Articoli

Corsi di laurea: numero chiuso o programmato

Qual è la differenza tra corso di laurea a numero chiuso ed accesso programmato nazionale?

Quando scegliete un percorso di laurea universitario vi capita di leggere queste due diciture e magari avere qualche dubbio.

Alcuni studenti del quarto o quinto anno degli istituti superiori contattano gli operatori del servizio Informagiovani per capire meglio di che cosa si tratta e come procedere per iscriversi al corso di laurea di interesse.

Il sistema universitario italiano prevede due cicli di formazione superiore: la laurea triennale (1° ciclo) e la Laurea magistrale (2° ciclo). Esistono, inoltre, le lauree magistrali a ciclo unico di durata di 5 o 6 anni.

Il termine “corso di laurea a numero chiuso” viene utilizzato di solito per indicare quei corsi di laurea per i quali c’è un numero definito di posti disponibili, che però viene stabilito dalla singola università. Nell’autonomia dell’Ateneo rientra la scelta di rendere un corso di laurea a numero chiuso o meno. Questi test d’ingresso sono organizzati dai singoli atenei. Non precludono l’iscrizione al corso di laurea ma permettono di individuare lacune da colmare entro il primo anno di università. In questi anni, seppur dibattuti e con obbiettivi differenti, sono aumentati i corsi di laurea a numero chiuso, con prova selettiva all’ingresso.

Quando si parla di corsi ad “accesso programmato nazionale”, si fa riferimento a corsi di laurea per i quali il numero dei posti disponibili viene stabilito a livello nazionale con un decreto del Ministero dell’Istruzione, che stabilisce la data del test, il numero di domande e la modalità.

I corsi di laurea ad accesso programmato sono: Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua italiana, Medicina e chirurgia in lingua inglese, Medicina e veterinaria, Architettura, Professioni Sanitarie.

Nel sito del Ministero è disponibile l’elenco delle date delle prove nazionali di ammissione 2020/2021 e potete consultarlo al seguente link.

Inoltre sono disponibili tutte le prove degli anni precedenti in modo tale da poter consultare le modalità ed i contenuti delle prove.

Nei siti dei singoli atenei viene pubblicato ogni anno il bando per l’accesso a questo tipologia di corsi di laurea. A seguire la pagina dove è possibile consultare tutti i bandi per l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato previsti dall’Università Politecnica delle Marche per l’anno 2020/2021.

Per maggiori informazioni o aggiornamenti in itinere sulle modalità di accesso ai corsi di laurea promossi dai vari atenei (privati e pubblici), potete contattarci per una ricerca ad hoc approfondita.

Università: sì o no? Orientamento

Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori  sono concentrati fino a giugno per la preparazione dell’esame di maturità e non solo. Infatti con i professori programmano e partecipano agli open day di orientamento promossi dalle singole università.

Alcuni hanno le idee chiare da tempo, altri sono indecisi tra due o più percorsi universitari, altri non sanno se continuare a studiare o meno.

Scegliere che cosa si vuole fare da grandi, orientarsi dopo il diploma e prendere decisioni consapevoli sul proprio futuro non è di certo un passo facile, una scelta da prendere a cuor leggero.

Alcuni percorsi di studio che gli studenti possono scegliere hanno già una forte vocazione professionale e presuppongono quindi una chiara idea sul tipo di lavoro che si vuole svolgere in futuro.

Ancor prima di reperire informazioni dall’esterno consigliamo agli studenti di riflettere sulle proprie  attitudini e interessi personali. Per individuare il settore verso cui indirizzare la propria formazione è fondamentale esaminare le proprie capacità, capire che cosa si adatta di più alle caratteristiche personali. Inoltre è importante tenere valutare quanta voglia di studiare si ha, perchè intraprendere un percorso universitario significa investire almeno altri tre anni in studio.

Tra i fattori da chiarire mettiamo la visione del lavoro, l’importanza assegnata alla realizzazione professionale, al tempo libero, al guadagno economico.

Per svolgere questa autoanalisi potete svolgere uno dei tanti test attitudinali e di autovalutazione on line a disposizione ma questi non potranno che essere lo spunto, il punto di partenza per sviluppare una riflessione sui valori fondamentali della vostra vita futura.

Dopo aver attuato questo primo step interiore e personale, se intendete proseguire gli studi, dovete scegliere il corso di laurea più adatto districandovi tra le tante offerte didattiche.

A questo punto è essenziale reperire quante più informazioni provenienti da fonte certa, ad esempio partendo dal sito Universitaly del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca dedicato ad accompagnare gli studenti nel percorso di studi.

Non vi affidate alle chiacchiere o al sentito dire, ma reperite informazioni sulle materie, sull’organizzazione del corso di laurea, sul piano di studi, sugli sbocchi professionali. Un grande supporto arriva dai siti delle singole università dove è presente l’ufficio orientamento dedicato alle future matricole.

A tal proposito ogni anno sono tante le attività di orientamento rivolte ai futuri diplomati, in cui potrete incontrare anche noi operatori del Servizio Informagiovani.

Le opportunità non mancano, a voi la volontà di coglierle!

Master: le differenti tipologie

Una volta conseguita la laurea gli studenti sono di nuovo di fronte ad una scelta per individuare la strada giusta per il proprio futuro.

Alcuni decidono di entrare nel mondo del lavoro, altri scelgono di continuare gli studi all’estero o in Italia. Una buona parte di laureati continuano gli studi iscrivendosi ad un corso di laurea magistrale, altri valutano l’iscrizione ad un master o ad un corso di perfezionamento. In tal caso la scelta è dettata dalla volontà di acquisire competenze più specifiche e settoriali di quante non siano già state fornite nel corso di laurea, dando la priorità alle attitudini maturate nel corso degli anni e che potrebbero essere decisive nella futura carriera professionale.

Infatti un master è un percorso di perfezionamento che arricchisce la formazione universitaria e non solo e rappresenta un ideale accesso al mondo del lavoro.

Per scegliere un master è fondamentale analizzare le proprie attitudini, conoscenze, competenze, capire i punti di forza e di debolezza in cui voler investire, confrontarsi con le figure professionali incontrate durante il percorso di studi, tenere conto dell’evoluzione del mercato del lavoro e raccogliere quante più informazioni possibili sull’ente promotore, sul piano di studio, sui docenti del master e sui potenziali contatti con le realtà lavorative per lo stage.

Esistono diverse forme e tipi di master: universitari e non, master executive, master post experience, post-laurea delle Business School; master full time, part time, formula week end o master a distanza.

master universitari sono soggetti a disposizioni di legge e sono parte integrante del sistema universitario. Sono suddivisi in due precise tipologie: i master di primo e di secondo livello. Ai primi si accede dopo un corso di laurea triennale ed hanno un approccio multidisciplinare. Mentre per accedere ai master di secondo livello bisogna possedere una laurea specialistica e sono indirizzati a fornire una massima specializzazione.

Entrambi i tipi di master prevedono un periodo di stage obbligatorio. Hanno una durata di almeno un anno e attribuisco almeno 60 crediti formativi universitari. Il titolo conseguito è un titolo post laurea di perfezionamento come riportato anche nel link del Ministero Università e Ricerca. Chi avesse una laurea quadriennali, conseguite prima della riforma, può accedere ad entrambe le tipologie di master universitari.

master non universitari sono organizzati da enti formativi privati, che ne definiscono autonomamente le caratteristiche presupponendo il possesso di una solida preparazione di base. Sono rivolti a laureati o laureandi sia della triennale sia della specialistica.

I master post-experience ed i master executive sono dedicati in modo particolare a chi già lavora ed ha la necessità di affinare e rendere più fruibili competenze già acquisite.

