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La maturità al tempo del Covid-19

Il particolare periodo storico che stiamo vivendo da marzo scorso, con l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid-19, ci ha insegnato, e continua a farlo, che ormai dovremo essere pronti a rivedere le nostre abitudini quotidiane e a uscire dalla nostra zona di confort.

In questo periodo infatti tutti, dai bambini agli adulti, siamo stati “costretti” a rivedere e a trasformare la nostra vita quotidiana, in tutti gli aspetti che la caratterizzano, dal lavoro allo studio, al tempo libero, alla vita sociale.

Quello che fino alla pandemia ci sembrava normale e irrinunciabile, tutto d’un tratto è diventato impossibile e vietato portare avanti con le stesse modalità.

Ecco quindi che ci siamo dovuti adattare allo smart working o lavoro agile, alla didattica a distanza, alla vita relazionale solo tramite i social.

All’inizio tutto ciò sembrava impossibile ma poi col trascorrere dei giorni siamo riusciti ad affinare la tecnica e a superare le difficoltà iniziali. Certo non sempre tutto ha funzionato alla perfezione ma per lo meno ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile.

Questo è l’aspetto che mi preme sottolineare in riferimento a tutti gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado e in particolare ai futuri maturandi che il 17 giugno si appresteranno ad affrontare il tanto temuto Esame di Stato in una forma “ridotta” e del tutto nuova.

Agli studenti va infatti riconosciuto il merito di essere riusciti ad adattarsi a una nuova modalità di didattica e a portare avanti con impegno lo studio – certo sempre parlando non in assoluto – viste le difficoltà oggettive e il digital divide.

Se agli inizi dell’anno, come scritto in questo nostro precedente articolo, la cosa più temuta dagli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado era l’assegnazione delle materie specifiche di indirizzo a commissari esterni, oggi, a distanza di tre mesi, tutto è cambiato.

Fino a qualche settimana fa non si sapeva nemmeno se e come si sarebbe potuto svolgere l’Esame.

Due giorni fa, il 16 maggio, finalmente, il MIUR ha pubblicato l’Ordinanza relativa all’Esame di Stato 2020 che, vista la situazione di emergenza sanitaria, ha stabilito che l’Esame si svolgerà in presenza (a meno che le condizioni epidemiologiche non lo consentano e con specifiche deroghe per casi particolari) e solo in forma orale.

Facile da immaginare l’ansia che possa accompagnare i ragazzi, in particolare chi ha sempre sofferto maggiormente le interrogazioni rispetto alle verifiche scritte.

L’Esame di Stato 2020 consisterà in un colloquio più lungo del solito, che, comunque, ricalcherà a grandi linee la struttura dell’orale tradizionale. Ma, a causa della cancellazione degli scritti, prevederà alcune integrazioni rispetto agli anni precedenti.

La commissione, composta eccezionalmente da membri solo interni al Consiglio di classe e da un Presidente esterno (per permettere agli studenti di essere a proprio agio viste le difficoltà degli ultimi mesi), esaminerà infatti i candidati per circa un’ora e tra le domande ci sarà spazio anche per l’analisi di un testo di letteratura italiana e per quesiti su un elaborato incentrato sulle materie di indirizzo; sarà quest’ultimo l’apertura del colloquio.

Tale elaborato sarà su un argomento scelto dagli studenti insieme ai loro professori sulle materie di indirizzo, quelle che sarebbero dovute essere oggetto della seconda prova ma non si tratterà della tesina del vecchio esame. La commissione assegnerà un argomento a candidato entro il 1 giugno, gli studenti dovranno poi inviare l’elaborato entro il 13 giugno ai docenti.

Gli studenti esporranno anche l’esperienza di Alternanza Scuola Lavoro svolta nel triennio, indipendentemente dalle ore effettivamente totalizzate.

L’Esame si concluderà con cittadinanza e costituzione. Il ministro Azzolina, nella diretta video, ha chiesto poi ai docenti che questo momento di confronto con i maturandi riguardi l’esperienza della quarantena; ma si tratta solo di una richiesta, non di un’obbligo, e infatti non è scritto nell’ordinanza.

Certo la maturità 2020 non è come gli studenti se la sarebbero immaginata ma di sicuro i maturandi di quest’anno potranno dire di essere stati in grado di affrontarla nonostante tutto.

E allora forza ragazzi!

Alternanza scuola lavoro: tutte le novità

Oggi, primo giorno di scuola per gli studenti marchigiani (e non solo), vogliamo affrontare alcune novità che riguardano il mondo della scuola, nello specifico la procedura di Alternanza Scuola Lavoro, novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 e che entrano quindi in vigore dal corrente a.s.

La prima grande novità riguarda il NOME: non più alternanza scuola – lavoro ma “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, a chiarire da subito i propri obiettivi.

COS’È

L’alternanza scuola lavoro (ASL) è un progetto, promosso dal MIUR, che permette agli studenti di liceo, istituti tecnici e professionali, di trascorrere un periodo di tempo a diretto contatto con la realtà lavorativa, grazie a un tirocinio ad hoc presso aziende o enti della Pubblica Amministrazione.

L’alternanza scuola lavoro deve la propria introduzione alla legge 107/2015 meglio nota come Buona Scuola, che ha reso obbligatoria questa nuova modalità didattica come esperienza utile agli studenti per la ricerca del futuro lavoro.

L’ASL è, infatti, un momento di preparazione che unisce studio teorico a esperienza pratica in azienda, allo scopo di arricchire le competenze acquisite sui libri con un’esperienza extrascolastica e aumentare il senso di responsabilità del ragazzo.

A CHI È RIVOLTA

L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, licei compresi.

QUANDO SVOLGERLA

I progetti di alternanza possono essere svolti sia durante l’anno scolastico, nell’orario di lezioni o nel pomeriggio, sia nei periodi di vacanza.

Le scuole sono incoraggiate a inserire nel calcolo delle ore dedicate all’alternanza scuola lavoro anche le eventuali esperienze lavorative svolte dallo studente all’estero.

DOVE SVOLGERLA

I progetti di alternanza possono essere svolti presso imprese, aziende, associazioni sportive e di volontariato, enti culturali, ordini professionali e istituzioni.

Gli studenti potranno contare sulla figura di un tutor interno, cioè un docente che li guiderà nella scelta del percorso più conforme alle proprie attitudini e ambizioni e che verificherà che l’esperienza si svolga in maniera corretta. Al di fuori della scuola gli studenti saranno invece coadiuvati dal tutor esterno, appartenente all’azienda prescelta.

Una volta scelto il soggetto ospitante, lo studente dovrà accettare firmando il Patto Formativo, ossia le norme vigenti in quello specifico luogo di lavoro. A questo proposito è stata istituita una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti nell’alternanza,  con l’obiettivo di tutelare i ragazzi e per garantire la giusta sicurezza nello svolgimento della pratica. Questa carta è composta di sette articoli dettagliati che raccolgono tutto quello cui lo studente ha diritto (dal tipo di formazione alla presenza di un tutor a un corso di formazione sulla sicurezza sul lavoro) e le norme comportamentali da rispettare in azienda per non incorrere in provvedimenti disciplinari.

