Your Future Festival 2015
Anche quest’anno è ai blocchi di partenza Your Future Festival, il festival dell’Uuniversità Politecnica delle Marche giunto alla sue seconda edizione. L’idea del Festival è quella di valorizzare le città nelle quali l’Università Politecnica delle Marche opera e favorire le connessioni tra Facoltà, studenti, ricercatori, territorio e sistemi sociali e economici.
Inseguendo questo intento quest’anno il tema centrale sono le persone e le loro capacità: sono le persone che fanno la città, l’università. Il concept del festival recita “Il valore potenziale si esprime quando ancora il valore effettivo non si è concretizzato. Nella Persona il valore potenziale rimane manifesto quasi tutto l’arco della vita dato che i margini di crescita ed evoluzione si sviluppano continuamente. La chiave dell’evoluzione non sta nella trasformazione dal potenziale all’effettivo ma nella continua creazione di altro potenziale. Compito dell’Università è trasformare il valore potenziale della Persona, nel suo momento di massima scala, in valore di trasformazione, di conoscenza, di sviluppo e innovazione attraverso la ricerca e l’interazione tra studenti, ricercatori e sistemi sociali, economici e produttivi.” Come a dire che l’università, in una città, dovrebbe essere una sorta di motore della conoscenza per tutti e non solo per gli studenti.
Ecco perché questa settimana sarà ricca di workshop, discussioni, relazioni e momenti di intrattenimento. Si parte ufficialmente oggi pomeriggio alle 16, in Aula Magna di Ateneo “Guido Bossi” presso il Polo Monte Dago: Il Rettore Sauro Longhi, alla presenza del Sindaco della città di Ancona Valeria Mancinelli, presenterà i vari eventi che animeranno YFF2015. Dall’incontro di studenti, ricercatori, imprese e attori del sistema economico il Festival offrirà una riflessione sulle potenzialità del Capitale Umano per il progresso della società. A seguire, in serata, con inizio alle 21.15 “Danilo Rea meets FORM“, un’accattivante rivisitazione in chiave jazz di musiche di autori classici come Čajkovskij, Ravel, Puccini, Mozart. Ad accompagnarlo in questa eccitante avventura musicale l’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Stefano Fonzi, arrangiatore e orchestratore dei brani in programma. La settimana prosegue con una serie di appuntamenti che toccano la vita universitaria e quella della città. Noi ve ne segnaliamo alcuni.
Per esempio, domani (martedì 19 maggio) alle 11, sarà la volta di “L’ultimo villaggio”: il format proposto, tra immagini, musiche, testi e riflessioni, oscillando tra teatro e giornalismo, con la conduzione del giornalista Luca Pagliari, ripercorre la vita di Agnese Sartori, antropologa e docente di Arte Scenica presso il Conservatorio “Giovan Battista Marini” di Bologna. Agnese Sartori entrò in contatto con uno degli ultimi villaggi Maya totalmente preservati, dove cultura, spiritualità e stile di vita erano rimasti immutati nei secoli. Negli anni seguenti Agnese ha visto scomparire il villaggio di Nahà ed assieme ad esso la giungla incontaminata, i giaguari, la purezza delle acque e della laguna e soprattutto quella magica spiritualità che consentiva a questo popolo di affrontare la vita con il sorriso ed una serenità che noi abbiamo da tempo dimenticato. Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 17, “Green Jobs: quando l’ecologia diventa mestiere” un incontro in collaborazione con la business community FiordiRisorse per presentare l’ambiente come occasione di scelta professionale. Giovedì sarà la volta del Career Day e dello spettacolo di Dario Vergassola la sera che presenterà lo spettacolo “La ballata delle acciughe”.
