti i paesi per insegnare si richiede un titolo di istruzione universitaria (laurea magistrale corrispondente al livello ISCED 7) nella materia da insegnare, con l’aggiunta di una formazione teorica di tipo pedagogico e didattico, e un periodo di prova pratica o tirocinio in servizio (in-school placement).
Sul sito Eurydice potete approfondire la questione.
Se volete andare a insegnare fuori dell’UE invece, ogni paese ha regole tutte sue, che vanno cercate nei siti ufficiali di quel paese specifico. In generale possiamo dire che sarà molto più difficile farsi riconoscere gli studi già fatti.
Per quanto riguarda la materia di insegnamento, ci sono canali molteplici e differenti in particolare per l’insegnamento della lingua italiana all’estero, mentre per le varie altre materie bisogna seguire il percorso previsto per i cittadini del paese scelto che vogliono diventare insegnanti (vedi sempre il sito Eurydice)
Vediamo quali sono le possibilità per l’insegnamento dell’italiano all’estero:
– assistente di lingua italiana:
Si tratta di affiancare il docente di lingua italiana di ruolo per circa 12 ore alla settimana, in scuola di vario ordine e grado. La durata di questa esperienza corrisponde a quella dell’anno scolastico del paese di destinazione (questa esperienza si può fare in Belgio, Germania, Francia, Irlanda, Spagna e Regno Unito). Si accede a questo canale attraverso un bando che viene aperto dal MIUR ogni anno, di solito nei primi mesi, e possono Partecipare giovani under 30 con laurea magistrale/specialistica.
– lettore universitario
Per fare il lettore presso le università all’estero invece bisogna passare il concorso triennale del Ministero degli Affari Esteri MAE/MIUR, ma è necessario essere già docenti di ruolo nella scuola secondaria in Italia ed avere una laurea in Lettere o Lingue Straniere.
In alcuni casi si può accedere a questa opportunità con incarico locale, per cui bisogna rivolgersi direttamente alle Università straniere.
– insegnante negli Istituti Italiani di Cultura
Gli Istituti Italiani di Cultura sono sparsi nelle città di tutto il mondo e hanno il compito di promuovere e diffondere la cultura e la lingua italiana.
Per insegnare italiano all’estero presso questi istituti bisogna partecipare a concorsi pubblici indetti dagli istituti stessi, che dipendono dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI).
Per insegnare all’estero in questo caso bisogna essere in possesso di una laurea magistrale in Lettere o Lingue e letterature straniere o simili con una votazione non inferiore a 110/110. E’ necessario anche avere una buona competenza nella lingua straniera del paese di destinazione, essere già assunti a tempo indeterminato nella scuola con almeno 3 anni di esperienza. Non per tutti, ecco.
– docente supplente
Per insegnare italiano all’estero come supplente è necessario entrare in una specifica graduatoria, aggiornata ogni tre anni dal Ministero degli Affari E e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Per essere inseriti nelle graduatorie è necessario possedere il titolo di studio richiesto per l’insegnamento della classe di concorso per cui si chiede l’inserimento, mentre l’abilitazione all’insegnamento è un requisito preferenziale, ma non necessario.
– docente presso scuole ed enti privati o scuole di lingue
Naturalmente c’è anche la possibilità di insegnare italiano all’estero anche inviando il proprio curriculum e una candidatura spontanea a soggetti diversi da quelli elencati sopra, come scuole private italiane operanti all’estero e enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana.
Sul sito Italiana si trova l’elenco delle “Istituzioni scolastiche italiane all’estero” e i corsi che vengono attivati dai Consolati o altri soggetti
In questi casi la domanda va inviata direttamente all’indirizzo delle istituzioni che promuovono il corso dove vogliamo insegnare.
Insomma, sicuramente è una carriera che va pianificata con un po’ di anticipo e che richiede tempo per arrivare alla posizione desiderata, ma non è impossibile.
Buona fortuna!
Dopo il diploma?
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Orientamento/da Francesco VernelliSe la maturità fa paura (forse non più), quello che viene dopo genera confusione, disorientamento, incertezza. Lo abbiamo toccato con mano durante una serie di laboratori progettati all’interno di un percorso PCTO con il Liceo Scientifico “Galilei” di Ancona in cui abbiamo affrontato, con i ragazzi, due aree tematiche: la prima, quella sulle professioni e, soprattutto, sulle aspettative professionali di studenti e studentesse; la seconda sulle opportunità e i percorsi possibili dopo la fatidica maturità.
