YUC Tirocini e non solo

In questi giorni si è avviato il progetto YUC Youth Urban Center, progetto di partecipazione e co-design per la città di Ancona, promosso dall’Assessorato Politiche Giovanili del Comune di Ancona in collaborazione con ActionAid Italia Onlus, Singlossa, Communia, Giovani Cooperatori, Univpm , Scholanova, realizzato con il cofinanziamento della Regione Marche.

Yuc è un progetto per la creazione di un luogo di co-progettazione e incubazione di servizi per la città, che vede come protagonisti i giovani. L’Informagiovani vuole diventare sempre più uno spazio dei giovani cittadini per elaborare idee e proposte, per lo sviluppo delle capacità e competenze personali.

Il progetto si sviluppa in una serie di attività: la formazione di un gruppo di giovani di riferimento che animino lo spazio; l’attivazione di tirocini formativi per supportare i giovani nelle attività di animazione dello YUC e l’avvio di una Scuola di co-progettazione di servizi per il territorio.

Il bando per attivare 3 tirocini formativi di 6 mesi è già pubblico, è rivolto a giovani under 35 con titolo accademico conseguito da non più di 12 mesi. Il tirocinio si svolgerà presso il servizio Informagiovani e sarà retribuito con un compenso di circa 800 euro al mese. Per partecipare si deve presentare domanda entro le ore 12.00 del 20 marzo secondo le modalità indicate da bando scaricabile alla pagina “Tirocini” dello spazio web dedicato: yuc.informagiovaniancona.com/lavora-con-yuc

Oltre ai tirocini, YUC prevede l’avvio di una scuola gratuita e rivolta a giovani e anche ad amministratori locali, dai 18 ai 35 anni.  L’obiettivo della formazione è quello di fornire conoscenze e strumenti di co-design dei servizi che saranno incentrati su due temi pilota: “Ambiente e territorio” e “Cultura, turismo e creatività”. Per co-design di servizi si intende un approccio, le modalità e gli strumenti per definire un’idea imprenditoriale, creare un team di lavoro, condividere obiettivi e porre in essere una strategia di business.

La scuola prevede un incontro a settimana dal 27 Marzo al 16 Giugno 2017. Le iscrizioni devono essere presentate compilando l’apposito modulo alla pagina “iscrizioni” entro il 20 Marzo 2017.

In primis e non da ultimo il progetto YUC sarà presentato martedì 14 Marzo 2017 alle ore 17:30 presso l’Informagiovani con un evento lancio grazie allo spettacolo gratuito di Piero Massimo Macchini attore, fantasista e clown http://www.pieromassimomacchini.it/chisono.html
Vi aspettiamo numerosi!

Un’alternativa post diploma

L’esame di maturità si sta avvicinando e quindi molti, se non tutti, i diplomandi cominciano a chiedersi quale via intraprendere dopo il diploma di istruzione secondaria di secondo grado.

Entrare nel mondo del lavoro o continuare a studiare?

Molti hanno già le idee chiare, altri invece ancora brancolano nel buio.

La scelta più praticata, soprattutto dai liceali, è il percorso universitario.

L’università, però, non è l’unica scelta possibile.

Infatti, il sistema italiano di istruzione superiore comprende, oltre e a volte in alternativa al sistema universitario, anche quello non universitario.

Quest’ultimo viene impartito attraverso Scuole o Istituti che offrono una formazione di alto livello in vari settori.

Nell’ampia gamma di proposte formative rivolte ai diplomati è possibile trovare delle tipologie di corsi di formazione gratuiti, finanziati dal FSE, che mirano a fornire una formazione  specialistica.

Oltre agli ITS, già trattati in un precedente articolo, ci sono i corsi IFTS, che sono un canale formativo integrato (realizzato in collaborazione tra Scuola, Università, Impresa, Agenzie Formative) di tipo non universitario finalizzato alla formazione di Tecnici Specializzati.

Queste sono figure professionali a livello post-secondario, rispondenti alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato,  con particolare riguardo al sistema dei servizi, degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati secondo priorità indicate dalla programmazione economica regionale.

I corsi IFTS sono rivolti a giovani e adulti, occupati o disoccupati, che siano in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Hanno lo scopo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo di facilitare anche l’eventuale prosecuzione degli studi all’interno di percorsi formativi successivi.

Rilasciano infatti crediti formativi spendibili nel sistema universitario per l’iscrizione a corsi di laurea.

Hanno una durata di due semestri (800 ore).

L’elenco dei corsi IFTS che verranno avviati nel 2017 lo trovate a questo link.

Sul nostro sito alla pagina formazione tra i corsi gratuiti troverete i bandi di questi corsi mano a mano che escono.

Crescere in digitale

Crescere in digitale è un Progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attuato dal Sistema delle Camere di Commercio in partnership con Google, volto a formare giovani NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training) che non studiano e non lavorano dai 18 ai 30 anni attraverso training online e sul territorio focalizzati sull’acquisizione di digital skills, e di avviarli a tirocini formativi nelle imprese italiane.

