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In memoria dei giovani

Mi ha colpito leggere su Doppiozero l’articolo dedicato a Simone Veil, deportata a 16 anni e mezzo a Birkenau e poi divenuta una delle più fervide sostenitrici dell’Europa unita (diventandone peraltro presidente del suo parlamento).

Ciò che mi ha colpito è la sua età e la domanda che si fa, nell’articolo, chi scrive: a cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Trovarsi, nella pienezza e nella forza dell’adolescenza, nella gioventù, nel momento di maggiore “esplosione” emotiva della propria vita, costretti e violentati in un campo di concentramento. Davvero, a cosa si pensa? Quali risorse personali si riesce a recuperare? E come si affronta poi il resto della vita?

Non saprei proprio immaginarlo. La mostruosità dell’olocausto ha inghiottito anche tanti giovani (i bambini dell’olocausto sono stati centinaia di migliaia), anticipando a un’età precoce un dolore, un terrore e una violenza che non si dovrebbe mai incontrare nella vita ( e mi piacerebbe davvero pensare che a qualcuno possa essere stata offerta una rappresentazione fantastica diversa come quella che Benigni racconta ne “La vita è bella“).

Ma i giovani, anche allora, i fautori della rinascita, del riscatto, della rigenerazione. Molti di loro sono stati fondamentali nelle ricostruzioni durante i processi contro i carnefici dei campi; alcuni di loro sono stati portatori di idee e valori su cui fondare una ricostruzione morale ancor prima che politica; i giovani di allora sono i testimoni che ancor possiamo ascoltare per non dimenticare.

Il 27 gennaio è (anche) in memoria dei giovani di allora, vittime della disumanità e al tempo stesso genitori di speranze, valori e ideali per l’umanità del futuro.

Un’estate per socializzare

Puntuale come ogni anno è arrivata la tanto agognata fine della scuola e puntuale anche l’esigenza di trovare una sistemazione divertente ma sicura per i figli quando i genitori sono ancora impegnati nelle attività lavorative.

Le vacanze estive sono, infatti, un periodo piuttosto lungo durante il quale bambini e ragazzini hanno necessità e diritto di distrarsi e divertirsi, allentando i ritmi frenetici della scuola e delle attività extra scolastiche, impiegando il loro tempo in attività a loro adatte.

Ci sono famiglie che possono contare sui nonni, pilastri del welfare italiano, o qualche altro parente vicino o lontano a cui lasciare i figli per qualche ora o addirittura per qualche settimana.

Ci sono, poi, famiglie che non hanno questa possibilità e che quindi già da qualche settimana si stanno muovendo alla ricerca di una soluzione.

Chi punta a cercare una baby sitter fidata e competente (in questo articolo potete trovare qualche suggerimento utile), chi invece opta per i centri estivi.

Occorre informarsi con un certo anticipo sul tipo di struttura presso la quale iscrivere il bambino e sarebbe meglio tenere conto delle abilità e degli hobby del bambino scegliendo un centro orientato in tal senso.

In questo senso la scelta tra centri estivi è ormai molto ampia in grado di andare incontro ai vari tipi di personalità, gusti, desideri e bisogni.

Tutti i centri estivi sono organizzati all’aria aperta; poi ovviamente ognuno differisce dall’altro per tipologie di attività offerte: da attività a stretto contatto con la natura, ad attività sportive (calcio, nuoto, pallavolo, pallacanestro, equitazione, vela, canottaggio…) attività artistiche, corsi di lingua per entrare giocosamente nell’uso di una lingua straniera, ecc.

Indipendentemente dal tipo di attività prevista, tutti i centri si pongono l’obiettivo di far divertire, svagare e socializzare i bambini o ragazzini partecipanti.

I centri estivi possono essere comunali o privati.

I centri estivi del Comune di Ancona sono rivolti ai bambini e ragazzi dai 4 anni ai 14 anni e coprono tutto il mese di luglio.

Per essere ammessi occorre presentare domanda di iscrizione da oggi fino al 20 giugno e attendere la formazione della graduatoria di ammissione in base a determinati requisiti (ISEE, n° figli iscritti, ecc.).

Prevedono la possibilità di scegliere la formula con o senza pasto e sono attivi dal lunedì al venerdì.

A differenza di quelli comunali, per i centri estivi privati i requisiti sono meno restrittivi; ovviamente sono meno economici ma rappresentano una valida alternativa ai primi.