Nel primo laboratorio abbiamo realizzato un’attività che potesse aiutare a scoprire, oltre la superficie, il mondo delle professioni e come, in futuro, una studentessa o uno studente possano costruire la propria carriera. Per farlo ci siamo ispirati a due libri: “Welcome to the jungle” di L. Zanca Feltrinelli e “Job-Hopper’s Guide to Choosing a Career: Find The Right Job for Your Life—And Lifestyle” di K.Knock, Paperback edizioni (pubblicato solo in lingua inglese). Abbiamo coinvolto i partecipanti in un’attività laboratoriale il cui obiettivo è stato quello di confrontarsi sulle aspettative riversate in una professione ma anche sulle competenze che la stessa richiede.
Nel secondo laboratorio abbiamo invece proposto, anche in maniera un po’ provocatoria, un dibattito sulla possibilità di scegliere, dopo il diploma un percorso universitario, uno lavorativo oppure un anno di riflessione e sviluppo personale (conosciuto, con qualche approssimazione, come anno sabatico). L’intento non era quello di proporre una soluzione, con uno dei tre percorsi, alle istanze, di solito diverse, di studenti e studentesse: è stato utile, invece, far emergere idee, informazioni e talvolta stereotipi sul processo di costruzione del proprio futuro professionale e di vita.
Nelle classi, quello che ho notato ad una prima lettura, è una visione del mondo del lavoro ancora frutto delle nozioni e delle esperienze ascoltate e trasmesse da famiglia e figure adulte a cui ragazze e ragazzi si riferiscono, anche in maniera indiretta (discorsi a cui partecipano, esperienze di cui sono testimoni, consigli di cui sono oggetto). C’è l’idea che il percorso di costruzione del proprio futuro professionale sia piuttosto lineare, in un susseguirsi di cause-effetti all’interno del quale la certezza del risultato è garantita. E sulla parola “certezza”, l’altra considerazione: in tempi di “crisi” su versanti diversi, il bisogno di certezze per il futuro si fa più forte soprattutto nelle nuove generazioni, anche se queste sarebbero quelle con maggiori energie, forze e risorse per affrontare l’instabilità.
A mio modo di vedere, la conferma che il futuro, professionale o meno, lo costruiamo non tanto sulle risorse che abbiamo oggi, ma sulle prospettive, aspettative e visioni che abbiamo del domani: in parole più povere, per chi è più giovane (e non solo), per affrontare con coraggio e determinazione i passi futuri è più utile la costruzione di una prospettiva di crescita condivisa che un sostegno individuale concreto.
Le buone notizie negli annunci
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento/da Francesco VernelliPer proporre ogni settimana una selezione di annunci che possano essere utili a chi sta cercando (o cercando di cambiare) lavoro usiamo diverse fonti (peraltre indicate a margine delle offerte).
Tra queste c’è anche un social network appositamente dedicato al mondo del lavoro (almeno nelle intenzioni): si tratta, come avrete capito, di Linkedin.
Ormai da tempo anche in Italia Linkedin è una piattaforma utilizzata dalle aziende per svolgere tutta o una parte delle selezioni del personale. Anche le agenzie specializzate lo utilizzano anche perché può essere uno strumento potente per conoscere i candidati (e, per loro, farsi conoscere dalle aziende).
Qualche giorno fa, su segnalazione di una newsletter (che peraltro vi consigliamo, si chiama “Sarò brevi” di Flavia Brevi e la potete trovare qui), su Linkedin è apparso un annuncio di ricerca personale che, per come siamo abituati, è sembrato a molti bizzarro.
L’azienda, oltre a specificare quali fossero le mansioni, i compiti e le competenze richieste, ha inserito anche un paragrafo dedicato alle cose che non cercava e che, anzi, chi si fosse candidat* avrebbe dovuto eliminare dal cv:
- la foto
- la data di nascita
- lo stato coniugale
- tutti quegli aspetti identitari che non hanno a che fare con la posizione, come la religione o l’orientamento sessuale.
L’annuncio (che al momento in cui scrivo è ancora presente anche se non accetta più candidature, ma non è detto che lo sia al momento della lettura) era di una realtà italiana, Serenis, che si occupa di offrire servizi di consulenza psicoterapica attraverso una piattaforma on line. Mi son detto: bisogna farlo sapere, perché ci sono buone notizie anche da noi!