Una volta terminata l’esperienza pratica in azienda lo studente compilerà un modulo di valutazione per rendere conto della propria esperienza. Allo stesso tempo riceverà un Certificato delle competenze acquisite, che riconosce quali livelli di apprendimento ha raggiunto rispetto a quelli indicati nel Piano formativo.

Un’altra novità ancora è che lo svolgimento di questo percorso non è più condizione sine qua non per l’ammissione all’Esame di maturità anche se rimane in ogni caso obbligatorio, tanto è vero che all’orale della nuova maturità ne sarà richiesto un resoconto.

MONTE ORE

Anche su questo punto ci sono importanti novità: cambia, diminuendo, il monte ore minimo previsto per questo tipo di esperienza nei vari istituti passando a 180 ore negli istituti professionali (contro le 400 ore di prima), 150 ore in quelli tecnici (contro le 400 ore di prima) e 80 nei licei (contro le 200 ore di prima). Le scuole comunque potranno essere autonome nella scelta dell’aumento o meno del monte ore dedicato all’alternanza.

Per concludere un augurio per un anno scolastico ricco di emozioni positive e perché no di gratificazioni personali, sia dal punto di vista del profitto sia dal punto di vista dell’interesse ed entusiasmo che la scuola speriamo vi trasmetta.

Il nuovo Esame di Maturità

Vecchio Esame di maturità addio! Già da ottobre 2018 il MIUR aveva reso nota la circolare con tutte le novità introdotte dalla Riforma dell’Esame di Maturità, modificata ulteriormente dal Ministro Bussetti.

La prima importante modifica è l’abolizione della terza prova, il tanto temuto quizzone a carattere multidisciplinare che negli anni passati non ha fatto dormire sonni tranquilli ai maturandi.

Da giugno 2019 infatti le prove scritte saranno solo due: la prima prova di italiano, la seconda prova basata su due materie caratterizzanti ogni indirizzo. L’elenco di queste materie è stato pubblicato sul sito del MIUR nei giorni scorsi. Alcuni esempi: Latino e Greco al Liceo classico, Matematica e Fisica allo Scientifico, Scienze umane e Diritto ed Economia politica per il Liceo delle Scienze umane – opzione economico sociale, Discipline turistiche e aziendali e Inglese per l’Istituto tecnico per il turismo, ecc.

Per sostenere gli studenti nella loro preparazione, il MIUR ha previsto le simulazioni delle due prove scritte che si svolgeranno tra febbraio e aprile.

Altra importante novità è rappresentata dalle griglie nazionali di valutazione in base alle quali verranno corrette entrambe le prove scritte. Le griglie sono state elaborate con lo scopo di consentire alle commissioni di garantire una maggiore equità e più omogeneità nella correzione degli scritti.

Al posto della terza prova scritta è stato introdotto il TEST INVALSI, che servirà a valutare le competenze dei maturandi in italiano, matematica e inglese.

I TEST INVALSI non costituiscono però requisito per l’ammissione all’esame di maturità e il loro esito non conterà ai fini del voto finale d’esame. Verranno svolti un paio di mesi prima dello stesso; il MIUR ha già stabilito le date che vanno dal 4 al 30 marzo 2019.

Anche la prova orale subirà dei cambiamenti: la commissione proporrà ai candidati di analizzare testidocumenti, esperienze, progetti problemi per verificare l’acquisizione dei contenuti delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale, anche utilizzando la lingua straniera. Nel corso del colloquio, il candidato esporrà, con una breve relazione o un elaborato multimediale, le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro svolte. Il colloquio accerterà anche le conoscenze e le competenze maturate nell’ambito delle attività di Cittadinanza e Costituzione. La commissione dovrà comunque tenere conto del percorso scolastico dell’ultimo triennio, indicato in un documento di classe stilato dai docenti interni in cui viene indicato il percorso scolastico effettivamente svolto.

Per essere ammessi all’esame occorre invece avere la sufficienza in tutte le materie, condotta compresa;è ammessa una sola insufficienza ma in questo caso il maturando viene ammesso all’esame con un numero di crediti inferiore.

Cambiano, infine,anche i punti per le prove scritte e per l’orale.

Dopo tante novità non ci resta che dare le date di svolgimento degli esami: 19 giugno (prima prova), 20 giugno (seconda prova) mentre le date degli orali sono definite dalle singole scuole.

In bocca al lupo a tutti i maturandi 2019!

Vacanze e compiti: esigenze conciliabili?

Le vacanze di Natale sono ormai alle porte e tutti gli studenti, dai più piccoli ai più grandi, pensano già a come trascorrere le lunghe giornate di vacanza.

Per i giovani studenti il periodo delle vacanze di Natale significa relax e svago, per le loro famiglie significa potersi godere finalmente i propri figli, liberi dagli impegni scolastici e da quelli extra, dato che anche tutte le altre attività, sportive e ricreative o culturali, concedono una pausa in questo periodo.

Dopo i primi tre mesi di scuola, che in genere sono quelli che richiedono maggiore energia da parte degli studenti, la pausa natalizia ha il significato di far riacquistare ai ragazzi le forze per affrontare la seconda parte dell’anno scolastico, far trascorrere più tempo con i propri familiari e amici e allo stesso tempo anche divertirsi e coltivare la propria crescita personale.

A favorire queste esigenze di svago, relax e riavvicinamento familiare sembra indirizzata la circolare del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, inviata nei giorni scorsi alle scuole con la quale invita gli insegnanti a limitare l’assegnazione di compiti per le vacanze di Natale.

Come è facile da immaginare la richiesta del Ministro ha suscitato subito molteplici polemiche da parte dei c.d. pro-compiti per le vacanze.

Come si suol dire: la ragione sta sempre a metà. Gli studenti hanno sicuramente bisogno di staccare e rallentare i ritmi scolastici e rilassarsi ma questo non è necessariamente in contrasto con lo svolgimento di qualche compito assegnato per le vacanze.

Infatti a parte i primi giorni di vacanza, quando tutti gli studenti sono al settimo cielo per potersi concedere finalmente la meritata pausa, poi anche loro stessi tendono ad annoiarsi.

Le giornate senza scuola sono decisamente lunghe e quindi basterebbe organizzarsi in maniera ragionevole per essere in grado sia di fare qualche compito sia di dedicarsi ad altre attività di proprio interesse.

Anche questo è un modo per diventare autonomi e imparare a organizzarsi, qualità e doti utili nella vita di tutti i giorni e in quella professionale.

I compiti mantengono in esercizio la mente, aiutano a consolidare i concetti ma questo non contrasta con la possibilità di esercitare le proprie conoscenze magari visitando delle città culturali oppure andando a vedere dei musei, delle mostre o ancora dedicare qualche ora alla visione di un buon film, all’ascolto di un concerto, alla lettura di un buon libro, ….

In ogni città c’è un ricca varietà di iniziative culturali e non solo per allietare le nostre e le vostre giornate; per Ancona il programma degli eventi è scaricabile qui.

Non mi resta che augurarvi Buon Natale e buone feste.

Scuola: è tempo di iscrizioni

Come ormai da qualche anno, le iscrizioni al primo anno delle scuole di ogni ordine e grado, ad eccezione delle scuole dell’infanzia, devono essere effettuate on line, così come quelle ai corsi dei centri di formazione professionale delle Regioni che hanno aderito al sistema (tra le quali ci sono anche le Marche).