Venerdì entriamo in scena anche noi: all’interno di questo festival c’è anche una nostra proposta (come forse già saprete). Venerdì mattino, alle 10.30, qui all’Informagiovani parleremo di “Professionisti dell’editoria digitale“: Quante competenze e quali professionalità ruotano attorno ad un e-book? Lo scopriremo in una tavola rotonda moderata da Antonio Tombolini (Simplicissimus Book Farm) e con protagonisti Luca Conti (autore, blogger, giornalista; presenza da confermare), Giovanni Lucarelli (docente universitario, autore, esperto di creatività), Massimo Pigliapoco (titolare Tonidigrigio, agenzia di comunicazione),Giovanna Russo (Content Manager e Copywriter), Michele Pinto (autore ed editore digitale). La sera dsarà invece la volta di Ascanio Celestini con il suo spettacolo “RAcconti d’estate” con il quale rivede i meccanismi classici delle storielle comiche facendo sì che qualcosa si inceppi e che i ruoli vengano invertiti. Celestini si cimenta a fronte alta con le verità scomode del mondo, e lo fa con la forza gentile di chi ha, ancora, molto da dire.
Come vedete ce n’è per tutti i gusti. Il programma completo lo potete trovare qui per vederlo in digitale oppure qui se volete stamparlo. Vi aspettiamo!



Una delle cose che fa l’Informagiovani, oramai si è detto un sacco di volte, è orientare le persone. Che cosa vuol dire nello specifico? Tradotto nella pratica vuol dire molte cose. Per esempio significa in un servizio come il nostro se fai una domanda la risposta che ricevi potrebbe non essere solo quella che cercavi, perché cerchiamo di capir se stai cercando davvero quello che fa per te (e per scoprirlo spesso ad una domanda tocca rispondere con un’altra domanda).
Al supermercato ci avviciniamo alla corsia dove dobbiamo prendere i biscotti per la colazione e troviamo subito i nostri preferiti: la busta gialla lì davanti a noi contiene i nostri preferiti, quelli che avevamo proprio voglia di addentare la mattina appena svegli. Li abbiamo scelti perché sono croccanti al punto giusto, ci saziano senza appesantirci, rispettano la nostra dieta ma anche al nostra fame. Insomma, sono quasi perfetti e siamo felici della nostra scelta. L’abbiamo fatta davvero noi? Quei biscotti stanno in quel posto nel supermercato non per puro caso o perché l’abbinamento dei colori delle confezioni suggeriva quella posizione. Il motivo per cui stanno lì è dovuto ad un processo in cui si mischiano marketing, pubblicità, gestione del magazzino e delle vendite, promozioni, accordi commerciali e qualche trucco. Insomma forse quella scelta non l’abbiamo fatta proprio noi: sfruttando il nostro inconscio qualcuno è riuscito a “darci le giuste indicazioni” per arrivare a quella scelta. Un esempio ulteriore, sempre da supermercato: caramelle, gomme da masticare e mentine si trovano in grande abbondanza vicino alle casse. Non solo perché si dice siano “acquisti di impulso” ma anche perché se andaste a vedere il loro costo effettivo prendendovi qualche istante in più (che solitamente alle casse non avete) scoprireste che le mentine potrebbero 
La creatività, come abbiamo scritto più volte anche in questo blog, può essere una grande alleata in tempi di crisi occupazionale: inventarsi un lavoro, come si usa dire, a volte è l’unica strada veramente percorribile per chi cerca un’occupazione. Ma possiamo davvero inventarci un lavoro dal nulla? Veramente il nostro ingegno può essere ancora capace di trovare qualcosa che non esiste? Esiste ancora la possibilità di far nascere dal nulla qualcosa che prima non esisteva? Rispondere affermativamente a queste domande può essere al tempo stesso un bene o un male. Per rispondere potrebbe forse essere utile capire che cosa accade nel mondo delle invenzioni, quelle vere.
Chi di noi sta facendo un lavoro (trattasi di attività professionale remunerata, meglio ricordarlo di questi tempi) si sente spesso già fortunato da non mettersi anche a sindacare o discutere sul fatto che il lavoro gli piaccia o meno. Questo almeno per i primi mesi. Poi iniziano ad aumentare le grane, le cose che non vanno, i soldi che non bastano, le opportunità di crescita e carriera che scarseggiano e via discorrendo. Come dice a volte il comico Bertolino, il lavoro è quella cosa che lottiamo allo sfinimento per avere e che poi quando abbiamo non vediamo l’ora di lasciare. Insomma, i sentimenti che ci legano la lavoro che facciamo sono mutevoli e contradditori.