In base al tipo di attività proposta, i centri privati possono accogliere i bambini a partire dai 3 anni fino all’età di 15 anni, prevedono formule settimanali, quindicinali o mensili, con possibilità di mensa o meno e prevedono attività fino al sabato.

Per rendervi la scelta più agevole abbiamo provato a riepilogare le informazioni sui centri estivi ad Ancona e dintorni in questo elenco, augurandoci il più possibile esaustivo:

Passando allo sportello Informagiovani potrete ritirare copia del materiale cartaceo relativo ai centri estivi. 

Assegno per nucleo familiare, novità 2019

L’assegno per il nucleo familiare definito con l’acronimo ANF, conosciuto come assegno familiare, è una contributo economico erogato dall’INPS ai lavoratori per il coniuge e i figli dello stesso, a condizione che questi non prestino alcuna attività lavorativa retribuita. Spetta ai lavoratori dipendenti, parasubordinati iscritti alla gestione separata, pensionati da lavoro dipendente, lavoratori domestici e dipendenti agricoli e titolari di prestazioni a sostegno del reddito (come NASpI e cassa integrati)

La famiglia deve essere composta da due o più persone e il reddito complessivo della famiglia deve essere inferiore a quello determinato ogni anno dalla legge. Gli importi del reddito e degli assegni sono determinati annualmente dall’INPS e riportati in apposite tabelle valide dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno successivo.

Inoltre condizione essenziale è che il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato, per almeno il 70%.

Oltre al richiedente possono far parte del nucleo familiare: il coniuge; i figli minorenni o maggiorenni se impossibilitati a dedicarsi ad un lavoro a causa di difetto fisico o mentale ovvero figli maggiorenni fino a 21 anni se frequentanti una scuola secondaria di primo o secondo grado, un corso di formazione professionale, laurea o apprendisti se appartenenti ad un nucleo familiare composto da più di tre figli di età inferiore ai 26 anni; nipoti, fratelli e sorelle non coniugati minorenni o maggiorenni se (cumulativamente) impossibilitati a dedicarsi ad un lavoro a causa di difetto fisico o mentale, orfani di entrambi i genitori e non titolari di pensione ai superstiti.

L’importo dell’assegno varia in base al numero dei familiari e al loro reddito complessivo. Il periodo di corresponsione decorre dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno successivo quindi  vorrà continuare a percepire la prestazione dovrà presentare una nuova domanda con decorrenza dal 1 luglio 2019.

Dal 1 aprile 2019 c’è una novità, i dipendenti dovranno presentare le domande ANF direttamente all’INPS in via telematica, collegandosi al sito www.inps.it se in possesso di PIN dispositivo o credenziali SPID oppure  rivolgersi ai Patronati, commercialisti e consulenti del lavoro.

Fino a quest’anno la domanda doveva essere presentata in modalità cartacea al datore di lavoro utilizzando il modello ANF/DIP  ma ora tale modalità è rimasta attiva solo per gli operai agricoli a tempo indeterminato.

Maggiori dettagli e chiarimenti possono essere consultati direttamente nel sito dell’INPS nell’apposita sezione oppure richiesti contattando il numero verde 803 164, gratuito da telefono fisso e il numero 06 164 164 da cellulare, a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14.

Tutore volontario di minori stranieri non accompagnati

La figura del Tutore volontario di minori stranieri non accompagnati (MSNA) è stata introdotta dalla Legge n. 47/2017 “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”, nell’ambito delle politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati.

Tale figura sì è resa necessaria a causa della scarsa tutela giuridica dei migranti minori la cui presenza risulta aumentata notevolmente in rapporto percentuale al totale dei migranti sbarcati sulle coste italiane.

Giunti in Europa, per vie illegali, molti di questi minori non accompagnati non ricevono le condizioni minime di assistenza necessaria, tra cui in primis la protezione da abusi e violenze. Mancano strutture di accoglienza adeguate, operatori qualificati in grado di assisterli, percorsi educativi pensati per loro che limitino il rischio di emarginazione e sfruttamento, interpreti e mediatori culturali in grado di facilitare le relazioni tra sistema di assistenza e minori.

Conseguenza di questa inadeguatezza è il c.d. esercito degli invisibili, o degli scomparsi. Infatti molti di loro, una volta arrivati in Italia, diventano irreperibili.

Come è facile immaginare, i MSNA hanno un bagaglio di vita pesante alle spalle, costituito spesso da violenze, torture, schiavitù, privazioni e sono accomunati dall’esperienza di un viaggio lungo mesi se non anni, compiuto senza un adulto di riferimento per raggiungere un futuro possibile in Europa.