Come sempre l’iscrizione on line è obbligatoria per le scuole statali mentre rimane facoltativa per quelle paritarie.

Ma quest’anno c’è una novità: il periodo delle iscrizioni è stato anticipato. Le iscrizioni per l’a.s. 2018/2019 saranno infatti aperte dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019. Ma già a partire dalle 9.00 del 27 dicembre 2018 si potrà accedere alla fase di registrazione su www.iscrizioni.istruzione.it.

Le domande di iscrizione, però, non sono vincolanti e quindi le famiglie possono chiedere il trasferimento a un altro indirizzo di studio o a un’altra scuola entro l’inizio della scuola o nei primi mesi del nuovo anno scolastico.

Un’altra interessante novità riguarda l’app Scuola in Chiaro grazie alla quale tutte le famiglie potranno scaricare facilmente sul loro tablet o telefonino le informazioni relative agli istituti di loro interesse attraverso QR code che saranno resi disponibili sui siti delle scuole o nel corso degli open day che si stanno svolgendo in tutta Italia per la presentazione dell’offerta formativa.

La procedura online prevede alcuni passaggi.

In primo luogo occorre registrarsi sul sito del MIUR (a partire dal 27 dicembre) per ottenere le credenziali di accesso; chi è già in possesso di un’identità digitale SPID non deve fare la registrazione e potrà accedere direttamente al servizio per le iscrizioni.

Ottenute le credenziali, si procederà con la compilazione on line della domanda di iscrizione e con l’invio della stessa alle scuole scelte (dal 7 al 31 gennaio). Nella domanda, infatti, è possibile indicare, in ordine di preferenza, fino a tre scuole di interesse.

Segue poi una terza fase in cui le famiglie vengono aggiornate sullo stato di avanzamento della domanda e l’eventuale accettazione da parte della scuola.

In caso di eccessive domande per una stessa scuola, verranno applicati i criteri di scelta stabiliti dal MIUR, tra i quali non rientra la precedenza temporale in base all’ordine di arrivo delle domande. Quindi avete tutto il tempo per prendere informazioni sulle varie scuole e sui vari indirizzi esistenti.

Se avete ancora qualche perplessità sulla scelta della scuola, all’Informagiovani potete trovare operatori pronti a fornirvi chiarimenti e a orientarvi nella scelta.

Study Abroad: una marcia in più

Study abroad, studiare all’estero, è l’evento che l’Informagiovani di Ancona organizza in collaborazione con le agenzie di soggiorni studio, per far conoscere le opportunità di formazione scolastica all’estero ai ragazzi dai 14 ai 18 anni.

Sempre più spesso i genitori di ragazzi studenti delle scuole superiori si sentono chiedere dai propri figli la possibilità di andare a studiare all’estero per un periodo più o meno lungo.

Ovviamente di fronte a una tale richiesta i genitori vengono assaliti da tanti dubbi e preoccupazioni. Lasciare andare un figlio in un altro Paese a una così giovane età non è senz’altro facile perché si teme che non sia in grado di affrontare da solo un cambiamento così importante. E non solo i genitori sono anche preoccupati per quello che aspetta al proprio figlio al rientro, dopo un periodo più o meno lungo di assenza dalla scuola italiana.

Ebbene, il programma di studio all’estero, conosciuto anche come “High school Program” prevede, infatti, la possibilità di frequentare un trimestre, un semestre o un intero anno scolastico all’estero, a seconda del paese scelto.

E cosa importante è riconosciuto dal MIUR. La durata massima della frequenza all’estero, al fine di garantire la riammissione in Italia, è di un anno scolastico purchè esso si concluda prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Nonostante il periodo di studio all’estero sia riconosciuto in Italia, tuttavia la riammissione e il passaggio al semestre o all’anno scolastico successivo non è automatica. Occorre quindi concordare, prima della partenza, con i professori e con il dirigente scolastico le modalità di riammissione.

Il programma è rivolto ai ragazzi/e di età tra 14 e 18 anni ma è consigliabile affrontare una scelta di questo tipo al terzo o quarto anno della scuola superiore, quando già i ragazzi/e hanno raggiunto un certo livello di autonomia e non sono impegnati con l’esame di maturità.

Ma da dove si inizia?

Innazitutto occorre scegliere una delle tante agenzie/associazioni, riconosciute dal MIUR, che si occupano di selezionare gli aspiranti partecipanti, prepararli alla partenza, scegliere le scuole all’estero e assegnarle a ciascuno e seguire gli studenti durante tutta la durata del programma.

La domanda va presentata diversi mesi prima della partenza; addirittura un anno prima per l’anno scolastico. La partenza in genere avviene nel mese di luglio dato il diverso inizio dell’anno scolastico negli altri paesi e la necessità di arrivare con un certo anticipo in modo da ambientarsi nel nuovo Paese.

I costi, abbastanza sostenuti, in genere variano da Paese a Paese e in base alla durata del soggiorno ma esiste anche la possibilità di ottenere delle borse di studio a copertura almeno parziale.

A fronte di questi aspetti, però, non si può non riconoscere l’importanza di esperienze di questo tipo, esperienze che formano la persona, il carattere e danno una marcia in più per il futuro professionale.

In primis certamente la possibilità di imparare meglio o da nuovo una lingua straniera, requisito ormai fondamentale in un mercato del lavoro ma anche in un mondo sempre più multiculturale.

Diventare cittadini del mondo, costruire un pacchetto di conoscenze e competenze da spendere in un mercato del lavoro sempre più globalizzato, innalzare le proprie soft skill di tipo relazionale, comunicativo e organizzativo: sono le esigenze sempre più pressanti degli studenti di oggi.

Per saperne di più vi invito a partecipare al nostro evento Study Abroad, dove avrete la possibilità di conoscere ben 13 agenzie e le opportunità da loro offerte e ascoltare la testimonianza di un ospite su come le sue esperienze di studio all’estero hanno influìto sul suo futuro professionale e contribuìto alla sua crescita personale.

La partecipazione all’evento è gratuita e aperta a tutti. Basta iscriversi.

ph credits Miluska Ojeda

Education Hackathon: innovare l’educazione!

Società, economia, tecnologie, informazione, tutto sta evolvendo a un ritmo sempre più veloce rispetto al passato.

E l’educazione? Può un settore così importante rimanere indietro e continuare a basarsi su metodi e contenuti del secolo scorso?
La risposta è certamente no, ma cambiare non sempre è facile, e di sicuro non è un processo immediato. E comunque, da qualche parte bisogna cominciare: l’educazione (sia formale che non formale) dovrà rinnovarsi per svolgere la sua funzione e permettere ad ognuno di sviluppare le proprie potenzialità e prepararsi a costruire il proprio futuro (anche se non sappiamo esattamente come evolverà, ad esempio, il mondo del lavoro).

L’Education Hackathon proposto da Cocoon Projects , a cui abbiamo partecipato come ospiti, è stato pensato proprio per offrire all’ecosistema dell’educazione degli spunti e delle idee per evolvere e innovarsi, partendo da quello che già si sta facendo e immaginando proposte attuabili.