Al fine di sostenere la formazione post laurea la Regione Marche eroga voucher per l’iscrizione a master universitari e corsi di perfezionamento post laurea destinati a giovani disoccupati, inoccupati residenti da almeno 6 mesi in Regione, in possesso di una laurea con età inferiore a 36 anni.

Il contributo concorre alla copertura delle spese sostenute per l’iscrizione al Master come dettagliato nel bando che linkiamo. La domanda va presentata on line, non vengono formulate graduatorie ma sono ammesse a finanziamento le domande che ottengono un punteggio di almeno 60/100, valutate in ordine di arrivo. Tale voucher può essere richiesto fino ad esaurimento fondi e comunque non oltre il 31 dicembre 2020.

Gli studenti interessati a valutare i master dei quattro atenei presenti in Regione possono reperire informazioni e aggiornamenti qui: Università Politecnica delle Marche,  Università di Macerata, Università di Camerino, Università di Urbino

Oggi un master è quasi un must visto che il mercato del lavoro è sempre più competitivo, non sono sufficienti professionalità acquisite solo attraverso l’apprendimento delle conoscenze specifiche, è fondamentale il periodo di stage che può concretizzarsi in una possibilità in più per entrare nell’organico dell’azienda ospitante.

 

Diplomati agli Open day universitari

Conclusi gli esami di maturità i neodiplomati avranno un’estate più o meno di relax, in base alle decisioni prese per il proprio futuro professionale.

Alcuni studenti continuano gli studi iscrivendosi ad un percorso di laurea, molti decidono prima di concludere le scuole superiori, altri attendono per effettuare o perfezionare la scelta.

Chi ha deciso di iscriversi ad un corso di laurea a numero chiuso, dopo una breve pausa, deve necessariamente riprendere gli studi per prepararsi ad affrontare il test di ingresso, le cui date sono stabilite a livello nazionale e disponibili nel sito del Miur.

Alcuni gruppi di studenti diplomandi o diplomati, guidati da tutor delle associazioni studentesche universitarie, hanno approfittato della sala conferenze dell’Informagiovani per prepararsi insieme ad affrontare i test d’ingresso. Chiunque voglia può utilizzare la sala gratuitamente, chiediamo di comunicare il giorno e il numero di persone presenti per organizzare al meglio gli spazi e non sovrapporre le iniziative.

Chi ha scelto di iscriversi ad un percorso di laurea non a numero chiuso, spesso pensa prima alla vacanza estiva, rimandando a dopo ferragosto le incombenze per l’immatricolazione. Suggeriamo comunque di tenere sotto controllo i siti delle università visto che nei mesi estivi escono i bandi per le borse studio, le comunicazioni relative alla possibilità di sostenere, per chi non lo avesse già fatto, il test di conoscenze, obbligatorio per tutti i corsi di laurea ma non vincolante ai fini dell’iscrizione.

Veniamo infine a chi si trova in alto mare con la scelta universitaria, nulla è perduto! Basta informarsi ed approfittare degli open day promossi dalle singole università organizzati anche nei mesi estivi. Sono occasioni da sfruttare per scegliere e reperire quante più informazioni possibili sul percorso di studi futuro.

Ad esempio l’Università Politecnica delle Marche organizza appuntamenti in cui viene presentata l’offerta formativa dell’Ateneo e le modalità di partecipazione al test di verifica delle conoscenze. La partecipazione agli open day (quest’anno on line) è gratuita, ma è richiesta la registrazione partendo dal sito dedicato all’orientamento.

L’Università di Camerino propone gli open day denominati “Studente universitario per un giorno”.

A Macerata l’Università programma vari eventi per far conoscere l’offerta formativa, incontrando docenti e tutor dei vari corsi di laurea. Le proposte sono consultabili on line alla pagina orientamento.

Infine l’Università di Urbino propone eventi e open day on line per la presentazione dell’offerta formativa e le novità.

Per conoscere gli open days delle università, fuori dalla regione Marche, potete contattarci via mail o venire a trovarci all’Infomagiovani dove, con piacere, i nostri operatori saranno in grado di orientarvi per la futura scelta.

Yo! Una rete per i giovani

Anche l’Informagiovani è un partner del progetto YO YO– your opportunity finanziato dalla Fondazione Cariverona attraverso il bando “Giovani Protagonisti” e all’interno del quale realizzeremo molte attività sotto il segno di Be Smart, le nostre attività dedicate alle competenze trasversali.

Il progetto è rivolto ai giovani dai 16 ai 30 anni della Provincia di Ancona: l’obiettivo è quello di colmare la distanza tra istruzione e mondo del lavoro aiutando i giovani a orientarsi, formarsi e inserirsi nel tessuto lavorativo e sociale del nostro territorio con un percorso gratuito di orientamento e mentoring.  Con YO nasce un nuovo patto territoriale tra giovani, scuola, imprese: l’approccio adottato sarà di “open innovation” in un momento così complesso in cui c’è bisogno di una ripartenza comune, nella condivisione e co-produzione di risorse economiche e sociali.  “Il progetto Yo- come sottolinea l’assessore alle Politiche giovanili, Cultura e Turismo, Paolo Marasca- ha una forza innovativa straordinaria, alimentata dal coinvolgimento diretto delle giovani generazioni.   Genera sul territorio una rete che sino ad ora era sempre stata in potenza. Il Comune di Ancona è attivo con più strumenti: Informagiovani, la Mole, Kum.  Crediamo immensamente in Yo, è un passo avanti decisivo per il territorio.  Daremo senso di possibilità e strumenti ai ragazzi, e loro daranno altrettanto a noi. In un periodo come questo,avviare un progetto così importante è un grande segnale. “

Il progetto avrà una durata di tre anni e vede il coinvolgimento di un’ampia rete con oltre 30 enti tra pubblico e privato: i partner promotori del progetto (Comune di Ancona, CSV-Centro Servizi per il Volontariato, Informagiovani, Associazione Con…tatto, Cooss Marche, SS. Annunziata, Free woman, Opere Caritative Francescane, Tenda d’Abramo, Fondo Mole) istituti scolastici (poliarte, iis volterra-elia, iis podesti-calzecchi-onesti, IIS Vanvitelli-Stracca-Angelini, IIS Einstein-Nebbia), il sostegno sul territorio (Fondazione Cluster, h3-coworking, Legacoop Marche, Confcooperative Marche, Centro Papa Giovanni XXIII, Agorà, IAL Marche srl, Cescot, L.A.B., Generazioni Legacoop), alcune aziende (Lavoriamo insieme, Luna Bona, The Begins srl, Arredamenti Ancona, By Automa, Autoscuola Cantiani, Palm snc, Cus Ancona, Fondazione Marche Cultura), fornitori (Warehouse Coworking factory, Tech4care, Agenzia Res). 

Chi vuole può partecipare già da subito a YO offrendo il proprio contributo: compilando il sondaggio che ci aiuterà a scoprire esperienze e aspettative su orientamento, formazione, volontariato, lavoro (clicca qui per compilarlo!)

Come fare le tue scelte e gestire i genitori

Quando arriva il momento di fare una scelta, per esempio quella della scuola superiore o dell’università (o quella di non fare l’università!) dovete vedervela anche con loro: e allora, come fare?
Come convincere i tuoi genitori della validità della tua scelta, e avere buoni argomenti per rispondere alle loro ansie? Non è facile, ma è possibile!

Se hai una idea abbastanza precisa su quello che vuoi fare, ma sai che i tuoi hanno convinzioni diverse riguardo al tuo futuro, di solito provi un senso di frustrazione e ti convinci che non ti vorranno appoggiare.