Una volta raggiunti l’Italia e l’Europa, incontrano ostacoli e difficoltà in un paese che non conoscono e affrontano le sfide dell’integrazione decisive per il loro futuro, come l’apprendimento della lingua e l’inserimento scolastico e lavorativo. Sfide da superare per non rimanere sospesi in un limbo e poter invece raggiungere una piena integrazione, sentendosi parte attiva e responsabile della comunità territoriale di accoglienza.

A tutela quindi di questi diritti fondamentali, la legge 47 del 2017 ha istituto la figura del Tutore volontario: rappresentante legale e portavoce degli interessi del minore, ponte con le istituzioni e persona di riferimento, con cui confidarsi e a cui chiedere aiuto o consiglio nel quotidiano.

I tutori sono privati cittadini che si assumono la tutela di un minore straniero non accompagnato o di più di uno nel caso di fratelli e sorelle. Tale figura è espressione di una genitorialità sociale e cittadinanza attiva, in quanto il tutore non esercita soltanto una rappresentanza giuridica del minore, ma è attento alla relazione umana ed educativa con il minore, ai suoi bisogni e problemi.

Questi soggetti vengono selezionati e adeguatamente formati da parte dei Garanti regionali per l’infanzia, attraverso una formazione iniziale della durata di 3 moduli di 8/10 ore ciascuno (modulo fenomenologico, giuridico, psico-sanitario) e un periodo di accompagnamento con incontri formativi periodici e confronto esperienziale.

Per la regione Marche il corso si tiene a Fano ed è organizzato dall’Associazione L’Africa chiama Onlus.

Per poter diventare tutore volontario di MSNA sono richiesti pochi requisiti: occorre essere cittadino italiano o dell’UE, avere la residenza anagrafica in Italia, aver compiuto 25 anni, godere dei diritti civili e politici, avere la fedina penale pulita, avere disponibilità di tempo ed energie per realizzare la funzione, non essere in conflitto di interessi nei confronti del minore.

Se avete i requisiti di cui sopra e siete interessati a svolgere questa funzione, potete fare domanda di partecipazione al corso entro il 12 aprile.

Per rimanere aggiornati sui corsi di formazione in partenza in ambito regionale potete consultare gli elenchi dei corsi,gratuiti e a pagamento, sul sito dell’Informagiovani alla pagina formazione.

REI: inclusione sociale e lavorativa

Il REI (reddito di inclusione) è una misura nazionale di contrasto alla povertà, condizionata dalla valutazione economica, introdotta dallo Stato italiano in continuità con la carta SIA (sostegno all’inclusione attiva) e con l’ASDI (assegno di disoccupazione), che il REI va a sostituire. I cittadini meno abbienti hanno avuto la possibilità di richiederlo a partire dal 1 Dicembre 2017, con un regime particolare per quelli intestatari della carta SIA.

Il REI si compone di due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta REI) che funziona come una carta acquisti e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà, predisposto con il supporto dei Servizi Sociali del Comune di residenza che operano in rete con gli altri servizi territoriali come Asl, scuole, centri per l’impiego ecc.

La carta REI è un supporto per effettuare i propri acquisti nei negozi alimentari, nelle farmacie e nelle parafarmacie abilitate al circuito Mastercard e per il pagamento delle bollette elettriche e di gas.

I soggetti attuatori del REI sono i Comuni – che devono anche organizzare campagne informative – e l’INPS che si occupa di alcuni controlli e dell’erogazione. Le Regioni adottano programmi di attuazione denominati “Piani regionali per la lotta alla povertà”, e su tutti vigila il Ministero del Lavoro che opera anche attraverso il “Comitato per la lotta alla povertà’” e l’“Osservatorio sulle povertà’”.

Il Comune raccoglie la domanda; contestualmente gli Ambiti Territoriali Sociali e i Comuni verificano i requisiti di cittadinanza e residenza.

Gli Ats- Ambito Territoriale Sociale inviano la domanda all’Inps entro 15 giorni lavorativi dalla ricezione, rispettando l’ordine cronologico. L’Inps entro i successivi 5 giorni, verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio e invia a Poste Italiane la disposizione di accredito.

Poste Italiane emette la Carta Rei e tramite lettera invita il beneficiario a recarsi presso qualunque ufficio postale abilitato al servizio per il ritiro. Prima di poter utilizzare la Carta, il titolare dovrà attendere il PIN, che gli verrà inviato in busta chiusa presso l’indirizzo indicato nella domanda.

