Canada – Ultime notizie per il Visto Vacanza Lavoro

Il nuovo anno si avvicina e le novità sono già arrivate, soprattutto per chi sta pensando al Canada come meta non solo di una vacanza, ma anche di una esperienza di lavoro.
Attenzione però, c’è da ricordare che se usciamo dallo spazio europeo la prima cosa di cui dobbiamo occuparci è il visto per entrare nel paese che abbiamo scelto.

Un altro importante fattore da tenere presente è la lingua: tutte le istruzioni e le comunicazioni per ottenere un visto sono in inglese o in francese, per cui una conoscenza più che intermedia della lingua è senz’altro fondamentale.

Il Canada ha recentemente modificato la procedura prevista per la richiesta del visto che permette non solo di entrare, ma anche di svolgere un lavoro all’interno dei propri confini. Tra i visti che permettono di lavorare, oggi parliamo del visto conosciuto come Visto Vacanza Lavoro/Working Holiday Visa, concesso ogni anno ai giovani italiani in base agli accordi tra Canada e Italia. In genere il numero di visti per gli italiani si aggira intorno ai mille all’anno.

Per il 2016 chi vuole andare in Canada per viaggiare e lavorare per un periodo di massimo un anno dovrà:

1) verificare la propria idoneità o “elegibility”, cioè di avere le caratteristiche previste dal governo Canadese;

2) in caso positivo, inserire i propri dati e il proprio profilo professionale in appositi database, chiamati “pool”, attraverso il sistema online MyCIC, e attendere di essere eventualmente contattati e invitati a fare richiesta effettiva del visto, completa di tutta la documentazione necessaria. I candidati presenti nei database verranno invitati secondo una tempistica già definita per paese e categoria (per l’Italia ci sono ancora due round di chiamate previste).

3) attendere la valutazione della propria richiesta (ci vogliono circa 8 settimane) e, in caso di esito positivo, l’invio di una Lettera di ingresso “Port Of Entry (POE)”, che non è ancora il vero e proprio visto per vacanza lavoro ma un documento, con una scadenza, che permette di recarvi in Canada e fare richiesta del visto appena sbarcherete all’aeroporto.

Se tutto va bene e il Visto Vacanza Lavoro viene rilasciato, potrete rimanere in Canada e lavorare dove vorrete, spostandovi ogni volta che lo decidete, fino alla scadenza del visto stesso.
I Visti Vacanza Lavoro vengono concessi a giovani di altri paesi per permettere loro di conoscere il Canada, la cultura e la società canadese, e di trascorrere un periodo viaggiando e mantenendosi da soli.

Bene, ora che sapete (quasi) tutto, se il Canada è tra le vostre mete per una esperienza all’estero sapete da dove cominciare!

 

5 consigli (e 1 augurio) per l’anno nuovo

Questa parte dell’anno è sempre quella in cui ci accadono almeno un paio di cose. La prima è che siamo percorsi da una sorta di eccitazione e, perché no, da un po’ più di felicità. Diciamo pure che sono modi di sentire “occidentali”, appartenenti cioè alla nostra cultura e non necessariamente validi universalmente: in realtà ci sono posti nel mondo in cui questo periodo dell’anno non è molto diverso dagli altri, spesso terribili (come dire, un eccesso di buonismo a volte potrebbe sembrare anche ipocrita).

La seconda cosa che ci viene quasi naturale è quella di fare i bilanci (sarà una stortura di carattere economico?): ci chiediamo se l’anno trascorso è stato buono, se abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, se abbiamo fatto davvero quello che volevamo, se c’è ancora qualcosa che non abbiamo ottenuto. In poche parole un’analisi della nostra soddisfazione che potrebbe anche essere salutare. Indipendentemente da quelle che saranno le vostre conclusioni, semmai farete anche voi questo tipo di analisi, vogliamo oggi darvi 5 consigli (speriamo utili) per poter mettere in cantiere un 2016 che sia migliore dell’anno passato.

 

Nessun rimpianto: lasciarsi alle spalle il passato non è facile ma è qualcosa che va fatto per poter vivere appieno il presente e saper cogliere le opportunità che si presentano. Il passato è stato certamente utile e ha avuto un suo ruolo soprattutto perché ci ha dato delle lezioni, ci ha insegnato qualcosa dagli errori fatti permettendoci così di vivere al meglio il futuro. Ma non lasciamogli invadere troppo il presente e quello che ci aspetta.

Carpe diem: non aspettare sempre il domani per fare qualcosa è una delle chiavi della felicità. Il domani è incerto mentre l’oggi è tutto ciò che realmente possediamo e sul quale possiamo agire. “Cogli la rosa quando è il momento, | ché il tempo, lo sai, vola | e lo stesso fiore che sboccia oggi, | domani appassirà” recitava uno degli studenti del film “L’attimo fuggente”.