Prima di avviare con loro una discussione (nel migliore dei casi) su questo argomento, rifletti su quali sono le loro preoccupazioni, e cerca di comprenderle a fondo per poter elaborare delle risposte soddisfacenti e delle alternative da proporre.

Tra le domande più comuni che i genitori di solito si fanno ci sono queste:

  • la strada che hai scelto ti permetterà di raggiungere la stabilità economica?
  • la tua scelta ti porterà ad essere felice? (nel caso di genitori illuminati)
  • la tua scelta ti farà avere il tipo di lavoro che loro si immaginano per te? (magari non tutti saranno disposti ad ammettere che hanno dei piani su di voi, ma comunque tieni conto anche di questo)
  • potrai cambiare percorso più avanti, se ne avrai desiderio o necessità?
  • hai raccolto abbastanza informazioni per fare quella scelta?
  • la tua scelta sarà economicamente sostenibile? (questo aspetto li riguarda da vicino e da subito)

Come fare a rassicurarli e ad avere il loro supporto?
Comincia con raccogliere informazioni a sostegno della tua scelta: dimostra che ti sei adeguatamente informato/a sul percorso che stai per fare e sulle possibili opportunità professionali che avrai di conseguenza. Salva i link delle pagine che hai consultato per condividerle e discuterle con loro.

In generale si sentiranno più tranquilli se vedranno che hai valutato i possibili sbocchi occupazionali del percorso scelto, e se saprai spiegare perché per te sono soddisfacenti. Questo vale sia nel caso della scelta della scuola secondaria che universitaria, ma anche nel caso tu abbia in mente di frequentare un corso professionalizzante o di fare un apprendistato. Sul sito dell’Inapp trovi la descrizione di moltissime professioni, delle capacità e conoscenze necessarie per svolgerle e altre informazioni utili: non è agile e intuitivo come la tua app preferita, ma ci troverai molte risposte.

Fai un calcolo approssimativo, ma più possibile accurato, dell’appoggio finanziario di cui avrai bisogno, e delle spese che dovrai sostenere: iscrizioni, tasse, trasporti, e così via. Ricorda che nel caso di iscrizione all’università, possono esserci delle borse di studio e delle agevolazioni finanziarie per studenti meritevoli o economicamente svantaggiati.

Più difficile sarà, nel caso tu abbia deciso di andare a lavorare, fare una stima effettiva delle risorse di cui potrai disporre. Per cercare di capire quanto guadagnerai informati sulla paga che potresti ricevere, parlando con altri che fanno il lavoro che hai scelto, e dando un’occhiata qui.

Scegli il momento giusto per cominciare una discussione sull’argomento, perché l’esito della tua missione 🙂 può essere pesantemente influenzato da questo fattore. Se vedi che è il momento sbagliato, perché non avete sufficiente tempo da dedicare alla questione, o siete già tesi e arrabbiati, concorda con loro sul fatto di doverne parlare e organizza un momento in cui sarete tutti nella condizione migliore di farlo. Proponi un giorno o un momento specifico nell’immediato futuro, così no darai l’impressione di voler semplicemente sfuggire alla domanda.
Un simile approccio alla questione potrebbe già far capire che state prendendo la questione sul serio e che siete abbastanza maturi da poter cominciare a prendere da soli anche e decisioni più importanti.

Se ti stai chiedendo dove trovare un aiuto, oltre ai link che abbiamo indicato naturalmente puoi passare da noi! Con o senza i tuoi genitori puoi venire a chiedere supporto per le tue ricerche, per trovare risposte ad alcuni tuoi dubbi (no, non abbiamo tutte le risposte, ma a molte delle domande che ci si fa in questi casi sapremo rispondere) o semplicemente per un confronto sull’argomento. A volte parlare dei propri progetti o dei propri dubbi con qualcun’altro può aiutare a chiarirci le idee su cosa vogliamo fare, e perché.

Ora che hai letto questa breve guida, e che le iscrizioni per le scuola secondarie sono aperte, non possiamo che augurarti buona scelta e buona fortuna!

Come fare una bella figura a un colloquio

Se hai superato i 18 (20?.. 25?…) anni probabilmente ti sarà già capitato di dovere affrontare un colloquio di lavoro. Definiamo, per precisione e per sgomberare il campo da falsi miti, che cos’è un colloquio di lavoro: siamo di fronte a un colloquio di lavoro quando ci confrontiamo, verbalmente, con qualcuno che poi dovrà scegliere se assumerci o meno. Vorrei porre alla vostra attenzione le parole “confrontiamo” e “verbalmente”: la cosa presuppone infatti, essendo un confronto, che entrambe le parti possano dire cose giuste e sciocchezze. E che, anche nella peggiore delle ipotesi, non si farà ricorso alla forza fisica e alle mani.

Nonostante questo tutti noi sappiamo che il colloquio di lavoro è uno di quelle prove della vita che fanno salire l’ansia: tipo quella mentre si aspetta l’esito di un esame, di sapere se si è tra la lista degli interrogati a scuola, di capire se la paletta della polizia alzata è per noi o per l’auto che ci precede. Pensateci: in tutti questi casi, spesso, l’ansia arriva anche se in realtà non abbiamo fatto nulla di male (se lo abbiamo fatto ci meritiamo l’ansia e anche la punizione, la multa, il voto basso). Come fare per superare l’ansia? Eliminarla credo che sia una possibilità abbastanza remota, mentre gestirla, controllarla e diminuirla è già più alla portata di tutti.

Preparati! Lo si può leggere con entrambi gli accenti (esortativo singolare o descrittivo plurale), la sostanza non cambia. Per gestire al meglio un colloquio di lavoro (e l’ansia ad esso connessa) una delle cose fondamentali è prepararsi per bene: redigere un buon cv (se sei a zero su questo puoi partire da qui), studiare le caratteristiche del posto (azienda) in cui vorresti andare a lavorare, cercare dei particolari su cui puoi far leva che riguardano le tue competenze o le specialità dell’azienda (mi ricordo una volta ho fatto una gran figura “rubando” una frase letta sul calendario aziendale appeso nella stanza in cui mi avevano lasciato a “cuocere” prima del colloquio). Oggetto del colloquio sarai tu: scopriti al meglio!

Scegli le parole. Quanta gente non sa parlare in maniera adeguata al contesto! Le parole che usi al bar con gli amici (“figo!”, “che storia!”, “tranquillo” per fare qualche esempio) non sono le più adatte in un contesto professionale come un colloquio di lavoro (perlomeno all’inizio quando nessuno ti conosce). Evita l’eccessiva confidenzialità e le frasi fatte (se vuoi un riferimento, praticamente tutte le cose che dicono i politici nelle interviste brevi). Utilizza la sincerità, ma scegli parole che la sappiano raccontare in maniera gradevole (non sarai mai testardo/a, ma determinato/a; mai pigro/a, ma bilanciato/a tra vita e lavoro; mai ignorante ma sempre ponto/a scoprire cose nuove; che tra l’altro è anche un evergreen che non fa mail male). evita di dire che sei un leader, carismatico, trascinatore: sono cose che si dimostrano a fatti e non a parole (spesso chi lo dice poi non lo è).