I beneficiari sono famiglie in condizione di povertà (un valore ISEE ≤ 6.000 € ed un valore ISRE ≤ 3.000 €) nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio disabile (anche maggiorenne) o una donna in stato di gravidanza accertata, o persone over 55 disoccupato.

Questi requisiti, però, saranno validi solo nel “primo periodo di applicazione” perché dal 1° luglio 2018 verranno meno i requisiti familiari e quindi aumenterà il numero di richiedenti il REI.

Purtroppo, però, le risorse stanziate sono insufficienti e non consentono ancora di raggiungere tutte le persone in povertà assoluta: otterrà il Rei, infatti, poco più di un povero su tre. Rendere la misura universale, allora, deve essere certamente un traguardo per tutti ma evitando che si incrementi l’utenza senza prevedere risposte adeguate nell’importo dei contributi economici e nei percorsi d’inclusione sociale. Si corre il rischio che si raggiungano sempre più persone, senza però dare loro la possibilità di migliorare effettivamente le proprie condizioni, che è esattamente la vera sfida del Rei, perché è così che è stato pensato e disegnato. Quindi la vera sfida dovrà riguardare i servizi.

Per chiarire ogni dubbio su come funziona il REI, il 12 giugno 2018 all’Informagiovani di Ancona si terrà un incontro pubblico, aperto alla cittadinanza, in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Ancona.

L’ingresso è libero ma occorre prenotare il posto gratuito a questo link: https://sviluppo.informagiovaniancona.com/rei.

Vi aspettiamo numerosi.

Viaggiare con il volontariato

Con l’avvicinarsi dell’estate, molti pensano già a come trascorrerla, magari organizzando un viaggio anche verso mete lontane.

Un modo alternativo e allo stesso tempo formativo è partire per un campo di lavoro o workcamp.

I campi di lavoro sono dei progetti di volontariato di durata variabile, normalmente rivolti ai giovani, incentrati non solamente sulla solidarietà ma anche sulla comunicazione e integrazione tra i volontari e la comunità ospitante.

Il campo di lavoro non è una vacanza ma nemmeno un lavoro retribuito: in genere si lavora dalle 4 alle 8 ore giornaliere, mentre il resto del tempo è dedicato ad attività di animazione, escursioni, visite, incontri con la popolazione e le associazioni locali.

In genere, ai partecipanti non è richiesto nessun requisito particolare se non un interesse per il tema del campo, la predisposizione al lavoro di gruppo e alla vita in comunità. Per i campi all’estero è richiesta una minima conoscenza della lingua inglese.

A carico dei volontari sono il viaggio e una quota di iscrizione, che in genere copre vitto e alloggio.

Con pochi euro si potrà, quindi, vivere un’esperienza internazionale breve ma significativa che consentirà di fare nuove conoscenze, allacciare contatti utili, esercitare le proprie conoscenze linguistiche, in particolare l’inglese, e perché no aggiungere un punto in più sul proprio curriculum vitae.

I campi di lavoro volontario sono, infatti, un’esperienza di vita comunitaria, di conoscenza e scambio culturale con lo scopo di realizzare progetti di utilità sociale.

I campi nascono e si diffondono come proposta concreta per gli enti e le comunità locali; propongono attività sociali senza fine di lucro, coinvolgono i giovani e le forze sociali del territorio dove si svolgono. Il lavoro nei campi – oltre che a realizzare obiettivi concreti – ha un valore formativo ed educativo alla socialità, a relazioni collaborative e cooperative, alla responsabilità comune in uno spirito di solidarietà e impegno civile.

Se i giovani volontari partono con le giuste motivazioni, un campo di volontariato rappresenterà un’esperienza assolutamente unica e dal forte valore formativo.

Per partecipare a un campo è bene informarsi direttamente presso le associazioni o le cooperative di volontariato che li organizzano.

Di seguito vi segnaliamo solo alcune delle associazioni che organizzano workcamps internazionali su temi differenti. Ovviamente ne esistono molte altre.

Afsai – Associazione per la Formazione, gli Scambi e le attività interculturali:

organizza numerosi campi di lavoro internazionali in Europa, Asia, Africa, Sudamerica, per lo sviluppo delle comunità locali, rivolti a giovani con diversi background culturali e una profonda passione per il mondo della solidarietà e la scoperta delle differenze culturali.