Puntare al meglio: bisogna avere obiettivi alti e ambiziosi ma non aspettative fuori misura e poco concrete. È importante infatti avere ben chiari in mente non solo gli obiettivi ma anche la strada da seguire, i passi da fare dotandosi di grande forza di volontà. Aspettative poco finalizzate invece e fuori dalla nostra portata potrebbero generare ansia da fallimento.

Passione in modalità ON: in una società in cui tendiamo sempre ad avere tutto a portata di mano e a volere tutto e subito, spesso dimentichiamo che la parte più bella è proprio quella in cui si desidera ardentemente qualcosa e si lavora per ottenerla, dunque la fase precedente. Coltiviamo quindi il nostro desiderio e teniamo sempre accesa la fiamma! Non bisogna assolutamente privarsi del momento in cui assaporare quello che ci aspetta.

Keep calm and…: è importante non lasciarsi prendere dall’ansia ma darsi tutto il tempo che serve per riflettere su cosa davvero si vuole per il nuovo anno e iniziare quindi con dei programmi e una pianificazione. Anche per realizzare il tutto, poi, non dobbiamo avere fretta ma affrontare con la dovuta calma le situazioni che si presenteranno.

Ed infine il nostro augurio: vi auguriamo di concludere il 2015 e iniziare il 2016 con l’entusiasmo e l’energia che riuscite a dare nei momenti migliori perché, di sicuro, sarà il modo migliore per essere decisamente felici.

Lavorare con piacere (o almeno provarci)

Quando ci capita di andare nelle scuole a parlare di lavoro una domanda e un giochino che facciamo spesso è quello di chiedere: “per cosa lavorereste?”. Le risposte sono le più svariate ed anche le più tremende. Su tutte la maggioranza è senz’altro quella di chi pensa che il denaro è una leva più che sufficiente per alzarsi la mattina, recarsi al proprio posto di lavoro e rimanerci per minimo 8 ore (chiaramente più la quota di denaro si alza e più la disponibilità aumenta). Ingenui. Primo perché ad oggi il denaro disponibile, in senso assoluto, è sempre meno; secondo perché in realtà anche le ambizioni di guadagno più sfrenate trovano un limite nelle 24 ore al giorno (ed è un limite a cui nessuno arrivare, quello di 24 ore al giorno di lavoro); terzo perché chi pensa solo al denaro non ha fatto i conti con molte altre variabili e, soprattutto, non ha tenuto conto del fatto lavorare significa mettere in gioco non solo abilità e competenze tecniche ma anche un certo grado di emozioni e passioni personali.

D’altra parte un’attività che ci impegna così tanto tempo (40 ore alla settimana, 160 ore al mese, 1920 all’anno, 76800 in una vita di lavoro contrattualmente regolare) non può essere soltanto una questione di impegno tecnico. Quando lavoriamo in realtà mettiamo in gioco noi stessi e lo facciamo sempre, anche quando il lavoro non ci piace. Il problema è che quando facciamo qualcosa che ci piace, oltre alla sensazione del tempo che trascorre più velocemente, c’è anche quella di generale appagamento per avere realizzato qualcosa, raggiunto un obiettivo, trovato la soddisfazione nostra e degli altri. Come fare allora per individuare il giusto percorso che ci conduce a trovare una professione soddisfacente.

C’è un libro che si intitola “L’alleanza” che prova a dare un suggerimento con una tecnica che vi invitiamo ad utilizzare. Il suggerimento è quello di scrivere i nomi di 3 persone che ammiriamo: non è necessario che siano strettamente legate al nostro settore (anzi!); possiamo spaziare da personaggi storici a quelli di fantasia. Trovati i nostri “fari” elenchiamo accanto ad ogni nome le tre qualità che ammiriamo di più in ciascuno doi loro. Infine classificate le qualità in ordine di importanza: dalla più importante, alla meno significativa. Così facendo avremo una lista di valori personali da poter confrontare con quelli del nostro proprio piano di crescita (non ne avete uno? male! Dovreste pensare e immaginarvi chi e che cosa vorrete diventare da grandi). È un esercizio utile tanto per chi è appena uscito o sta uscendo da un percorso formativo, quanto per i professionisti già affermati (che potrebbero confrontare la loro scala di qualità con quella dell’azienda). Potrebbe essere un piccolo esercizio per la pausa delle feste natalizie.

PS: il 22 (martedì pomeriggio) ci facciamo gli auguri e facciamo una piccola festa: vieni? Ne saremmo contenti!

