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Mi laureo: sì e poi?

Questo articolo potrebbe avere come sottotitolo: l’incubo de “ l’esperienza”. È un problema comune a una bella fetta di giovani appena uscita dagli atenei: la disoccupazione post-laurea, con il conseguente infrangersi delle speranze nutrite da anni di sacrifici trascorsi nella convinzione che uno “studio matto e disperatissimo “ e degli ottimi risultati possano aprire con facilità le porte sul mondo del lavoro. Però è ormai evidente che ciò è vero solo in parte, e che la delusione in cui incappano tanti giovani ha una motivazione molto semplice, cioè la mancata duttilità, diretta conseguenza di un termine ormai temuto e detestato: esperienza. In parole povere, sembra che un datore di lavoro spesso non sappia cosa farsene di un giovane super qualificato grazie agli studi ma privo di quella conoscenza pratica che gli permetta di saper spaziare e di far fronte a tutte le situazioni, ben diverse da quelle dello studente, in cui capita di incappare durante la carriera lavorativa.

I dati raccolti durante l’indagine dell’Eurobarometro sono chiari: quando un’impresa si trova di fronte alla decisione di assumere, guarda soprattutto a quelli che hanno già un po’ di esperienza, piuttosto che a quelli in arrivo da atenei “doc” ma che si sono dedicati esclusivamente allo studio.

Vi riportiamo, come è già stato fatto dall’editoriale sul lavoro del sito “Repubblica” (miojob.repubblica.it), le risposte dei manager di 7 mila imprese europee alla domanda: “Quanto è d’accordo con la seguente affermazione: l’esperienza lavorativa pregressa è un requisito cruciale per le nuove assunzioni

tabella torta

E se credete che questo sia un problema tutto nostro, sappiate che l’Italia non è nemmeno tra i primi Paesi per i quali il famigerato fattore “esperienza” è fondamentale: prima arrivano Germania, Regno Unito e Francia (sempre secondo i dati dell’Eurobarometro).

Cosa possiamo consigliarvi noi? Di non accantonare il desiderio di conoscere il mondo anche quando sembra che la vita universitaria sia l’unica possibile (e sappiamo quanto possa riempire i pensieri e le giornate!), di non pensare che studiare basti e di mantenere sempre viva la curiosità e la sete di nuove esperienze, sia che si tratti di stage, che  di soggiorni all’estero che di lavori occasionali o volontariato. Tutto contribuirà a costruire la vostra identità non solo professionale ma anche di persone in possesso delle skill necessarie a “farsi scegliere” dai datori di lavoro (la sicurezza di sé, la capacità di comunicare, l’adattabilità, la creatività, lo spirito d’iniziativa e l’intraprendenza sono doti che possono fare la differenza in sede di selezione) e non solo! Come disse Oscar Wilde: “Nulla di ciò che vale la pena conoscere può essere insegnato”, quindi perché non iniziare venendo a trovarci per scoprire tutte le opportunità di lavoro, formazione ed esperienza che il mondo offre?

Cosa bisogna studiare per garantirsi il futuro

Scegliere il proprio percorso di studi non è facile: le incognite sono tante quante sono le raccomandazioni, i consigli, i suggerimenti. Il fatto è che alcune scelte che compiamo nei “primi” annid ella nostra vita potrebbero risultare determinanti per il nostro futuro. Non sempre sono facili da fare per una serie di motivi: ci capita di dover scegliere qualcosa che è più “grande” di noi, non siamo nel periodo giusto, non abbiamo un paragone di confronto che ci aiuta a fare la scelta corretta, non abbiamo la certezza che ciò che sceglieremo si manterrà una buona scelta anche in futuro. E via discorrendo per altre decine di dubbi. La notizia positiva è che questo tipo di “angosciosa” incertezza la viviamo un po’ tutti, un po’ tutti ci siamo passati e, qualche volta, chi non l’ha avuta è chi ha fatto poi le scelte peggiori.

Uno di questi momenti topici nel nostro spettro di decisioni è quando dobbiamo scegliere il nostro futuro professionale. Significa scegliere che scuola fare, che professione intraprendere e, qualche volta, anche se trasferirci dal posto dove viviamo. Su che basi facciamo questa scelta? Solitamente dipende dall’età: da adolescenti sulla scorta di quello che fanno gli amici (che poi uno si chiede: ce ne sarà uno che sceglie?), da giovani sulla spinta di quello che dicono genitori, parenti e insegnanti, da grandi sulla base dell’esperienza. Ma in ogni caso non sempre questi suggerimenti esterni sono corretti, seppur dati con scrupolo e buona fede.