Ma cos’è un hackathon? E come funziona? L’hackathon è nato come evento di pochi giorni a cui partecipano principalmente esperti di un settore, che si riuniscono per cercare e progettare soluzioni a problemi e sfide, tradizionalmente di tipo informatico. I partecipanti si dividono in squadre e avviano una competizione che si conclude con un vincitore e di solito un premio, in denaro ma non solo.

All’Education Hackathon hanno partecipato team di giovani tra i 18 e i 35 anni da diversi paesi, che si sono incontrati e confrontati sui bisogni, i problemi e le potenzialità del sistema educativo attuale, per proporre soluzioni innovative attuabili a partire da subito.

La sfida proposta all’Education Hackathon è stata quella di elaborare un’idea, studiarne la fattibilità e definire i contorni e gli attori della proposta (contesto, persone coinvolte, motivazioni, obiettivi da raggiungere) attivando le capacità creative di tutti i partecipanti. I due principi alla base dell’hackathon, solo apparentemente opposti, sono stati competizione e cooperazione. Il team risultato vincitore alla fine dell’evento non  ha solamente elaborato un’idea innovativa, brillante e sostenibile, ma è stato quello che ha messo in circolo le proprie idee e competenze aiutando e facendosi aiutare dagli altri, integrando parti di idee degli altri team nel proprio progetto e contaminandosi a vicenda.

Le idee emerse e il focus dei progetti su cui hanno lavorato i team offrono, a chi si occupa di questo settore, una quantità di interessanti punti di vista e feedback sull’educazione (formale e non formale), sui metodi, sulle premesse su cui si costruisce, e sugli obiettivi che dovrebbe porsi.

I partecipanti hanno espresso la necessità di maggiori e migliori opportunità di incontro e avvicinamento al reale mondo del lavoro, di esperienze collegate alle vecchie e nuove professioni (tipo job shadowing) per capire come si applicano le conoscenze apprese in classe, di attività che sviluppino il pensiero critico, di spazi per progettare attività che li riguardano e di essere coinvolti già nella fase di individuazione dei bisogni e dei risultati da raggiungere.

Parte delle riflessioni e della progettazione ha riguardato anche i rapporti tra studenti e insegnanti, di cui si percepisce spesso una scarsa motivazione (dovuta anche al fatto di far parte di un sistema rigido e poco stimolante), povere risorse nell’approccio all’insegnamento, e l’incapacità di dimostrare, e sviluppare, fiducia nelle capacità e intuizioni dei ragazzi. Si sente anche la mancanza di chiarezza e condivisione dei criteri di valutazione, e di uno spazio educativo non giudicante, di ascolto delle esigenze, che valorizzi le qualità di ogni studente e lo aiuti a capire chi è e chi vorrà essere nel prossimo futuro.

Una vera miniera d’oro di idee che abbiamo a disposizione, se solo diventiamo capaci di chiedere, ascoltare, coinvolgere. Non facile, ma possibile!

Terza prova addio: ecco come cambierà l’Esame di Stato

La tanto temuta terza prova scritta (o quizzone) ha le ore contate. Gli ultimi a sostenerla sono proprio i 500mila studenti maturandi che questa mattina erano sui banchi di scuola.

Viene elaborata specificatamente da ciascuna commissione di ogni scuola (quindi commissari sia interni che esterni) che sceglie la tipologia di prova e gli argomenti in base allo specifico percorso di studi e viene pensata e predisposta a ridosso delle altre prove.

Perché è tanto temuta dagli studenti? Perché ha carattere multidisciplinare; infatti consiste in test a risposta aperta, a risposta multipla o nella forma mista su ben 4 o 5 discipline (ad esclusione di quelle oggetto delle due prime prove scritte). La terza prova è quindi diversa da scuola a scuola.

Ha lo scopo di verificare il grado di conoscenze acquisite dagli studenti nelle varie materie svolte durante l’ultimo anno di superiori.

Gli studenti devono, quindi, ripassare tutti i programmi di tutte le materie poiché, fino al giorno dello scritto non conosceranno le tracce.

Dal 2019, in base alle novità introdotte dalla Buona scuola bis nel 2017 dal governo Renzi, la terza prova scritta sarà abolita – con grande gioia degli studenti – e lascerà il posto ad un test Invalsi per saggiare le competenze dei maturandi in Italiano, Matematica e Inglese che si svolgerà (al computer) un paio di mesi prima degli esami.

Il test INVALSI costituirà requisito necessario per accedere agli esami, assieme alla sufficienza in tutte le discipline – condotta compresa – e all’avere svolto le 200/400 ore di Alternanza scuola – lavoro previste dalla legge 107. Il voto della prova INVALSI non peserà comunque sul voto finale d’esame.

Rimarranno in gioco la prima prova di italiano e la seconda prova su una della materie caratterizzanti per ogni scuola.

Quindi l’Esame di Stato 2019 sarà composto in tutto di tre prove: due scritti più l’orale.

L’orale, cioè la fase finale dell’esame, cambierà un po’: accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. Il colloquio darà quindi rilevanza all’esperienza di alternanza Scuola-Lavoro che diventerà un requisito necessario per accedere all’esame.

Per essere ammessi all’esame occorrerà infine avere il 6 in tutte le materie anche se al riguardo è prevista l’eccezione di una materia ma in questo caso il maturando verrà ammesso all’esame con un numero di crediti inferiore.

Nessuna eccezione, ai fini dell’ammissione, invece per il voto di condotta che deve raggiungere almeno la sufficienza; aspetto questo importante e deciso per contrastare i fenomeni di bullismo a scuola. Una battaglia di civiltà che vuole trasmettere un messaggio importante e insegnare ai ragazzi regole di civiltà e convivenza.

Cambiano anche i punti per le prove scritte e per quella orale.

Continueremo a tenervi aggiornati sull’argomento.

La scuola sta finendo……e i figli dove li sistemiamo?

L’estate è alle porte. Il countdown alla fine della scuola è iniziato. L’8 giugno si sta avvicinando inesorabilmente. I bambini e i ragazzi non vedono l’ora che suoni l’ultima campanella ma per i genitori inizia il problema di doversi organizzare per sistemare i figli durante l’estate.

L’estate, infatti, è lunga e i ragazzi hanno bisogno di svagarsi e allo stesso tempo di impiegare il proprio tempo in attività a loro adatte. Il problema riguarda più che altro i bambini della scuola primaria e i ragazzi della secondaria di primo grado che, pur essendo già autonomi e indipendenti, tuttavia di certo non possono essere lasciati completamente incustoditi.

I più “fortunati” possono contare su nonni o parenti con tempo a disposizione per farli divagare e per accudirli. Ma oggi anche molti nonni, a differenza di un tempo, lavorano o sono impegnati in altre attività e lasciare i figli con la babysitter spesso appare molto riduttivo in quanto i bambini hanno bisogno di socializzare con i propri coetanei, di impegnare il proprio tempo in attività ricreative e istruttive, di praticare un’attività sportiva.

Il centro estivo, allora, rappresenta per molti genitori un’ottima e valida alternativa alla babysitter. È un servizio educativo originale, che pone al centro delle sue attività i bambini. Rappresenta un’opportunità di socializzazione per i bambini, un’esperienza che coinvolgerà anche la famiglia, la scuola, il gruppo sportivo, la vita associativa in generale.