Vestiti comodamente. Uno degli errori più sottovalutati è quello legato alla scelta di abiti, accessori, trucco e parrucco con cui presentarsi a un colloquio di lavoro. Sei un giovane uomo che non ha mai messo la cravatta? Perché scegli proprio questa occasione per farlo la prima volta? Lo sai che sembrerai una specie di rigido Frankenstein? Potrei dare lo stesso consiglio, di evitare, per il tacco 12 se sei una ragazza. Gli abiti che indossiamo condizionano il nostro linguaggio non verbale: tutta quella serie di piccoli gesti, a volte inconsapevoli, che raccontano di noi anche quello che non vorremmo. Se ti vesti in maniera sgraziata (o che ti fa sembrare tale) poi sarà inutile cercare di evitare a tutti i costi di incrociare le braccia sul petto per non trasmettere senso di chiusura (a proposito: sta cosa è vera fino a un certo punto). Non paga nemmeno l’eccessiva confidenza con il vestiario: non avrai davvero pensato che per un colloquio in piena estate l’infradito tutto sommato può andare bene vero?

Tutto questo non ti garantirà una bella figura a un colloquio di lavoro. Ma sicuramente ti metterà al riparo da straordinarie figure di m… Il successo poi arriverà con una serie di prove (ti auguro non troppe) in cui imparerai molto di più che da questo post. In bocca al lupo!

Studenti alla ricerca alloggio

Nella vita ci sono decisioni importanti che maturano nel tempo. La scelta del corso di laurea da seguire dopo il diploma di maturità è una di queste e segna un passaggio nella vita. Sia le scuole secondarie di secondo grado sia le università hanno predisposto delle risorse per orientare gli studenti e supportarli per effettuare la scelta migliore. Ad esempio segnaliamo una delle iniziative dell’Univpm che ha organizzato per il 19 luglio una giornata di orientamento rivolta ai diplomati e alle loro famiglie, la partecipazione è gratuita ma si richiede l’iscrizione entro il 15 luglio. Sarà l’occasione soprattutto per gli studenti fuori sede per conoscere il territorio e cercare il proprio alloggio.

Infatti spesso accade che l’università scelta non sia nella regione o nella provincia di residenza e quindi gli studenti si trovano ad affrontare anche l’estenuante ricerca, della soluzione abitativa migliore.

Partendo dal budget a disposizione consigliamo di valutare varie opzioni: gli alloggi universitari, il mercato privato (stanza, posto letto o appartamento) e i collegi universitari privati.

Per gli alloggi universitari è necessario presentare la domanda quando esce il bando pubblicato dall’Erdis (Ente per il diritto allo studio).

Quando si compilano i moduli per la richiesta della borsa di studio si deve richiedete anche quello per l’alloggio. Dopo averlo consegnato, non resta che aspettare la pubblicazione delle graduatorie.

Se non si riesce ad ottenere questo alloggio, per trovare la soluzione che più rispecchia alle esigenze, si possono consultare: annunci privati, cartellonistica nelle strade, le bacheche universitarie, utilissimo il passaparola con amici e le ricerche internet.

Nel nostro blog dedicato all’autonomia abitativa c’è la bacheca annunci on line , dove si possono consultare annunci di cerco ed offro posto letto o alloggio, annunci pubblicati da privati che vanno contattati direttamente. Per inserire un annuncio si deve compilare l’apposito form.

Nella sezione download di iHome  è possibile scaricare l’elenco dei siti dove vengono pubblicati gratuitamente gli annunci dai privati. Esistono inoltre gruppi su facebook per la ricerca di affitto o posto letto ad Ancona.

Gli elementi da tenere in considerazione, oltre al canone, sono: la vicinanza con l’università, i quartieri, i servizi, i collegamenti con stazione e centro.

Chi vuole può rivolgersi alle agenzie immobiliari che si occupano anche di affitto.

Da ultimo esistono ad Ancona alcuni collegi gestiti da privati: Vivere@damè e il Campus Village.

Il blog iHome e la pagina facebook vogliono essere un supporto per gli studenti dell’Università di Ancona; per qualsiasi ulteriori informazione potete trovare l’operatore all’Informagiovani o scrivere una mail a: info@ihomeancona.com

Cari giovani, vi aiutiamo o no?

In questi giorni stiamo lavorando a un progetto che, se tutto andrà bene, servirà a fare delle belle cose in questa città per i giovani, interessando ambiti e contesti diversi. L’obiettivo del progetto è quello di poter creare, nella città di Ancona, attività, servizi e occasioni che aiutino i giovani. Ecco, su questa parola, “aiuto”, ho avuto modo di confrontarmi con un’altra persona, che stimo, “addetta ai lavori” (che poi, i lavori in questo caso, sarebbero le persone più giovani). La questione è: cari giovani, vi aiutiamo o no?

Il confronto è nato dal fatto che secondo l’opinione dell’altra persona i ragazzi e le ragazze hanno bisogno comunque e sempre di una qualche forma di accompagnamento e stimolo alla scoperta di quelle che per loro sono, oggettivamente delle novità (il primo lavoro, la prima esperienza all’estero, la scelta di una carriera professionale o più in generale la direzione da prendere nella vita). Per intenderci: non è che stiamo parlando di un tutor (o una badante) fisicamente sempre presente. Piuttosto di una serie di soggetti, preparati e facilmente reperibili, che diano informazioni, consigli, suggerimenti, idee, ecc.

Pur condividendo il fatto che un ambiente (città, regione, nazione) in cui ci siano servizi efficaci sia migliore di uno in cui non ce ne sono (basti vedere il su e il nord del nostro Paese, dell’Europa e forse anche del mondo), credo però che la giovinezza (gioventù?) sia anche una fase della vita da dedicare alla sperimentazione e all’errore, due aspetti su cui oggi forse ai ragazzi e alle ragazze è concesso poco (con lo spiacevole corollario, secondo me, di ottenere esagerazioni, esasperazioni, hangover fisici e psicologici). A farmi venire in mente questa cosa sono due episodi (ripetuti ahimè) che ho vissuto direttamente proprio qui all’Informagiovani. Il primo riguarda la richiesta di certezze praticamente matematiche sulla “bontà” delle aziende presenti nei nostri annunci. Per carità, è sacrosanto cercare di evitare fregature o cadere in trappole da lavoro-facile-guadagno-alto, ma è altrettanto vero che per sapere se quella che state contattando sarà l’azienda dei vostri sogni, l’unico modo è conoscerla davvero. Che poi magari scoprite pure che siete voi a non essere il loro candidato ideale. Voglio dire: mandate la candidatura, incontratela e poi valutate (mandare un cv non è una dichiarazione notarile irrevocabile). Insomma, animo e coraggio!

Il secondo episodio, più preoccupante secondo me, è quello che capita quando riceviamo candidature in risposta ad annunci che pubblichiamo sul nostro sito in cui c’è scritto però che, evidentemente, a cercare personale non siamo noi (lo stesso dicasi per chi ci telefona chiedendo come inviare il cv, chi è il responsabile, come funziona il lavoro, cadendo nello stesso “malinteso”). Eppure gli annunci non sono romanzi complessi e leggerli con un briciolo di attenzione forse aiuterebbe anche a rispondere con maggior cura e selezioni a quelli più vicini alle proprie competenze.

Credo che entrambi i casi siano accomunati da una medesima incertezza, da una stessa ricerca di un aiuto e di un supporto, dalla stessa paura di non sbagliare. Come scrivevo sopra dalla stessa mancanza di sperimentare e di sbagliare che sono l’essenza della crescita. E allora torna la domanda: ma non è che mettendo troppi supporti nell’incerto cammino della gioventù, anche servizi come il nostro finiscono per non aiutarvi a imparare a camminare da soli? Non è che la nostra società sta diventando un po’ troppo ansiosa nei confronti dei giovani? Non è che, per caso, rischiamo di essere troppo apprensivi e, quindi, anche poco educativi? Insomma, cari giovani, vi aiutiamo o no?