Il progetto si colloca nell’ambito del programma “Garanzia Giovani”; infatti tutti gli iscritti al progetto potranno beneficiare gratuitamente dei corsi di formazione online e tra coloro che supereranno con successo il test di verifica delle competenze saranno individuati coloro che potranno prender parte alle successive fasi del progetto.

Il primo passo da compiere, quindi, è l’iscrizione al portale Garanzia Giovani.

Nello specifico il progetto si articola in quattro fasi:

  1. formazione online attraverso un percorso istruttivo di 50 ore sugli strumenti e le strategie web per le PMI. Il percorso sarà fruibile sulla piattaforma offerta da Google (www.crescereindigitale.it), con contenuti identificati e certificati dal Comitato Scientifico del progetto;
  2. test online sugli argomenti trattati durante i corsi, attraverso un quiz di 100 domande con risposte a scelta multipla;
  3. laboratori di formazione specialistica per avviare i giovani a un tirocinio oppure ad un percorso formativo mirato all’autoimprenditorialità;
  4. tirocinio presso aziende tradizionali da avvicinare al digitale, organizzazioni d’impresa, agenzie web, grandi imprese.

I tirocini, che avranno durata di 6 mesi e saranno indennizzati (500€ al mese) attraverso il finanziamento del programma “Garanzia, mirano a consentire al tirocinante di sperimentare nel contesto operativo del Soggetto ospitante-azienda le nozioni acquisite nel corso “Crescere in digitale” così da applicarle concretamente al contesto aziendale.

Il tirocinante può supportare l’azienda nell’analisi della presenza on line, nell’implementazione e aggiornamento del posizionamento on line, nell’implementazione e aggiornamento della promozione on line, nell’analisi dei risultati e nell’utilizzo dei social media.

Al termine del periodo di tirocinio, l’imprenditore godrà di un incentivo fiscale fino a 6.000 euro per l’assunzione del tirocinante.

Si può aderire al progetto fino al 31/12/2016.

Quando una passione diventa un lavoro di successo!

Ebbene sì, può succedere! È possibile vedere una grande passione che coltiviamo fin da bambini trasformarsi in un lavoro. Certo, direte voi, nulla di strano. Che so, magari fin da piccoli giocavate al dottore con il bambolotto e poi da grandi avete studiato medicina, oppure vi piaceva fare il cuoco con le pentole di mamma e ora lavorate in un ristorante. Un po’ più complicato per chi voleva fare il supereroe, o per chi, che ne so, aveva come passione quella di riordinare tutto. Perché i supereroi non esistono, così come non esistono i bambini che amano mettere in ordine direte voi. E qui vi sbagliate: Marie Kondo era una bambina che amava più di ogni altra cosa mettere in ordine la casa.

Ogni giorno trovava un modo nuovo per riordinare, studiava tutte le riviste sull’argomento, passava ore e ore catalogando ogni sorta di oggetto. No, non è diventata una massaia con disturbo ossessivo compulsivo per l’ordine, ma una donna di successo. E il suo successo nasce proprio da quella sua strana passione! Ora iniziate a capire anche voi. Avrete sentito parlare del best seller “Il magico potere del riordino”. Un libro ormai venduto e tradotto in tutto il mondo. C’è da ammetterlo, è una lettura interessante, che vede la capacità di riordinare un po’ come uno stile di vita. Riordinare la casa è come mettere a posto la propria esistenza, lasciando andare ciò di cui non abbiamo bisogno, e accogliendo ciò che fa parte del nostro presente, che ci emoziona e ci fa stare bene nel “qui e ora”.

Questa passione per il riordino si è trasformata in qualcosa di più profondo: la capacità di trasmettere agli altri un metodo per migliorare la propria vita. Ci sono persone che dopo aver riordinato da cima a fondo la casa (e da cima a fondo può richiedere anche mesi di meticolosa attività) hanno cambiato lavoro, partner, abitudini. E ringraziano con gioia la loro maestra di riordino. E cosa c’entra una casa ordinata con un nuovo lavoro? O una nuova visione della vita? Beh a sentire Marie Kondo, tutto. Perché è quando impariamo a capire cosa davvero ci piace e ci fa stare bene e ad eliminare ciò che non fa per noi che iniziamo a vivere davvero. E Marie evidentemente aveva chiaro fin da piccola ciò che le piaceva fare! A furia di leggere, tentare, creare e ricreare metodi diversi, Marie ha strutturato un metodo tutto suo in cui è, in effetti,  maestra indiscussa.

Questo l’ha resa famosa in tutto il mondo!!  Il suo libro ci da molte lezioni interessanti, e una di queste secondo me sta proprio nel fatto che se uniamo una grande passione alla costanza, alla creatività, al coraggio di sperimentare, alla tenacia… possiamo andare davvero molto lontano. Quando questa passione aiuta noi e gli altri a stare meglio, ad essere felici il risultato non può che essere un grande successo.