Dal mio punto di vista, a parte l’esemplare attenzione che questa azienda ha avuto su temi del genere, è importante che ci siano episodi simili perché “insegnano” e segnano un piccolo passo avanti. I contenuti che vanno tolti dal cv sono quelli che non dovrebbero influenzare la valutazione di chi sceglie un candidato o una candidata, valutando così, com maggiore serenità (e direi anche con più precisione e rispetto) le competenze e le caratteristiche di chi andrà a fare quel lavoro.
Ed è una buona notizia anche per chi, come me, crede che dovremmo, nel nostro contesto lavorativo, fare qualche passo in avanti in questa direzione: non solo per avere diritti più equi ma anche, sono convinto, per guadagnare competitività nell’economia delle imprese italiane.
Recruiting day con Seléct per gelaterie in Germania
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro/da Informagiovani AnconaBella occasione per chi vuole lavorare in Germania 🙂
Giovedì 16 febbraio, alle ore 15.30, abbiamo in programma un recruiting day in collaborazione con l’agenzia Seléct – Recruitment and Training di Belluno.
Un referente dell’agenzia sarà con noi per una breve presentazione delle opportunità di lavoro stagionale in Germania nel settore delle gelaterie, per le quali ricerca lavoratori stagionali da marzo a ottobre di ogni anno. Viene proposto un contratto stagionale con vitto e alloggio offerto dai datori di lavoro.
L’incontro è aperto a tutti e si terrà giovedì 16 febbraio alle ore 15,30 presso l’Informagiovani di Ancona, in piazza Roma (underground).
La partecipazione è gratuita e non impegnativa, questo il link per l’iscrizione: https://bit.ly/3RrvRsQ
Per maggiori informazioni potete contattarci ai nostri recapiti. Non perdetevi l’occasione!
Siamo aperti ! (in Piazza Roma)
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona/da Informagiovani AnconaBreve comunicazione solo per aggiornare anche i visitatori del nostro sito web che siamo aperti e operativi in Piazza Roma con tutti i nostri servizi.
Qui https://www.informagiovaniancona.com/orari-e-contatti ci sono tutti i nostri orari di apertura e i contatti per parlare (o scrivere) con noi.
Vi ricordiamo che potete venire a trovarci o prendere un appuntamento digitale 🙂
E, attenzione, abbiamo alcuni appuntamenti importanti nei prossimi giorni:
Giovedì 16 febbraio
Un giorno di recruiting per chi vuole andare a lavorare in gelateria in Germania.
Se ti interessa clicca qui per iscriverti e partecipare: è gratis!
Martedì 7 marzo
Ritorna Professionisti delle Vacanze, il format dedicato all’incontro domanda e offerta di lavoro nel settore dell’accoglienza turistica. In questo caso il link per maggiori info e iscrizione (sempre gratuita) è questo: informagiovaniancona.com/professionistivacanze
Vi aspettiamo!
Chiusura temporanea locali Informagiovani
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona/da Francesco VernelliA causa del maltempo del fine settimana i nostri locali oggi, lunedì 23 gennaio, risultano allagati.
L’ufficio sarà chiuso ma il servizio attivo attraverso i nostri canali di comunicazione:
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- Twitter: IGancona
- WhatsApp e Telegram 346 004 2917
Ricordiamo che è possibile consultare questo sito per tutti gli aggiornamenti e le informazioni caratteristiche del servizio oltre che per contattarci e prendere un eventuale appuntamento in digitale.
Comunicheremo tempestivamente la riapertura della sede fisica del servizio e ci scusiamo per ogni eventuale disagio.
Costruire il futuro: adesione al partenariato per partecipare al bando
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona/da Informagiovani AnconaIl Comune di Ancona per l’avvio di un’attività di co-programmazione relativa alle politiche giovanili e per l’eventuale partecipazione in qualità di partner al bando della Fondazione Cariverona “Costruire Futuro” ha aperto alle candidature da parte di ETS per costruire un partenariato di progetto. La candidatura da parte degli ETS e di altri enti pubblici e privati al
procedimento di co-programmazione per le politiche giovanili indetto dal Comune di Ancona, che prevede l’istituzione di un tavolo programmatico pubblico-privato sui temi (a titolo esemplificativo e non esaustivo) della dispersione scolastica, dell’inclusione delle fragilità, dello sport, della socialità, della cultura e della
partecipazione relativamente alle giovani generazioni della città. A tal fine, i soggetti e gli enti disponibili possono presentare una richiesta di partecipazione al tavolo di
co-programmazione utilizzando il modello allegato al presento avviso (Allegato A) e fornendo la documentazione che evidenzia il possesso dei requisiti previsti.