Piccoli suggerimenti per orientarsi

In questi giorni stiamo lavorando alla pubblicazione dedicata alle smart skill esplorate durante i nostri appuntamenti Be Smart. Scrivere un libro (o un manuale) è un lavoro faticoso e a volte stressante (lo sa bene Luca che lo sta seguendo più da vicino e con intensità). In questo caso però è anche una piccola operazione amarcord, nonostante il tempo passato non sia così tanto (l’ultimo evento è stato lo scorso 26 ottobre).

Ripercorrendo le cose dette dai relatori dell’edizione dello scorso anno abbiamo trovato un sacco di cose che continuano a convincerci del fatto che per guardare un po’ meglio al futuro il segreto non è quello di indovinare la mossa giusta ma muoversi nel modo giusto. Tutti i relatori ci hanno parlato metodo, progetto, di attitudine e quasi mai di scelte, perlomeno di scelte pratiche. Qualcuno ha esortato a fare le scelte, ma nessuno ci ha detto cosa scegliere nello specifico. Studiare matematica o approfondire italiano, scegliere giurisprudenza piuttosto che medicina (ma anche non fare alcuna scelta universitaria), partire per l’estero o avviare un’attività sono tutti passaggi che riguardano ciascuno di noi in maniera troppo individuale perché si possa lasciare a qualcun altro il dovere (e il diritto) di farlo al posto nostro.

Nel libro che presenteremo probabilmente il prossimo mese di marzo ci sono invece un sacco di suggerimenti (ed esperienze) su come muoversi, adattarsi, darsi degli obiettivi, riuscire a raggiungerli. E anche su qual è la strategia migliore per essere soddisfatti, entusiasti e felici. Trovo veramente che sarà un documento prezioso per tutti quelli che stanno cercando una strada che si fa fatica a vedere con chiarezza e di questo devo ringraziare in particolare i 12 relatori che hanno dato il loro meglio.

Mentre stavo scrivendo mi è tornato alla mente un episodio di qualche giorno fa. Padre e figlio seduti davanti a me: il più grande, malcelando apprensione con una forzata serenità, chiedeva indicazioni e suggerimenti per la scelta professionale futura del figlio. Il più piccolo, mostrando una sincera e apprezzata noia mista a insofferenza, si interrogava sull’utilità di quell’incontro. E aveva ragione. Nonostante tutte le precauzionali indicazioni sul fatto che io non fossi un oracolo, il padre voleva da me la scelta che il figlio non stava facendo. Il figlio invece aveva capito (o magari solo intuito senza consapevolezza) che nel contesto in cui si trova non avrà una sorte chiara, predefinita e soprattutto certa. Dovrà informarsi un po’, sperimentare qualcosa, stare sempre all’erta: muoversi seguendo un flusso i cui contorni non sono così definiti. Diventerà qualcosa (e così il padre sarà contento, forse) ma soprattutto sarà qualcuno. Ecco, il libro su cui stiamo lavorando e che presenteremo a marzo, non serve a diventare qualcosa ma, mi auguro e in qualche caso ne sono certo, a essere qualcuno.

L’Informagiovani non è il centro per l’impiego

Ogni giorno l’Informagiovani di Ancona viene contattato da utenti che vi si rivolgono pensando di parlare con il Centro per l’Impiego. Probabilmente agli occhi dei non addetti ai lavori questi servizi sembrano uguali ma nella pratica così non è.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Sia i Centri per l’impiego sia gli Informagiovani sono servizi per il lavoro ma differenti sono sia l’origine di questi servizi sia le modalità con le quali operano.

I Centri per l’Impiego sono uffici pubblici, attualmente gestiti dalle Regioni, che offrono servizi ai cittadini e alle imprese. Sono stati istituiti con il D.Lgs 469/97 che ha abolito gli Uffici di collocamento e ha assegnato ai Centri per l’impiego una serie di funzioni e attività: informazione e orientamento, incrocio domanda e offerta di lavoro, supporto per la gestione di pratiche burocratiche.

Attualmente, però, i centri per l’impiego svolgono soprattutto attività amministrativa: gestiscono l’elenco anagrafico dei lavoratori, nel quale viene registrata la storia lavorativa (compresi i periodi di disoccupazione) di ogni persona che ha domicilio nel territorio di competenza del Centro per l’impiego; si occupano dell’ iscrizione alle liste di mobilità e dell’iscrizione agli elenchi e graduatorie delle categorie protette; registrano le assunzioni, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro presso aziende private e Enti pubblici.

Iscriversi al Centro per l’impiego oggi è diventato una questione più che altro burocratica, nel senso che è necessario iscriversi per sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID), con la quale si ottiene lo stato di disoccupazione, ossia il riconoscimento formale del proprio stato di disoccupato. Questo è un documento amministrativo che vi consentirà di richiedere l’esenzione dal ticket sanitario, l’indennità di disoccupazione (Naspi) se ricorrono i presupposti di legge, di godere delle agevolazioni per le assunzioni di disoccupati e giovani inoccupati, e di partecipare a bandi della Pubblica Amministrazione che richiedono il requisito dello stato di disoccupazione (corsi FSE, iscrizione a Garanzia Giovani, borse lavoro, ecc…). L’ottenimento dello stato di disoccupazione comporta la necessità periodica (ora diventata annuale) di confermare tale stato e la disponibilità al lavoro.

Non basta però essere iscritti al Centro per l’impiego per trovare lavoro; occorre attivarsi nella ricerca, quindi cercare offerte di lavoro attinenti al proprio profilo professionale. I Centri per l’impiego pubblicano sui loro siti le offerte che passano tramite il loro canale ma come potete immaginare queste non sono tutte. Quelle relative ai CIOF delle Marche le troverete a questo link.

Altre offerte di lavoro si possono trovare rivolgendosi ad altri servizi per il lavoro tra i quali gli Informagiovani. Questi sono servizi pubblici, in genere comunali, nati con l’obiettivo di fornire informazioni ai giovani ma allo stato attuale la fascia d’età degli utenti si è notevolmente spostata in avanti.

Questo in linea generale, perché poi ogni ufficio Informagiovani si connota in maniera specifica per alcuni servizi rispetto ad altri.

L’Informagiovani di Ancona nel corso degli anni ha sviluppato una serie di servizi che vanno oltre la semplice informazione, offrendo infatti consulenza e orientamento su vari settori: lavoro, formazione, estero, casa, sociale e tempo libero.

In questa sede mi preme evidenziare le attività e i servizi che l’Informagiovani di Ancona offre nel settore lavoro: dalla messa a disposizione delle offerte di lavoro sia in forma cartacea che on line alla pagina dedicata, al servizio di revisione e consulenza del curriculum vitae, ai servizi di orientamento nella ricerca attiva del lavoro, al servizio di banca dati lavoro, un servizio di incrocio domanda – offerta di lavoro di cui possono usufruire sia le persone in cerca di lavoro sia le aziende in cerca di lavoratori.

Tutti possono accedere e usufruire in maniera gratuita dei servizi dell’Informagiovani che vengono erogati con lo scopo prioritario di rendere gli utenti AUTONOMI nella ricerca del loro percorso professionale, formativo, personale.

Gli operatori dell’Informagiovani “non trovano il lavoro” ma danno le basi per muoversi in maniera autonoma nella ricerca dello stesso. Nessuno può cercare e trovare al tuo posto il lavoro a te più adatto, solo tu puoi farlo partendo sicuramente da un buon orientamento.

Se volete saperne di più potete venire a trovarci nei nostri orari di apertura; troverete operatori pronti a consigliarvi varie strade e opportunità.