Esiste un’ampia scelta di centri estivi, da quelli comunali a quelli privati.

Il Comune di Ancona anche quest’anno organizza i centri estivi per la fascia d’età 4 – 14 anni e i centri di aggregazione estiva per la fascia d’età 6 – 14 anni.

I centri estivi coprono tutto il mese di luglio (2 – 31 luglio) mentre i centri di aggregazione il periodo immediatamente successivo la chiusura dell’anno scolastico e precedente l’inizio del nuovo (dal 11/06/2018 al 29/06/2018 e dal 27/08/2018 al 14/09/2018).

Mentre per quelli comunali esistono delle graduatorie che vengono stilate in base alle domande pervenute, per quelli privati i requisiti sono meno restrittivi. Ovviamente quelli privati sono meno economici ma rappresentano una valida alternativa a quelli pubblici. Tutti infatti si pongono l’obiettivo di impegnare i bambini in attività ad hoc per farli socializzare e divertire allo stesso tempo.

Se volete avere informazioni sui centri estivi potete scriverci a info@informagiovaniancona.com oppure passare allo sportello a consultare il materiale cartaceo.

Un contributo all’istruzione

L’istruzione è un diritto sancito dalla nostra Costituzione che, all’art. 34  recita: “La scuola è aperta a tutti. …….. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

L’istruzione, quindi, è un diritto di tutti ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.

Purtroppo però non tutti hanno le possibilità economiche di far studiare i propri figli e quindi molti rinunciano a far proseguire loro gli studi.

Per rendere effettivo questo diritto vengono emessi bandi per borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

In questa ottica si colloca il bando del MIUR per borse di  studio a.s. 2017/2018 scuola secondaria 2° grado.

Destinatari di queste borse di studio sono tutte le studentesse e gli studenti marchigiani frequentanti le scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, in possesso di un ISEE (della famiglia) 2018 non superiore a € 10.632,94.

Le borse di studio vengono erogate attraverso voucher in forma virtuale associati alla Carta dello studente denominata “Io studio“.

Il contributo, pari a 200 euro, potrà essere impiegato per l’acquisto dei libri di testo, per la mobilità e il trasporto, per l’accesso a beni e servizi di natura culturale.

Per quanto riguarda il Comune di Ancona, sarà possibile presentare domanda per questo bando a partire dal oggi 26 marzo e fino al 16 aprile 2018.

Le borse di studio sono gestite in autonomia dalle Regioni che ricevono i fondi dal Miur e raccolgono le varie graduatorie parziali provenienti dai Comuni; quindi le trasmettono al MIUR che le erogherà.

Entro il termine ultimo ed inderogabile del 19 aprile 2018, i Comuni dovranno trasmettere alla Regione Marche, dopo averne valutato l’ammissibilità, l’elenco delle istanze ricevute, affinché i competenti uffici regionali possano provvedere a predisporre la graduatoria unica regionale da presentare al MIUR.

Le borse di studio saranno concesse sulla base di tale graduatoria fino ad esaurimento delle risorse assegnate alla nostra Regione, partendo dal livello di Isee più basso e favorendo chi è anagraficamente più giovane in caso di esatta corrispondenza del valore Isee certificato.

Bando e modulistica di domanda sono reperibili sul sito del Comune e in forma cartacea anche allo sportello Informagiovani.

Alternanza scuola-lavoro

Da diversi anni, con la la riforma Buona Scuola del 2015, è stata introdotta l’alternanza scuola-lavoro come un’esperienza obbligatoria per gli studenti delle scuole superiori.

Per molto tempo si è discusso e si continua ancora a parlare delle criticità strutturali dell’istruzione, la quale non prepara i ragazzi ad affrontare il loro futuro professionale. A scuola troppa teoria e poca pratica, pochi collegamenti con i futuri datori di lavoro, le aziende.

L’alternanza scuola-lavoro intende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie per inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio alle ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno delle aziende, per superare il gap tra mondo del lavoro e mondo formativo in termini di competenze e preparazione. Gap che caratterizza il sistema italiano e rende difficile l’inserimento lavorativo una volta terminato il ciclo di studi.

Inoltre aprire il mondo della scuola al mondo esterno consente di trasformare il concetto di apprendimento in attività permanente in un’opportunità di crescita e lavoro lungo tutto l’arco della vita, la cosiddetta lifelong learning, assegnando pari dignità alla formazione scolastica e all’esperienza di lavoro.

L’alternanza scuola-lavoro è definita dal Miur come “una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.”

Si riprendono le buone prassi europee, coniugandole con le specificità del tessuto produttivo ed il contesto socio-culturale italiano.

L’alternanza permette di collegare il più possibile le aspirazioni e le attitudini dell’allievo alle aziende in grado di far sviluppare queste capacità. In quanto tale dovrebbe essere considerata un’imperdibile occasione di crescita e maturità, un periodo per toccare con mano cosa significhi davvero lavorare.

I ragazzi a partire dal terzo anno delle scuole superiori sono obbligati a svolgere l’esperienza di alternanza, che si concretizza in 200 ore per gli studenti dei licei e in 400 ore per gli iscritti ad istituti tecnici o professionali.

L’alternanza si realizza con attività dentro e fuori dalla scuola. Si concretizza dentro la scuola con attività di orientamento, incontri formativi con esperti esterni, insegnamenti di istruzione generale in preparazione all’attività di stage e fuori dalla scuola con lo stage presso le strutture ospitanti.

Ad esempio noi operatori dell’Informagiovani nei prossimi mesi saremo ospitati come consulenti esterni da un istituto superiore di Ancona per un workshop sulle: soft skills e le nuove professioni, proposta a tutte le classi terze dell’istituto.

L’attività di alternanza può essere svolta nel corso dell’anno scolastico durante le lezioni oppure durante le vacanze. Se si decide di effettuare l’attività in aziende all’estero, è molto più facile concentrarla durante le vacanze estive.

Qualsiasi ente o azienda consolidata, in grado di ospitare concretamente gli studenti e aiutarli in questo importante percorso, deve stipulare una convenzione con la scuola prima di accogliere uno studente.

L’Informagiovani quasi ogni anno ospita stagisti provenienti da licei o istituti secondari superiori per periodi di alternanza scuola lavoro, se siete interessati potete chiedere al vostro insegnate/tutor di inviarci una richiesta che con piacere valuteremo. A riguardo vi segnaliamo la lettura di questo articolo “ Tre settimane all’Ig“ scritto a fine attività da uno stagista ospitato nel nostro servizio.

Infine vi segnaliamo l’esistenza di un piattaforma realizzata dal Miur sull’Alternanza scuola-lavoro, nata dalla necessità di dare a studentesse e studenti, scuole e strutture ospitanti uno strumento per facilitare la gestione quotidiana dell’Alternanza.

L’alternanza non è considerata un rapporto di lavoro, quindi non è prevista retribuzione perché è un percorso a tutti gli effetti formativo, mirato alla crescita dello studente e della studentessa.

Al fine di rafforzare il legame tra imprese e istituzioni scolastiche e facilitare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, proprio in questi giorni, il Miur ha siglato un protocollo di intesa con il Consiglio  Nazionale Geometri e Geometri Laureati. Le parti si propongono di attivare iniziative di informazione rivolte agli studenti degli Istituti tecnici-settore tecnologico indirizzo costruzioni, ambiente e territorio, e percorsi di alternanza tramite il raccordo tra Collegi territoriali e scuole.