Scadenza: 20 gennaio 2023
Scarica i documenti:
Allegato B. Dichiarazione di intenti
Concerto OFA Capodanno Ancona – prenotazioni
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona/da Informagiovani AnconaPer il concerto di Capodanno di domenica 1° gennaio alle ore 17 è possibile prenotare a partire dalle ore 10 del 28 gennaio a questo link
PRENOTA QUI
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-concerto-di-capodanno-491538273207
Diversamente, a partire dallo stesso giorno e ora presso il nostro sportello in piazza Roma.
I biglietti sono gratuiti fino ad esaurimento delle disponibilità.
Il numero massimo di posti è di 10 per ogni prenotazione.
La prenotazione telefonica non è possibile.
Come la cucina pò aiutarci in qualsiasi altro lavoro
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Lavoro, Orientamento/da Francesco VernelliInizio questo articolo con una nota di orgoglio. Sono davvero soddisfatto di aver organizzato durante questo anno una serie di iniziative che hanno unito due aspetti della mia vita a cui sono molto affezionato: il lavoro (inteso come mondo del lavoro) e la cucina (una passione che ho coltivato tra corsi di formazione e fornelli di casa). Il percorso Be Smart declinato nella versione “food” ci ha permesso di realizzare prima un evento dedicato alla scoperta delle soft skill di questo mondo e poi un percorso di formazione dedicato alle stesse: è stato, per certi versi, anche un modo per esplorare un modo diverso di fare orientamento professionale.
Il tema, però, non è la mia soddisfazione. Ho notato che ci sono delle simmetrie tra il mondo della cucina e quello del lavoro che riguardano l’universo delle competenze trasversali (soft skill) e un’idea più articolata di che cosa significhi orientarsi e districarsi nel mondo del lavoro: secondo il mio punto di vista, ha molto a che fare con lo sviluppo dell’autonomia, intesa come la capacità e l’atteggiamento mentale di trovare risorse proprie per affrontare problemi e situazioni nuove o, più semplicemente, tracciare un proprio percorso.
Il primo aspetto, che reputo fondamentale, è il fatto che la cucina ti obbliga a mettere insieme mani e cervello (e cuore): è un lavoro fisico, prevalentemente, ma più lontano di altri da meri automatismi e routine (certo, il lavoro in questo settore non è sempre il trionfo della creatività ma è altrettanto vero che sono più frequenti che altrove imprevisti e trucchi per fare i “soliti” lavori in modo diverso). La passione è fondamentale per superare ostacoli, fatiche e delusioni. Credo che sia superfluo, poi, argomentare su come, da certi livelli di specializzazione in poi, la parte intellettiva sia fondamentale per creare non solo piatti gourmet ma anche strategie vincenti.
Un secondo aspetto riguarda più da vicino le hard e le soft skill: la cucina ti insegna a organizzarti, a pianificare, a risolvere problemi e a usare la creatività. La razionalità è necessaria per fare scelte competenti e sagge che riguardano motivi etici (oggi) ed economici (da sempre! Ogni scarto in cucina sono soldi buttati via, meglio limitarli). L’empatia è utile non solo per indovinare il gusto del pubblico, ma anche perché chi cucina entra in maniera quasi intima in contatto con chi mangia e consuma ciò che viene cucinato: il rapporto di fiducia (seppur tutelata con norme e regolamenti del settore) che si instaura è più alto (e a volte inconsapevole) che in altri contesti. Se poi allarghiamo un pochino l’orizzonte ad altri ambienti, rimandando nel food, ci sono altrettante competenze trasversali che si sviluppano in chi sperimenta lavori come il cameriere e il barista ma anche l’accoglienza e e l’assistenza ai clienti nelle strutture ricettive (il background e l’esperienza di uno scrittore e filosofo com Sandro Bonvissuto non sono casuali)
Se togliamo “la cucina” da queste argomentazioni rimangono contenuti che possiamo utilizzare in tanti altri settori e contesti senza che perdano efficacia e importanza. Si tratta di un universo che contribuisce molto a sviluppare ed arricchire quelle che sono definite “charachter skill” in un testo edito da Il Mulino dal titolo “Viaggio nelle character skill. Persone, relazioni, valori” (G. Chiosso, A.M. Poggi, G. Vittadini). Come si legge nella prefazione, le character skill sono disposizioni della personalità, quali l’apertura mentale, la capacità di collaborare, la sicurezza. In un’epoca in cui le trame del personale e del professionale si intrecciano, la cucina è una palestra per scoprire ed esercitare le nostre competenze e le nostre abilità personali.