In un articolo apparso questa estate sul Fatto Quotidiano si faceva questa domana: “È giusto studiare quello per cui si è portati e che si ama?” E la risposta del giornale era la seguente: “Soltanto se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, dicono gli economisti. Se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanisticheI ragazzi più svegli e intraprendenti si sentono sicuri abbastanza da buttarsi su Ingegneria, Matematica, Fisica, Finanza. Studi difficili e competitivi. Ma chi li completa avrà opportunità maggiori, in Italia o all’estero.” A dire questa cosa sono gli economisti che hanno studiato il valore (monetario per certi versi) di alcuni studi. A certificare questa cosa c’è un documento di rilevanza internazionale (che chi mastica l’inglese può leggere qui) che indica tra le altre cose quanto vale l’investimento fatto per ottenre una laurea. Ad esempio “fatto 100 il valore medio attualizzato di una laurea a cinque anni dalla fine degli studi, per un uomo laureato in Legge o in Economia è 273, ben 398 se in Medicina. Soltanto 55 se studia Fisica o Informatica (le imprese italiane hanno adattato la propria struttura su lavoratori economici e poco qualificati). Se studia Lettere o Storia, il valore è pesantemente negativo, -265. Cioè fare studi umanistici non conviene, è un lusso che dovrebbe concedersi soltanto chi se lo può permettere“.

Questa affermazione, da un puro punto di vista economico, matematico e razionale, è inconfutabile. Quindi: tutti a iscriversi alle facoltà scientifiche? Beh, secondo noi non è proprio così. Per due motivi: il primo è che ci sono una serie settori in cui la preparazione umanistica può essere fondamentale (avete mai sentito parlare, ad esempio, di content manager?) ed anche se rappresentano una nicchia hanno un loro riscontro. Il secondo motivo ve lo spieghiamo per una domanda: se una laurea in lettere vale -265 quanto vale invece una non-laurea (cioè un percorso di laurea intrapreso e non concluso) in ingegneria? Se avete la risposta postatela qui sotto. E buono studio!

Sharper, la notte dei ricercatori (2015 edition)

Sharper, la notte dei ricercatori. Ma anche di tutti quelli che ricercatori non sono ma dalla ricerca sono attratti, affascinati, incuriositi. Ma anche per quelli che hanno della ricerca un’idea vaga (e spesso pregiudizievole), superficiale o forse nemmeno sanno che anche in Italia (ad Ancona!) si fa ricerca scientifica. Sharper è un progetto europeo che ha l’obiettivo di avvicinare e sensibilizzare l’opinione pubblica alla scienza e al mondo dei ricercatori. Sharper è un evento dedicato a tutti e fatto per far conoscere a tutti la scienza e le sue meravigliose scoperte.

Venerdì 25 settembre a dimostrarlo ci penseranno professori e ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche che venerdì 25 settembre saranno in piazza dal pomeriggio fino alla sera. Quest’anno, la notte europea dei ricercatori compie 10 anni a conferma dell’interesse e del coinvolgimento di tanti, tra cittadini ed organizzatori, agli eventi proposti. La manifestazione rappresenta un modo nuovo di avvicinarsi ad un mondo che genera opportunità di crescita e sviluppo per tutti, grandi e piccini. La ricerca è spesso considerata “lontana” quando, invece, è molto più vicina di quello che pensiamo. È nella vita di tutti i giorni e di tutti noi. È un approfondimento sulla quotidianità e una lente di ingrandimento su temi che ci sembrano “sconosciuti” ma che invece sono assolutamente fruibili e comprensibili da coloro che ogni giorno, non smettono mai di osservare il Mondo per andare… oltre.

Il programma è denso di iniziative: esperimenti, dimostrazioni, speaker’s corner, spettacoli, talk scientifici, laboratori aperti e molto altro. Ci sono due eventi che sono per i quali è necessaria la prenotazione. Il primo è la Silent Disco che “andrà in onda” la sera del 25 settembre: per ballare ciascuno la sua musica ma insieme agli altri è necessario avere le cuffie che potete prenotare a questo indirizzo www.radioarancia.tv.  Il secondo evento per il quale potete prenotare la partecipazione (non è obbligatorio) è la visita alla nave oceanografica del CRN: per farlo potete andare su naveoceanografica.eventbrite.it e prenotare l’orario della vostra visita (ci sono 4 visite da 20 persone ciascuna, dalle 17 alle 19).