 

 

Esame di terza media: le novità dal 2018

L’esame di terza media, come tutti sanno, è la prova che gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado devono affrontare per accedere al primo anno della scuola secondaria di secondo grado.

Ha lo scopo di accertare la preparazione degli alunni, per verificare che abbiano le conoscenze necessarie per passare alla scuola superiore di secondo grado.

Da quest’anno cambiano le modalità di svolgimento dell’esame in tutte scuole italiane.

La novità principale riguarda il Test Invalsi, ossia la prova nazionale standardizzata che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento in italiano e matematica degli studenti, in modo da formulare i dati generali sull’efficienza del sistema formativo italiano e indicarne le eventuali criticità.

Da quest’anno il test Invalsi viene scorporato dall’esame di terza media ma gli studenti non potranno dirgli completamente addio.

Chi affronterà quest’anno l’esame di terza media sarà più fortunato rispetto ai suoi colleghi più “maturi” perché le prove Invalsi non costituiranno più un’ulteriore prova scritta dell’esame di giugno, ma si svolgerà nel corso dell’anno scolastico: tra il 4 aprile ed il 21 aprile 2018.

Questo nell’ottica di una maggiore coerenza con l’obiettivo finale delle prove: fotografare il livello di competenza dei ragazzi/e per sostenere il miglioramento del sistema scolastico.

La partecipazione sarà requisito per l’accesso all’Esame, ma non inciderà sul voto finale.

Un’altra novità è rappresentata dalla modalità in cui si svolgeranno i test Invalsi: completamente online. Per questo motivo le scuole potranno decidere quando somministrare il test, così da gestire l’utilizzo dei pc.

La riforma investe però anche le prove scritte: cambiano, infatti, le tracce della prova d’italiano, quelle di matematica e di inglese.

La prova di italiano è quella che ha subìto più cambiamenti dalla riforma. Cambiano le tracce dei temi assegnati dalla commissione.

Ci saranno tre tipologie di tracce che potranno essere mescolate tra loro: tipologia A (testo narrativo o descrittivo); tipologia B (testo argomentativo); tipologia C (sintesi e comprensione del testo).

Lo scritto di matematica si pone l’obiettivo di accertare la capacità di rielaborazione e di organizzazione delle conoscenze, delle abilità e delle competenze acquisite.

La prova sarà strutturata con problemi articolati su una o più richieste e quesiti a risposta aperta. Potranno rientrare nelle tracce anche metodi di analisi, organizzazione e rappresentazione dei dati, caratteristici del pensiero computazionale.

Lo scritto di lingua straniera si rifà a parametri europei: gli studenti dovranno dimostrare di aver raggiunto per l’Inglese il livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento e l’A1 per la seconda lingua.

Cambiano le tipologie di tracce con cui gli studenti dovranno confrontarsi: questionario a risposta chiusa o aperta, completamento di un testo, riordino, riscrittura o trasformazione di un testo, elaborazione di un dialogo, elaborazione di una lettera o mail personale, sintesi di un testo.

L’ultima prova dell’esame di terza media è il colloquio, un’interrogazione finale in cui i professori valuteranno la capacità di argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero critico e riflessivo e il livello di padronanza delle competenze di cittadinanza e Costituzione.

È forse la prova che spaventa di più gli studenti perché si svolge davanti ai professori che compongono la commissione e inizia con l’esposizione della tesina pluridisciplinare.

Il voto finale viene determinato dalla media fra il voto di ammissione e la media dei voti delle prove scritte e del colloquio.

Non ci resta che augurarvi un in bocca al lupo per il vostro esame!

iscrizioni

Iscrizioni on line per la scuola

Ormai da qualche giorno sono iniziate le iscrizioni on line per il primo anno delle scuole primarie, medie e superiori per l’anno scolastico 2018/19.
Le famiglie interessate hanno tempo dal 16 gennaio alle ore 20 del 6 febbraio per collegarsi al sito del Miur: Iscrizioni online e compilare il modello.

Infatti le domande di iscrizione devono obbligatoriamente essere inviate con modalità telematica per tutte le scuole statali di ogni ordine e grado (primaria,medie e superiori), mentre è facoltativo per quelle paritarie.La modalità on line riguarda anche i corsi dei centri di formazione professionale delle Regioni che hanno aderito al sistema (Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto).

Le iscrizioni sono necessarie solo per il primo anno di ogni ordine e grado, per gli anni successivi sono predisposte in automatico dalle segreterie scolastiche a meno che non si decida di cambiare scuola ai propri figli.
È possibile presentare una sola domanda ma nell’iscrizione c’è la facoltà di indicare anche una seconda o terza scuola o centro di formazione professionale a cui indirizzare l’istanza qualora la prima scelta non andasse a buon fine.

La procedura di iscrizione on line prevede due passaggi, prima è necessaria la registrazione on line al sito del MIur per ottenere le credenziali di accesso al servizio, chi ha già un’ identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) non deve rifare la registrazione e può accedere direttamente al servizio iscrizioni.
La registrazione deve essere effettuata dal genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale.

Ottenute le credenziali si passa alla seconda fase di compilazione ed invio domanda di iscrizione, a tal fine è necessario conoscere il codice della scuola o del Centro di Formazione Professionale (CFP) prescelto. Questo codice è disponibile al seguente link: Scuola in Chiaro.
Qui è possibile cercare la scuola di interesse, conoscere tutte le informazioni sugli istituti scolastici disponibili e mettere a confronto l’offerta formativa di più scuole. È quindi un buon punto di partenza anche per orientarsi nella scelta.

Differenti sono le iscrizioni al primo anno della scuola dell’infanzia, dove rimane valida la procedura cartacea. In tal caso la domanda va presentata alla segreteria dell’istituto comprensorio prescelto nelle stesse date.

Le due novità per l’anno 2018/2019 sono relative agli istituti superiori, infatti a settembre entra in vigore il piano nazionale di innovazione degli ordinamenti, con l’avvio sperimentale di cento classi prime di liceo e di istituto tecnico che avranno una durata di quattro anni al posto di cinque. Mentre chi pensa di scegliere un istituto professionale, con la riforma della Buona scuola (legge 107 del 2015) potrà scegliere tra undici indirizzi invece che gli attuali sei e sempre negli istituti professionali aumentano le ore di laboratorio, alternanza scuola-lavoro già dal secondo anno con una didattica ritagliata sulle esigenze produttive del territorio.
Ricordiamo infine che non c’è necessità di affrettarsi con le iscrizioni dato che non c’è alcun diritto di precedenza per le domande che arrivano prima.

Noi operatori Informagiovani siamo sempre a disposizione per chiarimenti e soprattutto per l’orientamento alla scelta.

La scelta della scuola tra sogno e realtà

Il periodo delle iscrizioni per il prossimo a.s. si avvicina (dal 16 gennaio al 6 febbraio 2018) e quindi i ragazzi dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado sono alle prese con la scelta della scuola superiore.