Lunaria:

svolge attività di ricerca, formazione e comunicazione sui temi dell’economia solidale e del terzo settore, delle migrazioni e della globalizzazione e promuove iniziative di volontariato internazionale e di politiche giovanili.

Legambiente:

organizza campi di lavoro sul tema della tutela dell’ambiente rivolti anche ai minorenni.

Per conoscere queste ed altre opportunità di volontariato potete rivolgervi all’Informagiovani scrivendo a info@informagiovaniancona.com o passando personalmente allo sportello.

Bonus bebé 2018

Il Bonus bebè, chiamato anche assegno di natalità, è un contributo economico che lo Stato eroga per mezzo dell’Inps, come aiuto alle famiglie con basso reddito.

Si tratta di una misura per sostenere la natalità, legata al ‘benessere’ della famiglia: al reddito dei suoi componenti e alle eventuali proprietà.

Consiste in un assegno di 80 euro mensili per le neomamme e famiglie adottive con ISEE sotto i 25mila euro mentre per le famiglie a basso reddito fino a 7mila euro l’importo dell’assegno raddoppia e passa da 80 a 160 euro mensili.

Se, però, nella scorsa Manovra, le famiglie con figli e le future mamme erano state al centro dell’attenzione, quest’anno la nuova Legge di Bilancio 2018 ha fatto un passo indietro.

Il bonus bebè, infatti, è stato riconfermato con gli stessi importi ma è cambiata la durata dell’agevolazione.

Dal 1° gennaio 2018 verrà corrisposto non più fino al terzo anno di vita del bimbo (o al terzo anno di ingresso nel nucleo famigliare, per chi adotta), ma solo fino al primo anno.

Questa novità, ovviamente, non riguarda coloro che hanno fatto richiesta del Bonus Bebè negli anni scorsi, i quali continueranno a ricevere il contributo fino al compimento dei 3 anni del figlio o al 3° anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottivo.

La domanda di assegno di natalità va presentata direttamente online all’INPS tramite accesso all’area riservata del sito con PIN INPS personale. Va presentata una sola volta per ogni figlio da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita o dall’entrata in famiglia (in caso di adozione).

Nel caso di gemelli la somma percepita va moltiplicata per il numero degli stessi.

Fermo restando la soglia reddituale tutti i neo genitori o genitori adottivi (italiani, cittadini dell’UE o extracomunitari con permesso di soggiorno) possono fruire del bonus bebè 2018, purché esista, anche, il requisito della coabitazione genitore – figlio.

Il pagamento avviene entro il 5° giorno di ogni mese ed avviene su conto corrente bancario o postale.

Le famiglie che ricevono il Bonus Bebè da diversi anni, invece, per continuare a beneficiarne anche per il 2018, devono presentare la nuova dichiarazione sostitutiva unica (DSU) che serve per il rilascio dell’ISEE 2018.

Bonus trasporti: un incentivo alla mobilità sostenibile

Il concetto di mobilità sostenibile si fa sempre più largo ma nonostante ciò nelle grandi città italiane, e anche in quelle meno grandi, il trasporto privato batte il trasporto pubblico, considerato poco efficiente.

Tra tagli, ritardi, mezzi pubblici vecchi, guasti e disservizi, l’offerta del servizio pubblico è ad un punto fermo e a farne le spese sono l’ambiente e i cittadini.

Siamo tutti consapevoli che viaggiare sui mezzi pubblici migliora il traffico, riducendo la congestione e l’immissione di sostanze inquinanti nell’aria.

I mezzi pubblici sono, inoltre, considerevolmente più sicuri dell’auto e sicuramente consentono un risparmio in termini di costi del carburante.

È meno stressante e obbliga a fare una maggiore attività motoria e quindi apporta beneficio al nostro equilibrio psicofisico.

Nonostante tutti questi punti a favore del trasporto pubblico, tuttavia in Italia ci si scontra con un modello culturale individualista, orientato da abitudini d’acquisto, ma anche con una sfiducia nei confronti del TPL, che i fatti mostrano non sempre efficiente e adeguato e quindi l’automobile rimane il mezzo privilegiato per assicurare la propria indipendenza negli spostamenti quotidiani.

Un incentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici potrà forse essere dato dal bonus trasporti 2018.

Il bonus treno o bonus autobus 2018 è la nuova detrazione fiscale che il Governo Gentiloni ha inserito nel testo della nuova Legge di Bilancio 2018.

