Per cosa vorreste essere ricordati?
La signora Rita era un’insegnante di pianoforte. E anche una riconosciuta musicista che teneva concerti. Era anche una professoressa premiata per la sua attività didattica. Nella vita privata era una attivista per i diritti civili, soprattutto nella zona in cui viveva. Era anche una scrittrice, con tre libri dedicati ad un pianista famoso. Era anche la direttrice di una scuola di musica ed un membro di una giuria di un concorso musicale per una decina di anni. Quando la signora Rita morì se aveste chiesto ad uno dei suoi studenti chi fosse la signora Rita, questi vi avrebbe risposo semplicemente “la mia insegnante di piano”; se lo aveste chiesto ad uno dei lettori dei suoi libri vi avrebbe risposto “l’autrice del libro…”. E infine alla stessa domanda i suoi amici avrebbero risposto “una simpatica amica che suonava il piano”.
Questo aneddoto, tratto da una storia vera riadattata un po’ a questo contesto, in realtà ci sere solo a definire meglio una risposta alla domanda del titolo: per cosa vorreste essere ricordati? Oggigiorno probabilmente noi tutti non facciamo una sola attività e non siamo impegnati soltanto in un settore. Ad esempio qualcuno di voi avrà due biglietti da visita oppure, anche senza, sarà nella situazione di dover scegliere tra due opzioni alla domanda: “che lavoro fai?”. Notate una cosa: quando rispondete con il lavoro A e con il lavoro B, raramente la persona che avete davanti vi chiederà maggiori informazioni (per saperne di più) su entrambe le opzioni. Chi sarà rimasto “colpito” dal lavoro A vi chiederà maggiori informazioni su quello, chi avrà trovato più interessante (per qualunque motivo) il lavoro B chiederà altre cose sul lavoro B. Potremmo scommettere che dopo qualche tempo (a volte una questione di minuti) i due soggetti, dei lavori che fate, si ricorderanno solo quello sul quale vi hanno fatto alte domande, quello a cui erano interessati maggiormente. Dimenticando che avete anche un altro lavoro.
Questo meccanismo funziona anche per quello che siete oltre che per le cose che fate. Per cui facilmente potreste essere ricordati per quelli che protestano sempre, per quelli che non salutano mai, per quelli che sono poco socievoli, per quelli che non sorridono mai. Nessuno di noi vorrebbe essere ricordato per questi aspetti chiaramente. E forse nessuno esaurisce la propria personalità soltanto con uno di questi momenti. Ma la memoria (nostra e altrui) non sempre fa il nostro gioco. Per cui per evitare di lasciare un brutto ricordo sarebbe bene,in generale, evitare di condurre i comportamenti sopra descritti con frequenza.
Allora la domanda “per cosa vorremmo essere ricordati?” dovremmo porcela prima di scegliere di fare una cosa o di non farla. Vale anche per i lavori o le disponibilità che diamo: ad esempio se accettiamo troppo spesso si lavorare con un compenso bassissimo o uguale a zero rischiamo di essere definiti come quelli a cui non c’è bisogno di dare molto denaro. Chiaramente ciascuno vorrebbe essere ricordato per cose che ritiene positive o che fanno piacere. Ecco perché un buon esercizio da fare è quello di analizzare le cose che facciamo chiedendoci: vorrei essere ricordato per questo lavoro? Per questa attività? Per questo comportamento? Ogni volta che la risposta è “no”, significa che quel lavoro, attività, comportamento dovrebbe rientrare tra quelli che non fate più Ogni volta che al risposta è “sì” invece si tratta di lavori, comportamenti e attività che dovreste attivare più spesso. Otterrete due risultati: fare cose piacevoli e essere ricordati con un’immagine che vi appartiene.