Chi di noi ci è già passato sa con quale ansia e timore viene affrontata questa scelta con la consapevolezza che essa segnerà in parte il proprio futuro professionale.

La scelta diventa ancora più difficile se si pensa all’età in cui va affrontata: 13 anni, un’età in cui ragazzi e ragazze iniziano a sviluppare fisicamente ma di testa sono ancora per la maggior parte bambini.

Tutti sperano di scegliere la scuola dei propri sogni ma ovviamente a priori è difficile sapere se sarà effettivamente così o no.

La maggior parte dei tredicenni non ha ancora le idee chiare su quello che vorrà fare da grande e quindi questo aspetto rende ancora più difficile prendere una decisione al riguardo.

I passi essenziali nella scelta di una scuola sono sapere cosa si vuole, conoscere le opportunità a disposizione e visitare molte scuole.

Certo è che non esiste la scuola migliore in assoluto bensì la scuola più adatta al singolo.

È importante far capire ciò ai ragazzi perché nonostante le varie iniziative organizzate dalle scuole per far conoscere la propria offerta formativa e la possibilità di svolgere test attitudinali, la scelta deve partire dai propri interessi e dalle proprie attitudini.

Solo in questo modo, infatti, si riesce a portare avanti lo studio e a non percepirlo solo come un sacrificio.

Certo studiare qualche sacrificio lo comporta ma il peso si sente meno quando si studiano materie a noi gradite.

Evitate di scegliere una scuola solo perché la fanno gli amici; è vero che il fattore amicizia è importante ma non deve influenzare la vostra scelta, perché non è detto che siate portati per le stesse materie. L’amicizia rimane anche se si prendono strade diverse. Anzi sarà l‘occasione di trovare nuovi amici ed aumentare il proprio giro.

Sicuramente nella scelta un aspetto importante riguarda la famiglia: è giusto che i ragazzi condividano le proprie idee e le proprie scelte con i genitori, i quali sapranno dare consigli utili in base alla propria esperienza ma la scelta finale deve spettare ai figli. Non sempre questo è semplice perché spesso i genitori vorrebbero scegliere la strada per i figli.

Considerate poi le differenze tra i vari corsi di studio: i licei non offrono una specifica preparazione professionale ma ampliano l’orizzonte culturale e insegnano un metodo di studio utile per poter proseguire gli studi all’università.

Gli Istituti professionali e tecnici, invece, preparano ad un mestiere.

Approfittate delle giornate di scuola aperta organizzate dai vari istituti per conoscerli più da vicino. Le date delle giornate sono reperibili sui siti dei vari istituti e si svolgono tra dicembre e gennaio.

Fatte queste premesse avete tutti gli strumenti per fare una scelta consapevole.

Laboratori Informagiovani per la scuola

Tutti gli studenti nell’arco della vita si trovano davanti ad un bivio, ad una scelta ad una riflessione sul proprio percorso scolastico e/o professionale, da qui la necessità di orientarsi e le nostre proposte di laboratori.

Più volte abbiamo trattato questo tema nel nostro blog visto che l’orientamento è uno degli obiettivi principe del nostro servizio.

Orientarsi significa avere consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda, per essere in grado di individuare e cogliere le opportunità che ci permettono di realizzare al meglio le nostre aspirazioni. Tra i fattori che maggiormente possono influenzare l’attività di orientamento individuiamo: la famiglia, la scuola, gli amici, l’età, il contesto socio-culturale in cui viviamo. Solo la conoscenza di sé, maturata attraverso la scoperta dei propri talenti e inclinazioni, è ciò che serve per individuare la propria strada e percorrerla con convinzione.

Non essere orientati significa lasciare tutto al caso, non dare valore a ciò che si è e che si fa, e questo implica il non essere in grado di effettuare delle scelte e quindi di vivere e crescere su esperienze proprie e significative.

Oggi il sistema d’istruzione e formazione pone attenzione all’orientamento, riconoscendo nella carenza dello stesso una delle cause primarie della dispersione e dell’abbandono scolastico.

Ecco allora innumerevoli strumenti ed attività di orientamento proposti a partire dal ministero stesso dell’Istruzione ad esempio il portale dell’Orientamento per la scelta post diploma.

Gli stessi istituti scolastici hanno insegnati delegati all’orientamento in entrata ed in uscita, i quali devono scelgliere di inserire tra l’offerta formativa le varie attività di orientamento da svolgere durante l’anno scolastico; in particolare nel quarto e quinto annoin relazione alle future scelte professionali.

Anche noi operatori dell’Informagiovani, ormai da anni, organizziamo laboratori rivolti agli studenti dedicati in primis all’orientamento in uscita e alle opportunità europee. Ogni anno contattiamo i dirigenti e docenti referenti degli istituti presenti nel Comune di Ancona, con l’aspettativa che possano scegliere alcuni laboratori proposti da inserire nella programmazione formativa annuale.

Anche quest’anno già a fine agosto abbiamo presentato il materiale promozionale dei laboratori partendo dagli Istituti presenti nel Comune, ma ci teniamo a ribadire che siamo ben disposti a collaborare ed aprire queste opportunità a qualsiasi istituto o gruppo informale di ragazzi che ne abbia esigenza e presenti richiesta.

Per il 2018 alle scuole abbiamo proposto la possibilità di scegliere tra sei laboratori gratuiti di cui potete vedere i dettagli in questa infografica realizzata ad hoc: “I nostri laboratori per le scuole”

Ogni laboratorio è strutturato per un target specifico e con un numero massimo di partecipanti che permetta di lavorare non solo in modalità frontale ma anche interattiva. Ad esempio per “under 20”: laboratorio sulla ricerca attiva del lavoro, la proposta è di svolgere l’attività all’Informagiovani con un gruppo classe per una durata di circa tre ore in cui i ragazzi dopo aver appreso alcune nozioni possono muoversi anche fisicamente e svolgere il loro obiettivo da presentare a fine mattinata.

I laboratori “Bye Bye Guys” e “ Estate giramondo” sono dedicati alle opportunità di mobilità; queste attività possono essere organizzate direttamente anche presso le scuole con una durata di circa due ore. In questo caso non è necessario lo spazio fisico dell’Informagiovani per muoversi ma di certo non si tratta di una lezione frontale, è richieda partecipazione e collaborazione attiva nelle attività da svolgere con l’operatrice tutor e guida.

Il nuovo laboratorio “le regole nel lavoro” è nato dalla richiesta presentata lo scorso anno da un’insegnate per la propria classe, funziona bene anche svolta a scuola con un gruppo di alunni che abbia voglia di mettersi in gioco.

Oltre agli eventi speciali organizzati in collaborazione con The Victoria Company sull’alternanza scuola lavoro all’estero, per il 2018 abbiamo proposto il nuovo laboratorio “Professionisti di diventa” in cui all’Informagiovani gli studenti avranno la possibilità di incontrare chi esercita una professione con merito ed esperienza: i professionisti del settore. Ogni insegnante potrà richiedere una o più date indicando i settori di interesse. Vuole essere un momento dedicato alla testimonianza in chiave orientativa e al confronto grazie al dialogo diretto tra chi esercita la professione e chi invece la vuole esplorare per capire se potrà essere anche la propria.