Tre cose che ho imparato dal volontariato
/0 Commenti/in Informagiovani Ancona, Orientamento/da Francesco VernelliNel campo dell’orientamento, da che me ne occupo (o sento parlare), si usa distinguere tra tre tipi diversi di “sapere”: il sapere, il saper fare e il saper essere.
Si tratta di un modo per provare a organizzare e distinguere abilità diverse che ogni persona sviluppa durante il proprio percorso formativo e lavorativo. Il “sapere” è l’insieme delle cose che impariamo a scuola e in altri ambienti (sono le nostre conoscenze). Il “saper fare” è il modo con il quale quelle conoscenze le mettiamo in pratica e siamo in grado di applicarle a contesti e situazioni diverse.
E infine, il “saper essere” è il modo con il quale interagiamo con gli altri, affrontiamo le situazioni, risolviamo i problemi, gestiamo le emozioni… insomma tutto ciò che riguarda quello che in altri contesti potremmo chiamare lo “stile” ed anche il sistema valoriale a cui ispiriamo i nostri comportamenti.
Volendo essere spiccioli (e mi perdoneranno gli orientatori), se per il sapere c’è la scuola e per il saper fare c’è il lavoro, per il saper essere un buon terreno di messa alla prova e di crescita può esserlo il volontariato. Lo dico perchè ho avuto modo di rifletterci dopo aver dedicato una settimana di questo mese proprio a questo: tempo e disponibilità al servizio degli altri e di una giusta causa; un’esperienza che mi è servita sotto molti punti di vista, ma qui vi dirò quelli che secondo me sono i più rilevanti da un punto di vista professionale.
Impegnarsi senza un fine utilitaristico: sono, da sempre, un convinto sostenitore che perché si possa chiamare lavoro, deve essere pagato. Ma il fine del denaro (della carriera, degli obiettivi da raggiungere, ecc.) non sempre rappresenta la modalità migliore per disvelare il nostro massimo potenziale. Tolto quello (l’utile), potremmo accorgerci di avere un potenziale inespresso che si libera solo quando a prendere il comando non è il cervello ma magari anche un po’ il cuore, la passione, la motivazione personale. C’è anche il rischio di sorprendere se stessi!
Costruire relazioni nuove. Se stiamo sempre nello stesso contesto, facilmente incontriamo e ci confrontiamo più o meno con le stesse persone e, altrettanto con frequenza, all’interno dello stesso “setting” di riferimento (un po’ come andare in vacanza sempre nello stesso posto, leggere lo stesso tipo di libri, avere sempre e solo gli stessi amici). Invece qualche volta è utile cambiare orizzonte di riferimento e avere a che fare con persone e situazioni lontanissime da noi: funziona come una ricarica di energia e ci aiuta a tornare in maniera più vivace anche nella inevitabile routine.
Sperimentare l’altruismo. Il mondo e la società che stiamo sperimentando di questi tempi sono decisamente orientati a scelte individuali in cui il prossimo è spesso l’ultima delle nostre preoccupazioni, fino a scomparire del tutto. La tecnologia digitale, a cui non do la colpa, è tutta orientata all’individualismo: i social network li consultiamo da soli, lo smartphone è un oggetto personale, lo shopping e altre attività una volta solo fisiche sono diventate virtuali lasciandoci soli nella fruizione. Questo ed altri stili di vita che mano a mano apprendiamo (o ci adattiamo a far nostri) vanno nella direzione opposta dell’apertura agli altri che è invece fondamentale per imparare a essere, per esempio, più empatici e relazionalmente significativi.
C’è poi una cosa che mi sono ricordato facendo volontariato e che trovo utile condividere con chi legge questo post. Personalmente non riesco a lavorare (nel senso di dare il meglio delle mie competenze) in un contesto (ambiente lavorativo) il cui sistema valoriale è lontano (o, peggio, opposto) dal mio. Il lavoro è una brutta bestia perché da una parte ci permette di “portare a casa la pagnotta” e dall’altra ci richiede tempo ed energie che occupano buona parte della nostra vita: credo che sia auspicabile farlo rimanendo (e sentendosi) belle persone.
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