BeSmart! Perchè lo abbiamo fatto

Anche qualche giorno fa confrontandomi con due persone che si occupano di selezione e formazione del personale è uscita questa cosa: “il problema non è che i ragazzi non sono preparati, la questione è che non sembrano essere in grado di inserirsi in un contesto diverso da quello scolastico”. C’è un libro, l’ultimo di Baricco, di cui ho letto soltanto una parte riportata da Luca Sofri su ilPost in cui, ahimè, si afferma che “la scuola così com’è appartiene a un’altra era“. Potrei aggiungere che forse anche il mondo accademico, così com’è, appartiene a un’altra epoca.

Non voglio qui fare una critica alla scuola e all’università, soprattutto se la critica fosse letta poi come la volontà di disfarsi e liberarsi di queste istituzioni. In realtà credo che, al contrario, come dimostrano anche alcuni dati, nel nostro Paese è urgente un investimento nella formazione e nello sviluppo della cultura (qui un infervorato articolo sulla questione). Però è anche vero che molti dei ragazzi e delle ragazze che incontriamo, anche quando si vede o dimostrano di essere molto preparati su competenze tecniche, hanno evidenti difficoltà in ambiti che non siano quello che hanno studiato. Come si comunica in pubblico, come si gestisce una relazione con gli altri, come si rimane concentrati su di un obiettivo, come si gestiscono crisi e cose che non vanno come previsto: su queste ed altre abilità, tendenzialmente, molti sono impreparati. Il nostro sistema formativo non ha spazi, al momento, di approfondimento di questi aspetti se non in maniera in formale o, come spesso accade, rimandata alla buona volontà del singolo docente (e magari ce ne fossero di più!).

Tutto ciò che non si impara a scuola è rimandato alla famiglia (che non può però essere onnisciente) o all’autonomia del singolo. Per cui magari qualche elemento di team building lo apprendi se pratichi uno sport di squadra, qualche elemento di comunicazione se sei appassionato di teatro, alcuni flash di problem solving se partecipi alle attività scout della tua città. Chiaramente puoi evitare tutte queste situazioni e provare a cavartela con la scuola della strada: può andare bene oppure no. Credo però che nel 2018 potremmo avere altre opportunità o, meglio, sarebbe auspicabile che il sistema formativo affrontasse anche questi aspetti, quelle che in gergo si chiamano soft skill: per fare un esempio, le buoni doti comunicative non dovrebbero essere in capo solo al tizio che sembra più svelto, ma ad un certo livello di base dovrebbero essere un’abilità diffusa.

Chiaramente quando abbiamo ideato BeSmart! non avevamo intenzione di sostituirci all’attuale sistema formativo, ma essere una sorta di pionieri nell’affrontare questo tema. E siccome non siamo nemmeno maestri in molte delle smart skill che proponiamo (così le abbiamo chiamate, competenze intelligenti potrei azzardare in una delle possibili traduzioni) abbiamo chiamato dei testimonial per ognuna delle competenze che ci è venuta in mente: venerdì prossimo (26 ottobre) sentirete parlare Laura sull’importanza di conoscere le lingue, Cristiana su quella di saper comunicare (non solo attraverso la lingua), Antonella sulla determinazione e la perseveranza, Laura (un’altra) sulla costruzione delle relazioni. Ci saranno anche due ospiti a sorpresa (e proprio per non rovinarvela non vi dico chi saranno, ma porteranno altri due temi altrettanto interessanti). Personalmente mi sono persuaso che questo tipo di occasioni siano molto formative, si esce con qualcosa in più in testa e qualche volta nel cuore.

PS: se c’è ancora posto potete prenotare il vostro posto qui

Scelta post laurea triennale

Dopo tre anni di studio ed impegno per conseguire la laurea triennale, gli studenti hanno di nuovo bisogno di consigli su come scegliere la strada giusta per il proprio futuro.

Alcuni laureati decidono di entrare nel mondo del lavoro, altri decidono di continuare gli studi all’estero, dove la magistrale è chiamata Master Degree, altri valutano l’iscrizione ad un master di primo livello, una buona metà di laureati continuano il percorso iscrivendosi ad un corso di laurea magistrale.

Il master di primo livello è rivolto a coloro che vogliono una formazione più professionalizzante dopo la triennale. Questo percorso esiste solo in Italia; nei paesi esteri ci sono dei corsi universitari di un anno, o anche meno, ma non sono paragonabili a questo titolo. I master di primo livello possono essere organizzati dalle università oppure da enti privati. Entrambi hanno i loro aspetti positivi e negativi; se sono organizzati da enti privati è probabile che sono spendibili per lo più nell’azienda che li ha organizzati, mentre il master universitario è riconosciuto, ma non sempre garantisce un accesso rapido al mondo del lavoro come ci si potrebbe aspettare.

Sicuramente valutare di intraprendere un nuovo percorso di studi universitari: una laurea magistrale, è una decisione importante e a volte appare come un’impresa difficile; le possibilità offerte sono numerose, e non è facile riconoscere le proprie passioni, motivazioni ed aspirazioni (anche se noi consigliamo sempre di partire da queste!).

Per scegliere un corso di laurea magistrale piuttosto che un altro è fondamentale analizzare le proprie qualità personali, le conoscenze e competenze acquisite durante il percorso triennale, cercando di capire i punti di forza e di debolezza su cui voler investire per il futuro.

Altrettanto importante è confrontare quanto è emerso con le figure professionali incontrate durante la triennale, tenendo conto della continua evoluzione del mercato del lavoro.

Essenziale raccogliere tutte le informazioni possibili sull’Ateneo, la facoltà ma soprattutto sul percorso di studi; valutando i piani di studio, analizzando gli insegnamenti caratterizzanti e quelli integrativi, confrontandoli con le proprie aspettative. Valutare i contenuti ed i metodi attuati dai docenti cercando di capire se si tratta solo di professori universitari o anche di professionisti che hanno esperienze accademiche e non.

Informarsi significa tenere costantemente sotto controllo il sito dell’Ateneo per restare aggiornati su eventuali bandi, prove di ammissione, scadenze e non solo, infatti anche per la scelta della magistrale le facoltà organizzano attività di orientamento ed open day.

Cosa fa la differenza

In questo periodo stiamo proponendo con una certa frequenza temi e attività che riguardano le competenze trasversali (chi ci segue sa che anche gli ultimi eventi che hanno avuto come tema questo): con un termine abusato si chiamano soft skill e sono quelle cose che ognuno di noi sa fare anche se non ha frequentato un corso o una scuola per impararle.

Le competenze trasversali, nella considerazione comune, vivono di una doppia fama. Da una parte c’è chi le considera soltanto un orpello utile a chi deve chiacchierare di competenze e mercato del lavoro, perché nel mondo del lavoro quello “vero” è importante imparare un mestiere, saper fare una cosa (meglio se pratica) in maniera corretta senza badare a tante altre cose. Questa teoria, a mio modo di vedere, ha un fondo di verità (è vero, quando ti pagano per un lavoro la prima cosa è saperlo fare in maniera corretta) ma anche un certo livello di approssimazione (per esempio: tutti sappiamo portare un piatto al tavolo, ma non tutti siamo bravi camerieri). Più in generale mi pare che il problema più serio di questa teoria sia un certo anacronismo: questo approccio, secondo me, andava bene 20 o 30 anni fa quando il mercato del lavoro era più semplice per certi versi.