E l’Informagiovani che ci fa a Sharper? Oltre alla nostra disponibilità per tutte le informazioni che vi serviranno, ospiteremo i laboratori scientifici dedicati ai ragazzi delle scuole superiori durante la mattina (purtroppo sono per i ragazzi della scuola, a voi non rimarrà che vedere le foto) e poi, nel pomeriggio alle 18.00 lo spettacolo di lettura teatrale sulla storica scoperta del DNA.

Ecco tutto il resto del programma. Vi aspettiamo!

 

Your Future Festival 2015

logo-yff2015Anche quest’anno è ai blocchi di partenza Your Future Festival, il festival dell’Uuniversità Politecnica delle Marche giunto alla sue seconda edizione. L’idea del Festival è quella di valorizzare le città nelle quali l’Università Politecnica delle Marche opera e favorire le connessioni tra Facoltà, studenti, ricercatori, territorio e sistemi sociali e economici.

Inseguendo questo intento quest’anno il tema centrale sono le  persone e le loro capacità: sono le persone che fanno la città, l’università. Il concept del festival recita “Il valore potenziale si esprime quando ancora il valore effettivo non si è concretizzato. Nella Persona il valore potenziale rimane manifesto quasi tutto l’arco della vita dato che i margini di crescita ed evoluzione si sviluppano continuamente. La chiave dell’evoluzione non sta nella trasformazione dal potenziale all’effettivo ma nella continua creazione di altro potenziale. Compito dell’Università è trasformare il valore potenziale della Persona, nel suo momento di massima scala, in valore di trasformazione, di conoscenza, di sviluppo e innovazione attraverso la ricerca e l’interazione tra studenti, ricercatori e sistemi sociali, economici e produttivi.” Come a dire che l’università, in una città, dovrebbe essere una sorta di motore della conoscenza per tutti e non solo per gli studenti.

Ecco perché questa settimana sarà ricca di workshop, discussioni, relazioni e momenti di intrattenimento. Si parte ufficialmente oggi pomeriggio alle 16, in Aula Magna di Ateneo “Guido Bossi” presso il  Polo Monte Dago: Il Rettore Sauro Longhi, alla presenza del Sindaco della città di Ancona Valeria Mancinelli, presenterà i vari eventi che animeranno YFF2015. Dall’incontro di studenti, ricercatori, imprese e attori del sistema economico il Festival offrirà una riflessione sulle potenzialità del Capitale Umano per il progresso della società. A seguire, in serata, con inizio alle 21.15 “Danilo Rea meets FORM“, un’accattivante rivisitazione in chiave jazz di musiche di autori classici come Čajkovskij, Ravel, Puccini, Mozart. Ad accompagnarlo in questa eccitante avventura musicale l’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Stefano Fonzi, arrangiatore e orchestratore dei brani in programma. La settimana prosegue con una serie di appuntamenti che toccano la vita universitaria e quella della città. Noi ve ne segnaliamo alcuni.

Per esempio, domani (martedì 19 maggio) alle 11, sarà la volta di “L’ultimo villaggio”: il format proposto, tra immagini, musiche, testi e riflessioni, oscillando tra teatro e giornalismo, con la conduzione del giornalista Luca Pagliari, ripercorre la vita di Agnese Sartori, antropologa e docente di Arte Scenica presso il Conservatorio “Giovan Battista Marini” di Bologna. Agnese Sartori entrò in contatto con uno degli ultimi villaggi Maya totalmente preservati, dove cultura, spiritualità e stile di vita erano rimasti immutati nei secoli. Negli anni seguenti Agnese ha visto scomparire il villaggio di Nahà ed assieme ad esso la giungla incontaminata, i giaguari, la purezza delle acque e della laguna e soprattutto quella magica spiritualità che  consentiva a questo popolo di affrontare la vita con il sorriso ed una serenità che noi abbiamo da tempo dimenticato. Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 17, “Green Jobs: quando l’ecologia diventa mestiere” un incontro in collaborazione con la business community FiordiRisorse per presentare l’ambiente come occasione di scelta professionale. Giovedì sarà la volta del Career Day e dello spettacolo di Dario Vergassola la sera che presenterà lo spettacolo “La ballata delle acciughe”.