Consente la detraibilità dalle tasse del 19% delle spese sostenute nel corso dell’anno per l’abbonamento TPL (trasporto pubblico locale), regionale e interregionale (quindi autobus, metropolitane, tram, treni ecc…) per un importo massimo di spesa pari a 250 euro all’anno (ossia una detrazione massima di 47,5 Euro da far valere in dichiarazione dei redditi).

La detrazione spetta anche per le spese sostenute per i familiari a carico e quindi anche per il trasporto scolastico dei figli, spese, queste ultime, non rientranti finora tra le spese scolastiche detraibili come invece quelle per le spese mensa o per le gite scolastiche.

Per usufruire in maniera corretta della detrazione è necessario conservare copia delle spese sostenute per gli abbonamenti.

Un piccolo sforzo personale a fronte di un grande beneficio per la collettività.

 

Idee di abitare: cohousing

Quando parliamo di “idee di abitare” non facciamo riferimento solo alla casa intesa come costruzione, non è una questione di muri e di posti letto, ma soprattutto di diverse relazioni che all’interno della casa si dispiegano.

Nel nostro blog dedicato all’autonomia abitativa ihomeancona.com, poche settimane fa, abbiamo trattato alcuni aspetti del tema relativo al cohousing nell’articolo : “Cohousing e housing sociale” .

Oggi in Italia si stanno sviluppando sempre più  realtà di cohousing e per chi si sta chiedendo il motivo di voler vivere in cohousing, elenchiamo alcuni degli aspetti positivi di chi sceglie questo stile di vita.

Il cohousing è  un complesso abitativo composti da alloggi privati corredati da ampi spazi comuni destinati alla condivisione tra i cohouser e vivere qui significa scegliere uno stile di vita qualitativo, in equilibrio tra l’autonomia della casa privata e la socialità degli spazi comuni, all’interno di luoghi co-progettati da e con le persone che li abiteranno. Di solito sono aggregazioni apolitiche, apartitiche, non accomunate da credo religiosi o ideologici.

I punti di forza del cohousing sono: l’incoraggiamento della socialità, l’aiuto reciproco, la volontà di creare rapporti di buon vicinato, il desiderio di riduzione la complessità della vita con una miglior organizzazione e diminuzione dello stress, con una riduzione dei costi di gestione delle attività quotidiane.

Oggi il cohousing è l’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo.

Dall’altro lato cohosing non è un eco villaggio anche se adotta sani principi della sostenibilità ambientale; non è  social housing: edifici che sono realizzati per essere venduti e/o affittati, a determinate fasce di popolazione, considerate deboli ma non sufficientemente deboli da poter accedere alla case popolari. Però il cohousing promuove come il social housing la socialità  e le buone prassi di supporto reciproco.

Alla base del cohousing deve esserci una progettazione partecipata da parte dei cohouser futuri,  è un percorso finalizzato alla fondazione della comunità, dei sistemi valoriali e dei modelli partecipativi che essa adotterà È un approccio all’abitare diverso inteso come “comunità di vicinato” .

All’Informagiovani mercoledì 18 ottobre si è svolto l’evento “Abitare condiviso: idee e pratiche di co-housing per i giovani europei” promosso dalla scuola di co-progettazione YUC i cui partecipanti, hanno raccontano il loro percorso formativo e  hanno presentano una proposta di servizio di Cohousing per la città di Ancona dedicato a studenti neolaureati.

Sempre su questo tema giovedì 16 novembre alle ore 18:00 presso l’InformaGiovani viene proposta la proiezione del documentario film “L’abitare sostenibile. Il caso degli ecovillaggi e del cohousing in Italia con la presenza degli autori. Un documentario realizzato a cura della prof.ssa Isabelle Dumont, BF360 e alcuni studenti dell’Ateneo Roma Tre, eseguendo interviste e riprese in alcune realtà esistenti di ecovillaggi e cohousing che spaziano da contesti rurali a contesti urbani, dal recupero di vecchi edifici a progetti completamente nuovi. Le riprese sono state effettuate alla Comune di Bagnaia (SI), al cohousing Numero Zero di Torino, al Villaggio Verde di Cavallirio (NO) e al cohousing Ecosol di Fidenza (PR).

Questa proiezione sarà di preparazione al convegno“ Nuove Idee di Abitare” che si terrà venerdì 15 dicembre dalle ore 9:00 alle 17:00 presso la sede dell’Università Politecnica delle Marche di San Benedetto del Tronto.