I laboratori che proponiamo sono diversificati, gratuiti ed interattivi; rivolti in primis alla valutazione dei docenti come opportunità per i propri studenti, ma anche a gruppi di ragazzi che, come già avvenuto in passato, ne sentano l’esigenza e si organizzano in autonomia per un’eventuale richiesta.

L’Informagiovani è al servizio di tutti, per cogliere queste occasioni presentate la vostra richiesta contattandoci per maggiori informazioni e prenotazioni.

Alternanza scuola lavoro all’estero

Quale migliore occasione per trascorrere un periodo all’estero già durante gli studi , facendo una esperienza riconosciuta dalla scuola?

Le numerose ore di alternanza scuola lavoro previste per gli studenti del triennio delle scuole superiori possono essere svolte anche in un altro paese europeo, e possono diventare così doppiamente formative e interessanti, ma soprattutto molto più divertenti!

Le ore da dedicare all’esperienza dell’alternanza scuola lavoro sono infatti 400 in totale per il triennio sia delle scuole a indirizzo tecnico che per i licei. Questo significa avere a disposizione diverse settimane da impiegare in una attività di formazione sul campo, cioè un periodo di affiancamento e tirocinio presso una azienda, un ente o una organizzazione disponibili ad accogliere uno studente e a introdurlo ai segreti, ma anche alla routine, del mestiere.

L’accoglienza degli studenti presso le strutture ospitanti è regolata naturalmente da una convenzione, nella quale si indica chiaramente quali sono gli obiettivi formativi che si vogliono raggiungere e quali saranno le attività che lo studente in alternanza svolgerà, con quali orari e modalità, chi sono i tutor (uno interno alla scuola e uno interno al soggetto ospitante) del ragazzo o della ragazza.
Se ben progettata e programmata, l’alternanza ha un valore di prima esperienza lavorativa (anche da inserire nel curriculum) ma soprattutto di primo confronto con una realtà lavorativa, non tanto per i contenuti tecnici e settoriali che si acquisiscono ma soprattutto per la conoscenza diretta di un ambiente di lavoro, delle regole, le responsabilità, i doveri, la divisione dei compiti o il lavoro in equipe.

Come è possibile riuscire a organizzare tutto questo in un altro paese, considerando le differenze linguistiche organizzative e normative? Proprio per capire come può funzionare l’alternanza scuola lavoro all’estero e quali possono essere le possibilità, organizziamo periodicamente degli incontri sul tema qui all’Informagiovani, rimani aggiornato con la nostra newsletter o via WhatsApp!

Gli incontri sono aperti a studenti, docenti e genitori interessati a saperne di più!

alternanza scuola lavoro estero

Alternanza scuola lavoro all’estero

Da qualche anno l’esperienza di alternanza di scuola lavoro è diventata parte integrante del percorso scolastico, e interessa tutti gli studenti degli ultimi tre anni delle secondarie superiori.
L’alternanza scuola lavoro ha l’obiettivo di formare gli studenti non solo dal punto di vista tecnico, dei contenuti relativi alle materie e al settore studiati, ma anche dal punto di vista delle capacità personali e relazionali, sempre più importanti sia per il lavoro che per la cittadinanza attiva.

Il monte ore da svolgere in alternanza scuola lavoro va dalle 200 alle 400 ore, distribuite sugli ultimi tre anni di scuola, a seconda del tipo di istituto e di percorso di studi, e va programmato in base alle esigenze formative dello studente.

La bella novità è che si potranno utilizzare per l’alternanza scuola lavoro anche le esperienze all’estero, svolte durante l’anno scolastico ma anche durante le vacanze. In questo modo si mira a potenziare tutte quelle competenze di autonomia e capacità di relazionarsi in ambiti interculturali, che emergono come indispensabili per poter vivere nell’attuale contesto di un mondo allargato e poter beneficiare di tutti i vantaggi che offre.

Le scuole potranno prevedere e organizzare dei percorsi di alternanza scuola lavoro all’estero, collegati e coerenti al percorso formativo degli studenti , e metterli a sistema, amplificandone il valore attraverso attività di condivisione con il resto dell’istituto.

Per capire meglio come potrà funzionare l’alternanza scuola lavoro all’estero, capire come organizzarla e osservare delle esperienze già realizzate, stiamo organizzando un evento dedicato, in collaborazione con International House – The Victoria Company di Ancona, per il prossimo 15 novembre, qui all’Informagiovani!

Vi aspettiamo per scoprire le nuove possibilità offerte dall’alternanza lavoro all’estero!

Studiare all’estero: un investimento per il futuro

Studiare all’estero durante le scuole superiori può sembrare una scelta azzardata e ardua.

Comporta, infatti, di dover lasciare il proprio Paese e le proprie abitudini per trasferirsi in un Paese straniero dove le certezze vengono sostituite dall’urgenza di mettersi in discussione tutti i giorni a migliaia di chilometri da casa.

I ragazzi che scelgono di provare l’esperienza di exchange student si trovano completamente fuori dalla famiglia, dove sono troppo protetti e assistiti, imparano una lingua straniera nella vita quotidiana più che sui libri e infine si confrontano con metodi di studio molto diversi da quelli cui erano abituati.

Allo stesso tempo, però, decidere di trascorrere un anno scolastico o anche un periodo più breve all’estero è sicuramente una delle esperienze più belle che un giovane possa fare: apre la mente, insegna a guardare il mondo da prospettive diverse, fa crescere e maturare, con enormi vantaggi per il proprio futuro, sia a livello umano che professionale.

L’anno scolastico all’estero, oppure il semestre o trimestre, è un’opportunità rivolta ai ragazzi dai 14 ai 17 anni. I limiti delle età ammesse a partecipare variano a seconda del Paese richiesto.

Tuttavia è più consigliato durante il terzo o quarto anno delle superiori quando i ragazzi hanno già acquisito una certa autonomia e non sono ancora impegnati con l’esame di maturità.

Il primo passo da compiere è quello di scegliere una delle numerose associazioni/agenzie che si occupano di seguire tutte le varie fasi del programma: dalle selezioni degli aspiranti partecipanti, al percorso di formazione, al soggiorno all’estero, fino al rientro in Italia.

La domanda va presentata diversi mesi prima della partenza (addirittura un anno prima per l’anno scolastico); la partenza avviene in genere a luglio dato il diverso inizio dell’anno scolastico negli altri Paesi e la necessità di arrivare nel Paese di destinazione con un certo anticipo in modo da iniziare ad ambientarsi.

I costi sono abbastanza elevati e variano a seconda del tipo di programma e di destinazione scelti.

Sebbene la normativa scolastica italiana sostenga le esperienze di studio all’estero e regolamenti il riconoscimento degli studi effettuati all’estero ai fini della riammissione nella scuola italiana (NOTA MIUR 843/10 APRILE 2013), tuttavia il riconoscimento e il passaggio all’anno scolastico o semestre successivo non è automatico. Occorre quindi concordare, prima della partenza, con i professori e con il dirigente scolastico le modalità di rientro.

Se volete saperne di più e conoscere alcune delle agenzie che si occupano di studio all’estero, l’Informagiovani vi invita a partecipare agli incontri informativi, dal titolo “Study Abroad” organizzati in collaborazione con le agenzie stesse.

Gli incontri sono gratuiti e aperti a tutti, è sufficiente iscriversi!