Ad inizio 2015 è arrivata finalmente la notizia positiva: 


Se tra chi legge questo blog c’è qualcuno esperto o amante di storia forse ha già capito dove vogliamo andare a parare. Sicuramente saprà che cosa si intende per 
Quando cerchiamo lavoro sono molte le cose a cui dobbiamo fare attenzione: la redazione di un buon cv, una strategia attenta e curata per la scelta del nostro obiettivo professionale, la costruzione di una rete di contatti che possa essere costruttiva ed efficace ed infine una nostra presentazione complessiva che sia performante. Che cosa intendiamo per presentazione e come riusciamo ad ottenere questo risultato?
Dimmi che contratto hai e ti dirò chi sei! Questo è un modo di dire che possiamo utilizzare per raccontare in qualche maniera la complessità e la varietà di contratti di lavoro che ci sono nel nostro sistema di regole. Quanti contratti di lavoro ci sono e come sono utilizzati? Premesso che una risposta totalmente esaustiva è difficile da dare in un post di un blog, proviamo comunque a tratteggiare una panoramica che speriamo possa essere utile ad orientarsi meglio.


Ben ritrovati a tutti voi! Il nostro blog è stato fermo una settimana: stiamo facendo degli esprimenti per testare novità che speriamo di potervi presentare presto ;-). Ripartiamo di slancio e questa settimana cominciamo subito a parlare di lavoro e di come fare per trovarlo. Oggi proviamo a darvi qualche consiglio su come scrivere una lettera di accompagnamento. solitamente su questo documento ci si concentra poco (a torto) pensando che siano sufficienti “due righe” per accompagnare il cv scritte in maniera più o meno plausibile. Invece non è così: la lettera di accompagnamento, le “due righe” scritte nel testo della mail in cui allegate il cv sono il primo biglietto da visita che mostrate a chi non vi conosce. E spesso sono fondamentali. Partiamo dal’inizio. Innanzitutto, mail o lettera che sia, va indirizzata se possibile a qualcuno, meglio se una persona fisica (quindi nome e cognome e non solo il ruolo); e meglio ancora se la persona è quella che si occupa di personale in quell’azienda. Nel rivolgervi al vostro destinatario evitate troppe formalità ma iniziate sempre con un saluto e cercate di essere abbastanza cordiali (un “Gentile…” può andare bene). Evitate se possibile di iniziare con un generico “Spettabile azienda” o un “voi” generalizzato che non ottiene lo stesso grado di attenzione di un incipit maggiormente personalizzato. Se non avete idea della struttura che la lettera può avere, se non sapete da dove iniziare e come terminare la lettera un format molto semplice che ci sentiamo di consigliarvi è quello che abbiamo chiamato dei “3 perché”. Lo abbiamo chiamato così dal momento che una possibilità che avete di strutturare la lettera di accompagnamento è quella di rispondere idealmente a tre perché. Il primo “perché” riguarda voi stessi: perché siete voi? Quali sono le motivazioni che vi hanno portato ad affrontare un certo percorso formativo o una certa carriera professionale? Provate ad illustrare il vostro profilo professionale non tanto con l’elenco di titoli od esperienze (quelli si vedono sul cv!) ma dando qualche spunto sui motivi per i quali avete scelto una certa direzione professioanle. Il secondo perché riguarda invece la professione per la quale vi candidate: perché volete ricoprire quell’incarico? Cosa vi spinge a pensare che sapreste svolgere bene quel lavoro? Cosa potrebbe essere determinante, tra le vostre competenze, per il buon raggiungimento degli obiettivi che quella professione prevede? Cercate in poche righe di descrivere il valore aggiunto che esprimete e i bisognid ell’azienda che volete e potete soddisfare. Il terzo perché riguarda invece proprio l’azienda/organizzazione destinataria della vostra candidatura: perché avete