Passione coworking

Quanto è importante condividere? Secondo una canzone che sta tormentando la nostra estate, è più importante che vivere. Ma senza essere così iperbolici, possiamo affermare che anche (o soprattutto?) nel mondo del lavoro di oggi, il successo vero arriva quando si è in grado di formare una rete di contatti, di competenze, di idee in grado di produrre un enorme valore aggiunto a tutto ciò che stiamo creando.

Chi fa coworking lo sa bene, pure se la definizione di questa tipologia di lavoro è, a primo impatto, piuttosto sterile: Wikipedia infatti ci spiega che “Il coworking è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione“.

Il coworking, la cui traduzione letterale è “lavorare insieme”, ha in realtà una duplice funzione: da un lato la fornitura di spazi “chiavi in mano” in cui un professionista o aspirante tale che non può permettersi un ufficio può trovare, in genere a costi piuttosto accessibili, un luogo creato sempre più ad arte e fornito di tutti i comfort (computer, wi-fi, telefono e fax, ma anche aree relax e postazioni open space per tenere riunioni) dall’altro, ed è qui la sua maggiore utilità, è una vera fucina di idee, un luogo in cui l’incontro di menti, esperienze e competenze anche piuttosto diverse tra loro può fiorire e dare il suo meglio.

In barba alla definizione semplicistica di Wikipedia, in non molto tempo le reali potenzialità di questo nuovo stile lavorativo sono saltate agli occhi delle grandi aziende, in primis a quelli delle multinazionali statunitensi, ben disposte ad ospitare in propri spazi debitamente allestiti menti creative e giovani imprenditori, così da “nutrirsi” – nel senso più positivo del termine, ovviamente – delle loro idee e prospettive, praticando il cosiddetto “coworking verticale“, formato da professionisti che operano nello stesso settore (al contrario del “coworking orizzontale“, che si sviluppa invece sul lavoro di persone impiegate in ambiti diversi).

Ma senza scomodare le grandi imprese d’oltreoceano si possono scoprire, con una semplice ricerca Google, numerosi esempi di realtà italiane nate appositamente per favorire il lavoro condiviso: c’è chi cerca di riunire le realtà di coworking sotto uno standard e chi offre consulenza e sostegno per l’allestimento di spazi di coworking all’interno di realtà professionali con ambienti inutilizzati, ma anche chi fonda, sui valori della condivisione del lavoro e delle idee, associazioni no-profit.

Facendo un passo indietro, chi ha “creato” il coworking? É importante premettere che, citando l’intervista all’avvocato Domenico Comito per la Wind Buisness Factory: ” Il coworking spesso è istituito da una cd comunità di coworking, ove vengono condivisi i medesimi obiettivi e/o affini modalità di gestione del lavoro”, a dimostrazione ulteriore del fatto che la condivisione semplicemente fisica di uno spazio di lavoro per “dividere i costi d’affitto” conta poco o nulla.
La prima realtà di coworking nasce negli USA nel 2005, su iniziativa di Brad Neuberg, un programmatore di San Francisco a cui serviva un posto in cui riunirsi con il suo gruppo di lavoro che non fosse l’ormai abusato bar. Poco dopo si fecero strada tentativi più articolati e sempre più diffusi, negli Stati Uniti e altrove, fino a quando anche l’Italia, nel 2008, “si incontra” con il coworking, dapprima nelle principali metropoli e poi in tutto il resto della penisola (Marche comprese! Provate a cercare e resterete sorpresi. Noi nel frattempo vi suggeriamo due realtà nelle nostre vicinanze: Cowo Coworking Ancona e Cowo42). Ad oggi, anche se è piuttosto complicato determinarne con precisione il numero, si conoscono più di 300 realtà di coworking in Italia.

Anche se è passato qualche anno, una buona parte di chi pratica questo stile lavorativo ha ancora lo stesso profilo professionale degli albori: meno di trenta anni e specializzazione nell’ambito dell’informatica, del web design e della comunicazione. La giovane età e una professione che più di altre si presta alla necessità di “fare rete” sono caratteristiche  che hanno favorito questa concezione di lavoro fuori da quella classica di ufficio, anche se sono sempre di più i professionisti di altri settori interessati a prendere il meglio dall’autonomia imprenditoriale e dalla condivisione del lavoro e delle competenze.

Nel mondo odierno, frutto di una società liquida in cui trovare il proprio posto di lavoro (non solo materialmente parlando) è sempre più complesso e meno scontato, in cui crearsi una rete di contatti e collaborazioni è ben più importante che nel passato, la possibilità di costruire la propria identità professionale in luoghi di costante confronto vivo e creativo è un’opportunità da non perdere, soprattutto se si è dei giovani bisognosi di accrescere le proprie competenze ed entusiasti di dare forma a quello che, secondo molti, è il futuro del lavoro.

All’ Informagiovani lo sappiamo bene, per questo vi ricordiamo che i nostri spazi, oltre a poter essere affittati per riunioni e conferenze, si possono utilizzare, mentre siamo aperti, come aula di studio, luogo per incontrarsi e perché no, “cantiere” per far nascere progetti in condivisione e dare vita a collaborazioni di tutti i tipi. Vi aspettiamo nei nostri orari di apertura!