Poi c’è invece chi, senza esagerare, considera le soft skill un elemento abbastanza importante per definire la propria professionalità. Quando mi capita di parlare in qualche scuola faccio sempre questo esempio. Nell’anno in cui vi diplomerete, insieme a voi lo faranno qualche altra decina di persone. E stiamo parlando dello stesso istituto, perché se allarghiamo l’orizzonte a un territorio più ampio o all’intera nazione i numeri si moltiplicano notevolmente. ora la domanda è: è ragionevole pensare che tutti i diplomati di una stessa scuola siano uguali in senso professionale? Detto in altro modo: se ciascuno di quei diplomati (ma vale anche per la laurea) compila un curriculum e lo porta ad un dato datore di lavoro, per questo non fa nessuna differenza il candidato che si presenta? Chiaramente la risposta è no. Per il datore di lavoro (ma per chiunque debba avere a che fare con noi, in senso professionale e non solo) non è indifferente la persona che ha davanti, anche se ha la stessa formazione, sa fare le stesse cose, ha acquisito le stesse conoscenze. Alla domanda “che cosa fa la differenza?” la mia risposta è che è il bagaglio delle competenze trasversali. Non intendo, se per caso fosse passato questo messaggio, la personalità di ciascuno.

Le competenze trasversali (saper comunicare, sapersi organizzare, saper costruire e mantenere relazioni, saper lavorare in gruppo e via discorrendo) sono abilità che arricchiscono le nostre competenze più tecniche. Per certi versi io credo che ci facciano, per esempio, essere migliori ingegneri, commercialisti, idraulici, professori, impiegati eccetera. Le competenze trasversali ci aiutano a marcare una differenza con gli altri. Si tratta di una differenza, sulla quale, se siamo bravi, possiamo costruire la nostra carriera. Mi piace poter dire una cosa: il nostro obiettivo, nel mondo del lavoro, dovrebbe essere sempre quello di scegliere di essere diversi.

ATTENZIONE, forse cerchiamo anche te! 😉

Se pensi di avere una competenza che fa la differenza partecipa al prossimo appuntamento di BeSmart e vieni a raccontarcela! Clicca qui e scopri come!

Studio estivo per test universitari

Concluso l’esame di maturità molti studenti non hanno finito di studiare, dopo un breve riposo o una meritata vacanza, pensano al futuro e all’iscrizione ad un corso di laurea universitario.

Chi sceglie un corso di laurea ad accesso programmato nazionale deve studiare per affrontare il test d’ingresso, una vera e propria prova di ammissione organizzata dal MIur per accedere a Medicina e Odontoiatria, Medicina in inglese (IMAT), Veterinaria, Architettura, Professioni Sanitarie e Scienze della Formazione primaria.

Le prove si svolgono in contemporanea in tutte le università statati italiane, nel giorno stabilito dal Ministero dell’Istruzione  e reso pubblico  con un decreto ministeriale  già dal 1 marzo, consultabile alla seguente pagina.

Sono disponibili i bandi con gli argomenti dei test, le domande per iscriversi al concorso per l’iscrizione, i posti disponibili nelle facoltà.

Per superare questi test è necessaria una preparazione ad hoc che richiede tempo e dedizione anche durante le vacanze estive. Ad esempio qui all’Informagiovani di Ancona abbiamo ospitato gruppi di studio gestiti dalle associazioni di studenti per le future matricole che si preparano simulando il test d’ingresso.

Per l‘accesso ai corsi di laurea dell’Università Politecnica delle Marche, a parte quelli che hanno l’accesso programmato a livello nazionale, non ci sono prove di selezione, ma è previsto un test di verifica delle conoscenze. Questo è uno strumento di auto-valutazione per gli studenti non vincolante per la futura immatricolazione. La frequenza dei corsi di laurea richiede il possesso di un’adeguata preparazione iniziale costituita dalle competenze linguistiche e dalle conoscenze culturali comuni alle scuole secondarie superiori, nonché dalle conoscenze matematiche di base relative ad argomenti precisi.

La legge prevede una verifica delle conoscenze in ingresso effettuata tramite test la cui partecipazione è obbligatoria e l’eventuale esito negativo non preclude la possibilità di immatricolazione. I test possono essere sostenuti anche in un momento successivo all’immatricolazione, ma il superamento è requisito indispensabile per l’iscrizione agli appelli d’esame del secondo anno di corso. I test possono essere ripetuti. Si consiglia di sostenere i test iscrivendosi con l’apposito modulo. Qualora non venisse superato il test con esito positivo l’università prevede delle attività per colmare il debito formativo e poter accedere agli esami del secondo anno.

Infine completamente diversi sono i corsi di laurea a numero chiuso in cui è la singola università che stabilisce di inserire una prova di ammissione per valutare la preparazione dello studente ed il superamento è vincolante all’immatricolazione.

In questo caso per sapere quando si svolge il test di ingresso, cosa studiare e per trovare le informazioni utili si deve far riferimento alle decisioni prese dall’università di interesse, queste informazioni sono disponibili sulla pagina web del corso di laurea a cui si vuole accedere.

 Non ci resta che augurare un in bocca al lupo a tutti gli studenti che studieranno anche durante le vacanze estive per accedere al proprio futuro!

 

Alla scoperta delle smart skill con “Be Smart!”

L’8 giugno è una data importante, perché impareremo insieme come prepararci ai lavori del futuro: all’Informagiovani di Ancona ci aspetta infatti “Be Smart!”, un viaggio alla scoperta delle nuove smart skill, le competenze “intelligenti” che ci aiutano a diventare più competitivi nella vita e nel lavoro.
Cosa sono le smart skill? Abbiamo ribattezzato così le cosiddette competenze trasversali: non quelle che apprendiamo attraverso lo studio specialistico o focalizzandoci su una materia specifica, ma quelle che ci appartengono in quanto persone. Saper parlare in pubblico, possedere un metodo di lavoro, sapersi organizzare, sono tutti esempi di competenze trasversali. Anche se in parte si tratta di caratteristiche legate alla nostra personalità, non significa che non possiamo coltivarle e migliorarle costantemente, perché esistono strumenti e tecniche per farlo.

Il primo motivo per cui veniamo presi in considerazione per un posto di lavoro è che possediamo le competenze specifiche richieste: sono le cose che conosciamo e che sappiamo fare che ci rendono candidabili per un determinato lavoro. Poi c’è il motivo per cui veniamo scelti, e qui entrano in gioco le competenze trasversali: per tutti i lavori che ci troveremo a svolgere, verosimilmente verremo scelti non solo per quello che sappiamo fare, ma anche per quella particolare caratteristica che ci distingue, perché su quella qualità peculiare il nostro futuro datore di lavoro potrà riporre la sua fiducia.
Le competenze trasversali servono per adattarci ai nuovi contesti, a renderci più competitivi, a intuire quali sono i cambiamenti in atto in un mondo del lavoro sempre più mutevole ed esigente.

Non esiste una lista codificata di soft skill: nel selezionare le competenze “intelligenti” da approfondire a “Be Smart!” abbiamo effettuato una scelta, una selezione ragionata di quelle che riteniamo oggi più strategiche e utili da approfondire. L’altro criterio che ci ha guidato nella progettazione di questo evento è stata la scelta dei relatori: non volevamo accontentarci di professionisti che sapessero descrivere una competenza trasversale, volevamo innanzitutto dei testimonial di quella competenza. I sette professionisti che interverranno l’8 giugno ci racconteranno quindi non solo in cosa consiste quella competenza, ma anche come essa ha avuto un impatto sulla loro vita personale e professionale.