scritto a quell’azienda? Cosa vi spinge a preferirla ad altri suoi competitor? Cosa ha in comune con voi rispetto a progetti, filosofia aziendale, vision? Dovreste riuscire a mettere in piedi in due righe almeno una buona motivazione in questo senso che possa ottenere due effetti: far capire che non state scrivendo la stessa lettera di presentazione all’ennesima azienda e testimoniare il vostro apprezzamento per il loro lavoro (i complimenti, a patto che siano sinceri, sono sempre apprezzati). Se riuscite a rispondere a ciascuna di queste domande con un breve paragrafo che non contenga errori grammaticali né di battitura avrete tra le mani una lettera di presentazione che può essere utilizzata con profitto. Non sarà una formalità sbrigata ma una vera e propria presentazione di voi stessi. Rileggetela, integratela e modificatela in modo che possa piacervi. Come dicono bene nel blog 
Già ora ed ancora di più nei prossimi anni, ciò che maggiormente conterà non saranno qualifiche e titoli per “stare” in un certo posto di lavoro. Ma, più realisticamente, capacità e competenze espresse durante il lavoro. Le due cose non sono uguali e non ho nemmeno scontato che la seconda sia diretta conseguenza della prima. Vista da un altro punto di vista potremmo dire che l’epoca del posto che dura tutta la vita è finita, ma la nostra impiegabilità ha ancora qualche chance. Che cos’è l’impiegabilità? Non è un concetto nuovo e nemmeno troppo sconosciuto, solo che rappresenta un concetto che fa fatica ad entrare nella nostra cultura e nel nostro modo di vedere e valutare il lavoro.
Quanti di voi dopo l’invio di un curriculum aspettano una risposta che non arriva mai? Nemmeno a dirlo questa è un’esperienza che è toccata a tutti e che, regolarmente, continua a capitare a molti. Per questa cosa essenzialmente ci sono due ordini di spiegazioni: potrebbe essere che la maggior parte delle aziende e dei loro responsabili siano maleducati ed in generale non rispondo a nessuno; oppure potrebbe essere che alcuni nostri curriculum non siano esattamente adeguati o forse non sono nemmeno troppo efficaci. Entrambe le spiegazioni hanno un riscontro nella realtà: in effetti ci sono aziende che ritengono una buona reputazione nei confronti di potenziali candidati un surplus di cui poter fare tranquillamente a meno. Ma ci sono anche casi in cui abbiamo spedito un curriculum senza rileggerlo, con errori grammaticali, importanti omissioni e quant’altro. Con l’aiuto di 
Su circa 950mila annunci di lavoro comparsi on line (ma ci sono ancora annunci che viaggiano solo off line?) più o meno la metà sono annunci che riguardano l’innovazione, l’alta tecnologia: appartengono a settori in cui queste componenti sono il motore dello sviluppo. Quanti candidati sono pronti a rispondere a simili offerte? La risposta a questa domanda è piuttosto deludente, perché il problema è che probabilmente spesso capita che non ci siano profili adeguati.
Qual è la cosa più strana che avete scritto in un curriculum? Quella più intelligente? E quella più stupida? Probabilmente sono cose che riusciamo a scoprire solo dopo un po’ di tempo, magari rileggendo il nsotro cv dopo un po’ di tempo Oppure perché leggiamo un post come questo in cui ci sono indicazioni di cose strane, intelligenti e stupide da mettere in un cv.
I dati sulla disoccupazione e sulla mancanza di lavoro sono talmente sempre così negativi che il rischio è farci l’abitudine. La sindrome, in qualche modo, è quella che ha fatto nascere i neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training, cioè persone, prevalentemente giovani, che non sono coinvolte in percorsi educativi, di lavoro o di formazione): in pratica si sono arrese ad un contesto quasi totalmente privo di opportunità oppure non riescono a cogliere in un mondo professionale troppo competitivo.