Venerdì entriamo in scena anche noi: all’interno di questo festival c’è anche una nostra proposta (come forse già saprete). Venerdì mattino, alle 10.30, qui all’Informagiovani parleremo di “Professionisti dell’editoria digitale“: Quante competenze e quali professionalità ruotano attorno ad un e-book? Lo scopriremo in una tavola rotonda moderata da Antonio Tombolini (Simplicissimus Book Farm) e con protagonisti Luca Conti (autore, blogger, giornalista; presenza da confermare), Giovanni Lucarelli (docente universitario, autore, esperto di creatività), Massimo Pigliapoco (titolare Tonidigrigio, agenzia di comunicazione),Giovanna Russo (Content Manager e Copywriter), Michele Pinto (autore ed editore digitale). La sera dsarà invece la volta di Ascanio Celestini con il suo spettacolo “RAcconti d’estate” con il quale rivede i meccanismi classici delle storielle comiche facendo sì che qualcosa si inceppi e che i ruoli vengano invertiti.  Celestini si cimenta a fronte alta con le verità scomode del mondo, e lo fa con la forza gentile di chi ha, ancora, molto da dire.

Come vedete ce n’è per tutti i gusti. Il programma completo lo potete trovare qui per vederlo in digitale oppure qui se volete stamparlo. Vi aspettiamo!

A cosa serve studiare

un momento della nostra presentazione all'Università Politecnica delle Marche

un momento della nostra presentazione all’Università Politecnica delle Marche

In questi giorni siamo presenti alle Giornate di orientamento dell’Università Politecnica delle Marche per illustrare alcuni dei nostri servizi. Le giornate, dedicate alle scuole superiori (classi quinte) di tutta le Marche, hanno il titolo di “Progetta il tuo futuro”: si può ancora progettare il proprio futuro partendo dallo studio? In un contesto in cui le competenze stentato a farsi riconoscere ed essere valorizzate ha ancora senso investire nella propria istruzione, nel miglioramento delle proprie competenze e conoscenze, nello sviluppo di una professionalità basata su cultura, nozioni, apprendimento? A cosa serve studiare?

Probabilmente se rispondiamo guardando gli annunci di lavoro o il sentimento comune la risposta che ci viene da dare è: assolutamente no! So no molti i suggerimenti che ci farebbero scoraggiare un investimento nello studio: la cosiddetta fuga dei cervelli, l’esperienza di lavoratori neolaureati sottopagati, quella di giovani con un elevato livello di studio che si arrangiano in mansioni decisamente umili, la platea di giovani che hanno abbandonato percorsi di formazione nei quali non riuscivano a trovare un’utilità. Però esistono anche altri aspetti che vale la pena sottolineare per valutare in maniera ponderata (non necessariamente positiva). Di questi aspetti se ne è occupato anche l’OCSE, l’organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo. In un suo rapporto sull’istruzione dice che “l’istruzione non solo aiuta gli individui ad avere migliori prestazioni nel mercato del lavoro, ma migliora anche la salute complessiva, promuove la cittadinanza attiva e contiene la violenza“.

Annamaria Testa, nel suo blog, illustra anche gli altri aspetti della validità e la convenienza di investire nello studio. Ne riportiamo alcuni per darvi magari modo di riflettere durante il week end. Il primo è che l’istruzione allunga la vita, e nemmeno di pochissimo: “un uomo istruito che lavora nel terziario ha un’aspettativa di vita di otto anni superiore a quella di un uomo che non ha completato l’educazione secondaria“. Il secondo è che l’istruzione ci rende più consapevoli: riuscire a comprendere fatti e questioni più complesse grazie ad un insieme di mozioni più approfondite ci aiuta anche a renderci meglio conto di quel che ci accade. “Le persone più istruite fanno più volontariato. Si interessano di più di politica. Sviluppano una maggiore fiducia interpersonale (quindi sono più portate ad avere comportamenti cooperativi, a mantenere gli impegni, a valorizzare l’integrità e il sostegno reciproco)“.Maggiore istruzione  vuol dire anche maggiore soddisfazione: vuoi mettere il gusto che si prova ad esprimersi in maniera corretta, a dimostrare di conoscere fatti scientifici o riuscire a citare passi di letteratura classica? Ma al di là di quest piccole soddisfazioni del tutto personali in realtà l’OCSE dichiara che “la differenza di soddisfazione per la propria vita tra persone molto e poco istruite consiste in 18 punti percentuali […] Oltre a garantire redditi mediamente più alti, l’istruzione migliora le capacità cognitive, sociali, relazionali, emozionali: per questo le persone più istruite risultano più soddisfatte anche a prescindere dalla loro condizione economica“.

A noi sembrano tutti buoni motivi per scegliere di studiare. Come abbiamo detto e diremo ai ragazzi che si accingono a scegliere il loro percorso universitario, se ci chiedessero “a cosa serve studiare?”  molto semplicemente potremmo rispondere “ad avere una vita migliore”.