Lauree STEM a prevalenza maschile
In Italia i corsi di laurea STEM (acronimo che sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics, cioè Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) restano a prevalenza maschile, anche se negli ultimi anni la presenza femminile è in lieve crescita.
Le laureate ottengono mediamente voti più alti e partecipano più spesso a esperienze formative internazionali, ma nel mercato del lavoro risultano ancora penalizzate: tassi di occupazione inferiori, maggiori difficoltà di inserimento e retribuzioni più basse rispetto ai colleghi uomini.
Il divario di genere persiste anche a cinque anni dal conseguimento del titolo, confermando disuguaglianze strutturali ancora radicate.
Questo è quanto risulta dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, seconda edizione dell’indagine tematica dedicata alle differenze tra laureate e laureati nei percorsi di studio e negli esiti occupazionali.
Con il termine STEM si indicano sia i percorsi di studio (scuole superiori, università, corsi professionalizzanti) sia i settori lavorativi legati a queste discipline: informatica, data science, ingegneria, biotecnologie, fisica, matematica applicata, intelligenza artificiale, robotica e molto altro.
Negli ultimi anni si parla molto di STEM perché:
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sono ambiti strategici per l’innovazione e la competitività;
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offrono in media buone prospettive occupazionali;
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presentano ancora un forte divario di genere, con una partecipazione femminile più bassa rispetto a quella maschile (come riporta il rapporto).
Per chi volesse approfondire sul sito di Almalaurea c’è un articolo con qualche dettaglio, la sintesi del rapporto e le infografiche (clicca qui)




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