Tirocini all’ECDC per laureati

L’ECDC –  Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie offre la possibilità di svolgere presso la propria sede di Solna (Svezia) dei tirocini per un periodo da tre a sei mesi.

I candidati dovranno essere laureati in uno dei seguenti settori: malattie cliniche infettive, microbiologia, salute pubblica, epidemiologia, statistica e/o modelling delle malattie infettive, scienze sociali, informatica medica, comunicazione scientifica e/o del rischio, e altri settori collegati.

Requisiti per partecipare:

  •  essere cittadini degli Stati membri UE, dei paesi candidati o di Islanda, Liechtenstein e Norvegia;
  • possedere un’ottima conoscenza della lingua inglese; viene considerata favorevolmente la conoscenza di altre lingue UE;

Il centro offre un contributo mensile di circa 1460 euro netti e offre un rimborso di viaggio per l’inizio e la fine del tirocinio.

Il bando per presentare le candidature esce ogni anno, tra settembre e dicembre, e i tirocini cominciano l’anno successivo tra marzo e giugno.

Comunicare bene per vivere meglio

Chi ben comunica è a metà dell’opera. Se qualcuno voi, leggendo velocemente, ha letto “comincia” anziché “comunica” (tornate a vedere) ha fatto un errore ma ci ha anche dato l’opportunità di parlare di quanto e come comunichiamo. Questo incidente è soltanto una delle caratteristiche della comunicazione: chi legge tende, involontariamente, ad economizzare il più possibile. Il nostro cervello associa immediatamente le prime lettere ad eventuali parole già memorizzate in modo da restituire più velocemente il risultato. Come viene dimostrato da quel giochino nel quale riusciamo a leggere un testo anche se tutte le parole sono scritte male (provate qui). Ed una cosa analoga avviene con i concetti: avete presente la frase “non si ha mai una seconda occasione per fare la prima buona impressione“? Il concetto è lo stesso.

Questo tipo di “incomprensione” se stupisce e diverte chi legge, dovrebbe invece in qualche modo porre delle domande a chi scrive o, più in generale, comunica: quindi tutti noi ogni qualvolta scriviamo o comunichiamo qualcosa, per esempio quando scriviamo un cv, una lettera di presentazione, quando ci presentiamo ad un colloquio o robe simili. Siamo proprio sicuri che i contenuti che vogliamo trasmettere arriveranno integri e ben compresi? Completamente tranquilli che questo accada forse non lo possiamo mai essere. Ma una cosa la possiamo fare: mettere a punto una strategia comunicativa efficace che, come un meccanismo ben rodato, lasci pochissimo o nessun spazio alle incomprensioni, ai malintesi, agli errori di valutazione. Vi ricordate la storiella di Ulisse che incontra Polifemo? Il ciclope accecato gridava che “Nessuno” lo aveva colpito e così l’astuto Ulisse se la poté scampare agevolmente: astuto ma anche grande stratega Ulisse, considerato che tutta la scena se l’era immaginata ben prima per poter avere la meglio. Chiaramente il senso della storia non è che è meglio dare un nome falso (ma dai?). Quello che ci pare interessante è che quando comunichiamo, in particolare in ambito professionale, dovremmo armarci di un po’ dell’astuzia di Ulisse.

Quale astuzia potremmo adottare da parte nostra? Quali scelte possono essere lungimiranti? Quale può essere una strategia efficace? Un libro molto interessante che si intitola “Ruba come un artista” propone un invito più che esplicito a fare quello che già altri suggeriscono da tempo: copiare! In realtà il percorso è un po’ diverso: copiare, RIELABORARE, incollare. La parte centrale, la rielaborazione, è quella più importante perché è il momento in cui riusciamo a caratterizzarci, ad essere originali, a mettere noi stessi in quello che stiamo facendo. Questo, anche nel mondo della comunicazione, è essenziale. Quali sono gli elementi di un buon “furto” o, come piace chiamarla a noi, di una buona rielaborazione? Il libro di ne cita diversi, alcuni che ci sembrano fondamentali: lo studio (per copiare bene dobbiamo prima osservare ed analizzare profondamente), la capacità di trasformare (non è una mera traslazione ma una ispirazione profonda), la capacità di mescolare (più sono i modelli che seguiamo più saremo in grado di creare qualcosa di originale ed unico).

Possiamo scegliere un modello che è un mito (come Ulisse) oppure qualcuno che realizza ciò che ci piace meglio di noi: l’importante è che ci ricordiamo che niente è originale così come tutto può esserlo. Dipende da quanta parte di noi stessi decidiamo di mettere in quello che comunichiamo, in quello che creiamo.