Una delle cose che fa l’Informagiovani, oramai si è detto un sacco di volte, è orientare le persone. Che cosa vuol dire nello specifico? Tradotto nella pratica vuol dire molte cose. Per esempio significa in un servizio come il nostro se fai una domanda la risposta che ricevi potrebbe non essere solo quella che cercavi, perché cerchiamo di capir se stai cercando davvero quello che fa per te (e per scoprirlo spesso ad una domanda tocca rispondere con un’altra domanda).
Al supermercato ci avviciniamo alla corsia dove dobbiamo prendere i biscotti per la colazione e troviamo subito i nostri preferiti: la busta gialla lì davanti a noi contiene i nostri preferiti, quelli che avevamo proprio voglia di addentare la mattina appena svegli. Li abbiamo scelti perché sono croccanti al punto giusto, ci saziano senza appesantirci, rispettano la nostra dieta ma anche al nostra fame. Insomma, sono quasi perfetti e siamo felici della nostra scelta. L’abbiamo fatta davvero noi? Quei biscotti stanno in quel posto nel supermercato non per puro caso o perché l’abbinamento dei colori delle confezioni suggeriva quella posizione. Il motivo per cui stanno lì è dovuto ad un processo in cui si mischiano marketing, pubblicità, gestione del magazzino e delle vendite, promozioni, accordi commerciali e qualche trucco. Insomma forse quella scelta non l’abbiamo fatta proprio noi: sfruttando il nostro inconscio qualcuno è riuscito a “darci le giuste indicazioni” per arrivare a quella scelta. Un esempio ulteriore, sempre da supermercato: caramelle, gomme da masticare e mentine si trovano in grande abbondanza vicino alle casse. Non solo perché si dice siano “acquisti di impulso” ma anche perché se andaste a vedere il loro costo effettivo prendendovi qualche istante in più (che solitamente alle casse non avete) scoprireste che le mentine potrebbero 
La creatività, come abbiamo scritto più volte anche in questo blog, può essere una grande alleata in tempi di crisi occupazionale: inventarsi un lavoro, come si usa dire, a volte è l’unica strada veramente percorribile per chi cerca un’occupazione. Ma possiamo davvero inventarci un lavoro dal nulla? Veramente il nostro ingegno può essere ancora capace di trovare qualcosa che non esiste? Esiste ancora la possibilità di far nascere dal nulla qualcosa che prima non esisteva? Rispondere affermativamente a queste domande può essere al tempo stesso un bene o un male. Per rispondere potrebbe forse essere utile capire che cosa accade nel mondo delle invenzioni, quelle vere.
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Chi di noi sta facendo un lavoro (trattasi di attività professionale remunerata, meglio ricordarlo di questi tempi) si sente spesso già fortunato da non mettersi anche a sindacare o discutere sul fatto che il lavoro gli piaccia o meno. Questo almeno per i primi mesi. Poi iniziano ad aumentare le grane, le cose che non vanno, i soldi che non bastano, le opportunità di crescita e carriera che scarseggiano e via discorrendo. Come dice a volte il comico Bertolino, il lavoro è quella cosa che lottiamo allo sfinimento per avere e che poi quando abbiamo non vediamo l’ora di lasciare. Insomma, i sentimenti che ci legano la lavoro che facciamo sono mutevoli e contradditori.


Ad inizio 2015 è arrivata finalmente la notizia positiva: 
C’è un tema sotteso a tutto quello che scorre sul web: il tema delle 




Oggigiorno siamo chiamati ad essere sempre costantemente molto “comunicativi”: un post su Facebook, un tweet di aggiornamento, i gruppi e le chat su WhatsApp sono tutti modi con i quali ci rivolgiamo ad un pubblico, più o meno vasto. Quanto è efficace una comunicazione veloce, istantanea, virale? Dipende chiaramente dall’obiettivo ma il rischio di 
Tra qualche ora molti di noi probabilmente, come da tradizione, scarteranno e poi romperanno con una certa bramosia l’uovo pasquale alla ricerca della sorpresa. Qualcosa di nascosto che però sappiamo ci farà piacere trovare all’improvviso. Anche se sarà una stupidaggine o una cosa poco utile: all’inizio il gusto sta solo nel vedere che c’è, nella curiosità. Questa piccola o altre grandi sorprese che funzione hanno nella nostra esperienza? Sono utili, funzionali a qualcosa o semplicemente è un modo per tenere allegro il clima?
Credo che la mia esperienza in Georgia non possa essere descritta con una sola parola, né una fotografia potrebbe in un click riassumere la mia estate in un paese di cui, ahimè, sappiamo ben poco. Ma l’esperienza AIESEC regala proprio questo, fortunatamente: permette di conoscere e vivere in prima persona un’altra cultura e regala esperienze di vita indimenticabili che nessun viaggio studio o vacanza fanno vivere.
Se tra chi legge questo blog c’è qualcuno esperto o amante di storia forse ha già capito dove vogliamo andare a parare. Sicuramente saprà che cosa si intende per 
Sarà poi così vero che i giovani e soprattutto i nativi digitali (tra l’altro: siamo sicuri che vogliamo continuare a chiamarli così?) non si informano, quindi non si interessano, ergo non partecipano e non hanno a cuore la vita di una comunità più ampia che non quella fatta da se stessi e dai loro amici su Facebook? Non crediamo che sia poi così vero. In realtà, ce lo dice tra gli altri un 


Quando cerchiamo lavoro sono molte le cose a cui dobbiamo fare attenzione: la redazione di un buon cv, una strategia attenta e curata per la scelta del nostro obiettivo professionale, la costruzione di una rete di contatti che possa essere costruttiva ed efficace ed infine una nostra presentazione complessiva che sia performante. Che cosa intendiamo per presentazione e come riusciamo ad ottenere questo risultato?