Il convegno è inserito nel programma di OSE – l’Officina di Sociale Evoluto che sta impegnando e caratterizzando l’attività di AgenziaRES nel 2017, e vuole essere un momento di conoscenza e confronto sui temi dell’abitare condiviso in una prospettiva più ampia, partendo dal racconto di alcune tra le più interessanti realtà, pratiche ed esperienze di cohousing  per poi arrivare a realizzare nel pomeriggio dei workshop di confronto con una suddivisione basata sulla scala di riferimento relativa alle esperienze di lavoro: appartamento, condominio, quartiere.

Ovviamente siete tutti invitati a partecipare gratuitamente sia alla proiezione del documentario sia al convegno  e per qualsiasi informazione potete contattarci in modo di gestire al meglio il confronto, dibattito con gli ospiti.

Come si diventa scrutatore di seggio elettorale

Fare lo scrutatore di seggio durante le elezioni può rivelarsi un’opportunità di lavoro temporaneo, con un guadagno adeguato al lavoro svolto.

Lo scrutatore di seggio elettorale è uno dei componenti dell’ufficio che si insedia presso ogni sezione elettorale in occasione delle consultazioni elettorali o referendarie previste dall’ordinamento italiano.

Gli altri componenti del seggio elettorale sono: il presidente e il segretario.

A ogni seggio elettorale è assegnato un numero di scrutatori compreso fra due e quattro; uno degli scrutatori svolge le funzioni di vicepresidente dell’ufficio.

Gli scrutatori sono scelti fra gli elettori compresi nell’albo unico delle persone idonee a ricoprire l’incarico.

L’iscrizione a questo albo è completamente gratuita e non richiede nessun tipo di costo.

La richiesta d’iscrizione all’albo deve essere presentata una sola volta e resta valida fino a che l’elettore non perde i requisiti o chiede di essere cancellato. Quindi coloro che sono già iscritti all’Albo non devono ripresentare la domanda.

L’iscrizione va effettuata entro il 30 novembre di ogni anno, presso l’ufficio dell’anagrafe del comune dove si è registrati per il seggio elettorale.

Per potersi iscrivere occorre solo essere elettori di quel Comune ed aver assolto gli obblighi scolastici.

Entro il 15º giorno precedente la votazione, i cittadini incaricati delle funzioni di scrutatore ricevono copia della nomina attraverso un messo notificatore. L’incarico di scrutatore è obbligatorio per le persone designate; sono, infatti, previste delle sanzioni amministrative e penali per coloro che, senza un impedimento grave e comprovato, si rifiutino di assolvere il compito.

I lavoratori dipendenti godono di un permesso retribuito per tutti i giorni in cui si svolgono le operazioni elettorali, a prescindere dall’effettivo orario di queste ultime, e inoltre di un riposo compensativo di uno o due giorni (a seconda che la settimana lavorativa sia di 6 o 5 giorni), a carico del datore di lavoro. Se i riposi non vengono fruiti, vengono retribuiti.

Per il Comune di Ancona, l’avviso e la modulistica sono reperibili sul sito.

La Nuova Casa di Papà: un supporto ai padri separati

La Nuova Casa di Papà è uno spazio in cohousing per padri separati in difficoltà dove vivere e accogliere i propri figli, aperta ad Ancona nel mese di luglio.

Il progetto “La nuova casa di papà”, finanziato dalla Cariverona, è realizzato grazie alla sinergia di più soggetti: la Coop. Sociale La Gemma (capofila), la Coop. Sociale I.R.S. L’Aurora, il Comune di Ancona e i Supermercati Simply SMA.

Nasce con l’obiettivo di sostenere i padri separati o divorziati, impoveriti a causa del nuovo status familiare-sociale e ridare dignità alla persona, che si trova in stato di difficoltà socio-economica.

La separazione/divorzio è un momento doloroso per entrami i genitori che comporta una significativa perdita sia del contesto familiare che in termini economici.

Se da un lato ne deriva un generale impoverimento dei coniugi, si registra anche una particolare difficoltà dei papà i quali spesso vengono a trovarsi in una nuova forma di povertà economica, che si ripercuote sull’immagine di sé e sul rapporto con i figli.

Di solito sono obbligati ad abbandonare la casa dove vivevano con la moglie e i figli e a provvedere al loro mantenimento, spesso affidandosi esclusivamente al proprio stipendio. Una situazione che porta sempre più “ex” a farsi ospitare da amici o addirittura a vivere in macchina e a mangiare alle mense organizzate dalla Caritas.