A oggi i posti per Be Smart! sono esauriti, ma vi invitiamo a tenere d’occhio la pagina dedicata all’evento nel caso in cui nei prossimi giorni qualcuno rinunciasse al proprio biglietto d’ingresso gratuito. Ci teniamo comunque a dire che “Be Smart!” è un progetto che non si esaurirà con l’incontro dell’8 giugno, ma avrà diverse declinazioni e un respiro più ampio: diventerà innanzitutto un prodotto editoriale, dove cercheremo di documentare l’incontro, integrando gli interventi con interviste ai testimonial, schede tematiche e approfondimenti specifici.
A chi non fosse riuscito a riservare il proprio posto: tranquilli, stiamo già pensando di riproporlo in un prossimo futuro, magari con una formula diversa. Non possiamo anticipare ancora nulla, ma lo faremo non appena avremo qualche coordinata in più a riguardo.
Una cosa è certa: per noi “Be smart!” non è un appuntamento isolato, ma l’inizio di un percorso, dove cercheremo di proporre delle occasioni nuove e uniche per andare “alla scoperta delle competenze per i lavori del futuro”.

smart soft skill

Soft skill intelligenti

Quest’anno volevamo tornare a scuola (ahimè non più da alunni) a parlare con i ragazzi e le ragazze di lavoro, professioni, carriera, opportunità e futuro. L’occasione ce l’hanno data alcune insegnanti dell’Istituto Savoia Benincasa di Ancona quando ci hanno chiesto: ci venite a spiegare quali saranno i lavori del futuro? A dir la verità la nostra risposta è stata “NO”. Ma abbiamo dato anche una motivazione che spiego anche qui brevemente. Il fatto è che per dire a giovani di 15/17 anni che lavoro faranno tra dieci anni dovremmo essere non solo molto bravi ma anche molto fortunati: il mondo cambia così velocemente che chi fa previsioni, anche sulla base di conoscenze e competenze fondate, rischia davvero di prendere grandi abbagli e dire sostanzialmente delle cose che assomigliano più all’astrologia che non ad un’analisi oggettiva. Per cosa poi? Se scoprissimo che servono un tot di bioingegneri ci butteremmo tutti a fare quello? I ragazzi si iscriverebbero in massa alla facoltà giusta? Secondo me, no.

Ecco perché abbiamo fatto un ragionamento diverso. Ma invece che tentare di indovinare che lavoro troveremo, perché non diciamo che competenze ci serviranno per il mondo che troveremo? La vera risposta e la proposta che abbiamo fatto alla scuola è stata quella di un workshop (laboratorio) per scoprire quali sono e come utilizziamo le nostre soft skill (competenze trasversali). Abbiamo così ideato il format Smart Soft Skill, che possiamo ripetere anche in altre scuole. Che cosa sono e perché secondo noi sono importanti le soft skill? Diversamente dalle hard skill (nemmeno a dirlo) che sono le competenze tecniche specifiche (per fare un esempio cose come sapere come si costruisce una casa, redige un bilancio, traduce un libro, ecc.), le soft skill sono quelle che utilizziamo per dare uno “stile” alle cose che facciamo, raccontano come affrontiamo i problemi e come ci relazioniamo con gli altri, adattandoci alle situazioni e ambientandoci in luoghi diversi. Le soft skill sono le competenze che ci aiutano a comunicare, gestire il tempo, avre idee, trovare soluzioni. Perché sono importanti?

Le soft skill sono importanti perché ci aiutano a trovare lavoro? Sì, anche se da sole non servono a nulla. Chiarisco. Le hard skill, che tutto sommato sono le competenze che acquisiamo prevalentemente nell’ambiente formativo (scuola e università) rappresentano, oggi, la base per la quale veniamo presi in considerazione: senza queste, non abbiamo la possibilità di scrivere un cv che abbia qualche chance di finire sul tavolo di qualcuno che può assumerci. Ecco, le hard skill, ci danno quella possibilità. Le soft skill invece, spesso, sono quelle che ci fanno scegliere, quelle che fanno sì che tra tutti i cv che finiscono su quello stesso tavolo, il nostro sia associato alla faccia di quella persona sveglia, attenta, perspicace, determinata e volitiva. Ambientarsi facilmente, non resistere al cambiamento, riuscire a parlare con tutti, organizzare cose e persone sono tutte abilità molto apprezzate da chi deve assumere qualcuno. Se consociamo queste competenze e cominciamo a utilizzarle nel modo giusto diventiamo smart, come dicono nel mondo anglosassone: un mix di intelligenza, perspicacia, un po’ di furbizia e anche un po’ di metodo. Inomma, personcine di una certa qualità 🙂

Personalmente sono persuaso che le smart soft skill (come il nome che abbiamo dato al nostro laboratorio) siano in grado di farci ottener un altro risultato: intuire in anticipo, vedere e costruire il futuro in maniera più attenta e curata di tante previsioni che possono raccontarci gli altri. Per un semplice motivo: non c’è un futuro del lavoro, ma c’è il futuro del nostro lavoro, quello di ciascuno di noi. Il prossimo 8 giugno ce lo spiegheranno bene i 7 testimonial che abbiamo scelto per raccontare come essere smart: c’è un appuntamento che non si può perdere e che si chiama Besmart!, vi aspettiamo!

 

Lauree professionalizzanti

Lauree professionalizzanti

Da ottobre 2018 verranno attivate anche in Italia le lauree professionalizzanti.

A novembre 2017 è stato firmato dal il decreto che istituisce queste nuove lauree triennali, presenti da oltre venti anni nel panorama europeo, pensate per offrire una maggiore professionalizzazione agli studenti in uscita dagli Istituti tecnici superiori.

Dal prossimo anno accademico gli studenti diplomati avranno una nuova possibilità di scelta per orientare il proprio corso di studi verso il contesto lavorativo.

Fino ad ora l’unica scelta post diploma alternativa alla laurea tradizionale era l’iscrizione ad un corso ITS Istituto Tecnico superiore.

I corsi di laurea professionalizzanti si inseriscono nell’ottica di completare l’offerta di istruzione terziaria nel campo delle competenze tecniche e tecnologiche per l’industria 4.0.

In particolare le lauree professionalizzanti sono nuovi percorsi universitari di durata triennale con almeno un terzo di ore dedicate a tirocini ed esperienze lavorative e di laboratorio. Lo scopo primario è dare risposta alla necessità espressa dai giovani di potersi qualificare rapidamente ed alla domanda da parte di imprese e mondo delle professioni di personale altamente formato.

Gli Atenei potranno attivare un corso ogni anno accademico per le professioni che sono regolate da ordini e collegi e dovranno armonizzare la loro offerta con quella degli Istituti tecnici superiori, in una logica di prosecuzione degli studi.

Il corso dovrà essere svolto con i metodi tradizionali non potrà essere on line.

Le università dovranno attivare corsi in stretta collaborazione con il mondo del lavoro e definiti in relazione a professioni comunque disciplinate a livello nazionale, a partire da quelle con ordini. Il percorso sarà strutturato sviluppando accordi e convenzioni con gli ordini e i collegi professionali e con partenariati con le imprese, dato che durante il percorso di laurea devono essere previsti tirocini formativi ad hoc per gli studenti.

Le università formeranno: chimici, super periti industriali, esperti di agraria e agrotecnica, super guide turistiche, esperti di cantieri e scavi archeologici mentre i I corsi ITS continueranno a formare meccanici, tecnici ed esperti di officina super specializzati.

Ad Ancona l’Università Politecnica delle Marche attiverà per l’anno 2018-19 il corso in “Tecniche della Costruzione e Gestione del Territorio”, in collaborazione con i Collegi dei Geometri e dei Geometri Laureati delle Marche, permettendo ai laureati di questo corso di iscriversi al Collegio e di svolgere la professione. Il corso sarà ad accesso programmato, rivolto a trenta studenti.

Per restare aggiornati sull’offerta formativa relativa ai corsi di laurea professionalizzanti che verranno attivati nel 2018 potete contattarci scrivendo le vostre richieste a: formazione@informagiovaniancona.com