I problemi cui vanno incontro i papà separati/divorziati sono però anche di carattere psicologico.

C’è la difficoltà a prendere in carico il figlio da soli perché si è stati abituati a gestirlo coadiuvati dalla madre.

Si diventa genitore fuori casa e quindi è necessario e fondamentale per il bene dei figli continuare ad essere presenti anche senza vedere quotidianamente i propri figli e riuscire a passare con loro del tempo di qualità.

La Nuova Casa di Papà aperta ad Ancona si pone quindi come obiettivo di intervenire su tre aspetti: l’aspetto materiale, l’aspetto psicologico/relazionale/sociale e l’aspetto della genitorialità.

I papà ammessi nella Nuova Casa possono, infatti, contare su un sistema di co-housing temporaneo (fino ad un massimo di 18 mesi), abitando una camera in uno dei due appartamenti messi a disposizione dal Comune di Ancona i quali hanno degli spazi in condivisione, dietro corresponsione di cifra mensile di euro 200,00.

Questa cifra serve a coprire il costo dell’affitto mensile, il costo delle utenze e i buoni pasto da spendere nei supermercati della zona.

Vemgono, poi, forniti anche interventi personalizzati, sulla base dei bisogni delle persone seguite, ed interventi di mediazione, consulenza, sostegno ed accompagnamento alla bi-genitorialità, ovviamente con il supporto di personale qualificato (psicopterapeuta, mediatore familiare, ecc.).

I soggetti interessati devono essere occupati o comunque non a reddito zero e sono prioritariamente residenti ad Ancona o provincia. In mancanza di questi requisiti, la commissione di valutazione può decidere l’accettabilità o meno della domanda.

 

L’operatore socio sanitario: una figura in divenire

L’operatore socio sanitario, il cui acronimo è O.S.S., è una figura operante nel campo dell’assistenza socio-sanitaria nata a seguito dell’accordo Stato Regioni del 22/02/2001.

Ha sostituito le precedenti figure che si occupavano di assistenza, sia nell’area sanitaria (OTA) che nell’area sociale (OSA) integrando funzioni, compiti e competenze delle due aree.

L’ O.S.S. è un operatore di base preposto ai bisogni fondamentali dei pazienti assistiti (lavarsi, vestirsi, mangiare, dormire, muoversi).

Lavora con persone che vivono in una condizione di disagio sociale o che sono malate.

Può lavorare in ospedale e negli altri servizi sanitari, nei servizi sociali (comunità alloggio, residenze per anziani, centri diurni, ecc.) o a casa della persona.

Collabora, quindi, con altri operatori di differente professionalità, ma che hanno le stesse finalità (medici, psicologi, assistenti sociale, educatori, fisioterapisti, con famiglie degli assistiti e associazioni di volontariato).

Il suo intervento sarà prettamente tecnico in area sanitaria, ove potrà occuparsi in autonomia dell’assistenza di base al paziente e di ulteriori attività solo dietro precise indicazioni dell’infermiere.

Sarà, invece, un intervento relazionale con l’utente nell’area sociale. Non può compiere attività invasive di competenza prettamente medico-infermieristica.

Un aspetto di fondamentale importanza del lavoro di operatore socio sanitario è la sua capacità di relazione umana con la persona che, in situazione di difficoltà, ha anche bisogno di accoglienza, sostegno e comprensione.

Si diventa O.S.S. a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale.

La qualifica si consegue al termine di un percorso formativo della durata complessiva di 1010 ore (tra lezioni in aula, stage ed esame finale) organizzate in maniera differente a seconda dell’Ente che gestisce il corso.

Le materie di studio (550 ore) sono raggruppabili in quattro aree: area socio-culturale, istituzionale e legislativa, area psicologica e sociale, area igienico-sanitaria e area tecnico-operativa.

Lo stage dura 450 ore (120 in ambito sociale e 330 in ambito sanitario), normalmente con impegno a tempo pieno.

Al termine del corso è previsto un esame finale, comprendente una prova scritta, una pratica ed una orale, con il superamento della quale si ottiene l’attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale.

Negli ultimi anni i corsi per O.S.S. sono stati solo a pagamento (autorizzati).

In questi giorni è invece uscito il bando di un corso O.S.S. gratuito, ad occupazione garantita, rivolto a persone disoccupate domiciliate o residenti nelle Marche di età ≥ 17 anni e con obbligo scolastico assolto.

Questo ed altri bandi sono consultabili sul sito dell’Informagiovani di Ancona alla pagina formazione.